Leges Iuliae

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Leges Iuliae
Leges Iuliae

Senato di Roma
Nome latino Leges Iuliae
Autore Impero
Anno Tra il 18 a.C. ed il 9 d.C.
Lista di leggi romane

Con il nome di Leges Iuliae si comprendono tutte le leggi romane introdotte da membri della gens Iulia.

Più spesso, quando si parla di Leges Iuliae, ci si riferisce in particolare alle leggi introdotte da Augusto dall'anno 18 a.C. al 9 d.C., le quali prevedevano alcuni provvedimenti sulla famiglia e sul rispetto delle antiche tradizioni (mos maiorum). Augusto elaborò un piano, in parte attuato con le Leges Iuliae, che si suddivideva in tre punti fondamentali:

  1. Il ritorno alla moralità della famiglia: gli adulteri furono proibiti e puniti con l'esilio. Ci si doveva sposare entro i giusti limiti di età e di classe sociale, chi non si sposava e non aveva figli era multato.
  2. Ritorno alla campagna e alla sanità anche morale che essa procura. Gli antenati dei Romani erano agricoltori umili, non ricchi lussuriosi (si veda l'esempio di Cincinnato).
  3. Celebrazione del mito di Roma attraverso le opere letterarie. Ottaviano avvicinò a se numerosi intellettuali come Publio Virgilio Marone che pubblicarono opere celebrative di Roma.

Questi provvedimenti non furono ben visti dalla classe equestre.[1] La prima vittima delle leggi emanate da Augusto fu sua figlia Giulia, condannata all'esilio per aver condotto una vita lussuriosa [2] e per aver complottato contro l'imperatore. Augusto stesso affermò in pubblico che Giulia era colpevole di aver complottato contro la sua vita.[3].

Leges Iuliae non augustee[modifica | modifica sorgente]

Lex Iulia de Civitate Latinis danda (90 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

A parte le leggi di Augusto sul matrimonio, la Lex Iulia del 90 a.C. è probabilmente la più conosciuta tra quelle recanti tale nome. Questa legge fu introdotta dal console Lucio Giulio Cesare e assicurava la cittadinanza romana a tutti i cittadini dei municipia italici che non fossero insorti contro Roma nel corso della Guerra sociale (91–88 a.C.).

Lex Iulia de repetundis (59 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lex Iulia de repetundis.

Questa legge limitava il numero di doni che un governatore poteva ricevere nel corso della sua permanenza in una provincia; inoltre, imponeva che i governatori bilanciassero i loro conti prima di lasciare il comando della provincia.

Lex Iulia de Provinciis (46 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Lex Iulia de magistratibus (46 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Lex Iulia iudiciaria (46 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Lex Iulia agraria (46 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Con questa legge Cesare assegnava terre ai suoi veterani[4].

Lex Iulia Municipalis (45 a.C.)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lex Iulia Municipalis.

La Lex Iulia Municipalis riorganizzava l'amministrazione dei municipia italiani. Una copia di questa legge è stata rinvenuta incisa sulle Tavole di Eraclea.

La legislazione morale di Augusto[modifica | modifica sorgente]

Con le Leges Iuliae del 18–17 a.C., Augusto tentò di innalzare sia il livello di moralità sia il numero di cittadini delle classi superiori della città di Roma, incoraggiando il matrimonio e la nascita dei figli (Lex Iulia de maritandis ordinibus). Fra le altre cose, esse definirono l'adulterio come un delitto privato e pubblico (lex Julia de adulteriis).

Per incoraggiare la crescita demografica, le Leges Iuliae offrivano incentivi per il matrimonio e imponevano penalizzazioni ai celibi. Augusto istituì la cosiddetta "legge dei tre figli", che garantiva un gran riguardo a coloro che avessero avuto tre figli maschi. I celibi in età di matrimonio e le giovani vedove che non si risposavano non potevano ricevere le eredità e non potevano assistere ai giochi pubblici.

