L'uomo leopardo

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L'uomo leopardo
Titolo originaleThe Leopard Man
Lingua originaleInglese, spagnolo
Paese di produzioneUSA
Anno1943
Durata66 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Genereorrore, noir, thriller
RegiaJacques Tourneur
Soggettodal romanzo di Cornell Woolrich
SceneggiaturaArdel Wray, Edward Dein
ProduttoreVal Lewton
Casa di produzioneRKO Radio Pictures
FotografiaRobert de Grasse
MontaggioMark Robson
MusicheRoy Webb
ScenografiaDarrel A. Silvera
Al Fields
Interpreti e personaggi

L'uomo leopardo (The Leopard Man) è un film horror del 1943 diretto da Jacques Tourneur, basato sul libro Black Alibi di Cornell Woolrich.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

In un piccolo villaggio del Nuovo Messico l'impresario Jerry Manning affitta un leopardo nero ammaestrato come trovata pubblicitaria per risollevare lo spettacolo della sua ragazza e cantante di night-club, Kiki. Durante il primo spettacolo in cui appare con il leopardo, Kiki si fa fuggire l'animale spaventato dalla sua rivale Clo-Clo, donna scaltra e talentuosa ballerina di flamenco. Dopo le inutili ricerche del leopardo da parte della polizia, una ragazza, mandata in piena notte dalla madre per acquistare della farina, viene aggredita e barbaramente uccisa proprio davanti alla porta di casa, di fronte all'impotenza della madre e del suo fratellino più piccolo. Seguiranno altre uccisioni efferate, ma di queste Jerry Manning sospetterà che il responsabile non sia più da individuare nella bestia fuggita ma in un abitante del villaggio.

Sfondo[modifica | modifica wikitesto]

L'uomo leopardo è uno dei pionieri del genere, tanto da essere definito il «primo ritratto realistico di un assassino seriale nel cinema americano». Se infatti oggi i romanzi e i film in circolazione ritraenti questi personaggi sono numerosi, all'epoca il genere era ancora allo stato embrionale; prima del film di Tourneur erano stati realizzati solamente M - Il mostro di Düsseldorf di Fritz Lang nel 1930 e L'ombra del dubbio di Alfred Hitchcock nel 1943. Oltre ciò, vanta anche il primato d'essere forse il primo film a combinare il noir e l'horror, creando atmosfere e stili ancora in uso nel cinema moderno; è inoltre uno degli antenati dello slasher i cui elementi chiave (personaggi sempre in allerta, assassino dall'identità nascosta, giovani ragazze di bell'aspetto, morte violenta) sono presenti tutti.[1]

Il romanzo Black Alibì non aveva ricevuto particolare attenzione, sebbene rappresentasse l'apice della carriera di Wollrich, i cui testi sono stati a lungo sottovalutati. A tal proposito, il produttore del film Val Lewton raccontò un ironico aneddoto:

(EN)

« Someone told them I had written horrible novels, they mistook the word ‘horrible’ for ‘horror’ and I got the job. »

(IT)

« Qualcuno ha detto loro [gli autori] che avevo scritto romanzi orribili, hanno scambiato la parola 'orribile' per 'orrore' e ho ottenuto il lavoro. »

All'epoca della distribuzione, negli Stati Uniti si era assistito da alcuni anni al cosiddetto "panico da crimini sessuali", che coinvolgerà in maniera più o meno uguale anche il vicino Canada qualche anno dopo. Si trattava di un'era nella quale l'urbanizzazione delle grandi città aveva comportato anche il degrado delle periferie delle stesse, portando a una considerevole, seppur ancora poco sviluppata, situazione di disagio delle aree povere. Proprio da qui partirono le prime avvisaglie per quanto concerne i reati di natura sessuale, specie verso donne sole, prostitute, ma anche residenti. L'aumentare dei casi che coincideva con la recrudescenza della violenza nei confronti delle vittime, creò una paura "pubblicizzata" dai media più dai fatti reali, contribuendo al panico generale.

Quindi, il materiale portato sul grande schermo da L'uomo leopardo vuole essere un messaggio per il pubblico, spiegando che il nemico potrebbe essere chiunque, come persone di normale frequentazione e non lo stereotipato violentatore solitario che agisce di notte nelle vie isolate, bensì un "ragazzo della porta accanto". Scegliendo volutamente di non approfondire la psicologia dell'assassino, il quale a fine film dichiarerà di agire per impulso senza un motivo reale (in voga con la scelta degli autori di non analizzarne l'aspetto interiore), il film si inserisce nell'ambito storico e sociale cui appartiene l'epoca dell'uscita, senza ulteriori presupposti.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Joel Siegel, che ha criticato il film sotto gli aspetti narrativi e stilistici, l'uomo leopardo è «poco più che un esercizio di voyeurismo sadico», constatandogli comunque una «struttura particolarmente non convenzionale». Concludendo la sua opinione sul film, Siegel contesta il materiale di base per la sceneggiatura, Black Alibì, a suo dire "troppo a favore" di Tourneur e Lewton.[1]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il leopardo usato per le riprese, ribattezzato Dynamite dalla troup, è lo stesso usato anche per Il bacio della pantera (1942) sempre di Tourneur.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Scott Preston. The Strange Pleasure of the Leopard Man: Gender, Genre and Authorship in a Val Lewton Thriller Archiviato il 3 dicembre 2009 in Internet Archive.. CineAction, (ultimo accesso il 01-11-2010).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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