Massimo d'Aveia

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San Massimo d'Aveia
L'Aquila -Cathedral- 2007 by-RaBoe 05.jpg
San Massimo raffigurato in gloria nell'abside del Duomo di L'Aquila

Martire

Nascita III secolo
Morte tra il 249 e il 251
Venerato da chiese cristiane
Ricorrenza 10 giugno
Patrono di L'Aquila, Penne

Massimo (Aveia, 228 circa – 250 circa) è stato un giovane cristiano, che subì il martirio ed è considerato santo dalla Chiesa cattolica[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque intorno all'anno 228 ad Aveia, antica cittadina della conca aquilana, da una famiglia cristiana che lo fece studiare e lo avvicinò al Cristianesimo.

Fu imprigionato durante le persecuzioni di Decio tra l'ottobre 249 e il novembre 251. Condotto dinanzi al prefetto di Aveia, Massimo non rinnegò mai Gesù Cristo e la sua fede in lui, neanche sotto tortura. La tradizione vuole che il prefetto gli aveva persino promesso la figlia, ma non abiurò e alla fine fu gettato dalla rupe più alta della città, detta Circolo e Torre del Tempio.

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la distruzione di Aveia da parte dei Longobardi nel VI secolo, le reliquie di san Massimo furono portate a Forcona. Il 10 giugno 956 l'imperatore tedesco Ottone I e il papa Giovanni XII si recarono a venerarle. Pertanto il 10 giugno è il giorno in cui si celebra la sua festa.

Nel 1256 le reliquie furono spostate a L'Aquila, appena fondata da Federico II, e tumulate nella cattedrale dedicata a lui e a San Giorgio.

Da allora è compatrono della città, che lo volle effigiato nel suo stendardo ufficiale insieme a sant'Equizio, Celestino e Bernardino da Siena. È anche patrono di Penne (PE).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Secondo uno studio della CEI del 2006 è tra i trecento santi italiani più conosciuti e venerati.

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