Leges Iuliae augustee[modifica | modifica sorgente]

  • Lex Iulia de Ambitu (18 a.C.): penalizzava la corruzione quando si acquisivano incarichi pubblici.
  • Lex Iulia de Maritandis Ordinibus (18 a.C.): limitava il matrimonio tra classi sociali diverse (questa legge è considerata essere una causa indiretta del concubinaggio, che sarà poi successivamente regolamentato da Giustiniano - si veda di seguito).
  • Lex Iulia de Adulteriis Coercendis (17 a.C.): questa legge puniva l'adulterio con l'esilio[5].

Le due parti colpevoli erano inviate in esilio su due isole diverse ("dummodo in diversas insulas relegentur") e parte delle loro proprietà era confiscata[5]. Ai padri era permesso di uccidere le figlie e i loro partner d'adulterio. I mariti potevano uccidere i partner in certe circostanze ed erano obbligati a divorziare dalle mogli adultere.

Lo stesso Augusto dovette applicare tale legge nei confronti di sua figlia Giulia (relegata sull'isola di Pandateria) e della figlia maggiore di quest'ultima (Giulia minore). Tacito rimprovera il fatto che, con i suoi propri parenti, Augusto fosse stato più severo di quanto la legge stessa richiedesse[6].

  • Lex Papia Poppaea (9 d.C.): finalizzata a incoraggiare e a rinforzare l'istituto del matrimonio, è solitamente considerata parte integrante delle Leges Iuliae augustee. La Lex Papia Poppaea inoltre promuoveva esplicitamente la progenie (all'interno del matrimonio legale) e discriminava il celibato.

Aggiornamenti posteriori delle Leges Iuliae[modifica | modifica sorgente]

Gli estratti sotto riportati provengono da codici e testi di diritto più tardi, ma sono comunque di valore in quanto si basano sui testi originali delle Leges Iuliae, spesso citandoli fedelmente.

Ulpiano (III secolo)[modifica | modifica sorgente]

Ulpiano riporta a proposito della Lex Iulia relativa al matrimonio:

(LAT)
« XIII.1 Lege Iulia prohibentur uxores ducere senatores quidem liberique eorum libertinas et quae ipsae quarumque pater materve artem ludicram fecerit, item corpore quaestum facientem.

XIII.2 Ceteri autem ingenui prohibentur ducere lenam, et a lenone lenave manumissam, et in adulterio deprehensam, et iudicio publico damnatam, et quae artem ludicram fecerit: adicit Mauricianus et a senatu damnatam.
XIV.1 Feminis lex Iulia a morte viri anni tribuit vacationem, a divortio sex mensum, lex autem Papia a morte viri biennii, a repudio anni et sex mensum. »

(ITA)
« XIII.1 Con la Lex Iulia si proibisce che i senatori e i loro figli sposino liberte, così come le donne che, esse stesse o i loro padri o le loro madri, abbiano esercitato attività ludiche, o abbiamo generato profitto con il corpo.

XIII.2 A tutti gli altri nati liberi è proibito sposarsi con una prostituta, una donna liberata da un protettore o da una protettrice, una donna colta in adulterio, una donna condannata con pubblico giudizio, o una donna che abbia svolto attività ludica: aggiunge Mauriciano anche condannata dal senato.
XIV.1 Alle donne la Lex Iulia assegna un periodo di esenzione di un anno dalla morte dell'uomo, sei mesi dal divorzio, invece la Lex Papia dalla morte dell'uomo due anni, dal divorzio un anno e sei mesi. »

(Ulpiano, Tituli ex corpore Ulpiani, 13-14)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gaio Svetonio Tranquillo, Vite dei Cesari, II, 34
  2. ^ Velleio Patercolo, II, 100
  3. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis historia, VII, 149
  4. ^ Leggi Giulie Treccani.it
  5. ^ a b The Julian marriage laws, Unrv.com. URL consultato il 29 novembre 2010.
  6. ^ Annali III 24.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]