La linea d'ombra

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La linea d'ombra
Titolo originaleThe Shadow Line: a confession
AutoreJoseph Conrad
1ª ed. originale1917
1ª ed. italiana1929
Genereromanzo
Sottogenereromanzo di formazione
Lingua originale inglese

La linea d'ombra (The Shadow Line: A Confession)[1] è un romanzo breve dello scrittore Joseph Conrad, pubblicato nel 1917 per l'Editore Joseph Malaby Dent.

Tema[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione linea d'ombra è «quella che ci avverte di dover lasciare alle spalle le ragioni della prima gioventù». Alle prime avvisaglie di giovinezza finita il protagonista decide di lasciare il mare e i Tropici. Ma nell'albergo dove attende il rimpatrio gli si presenta la grande occasione: assumere il posto da capitano. Sull'Orient, un veliero stregato dal ricordo del precedente capitano, morto pazzo, il viaggio procede su un mare disperatamente immobile, con un equipaggio estenuato dalle febbri, marinai ridotti all'impotenza, attendendo un soffio di vento che possa spezzare l'incantesimo che grava[2].

Il racconto è considerato notevole per la duplice struttura narrativa che lo caratterizza. Il titolo completo del romanzo nella versione inglese è La linea d'ombra: una confessione (The Shadow Line: A Confession) che mostra immediatamente l'intento retrospettivo dell'opera. L'ironia dell'autore propone per tutta la durata del romanzo il conflitto fra il "giovane" protagonista (mai nominato) e il "vecchio", intessendo nella trama dell'opera temi come la natura della saggezza, l'esperienza e la maturità. Conrad utilizza spesso l'ironia come strumento per sottolineare le caratteristiche del protagonista, contrapponendolo ad altri personaggi come il capitano Giles e il tuttofare Ransome.

Il romanzo è spesso citato come una metafora della Prima guerra mondiale, a causa di tematiche come l'importanza del cameratismo e ai riferimenti temporali. Questa ipotesi è anche supportata dal fatto che il figlio di Conrad, Boris, abbia preso parte al conflitto, rimanendo ferito. Altri punti di vista sottolineano invece il forte riferimento al soprannaturale, in particolare rifacendosi al tema del "fantasma" del precedente capitano che avrebbe maledetto la nave, o alla pazzia del compagno Burns. Lo stesso Conrad ha però respinto queste interpretazioni nella "nota dell'autore", sostenendo che "ci sono misteri e meraviglie a sufficienza nel mondo reale per andare a scomodare le follie del soprannaturale".

Infatti, a ben vedere, per Conrad, la linea d'ombra è quel non definito, personalissimo e al contempo universale, momento e percorso di presa d'atto della propria indipendenza e, insieme, del proprio essere soli di fronte al e nel mondo. Chiavi di questo improvviso, quasi subitaneo passaggio sono il superamento del senso di colpa e dell'apparentemente opposto sentimento di indegnità per il proprio essere: superamento che avviene assieme all'accettazione della responsabilità di essere se stessi come esseri umani.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia viene narrata in prima persona dal protagonista: costui, primo ufficiale in servizio su una nave nei mari d'oriente, precisamente a Bangkok, improvvisamente, senza alcun motivo riconoscibile agli altri e a se stesso, si licenzia in cerca di qualcosa di più dalla vita, fino a quel momento vuota e priva di obiettivi. Sceso a terra, alloggiato in una sistemazione per marinai a Singapore e in preda della noia verso tutto e tutti (che considera universalmente stupidi e poco interessanti), fortunatamente ha l'opportunità della vita sotto forma di un'offerta del comando di una nave situata a Bangkok il cui capitano precedente è morto.

Il protagonista parte immediatamente più che certo di essere l'uomo giusto per l'incarico e felice di avere saltato tutta la gavetta che si era immaginato di dover svolgere prima di avere la possibilità di arrivare a un incarico del genere. Imbarcato sulla nave, comincia subito ad entrare in conflitto con il primo ufficiale Burns, che sospetta aspirasse ad assumere il ruolo del defunto comandante con il quale aveva avuto una durissima discussione, poco prima della sua morte. In tale diverbio l'ex comandante aveva maledetto la nave.

Pare quasi che la maledizione si avveri. Infatti la nave, salpata, è in preda a un'epidemia di febbri tropicali che debilita e mette fuori combattimento tutti tranne il protagonista e il cuoco della nave, Ransome. Epidemia non curabile, avendo il capitano precedente illegalmente venduto la scorta di medicine subito prima della sua morte. Debilitato dalla febbre, il primo ufficiale ossessivamente ripete che il responsabile è il vecchio capitano con la sua maledizione. Peraltro, la nave incappa in una tremenda bonaccia che la mantiene immobile nell'oceano per più di due settimane. In questa difficilissima situazione il protagonista è assillato da dubbi su se stesso, sulla vita e sulle proprie capacità. Riesce a mantenere comunque, nonostante tutto, la nave in funzione grazie all'aiuto dell'indispensabile Ransome.

Alla fine il vento arriva e quella che sembra essere una nave di moribondi riesce a raggiungere Singapore. L'equipaggio malato viene trasportato all'ospedale, un nuovo equipaggio viene assunto e, immediatamente, il protagonista decide di ripartire, stavolta privo dell'aiuto di Ransome che lo aveva sostenuto nel precedente terribile viaggio, ma anche privo delle sue illusioni di gioventù e avviato a diventare uomo.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • trad. di Mario Benzi, Milano, Bietti, 1929
  • trad. di Maria Jesi, prefazione di Cesare Pavese, Torino, Einaudi, 1947; Collana Centopagine, 1971
  • trad. di Francesco Arcangeli e Gabriella Festi, Milano: Bompiani, 1963, con un saggio di Francesco Arcangeli; trad. riveduta da Mario Curreli, Bompiani, 1994
  • trad. di Ugo Mursia e Renato Prinzhofer, Milano, Mursia, 1969, con un "Prontuario dei termini marinareschi"; Milano, Garzanti, 1978; introduzione di Enzo Siciliano, 1982-1990
  • trad. di Luisa Saraval, introduzione di Francesco Binni, Milano, Garzanti, 1991
  • trad. di Dunja Badnjevic Orazi, in Romanzi della Malesia, Roma, Newton Compton, 1991; introduzione di Bruno Traversetti (in volume autonomo), 1997
  • trad. e note di Flavia Marenco, a cura di Franco Marenco, Torino, Einaudi, 1993; introduzione di Roberto Saviano, L'Espresso, 2011
  • trad. di Giuliano Acunzoli, Milano, La Spiga, 1995
  • trad. di Gianni Celati, introduzione di Ian Watt, Milano, Oscar Mondadori, 1999; La Repubblica, 2002; con un testo di Italo Calvino, Oscar Mondadori, 2005
  • trad. di Chiara Villa, Novara, De Agostini, 2000
  • trad. di Alessandro Ceni, Milano, Rizzoli, 2008; San Paolo, 2010
  • trad. di Carlo Parati, Milano, Dalai, 2011
  • trad. di Simone Barillari, Milano, Feltrinelli, 2014

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ lettura.corriere.it
  2. ^ quarta di copertina dell'edizione Einaudi 1971, nella collana Centopagine diretta da Italo Calvino

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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