Omicidio di Enrico Pedenovi

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Enrico Pedenovi

L'omicidio di Enrico Pedenovi fu commesso il 29 aprile 1976 a Milano a opera di un commando dell'organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea.[1][2][3] Sul luogo del delitto venne poi messa una targa commemorativa.[4][5]

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Pedenovi, nato nel 1926 e all'epoca cinquantenne, era un avvocato e politico iscritto all'MSI, partito per cui era anche consigliere alla Provincia di Milano.[6][2] Pur non essendo un personaggio di primo piano, il suo nome era comparso in una lista di "militanti neofascisti" pubblicata su Lotta Continua, organo di stampa dell'omonimo movimento politico, per via del suo ruolo nella struttura milanese.

Pedenovi il 29 aprile si sarebbe dovuto recare nel pomeriggio alla commemorazione di Sergio Ramelli,[3] un giovane militante iscritto al Fronte della Gioventù morto il 29 aprile 1975 dopo che era stato aggredito il 13 marzo 1975 in un agguato di militanti di Avanguardia Operaia, armati di chiavi inglesi.

Alle 7.45 di mattina venne assalito in Viale Lombardia, dove abitava, da un gruppo di uomini armati. A bordo della propria automobile aveva percorso un centinaio di metri verso Piazza Durante, fermandosi a un distributore di carburante. Un commando di tre uomini, a bordo di una Simca poi risultata rubata, avevano atteso l'avvocato presso il distributore. Mentre l'uomo era a bordo dell'auto, il commando si avvicinò e aprì il fuoco contro la vettura, uccidendo Pedenovi, per poi fuggire a bordo dell'auto.[7]

L'omicidio fu rivendicato dai Comitati Comunisti Rivoluzionari, un'organizzazione paramilitare riconducibile a Prima Linea.

In seguito all'omicidio, militanti dell'MSI si recarono sul luogo, e allo stesso modo vi si recarono numerosi membri dei gruppi di estrema sinistra: la compresenza dei due gruppi antagonisti sfociò in tafferugli e scontri, che resero difficile l'intervento delle forze dell'ordine.

Secondo l'ex terrorista Sergio Segio i militanti dell'organizzazione di lotta armata effettuarono il mortale attentato come rappresaglia per l'aggressione del giovane di sinistra Gaetano Amoroso da parte di un gruppo di militanti di destra che ne aveva provocato la morte[8].

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito del maxiprocesso a Prima Linea celebrato nel 1984 a Milano, la Corte d'Assise del capoluogo lombardo emise due condanne all'ergastolo per Bruno La Ronga e Giovanni Stefan, ritenuti esecutori materiali dell'omicidio. Il terzo membro, Enrico Galmozzi, ricevette una condanna a 27 anni grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche concesse in quanto smesso l'atteggiamento irriducibile e accettato il dibattimento processuale. Piero del Giudice, un altro membro dell'organizzazione, venne condannato a 28 anni come concorrente morale nell'omicidio. Al momento della sentenza, Stefan risultava latitante[9].

Dagli atti del processo emerse che Pedenovi era stato scelto come vittima per via della facilità con cui si sarebbe potuto attaccare. Dopo un primo esame di alcuni dei nomi pubblicati sulla lista di Lotta Continua, si scoprì che probabilmente il commando aveva scelto Pedenovi per via delle sue azioni metodiche e per la sua sostanziale assenza di sospetti e difese[9].

La sentenza della Corte di Cassazione modificò in parte le sentenze: ridusse a 29 anni l'ergastolo di La Ronga, confermò i 27 anni di Galmozzi e l'ergastolo a Stefan, ed assolse Del Giudice.

Avvenimenti successivi[modifica | modifica wikitesto]

Memoria di Enrico Pedenovi in viale Lombardia 66.

Giovanni Stefan era stato arrestato in Francia e rilasciato. Il 28 giugno 2005 la Corte d'appello gli ha concesso le attenuanti generiche, riducendo il massimo della pena e dichiarando prescritto il reato.[10]

Il 29 aprile 2006, nel trentesimo anniversario dell'omicidio, è stata posta una targa commemorativa sul luogo dell'omicidio[11].

Il 29 aprile del 2017 il consigliere regionale di Fratelli d'Italia ed ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, nel corso della commemorazione di Pedenovi e di Sergio Ramelli riguardo ai responsabili dei due omicidi ha affermato che "il problema è che sono tutti fuori, quelli che hanno ucciso lui e Ramelli".[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Milano, Sala commemora Ramelli e Pedenovi: "Una pagina molto brutta, ora è il momento della pacificazione", su la Repubblica, 29 aprile 2017. URL consultato il 3 marzo 2020.
  2. ^ a b L’ex terrorista Galmozzi e gli anni di Prima Linea: “Ognuno piange i suoi” - La Stampa, su lastampa.it, 30 novembre 2019. URL consultato il 3 marzo 2020.
  3. ^ a b Saluti romani a corteo per Sergio Ramelli: tutti assolti in appello, su Adnkronos. URL consultato il 3 marzo 2020.
  4. ^ Marcia per Ramelli e antagonisti in corteo: Milano ha paura e si blinda con 700 agenti, su la Repubblica, 28 aprile 2014. URL consultato il 3 marzo 2020.
  5. ^ Milano: in migliaia alla commemorazione per la morte di Sergio Ramelli, su la Repubblica, 29 aprile 2018. URL consultato il 3 marzo 2020.
  6. ^ Milano, la parata nera per Ramelli: nuove tensioni. L'estrema destra sfida i divieti della prefettura, su la Repubblica, 27 aprile 2017. URL consultato il 3 marzo 2020.
  7. ^ Benito Bollati, Il delitto Pedenovi, Lasergrafica Polver, Milano, 2001
  8. ^ Sergio Segio, Una vita in Prima Linea, p. 90.
  9. ^ a b Copia archiviata, su lorien.it. URL consultato il 29 agosto 2007 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2007).
  10. ^ Copia archiviata, su micciacorta.it. URL consultato il 23 luglio 2008 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2008).
  11. ^ Chi era Costui - Scheda di Enrico Pedenovi
  12. ^ Milano, De Corato su Ramelli e Pedenovi: "I loro assassini sono fuori, mai fatta giustizia" da La Repubblica

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]