Museo Accorsi-Ometto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Museo Accorsi - Ometto
La cour dentrée du musée des arts décoratifs (Turin) (2874931873).jpg
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàTorino
IndirizzoVia Po 55
Caratteristiche
Tipoarti decorative, mobili e oggetti d'arredo del Settecento e Ottocento, in stile rococò e Impero
Sito web e Sito web

Coordinate: 45°03′58.64″N 7°41′35.3″E / 45.066288°N 7.69314°E45.066288; 7.69314

Il Museo Accorsi-Ometto di Torino, ospitato in un palazzo storico seicentesco di via Po al numero civico 55, è un museo di arti decorative e sede di mostre temporanee.

La storia dell'edificio[modifica | modifica wikitesto]

Fontana del cortile interno

L'origine del palazzo[1] è dovuta all'intraprendenza dei Padri Antoniani, che nel 1616 aprirono ai religiosi e ai malati un grande complesso, comprensivo di palazzo e chiesa dedicata a Sant'Antonio abate, al fondo dell'odierna Via Po. Per circa 150 anni questo complesso fu una delle sedi più prestigiose degli Antoniani in Piemonte ed Italia.
Alla metà del Settecento la chiesa fu sottoposta a rimodernamento per opera dell'architetto Bernardo Vittone che sistemò la chiesa, il coro, il campanile ed approntò il decoro del presbiterio.
In seguito alla soppressione dell'Ordine degli Antoniani avvenuta nel 1776, il palazzo e la chiesa furono affidati all'Opera della Mendicità Istruita, per poi passare nell'Ottocento all'Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro.

Targa dedicata ad Antonio Fontanesi, nell'androne del Palazzo

In quel periodo il pittore Antonio Fontanesi soggiornò in alcuni locali del palazzo, ove morì il 17 aprile 1882: nel portone di ingresso del Museo è murata, a ricordo, una lapide in suo onore.

La nascita del museo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1956 l'intero palazzo fu acquistato da Pietro Accorsi che adibì il piano nobile a sua abitazione e galleria d'arte. Dopo la scomparsa del proprietario, avvenuta nel 1982, i beni del celebre antiquario vennero affidati ad una Fondazione con il preciso scopo di realizzare un museo. I lavori di ristrutturazione e adeguamento dell'edificio si protrassero fino al 1999, anno in cui venne inaugurato il museo, il primo in Italia dedicato alle arti decorative.

Il percorso museale[modifica | modifica wikitesto]

Salone del Piffetti

Il Museo è stato allestito da Giulio Ometto secondo il gusto del fondatore, Pietro Accorsi, che prediligeva le arti decorative (soprattutto del Settecento e legate al Piemonte e alla Francia).

Nelle 27 sale del Museo sono esposti oltre tremila oggetti[2], appartenuti al celebre antiquario.
Il percorso museale è suddiviso in due parti: la prima è dedicata a una serie di vetrine con all'interno cristalli di Baccarat, argenti, tabacchiere e porcellane di Meißen, Frankenthal e Sèvres; la seconda è dedicata alle sale ammobiliate, così come l'Antiquario le aveva arredate presso la sua villa di Moncalieri. Nel susseguirsi delle stanze, oltre a preziosi oggetti d'arredo, arazzi e dipinti del Settecento, si trovano mobili francesi, veneziani e piemontesi, tra cui spicca il celebre “doppio corpo” firmato e datato nel 1738 da Pietro Piffetti e ritenuto essere il mobile più bello del mondo[3].

Le mostre[modifica | modifica wikitesto]

Il museo è fin dalla sua costituzione sede di importanti mostre, principalmente volte alla conoscenza delle arti decorative e di quella del patrimonio storico artistico piemontese, non tralasciando temi di interesse anche internazionale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La storia del Palazzo, su fondazioneaccorsi-ometto.it.
  2. ^ Il percorso museale, su fondazioneaccorsi-ometto.it.
  3. ^ Il mobile più bello del mondo, su fondazioneaccorsi-ometto.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Antonetto, A. Cottino, Pietro Accorsi, un antiquario, un'epoca, Omega Arte, Torino, 1999.
  • A. Cottino, Museo di Arti decorative. Guida breve, Omega Arte, Torino, 2000.
  • Centro Studi Fondazione Accorsi - Ometto, Viaggio nelle collezioni, Silvana Editore, Cinisello Balsamo, Milano, 2010.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENn2012002878 · WorldCat Identities (ENn2012-002878