Via Po

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« La più bella e la più ampia delle vie di Torino è quella di Po, da ambo i lati ornata di portici, mettente in due piazze, e guardante da un lato il vecchio Castello, dall'altro l'amena collina. »

(Davide Bertolotti, Descrizione di Torino, 1840)
Via Po
Via Po Torino.jpg
Via Po vista da piazza Castello e, sul fondo, la chiesa della Gran Madre.
Altri nomila stra' di cunt (la strada dei conti)
Nomi precedentivia Napoleone
Localizzazione
StatoItalia Italia
CittàTurin coat of arms.svg Torino
CircoscrizioneCircoscrizione 1.png I Circoscrizione
Quartierecentro
Codice postale10123 (numeri civici pari)
10124 (numeri civici dispari)
Informazioni generali
Tipostrada carrabile
Lunghezza704 m
Pavimentazioneselciato
Intitolazionefiume Po
ProgettistaAmedeo di Castellamonte
Collegamenti
Iniziopiazza Castello
Finepiazza Vittorio Veneto

Via Po è una delle vie storiche del centro del capoluogo piemontese e collega la piazza Castello a piazza Vittorio Veneto. È caratterizzata dagli edifici con i portici tipici torinesi, sotto i quali si dispongono numerosi negozi, librerie e alcune bancarelle. La via ospita anche la sede storica dell'Università di Torino, fondata nel 1404. Degno di nota è anche lo storico Caffè Fiorio, mèta di intellettuali e politici per tutto l'Ottocento. La via è attraversata dalle principali linee di trasporto pubblico della città, pullman e tram.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del secondo ampliamento della città del 1663. In obliquo si può notare la nuova "Contrada di Po".

Nella seconda metà del Seicento, a seguito anche di periodiche epidemie di peste, si rese necessaria una radicale opera di risanamento della "Contrada di Po", considerata malsana e insalubre.

Frutto del secondo ampliamento urbanistico del capoluogo sabaudo, promosso nel 1663 dal duca Carlo Emanuele II di Savoia e continuato per volere dalla reggente Maria Giovanna Battista di Savoia, la nuova "Contrada di Po" fu progettata dall'architetto Amedeo di Castellamonte e inaugurata nel 1674.
Il suo percorso obliquo divenne l'arteria principale del quartiere "Borgo Nuovo" in cui si erano concentrati, sin dal tardo medioevo, edifici istituzionali come lo Studium (l'attuale Università di Torino) inaugurato nel 1404, un'accademia militare, studi professionali e, in seguito, anche l'Accademia Albertina di Belle Arti. Il suo compito era congiungere piazza Castello, cuore del potere sabaudo, con quella che fino alla fine del XVIII secolo era la Piazza d'Armi della città, ovvero l'attuale piazza Vittorio Veneto.[1]
Inoltre, la via segnava la strada per Chieri e il Monferrato, che partiva dal vecchio ponte sul Po, che sorgeva nei pressi dell'attuale Ponte Vittorio Emanuele I e che era l'unico varco che consentiva di superare il fiume Po.

Nel 1720, sotto il regno di Vittorio Amedeo II di Savoia, vi furono dei rimaneggiamenti agli edifici che portarono all'aggiunta dei portici che la caratterizzano e fu nominata "via Po". Nella prima metà dell'Ottocento, per volere di re Vittorio Emanuele I di Savoia, furono aggiunti i terrazzi a copertura dei passaggi pedonali in modo da consentire al sovrano e al suo seguito di raggiungere la chiesa della Gran Madre situata oltre il ponte, percorrendo indisturbato il tragitto da Palazzo Reale anche in caso di pioggia.

Nella notte del 28 agosto 1862, un grosso incendio distrugge casa Tarino, al numero 18 della via, causando ben 17 morti tra i vigili del fuoco ed i soccorritori intervenuti.[2]

Durante la seconda guerra mondiale il quartiere subì gravi danni a seguito dei bombardamenti del 1944 e ad essere più colpito fu prevalentemente il lato destro della via.[3]

Il 1º ottobre 1977 la via fu attraversata da una manifestazione di protesta studentesca che degenerò nell'attentato incendiario all'"Angelo Azzurro", un locale ubicato nell'ultimo tratto sul lato destro della via e che portò alla morte di Roberto Crescenzio, studente lavoratore.[4]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Carnevale di Torino 1866 via Po.
Via Po negli anni trenta: in fondo, piazza Castello

La via, larga 30 metri (compresi i portici) e lunga 704, venne realizzata in modo non parallelo a causa della necessità di collegare il centro della città con il ponte sul Po. I portici che la caratterizzano, congiunti a quelli di piazza Castello, via Roma e via Pietro Micca, creano il più lungo sistema di portici presente in città. La strada ha il rivestimento lapideo tipico delle vie del centro storico. La via rappresenta da tempo un'importante arteria di comunicazione; è percorsa da numerose linee di tram e autobus ed è spesso utilizzata per cortei di sfilate o manifestazioni pubbliche: classica è quella dei lavoratori ogni Festa del lavoro, il 1º Maggio.

Essa funge anche da linea di separazione fra le denominazioni delle vie che in asse l'attraversano da una parte all'altra, dopo l'intersezione con via Carlo Alberto; procedendo da p.za Castello verso p.za Vittorio Veneto si trovano:

  • via Bogino e via Virginio
  • via san Francesco da Paola e via Vasco
  • via Accademia Albertina e via Gioacchino Rossini
  • via san Massimo e via Montebello
  • via delle Rosine e via sant'Ottavio
  • via San Francesco da Paola e via fratelli Vasco
  • via Plana e via Giulia di Barolo

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 1825, dopo l'abbattimento di parte della cinta muraria e l'edificazione del Borgo Nuovo, venne intitolata piazza Vittorio Emanuele I, in memoria della sconfitta di Napoleone Bonaparte. Dopo la prima guerra mondiale la piazza è stata rinominata piazza Vittorio Veneto.
  2. ^ :: Comando Provinciale VIGILI DEL FUOCO di TORINO ::
  3. ^ Tracce dei danni bellici subiti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale sono tuttora riscontrabili, in quanto i portici del lato destro presentano tratti in cui l'originale copertura a volta è stata sostituita da una comune soletta.
  4. ^ La Stampa - Consultazione Archivio

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Merlini, Ambienti e Figure di Torino Vecchia, Stamperia editoriale Rattero, Torino.

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