La Malinche

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8 novembre 1519: Hernán Cortés e La Malinche incontrano Montezuma II a Tenochtitlán

Malineli Tenepatl, Malinche, Malintzin o Doña Marina (Coatzacoalcos, 15021529), è famosa per essere stata l'interprete e l'amante di Hernán Cortés.

Viene conosciuta con i nomi Malinalli, Malintzin (trasposizione in spagnolo del nome originale; il suffisso tzin stava ad indicare uno stato di nobiltà), o meglio Malinche o La Malinche, nome con il quale è più comunemente ci si riferisce a lei, oppure usando il nome cristiano con il quale venne battezzata, Marina, quasi sempre con l'appellativo di doña Marina. Gli Aztechi chiamarono Cortes con lo stesso nome Malinche.

Nata probabilmente a Oluta, nell'odierno Stato di Veracruz, nei pressi di Coatzacoalcos, intorno al 1502, forse nell'alta società Azteca. Coatzacoalcos era un'antica capitale olmeca situata allora nella paret sudorientale dell'Impero azteco, nella regione dell'odierno Stato di Veracruz. Malinche apparteneva a una famiglia nobile - suo padre era governatore dell'importante città di Paynalla - e per lei si prospettava un futuro agiato. Ma alla morte del padre, sua madre si risposò con un potente locale e da cui ebbe un figlio, che divenne loro erede legittimo. Decisero allora di liberarsi di Malinalli. Approfittando della morte di una bambina della sua stessa età in paese, i due fecero passare questa per loro figlia e nella notte consegnarono Malinalli a dei mercanti. Questi ultimi la vendettero come schiava al mercato di Xilanco ad altri mercanti maya che, a loro volta, la vendettero al cacicco di Potonchàn. Fu appunto lui che la consegnò a Cortés, forse col nome di Malinche.

Come schiava venne regalata a Hernán Cortés il 15 marzo 1519 dagli abitanti di quello che è oggi l'odierno Stato di Tabasco, assieme ad altre 19 donne, alcuni pezzi d'oro e un completo di mantelli. Cortés aveva appena sconfitto le popolazioni maya locali nella battaglia di Centla. Proprio a seguito di questa vittoria, una mattina giunse inatteso al suo accampamento il cacicco, cioè il capo tribù, di Potonchàn recandogli in dono oro, tessuti, cibi e donne. L'offerta di giovani è da intendere oltre che come offerta di concubine, anche all'interno di usanze proprie dei maya dello Yucatàn. Essi erano infatti usi a viaggiare sempre con donne che si occuavano di preparare cibo e di svolgere le faccende pratiche. Vedendo che gli spagnoli non avevano donne, pensarono di offrir loro delle giovani a questo scopo. Prima di accettarle in dono, Cortés ordinò che fossero battezzate, non tanto per motivi religiosi, ma per rispetto delle leggi spagnole, che permettevano che potessero esserci rapporti di concubinato solo tra persone non sposate e cristiane. Secondo un cronista spagnolo dell'epoca, il giorno dopo, davanti ad un altare improvvisato, sormontato da un'immagine della Vergine e della Croce, un frate "mise il nome di doña Marina a quella indigena e signora che allora ci diedero". Officiato il sacramento, Cortés spartì le "novelle cristiane" tra i suoi capitani. E dona Marina venne consegnata a un suo lontano parente, Alonso Hernadéz Portocarrero.

Da Portonchàn, Cortés si imbarcò alla volta dell'odierna San Juan de Ulùa, che raggiunse dopo cinque giorni di navigazione. Mentre si preparava l'accampamanto, arrivarono gli ambasciatori di Moctezuma pe indagare sulle intenzioni di quegli stranieri. Cortés scopre che Malintzin parla il nahuatl, che era la lingua dei suoi genitori, e comincia ad usarla come interprete nahuatl-maya. Per la traduzione maya-spagnolo Cortés usa un naufrago spagnolo che era stato catturato dai Maya e in seguito liberato dallo stesso Cortés presso Cozumel, Gerónimo de Aguilar. Come riassume lo stesso cronista, doña Marina "servì da interprete in questo modo: Cortés parlava ad Aguilar, Aguilar all'indigena e l'indigena agli Indios". Così, con l'uso di tre lingue e due interpreti, iniziarono le comunicazioni tra spagnoli e aztechi, finché Malintzin imparò anche lo spagnolo, il che, secondo le cronache indigene, avvenne molto velocemente, visto che indicano la donna sempre come l'unica interprete.

È indiscutibile che oltre al suo servizio come interprete, Malintzin informò gli spagnoli sugli usi, costumi e sulle tradizioni sociali e militari dei nativi, e probabilmente svolse anche dei compiti che oggi chiameremmo di "intelligence" e "diplomazia", giocando un ruolo molto importante durante la prima parte della Conquista del Messico. A partire da quel momento la situazione di Marina cambiò radicalmente. A San Juan de Ulàa, rendendosi conto dell'importanza delle conoscenze linguistiche della donna, Cortés "le chiese di diventare la sua fedele interprete, e le promise che l'avrebbe fatta sposare, le avrebbe dato grandi ricompense e le avrebbe ridato la libertà". Si è quasi certi che Malintzin sia morta nel 1529, visto che il vedovo inoltrò la richiesta di risposarsi.

Marina giocò un ruolo di grande importanza nella conquista del Messico. Bernal Diaz del Castillo, nella sua Vera Storia della Conquista della Nuova Spagna, ricorda ripetutamente il suo legame con gli spagnoli e il suo valore in battaglia: "senza di lei, Cortés non poteva trattare alcun affare con gli indiani". Il ruolo dell'amante di Cortés come interprete fu più d'una volta decisivo. A cholula salvò gli Spagnoli da morte certa, rivelando un complotto degli Indios, che una donna del luogo le aveva rivelato. A Tecnochtitlàn, rese possibili le conversazioni tra Moctezuma e Cortés, in cui Marina dovette tradurre complessi discorsi dello spagnolo sui fondamenti del Cristianesimo e l'atto di sottomissione che gli Indios, a suo parere, dovevano all'Imperatore Carlo V.

Durante la Noche Triste, la fuga in extremis degli Spagnoli di fronte all'attacco azteco, avvenuta il 1º luglio 1520, doña Marina si trovava alla retroguardia; dopo essersi messo in salvo, una delle prime preoccupazioni di Cortés fu quella di avere notizie delle condizioni degli interpreti. "e si rallegrò di sapere che né Gerònimo né Marina erano stati catturati". Così nella campagna finale contro la città di Tecnochtitlàn, il contributo di Marina fu decisivo per ottenere l'appoggio massiccio degli indigeni nemici degli Aztechi e, dopo la vittoria spagnola, per trasmettere sena giri di parole le richieste più dure di Cortés ai vinti: "Dovete presentare duecento pezzi d'oro di queste dimensioni" disse agli abitanti di Tenochtitlàn, mentre disegnava un grande cerchio con le mani.

Dopo la distruzione della capitale azteca, Cortés stabilì la sede dl governo spagnolo nella cittadina di Coyocàn. Non sappiamo se Marina fosse già allora divenuita amante di Cortés, e non sappiamo se Marina, a 19 anni fosse davvero "bella come una dea", come affermò più tardi un altro cronista, poiché i ritratti dell'epoca sono semplici schizzi. Certo è che Marina divenne concubina di Cortés. Forse per semplificare le cose, mandò Portocarrero in Spagna a consegnare una lettera al re. Marina ebbe un figlio da Cortés, di nome Martin, in onore del padre del conquistador; Martin era primogenito ma illegittimo. Intanto da Cuba era giunta la moglie di Cortés il quale decise di dare alla propria concubina una nuova sistemazione. Organizzò pertanto il suo matrimonio con un nobile hidalgo spagnolo di nome Juan Jaramillo e si sa con certezza che Malintzin ebbe una figlia da Jaramillo, Maria Jaramillo. Il cronista Lòpez de Gòmara assicura che Jaramillo si sposò ubriaco e che le nozze furono malviste dagli uomini di Cortés, perché Marina era indigena, ragazza madre e era stata anche l'amante di due spagnoli. Ma con questo matrimonio, Cortés mantenne la sua promessa di dare la libertà e un marito a Marina, offrendole un'eccellente posizione sociale. Successivamente Cortés diede lo stesso nome di Martin al suo primo figlio legittimo avuto con Juana de Zuniga. Marina e il marito si stabilirono a Città del Messico ma non poté tenere con sé il figlio Martìn, che fu affidato alle cure di un cugino di Cortés. Da allora, di Marina si perdono le tracce e non vi sono testimonianze di cosa le accadde. Morì certamente, forse di vaiolo, prima del 1529, perché fu allora che il marito, rimasto vedovo, chiese di risposarsi.

Oltre ai fatti reali e documentati, La Malinche accumula un gran numero di leggende e supposizioni meno probabili, e di associazioni più o meno giuste con il personaggio, come può essere la parola Malinchismo o l'essere considerata, sebbene da pochissimi, la "prima madre" del Messico. Queste leggende, supposizioni e associazioni si possono riassumere in quattro tipi:

  • Storie romanzesche sulla sua infanzia: Nata in nobile culla. Sequestrata e venduta come schiava ancora da bambina, per un conflitto familiare nel quale sua madre e suo fratello la tradirono. Durante la schiavitù conosce il conquistador, che se ne innamora. Tornata al suo luogo di nascita, dove, invece di vendicarsi di sua madre e suo fratello, si preoccupa perché siano battezzati e li copre di regali. Non c'è da sorprendersi se alcuni cronisti possono aver esagerato la storia, che è degna dei romanzi cavallereschi che i conquistadores adoravano.
  • Presunta storia d'amore con Cortés. Sicuramente non ci fu nessuna storia d'amore; le relazioni umane del XVI secolo non si possono confrontare con i criteri attuali e ancora meno con i criteri romanzeschi. Cortés ebbe un figlio con Malintzin, però ne ebbe anche un altro con Isabel Moctezuma Tecuichpo Ixcaxochitzin, la figlia di Montezuma che doveva essere la moglie di Cuitláhuac o di Cuauhtemoc. Probabilmente la sua relazione amorosa con Malintzin fu molto meno intensa di quello che si vuol credere. Cortés nei suoi numerosi scritti cita il nome di Marina una sola volta.
  • Accusa di tradimento e di vendita della patria: È evidente che Malintzin non aveva alcuna patria da vendere. Cortés approfittò proprio dell'inesistente unità e della grande inimicizia tra i popoli con i quali entrava in contatto. Da Malinche deriva il termine Malinchismo, usato in Messico e in altri paesi del Sudameria per indicare le azioni contro la patria e la propria cultura (soprattutto se portano un beneficio personale), o la preferenza dello straniero; tuttavia sicuramente questo non fu il pensiero degli sconfitti bensì un'idea di gran lunga posteriore alla conquista spagnola.
  • Fama di Madre fondatrice: Malintzin evoca anche la nascita di una nuova patria e di un sentimento generale di maternità. Viene associata, per esempio, alla leggenda della Llorona (Madre piangente), un leggendario fantasma di Città del Messico che nelle sue apparizioni grida: ¡Ay, mis hijos!

Riferimenti nella Cultura Moderna[modifica | modifica wikitesto]

Malinalli è il personaggio principale del romanzo Malinalli of the Fifth Sun: The Slave Girl Who Changed the Fate of Mexico and Spain, scritto da Helen Heightsman Gordon e pubblicato nel 2011. Quesro romanzo racconta con una profonda disamina che mette in evidenza le culture di popoli Maya e Aztechi in maniera empatica e realistica. I personaggi storici di Cortés e Marina – Malinalli sono descritti con tutti i difetti e le virtù umane e interagiscono con personaggi fittizi credibili tipici della loro cultura (come i parlanti le lingue náhuatl, maya e spagnolo).

La Malinche è anche la protagonista di romanzi come Feathered Serpent: A Novel of the Mexican Conquest (Il Serpente Piumato: un romanzo della conquista del Messico), di Colin Falconer, e The Golden Princess (La Principessa d'Oro) di Alexander Baron. Mentre nel romanzo di Gary Jennings, Aztec, viene descritta come un'ipocrita traditrice. Più di recente, Malinalli è divenuta la protagonista di Malinche's Conquest (La Conquista di Maliche) di Ana Lanyon, un racconto non fittizio che narra l'investigazione sopra la donna storica e mitica che fu Marina. Un romanzo pubblicato nel 2006 da Laura Esquivel descrive Malinalli come una pedina storica: una donna intrappolata tra la civiltà messicana e gli spagnoli invasori e che rivela una visione letteraria del leggendario amore. Lo stesso nel romanzo Tlaloc weeps for Mexico (Tlaloc piange per il Messico) di Lázló Passuth dove Marina viene descritta come una vera cristiana e protettrice dei nativi americani.

La Malinche, con il nome di Marina, appare anche nel romanzo di avventura Moctezuma's Daughter (La Figlia di Moctezuma) (1893) di H. Rider Haggard, dove appare per la prima volta nel capitolo XIII, salvando il protagonista dalla tortura e dal sacrificio. La sua storia è stata raccontata in Cortés e Marina (1963) di Edison Marshall.

È un personaggio fondamentale nell'opera La Conquista (2005) del compositore italiano Lorenzo Ferrero.

Il tema centrale del romanzo The Treasure of La Malinche (Il Tesore di La Malinche) di Jeffry S. Hepple, si basa su un racconto scritto da la Malinche scoperto in uno scavo archeologico.

Un altro romanzo interessante è Death of the Fifth Sun (Morte del Quinto Sole,1987) di Robert Somerlott, che ha come narratrice proprio la Malinche. Robert Somerlott visse a lungo a San Miguel de Allende, dove ricoprì l'incarico di direttore di PEN Internacional per molti anni. Realizzò un'ampia investigazione sulla vita di la Malinche e della vita quotidiana della gente della valle centrale del Messico. Il libro è un romanzo storico classico della conquista del Messico.

Nel film Star Trek Universe, una nave, la USS Malinche, prese il suo nome da La Malinche. Hans Beimer, un nativo di ittà del Messico, insieme a Robert Hewitt Wolfe scrisse un copione basato su la Malinche intitolato The Serpent and the Eagle (Il Serpente e l'Aquila). Il copione fu accettato da Ron Howard e la Imagine Films e lo si può trovare su Paramount Pictures.

Octavio Paz, porta il ruolo de la Malinche nel labirinto della solitudine come madre della cultura messicana. Usa la sua relazione con Cortés come simbolo che rappresenta la cultura messicana originata dall'oltraggio e dall'abuso. Egli afferma che sottomettendosi a lui, Malinalli aiutò Cortés ad assumere il controllo e distruggere lo Stato Azteco. Le sue affermazioni si riassumono in un tema importante del libro, asserendo che la cultura messicana è un labirinto.

che viaggiano per l'America del Sud nel 1532, cercando la città perduta di El Dorado. Una donna chiamata “Marinche” si trasforma in un avversario pericoloso.

La canzone di Neil Young “Cortez the Killer” fa anche riferimento a lei.

Un altro riferimento a La Malinche come “Marina” si trova al principio del XIX secolo nel romanzo polacco The Manuscript Found at Saragossa (Il Manoscritto trovato a Saragozza), dove la Malinche ha una maledizione per dare il suo cuore e il suo paese all'odiato Cortés, capo dei banditi del mare.

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