Pietro Accorsi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Pietro Accorsi (Torino, 25 ottobre 1891Torino, 26 ottobre 1982) è stato un antiquario italiano.

Pietro Accorsi

Nato a Torino il 25 ottobre 1891 ha dedicato la sua vita al reperimento di opere d'arte che, nel lungo arco della sua attività di collezionista e antiquario, l'ha reso famoso in Italia e all'estero.[1]

Le sue ricerche e la fattiva collaborazione con le autorità permisero la ricomposizione di importanti opere d'arte anticamente smembrate e disperse sul mercato. È il caso del Polittico di Bianzè, capolavoro di Defendente Ferrari, ora al Museo Borgogna di Vercelli.

Pietro Accorsi[2] ebbe la possibilità di avvicinare, anche per vendita e trattativa privata, opere celebri. Fu contattato per l'acquisto della Pietà Rondanini di Michelangelo passata nelle raccolte del castello Sforzesco di Milano e trattò riservatamente per lo scrittoio femminile francese di Martin Carlin conservato alla Fondazione Calouste Gulbenkian di Lisbona.

Altrettanto rimarchevoli sono le vicende legate alla storia della Collezione Trivulzio Belgioioso di Milano. Nel 1935 Accorsi, dietro mandato dell'Ente e del Museo di Palazzo Madama di Torino e con l'appoggio dell'allora Principe di Piemonte, Umberto di Savoia, acquistò la Collezione Trivulzio Belgioioso. La notizia venne diffusa dai giornali provocando l'interessamento di Mussolini, che ingiunse all'antiquario di non spostare la raccolta da Milano. Accorsi acconsentì, chiedendo però in cambio per la città di Torino, come risarcimento della rescissione contrattuale, alcune opere della collezione, tra cui il Ritratto d'uomo (del 1476) di Antonello da Messina, ancora oggi presente nelle collezioni del Museo civico d'arte antica di Palazzo Madama di Torino.

Il secondo dopoguerra vide Accorsi sempre più impegnato sul versante dell'antiquariato internazionale con una clientela di grande prestigio e con incarichi importanti come quello del riordino dell'arredamento del Palazzo del Quirinale a Roma, voluto dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

Una residenza sita sulla collina di Torino fu destinata, in un primo tempo, ad accogliere la raffinata collezione di arredi settecenteschi italiani e stranieri, per i quali Accorsi aveva una personale predilezione.

Pietro Accorsi si spense nel suo palazzo di Torino, in via Po 55, il 26 ottobre 1982.

Dopo la morte, l'intera collezione è stata donata alla Fondazione Pietro Accorsi.

Nel dicembre del 1999, accanto alla Fondazione, è stato inaugurato il Museo di Arti decorative Accorsi - Ometto.[3]

Il museo e la Fondazione sono presieduti da Giulio Ometto, che collaborò per anni con l'antiquario, e al quale Pietro Accorsi diede l'incarico di realizzare un museo che portasse il loro nome[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Carluccio, Pietrino Accorsi, il grande antiquario del barocco piemontese, in Bolaffiarte, 1970, Arteieri: gli antiquari
  2. ^ Storia di Pietro Accorsi sul sito della Fondazione, su fondazioneaccorsi-ometto.it.
  3. ^ Museo di Arti Decorative Accorsi - Fondazione Pietro Accorsi, su fondazioneaccorsi-ometto.it.
  4. ^ R. Rizzo, Pietro Accorsi. Il mercante di meraviglie, Milano, Silvana editoriale, 2016, p. 278, ISBN 9788836633029.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

L. Bellini, Nel mondo degli antiquari, Firenze, del Turco, 1950
M. Bernardi, Il Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama a Torino, Torino, Istituto Bancario San Paolo di Torino, 1954
L. Mallè, I dipinti del Museo d'arte antica, Torino, Museo Civico di Torino, 1963
V. Viale, (a cura di), Mostra del Barocco Piemontese, vol. III, Torino, 1963
L. Mallè, Palazzo Madama in Torino, vol. II, Torino, Tipografia Torinese Editrice, 1970
L. Mallè, Il Museo Civico d'arte antica. Acquisti e doni 1966-1970, Torino, Museo Civico di Torino, 1970
R. Antonetto, A. Cottino, Pietro Accorsi, un antiquario, un'epoca, Omega Arte, Torino, 1999

R. Rizzo, Pietro Accorsi. Il mercante di meraviglie, Milano, Silvana editoriale, 2016

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN27944987 · ISNI (EN0000 0000 4329 4855 · LCCN (ENno00051379 · GND (DE122101499 · WorldCat Identities (ENlccn-no00051379
Biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie