Krzysztof Wielicki

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Krzysztof Wielicki

Krzysztof Wielicki (Szklarka Przygodzicka, 5 gennaio 1950) è un alpinista polacco.

È famoso soprattutto per aver compiuto la prima ascensione invernale di tre ottomila: l'Everest nel 1980 con Leszek Cichy (anche primo ottomila scalato d'inverno),[1] il Kangchenjunga nel 1986 con Jerzy Kukuczka[2][3] e il Lhotse nel 1988 in solitaria.[4] È anche il primo e unico alpinista ad aver scalato in solitaria un ottomila in inverno.

È inoltre il quinto uomo ad aver salito tutti i quattordici ottomila, alcuni dei quali utilizzando ossigeno supplementare, tra il 1980 e il 1996.[5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Wielicki e Cichy dopo la prima invernale dell'Everest, nel 1980

Ha cominciato a praticare l'alpinismo e a frequentare il club alpino polacco dopo essersi trasferito a Breslavia per seguire la facoltà di ingegneria elettronica. Nel 1972, grazie a uno scambio con gli studenti dell'UCPA di Chamonix, ha l'occasione di compiere diverse ascensioni in alta montagna. Questo gli permette di ottenere meriti all'interno del club alpino e quindi di essere assegnato a spedizioni all'estero, nel Caucaso, nell'Hindu Kush afgano, nel Pamir sovietico.[6]

Nel 1980 prende parte alla spedizione polacca che intendeva effettuare la prima salita invernale di un ottomila, e in particolare dell'Everest, l'ottomila più alto. Il 17 febbraio, a un solo giorno dalla scadenza dei permessi, riesce nell'impresa con Leszek Cichy.

È l'inizio di una lunga serie di spedizioni in Himalaya, sia come alpinista che come capo spedizione, che lo avrebbe portato a compiere la prima invernale di altri due ottomila, ad aprire nuove vie, e a completare nel 1996 la salita di tutti i quattordici gli ottomila, quinto uomo ad esserci riuscito dopo Reinhold Messner, Jerzy Kukuczka, Erhard Loretan e Carlos Carsolio.

Nel 2004 è stato incaricato di presiedere la giuria dell'edizione di quell'anno del Piolet d'Or.[7]

Nel 2013 ha guidato la spedizione invernale al Broad Peak che ha portato per la prima volta quattro alpinisti in vetta in inverno. La spedizione ha tuttavia subito il lutto della perdita di Maciej Berbeka e Tomasz Kowalski, dati per dispersi durante la discesa dalla cima.[8][9]

Ottomila[modifica | modifica wikitesto]

Nella seguente tabella sono elencate tutte le salite degli ottomila, compresi i tentativi falliti.

# Ottomila Data Descrizione
1 Everest 17 febbraio 1980 Prima ascensione invernale con Leszek Cichy, per la via normale per il Colle Sud e la cresta sud-est. Si è trattato del prima ottomila ad essere salito d'inverno. La spedizione era guidata da Andrzej Zawada e fu utilizzato ossigeno supplementare.[1]
2 Broad Peak 14 luglio 1984 Salita e discesa dal campo base nel tempo record di 22 ore.[10]
3 Manaslu 20 ottobre 1984 Nuova via sulla parete sud-est con Aleksander Lwow.
4 Kangchenjunga 11 gennaio 1986 Prima ascensione invernale con Jerzy Kukuczka. Non furono utilizzati né ossigeno supplementare né portatori d'alta quota.[2][3]
5 Makalu 1986 Salita con Marcel Rüedi. Rüedi perse la vita nella discesa.[11]
Annapurna 1987 Non raggiunge la vetta, ma fa parte della spedizione che il 3 febbraio, con Jerzy Kukuczka e Artur Hajzer, compie la prima ascensione invernale dell'Annapurna.[12]
Lhotse 1987 Tentativo fallito di una spedizione polacca, guidata da Wielicki, dell'allora inviolata parete sud. Viene raggiunta la cresta sommitale oltre gli ottomila metri, ma gli alpinisti sono poi fermati da forti venti.[13][14]
6 Lhotse 31 dicembre 1988 Prima ascensione invernale, dal campo 3 a 7.400 metri in solitaria e senza ossigeno supplementare.[4]
7 Dhaulagiri 24 aprile 1990 Nuova via in solitaria sulla parete est in sedici ore dal campo base alla vetta.[15]
8 Annapurna 1991 Via Bonington sulla parete sud, Wielicki era anche capo spedizione.[16]
Gasherbrum I 1992 Tentativo fallito con una spedizione commerciale polacca di cui era capo spedizione.[17]
Manaslu 29 settembre 1992 Via normale per la parete nord-est, con Christian Kuntner e Marco Bianchi.[18]
9 Cho Oyu 18 settembre 1993 Nuova via sul pilastro ovest. Wielicki è anche guida della spedizione polacco-italiana-portoghese. Raggiunge la vetta con Marco Bianchi.[19]
10 Shisha Pangma 7 ottobre 1993 Nuova via in solitaria sulla parete sud.[19]
K2 1995 Tentativo fallito.[20]
11 Gasherbrum II 1995 Salita per la via normale per lo sperone sud-ovest.[21]
12 Gasherbrum I 15 luglio 1995 Stessa spedizione del Gasherbrum II.[21]
13 K2 14 agosto 1996 Via giapponese sulla cresta nord con Christian Kuntner e Marco Bianchi. Wielicki era anche capo spedizione.[22][23]
14 Nanga Parbat 1996 Via Kinshoffer in solitaria, per Wielicki si è trattato del suo quattordicesimo ottomila.[23]
Makalu 2001 Tentativo fallito di salita invernale per le cattive condizioni meteorologiche. Wielicki era anche capo spedizione.[24]
K2 2002 Tentativo fallito di salita invernale, con la "Winter Polish Expedition K2" di cui era anche capo spedizione.[25]
Gasherbrum II 25 luglio 2006 Salita con Robert Jucha, Paweł Podsiadło, Zbigniew Zimniewicz e Rafał Fronia.[26]
Nanga Parbat 2007 Tentativo fallito di salita invernale, Wielicki era anche capo spedizione.[27]

Altre salite[modifica | modifica wikitesto]

Nel seguente elenco alcune delle altre salite più significative, oltre agli ottomila:[6]

  • Kohe Skhawr (7.116 m) - 9-13 agosto 1977 - Prima salita del pilastro nord-est.[28]
  • Picco Ismail Samani (7.495 m) - 1978
  • Annapurna Sud (7.219 m) - 1º maggio 1979 - Prima salita della parete ovest.[29]
  • Bhagirathi II (6.512 m) - 1988 - Il compagno Jan Nowak perde la vita colpito da una caduta di pietre e Wielicki è ferito gravemente alla colonna vertebrale.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Premio Principessa delle Asturie per lo sport (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principessa delle Asturie per lo sport (Spagna)
— Oviedo, 16 maggio 2018[30]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Andrzej Zawada, Mount Everest The First Winter Ascent (PDF), in Alpine Journal, 1984. URL consultato il 14 aprile 2013.
  2. ^ a b (EN) Andrzej Machnik, Kangchenjunga climbed in winter, himalayanclub.org. URL consultato il 14 aprile 2013.
  3. ^ a b (EN) Brian Hall, Area Notes - Nepal 1986 (PDF), in Alpine Journal, 1987, p. 203. URL consultato il 14 aprile 2013.
  4. ^ a b (EN) Herman Detienne, Everest Attempt, Tragedy and Winter Ascent of Lhotse. (PDF), in American Alpine Journal, 1989, pp. 203-204. URL consultato il 16 aprile 2013.
  5. ^ (EN) Eberhard Jurgalski, Climbers - First 14, 8000ers.com. URL consultato il 14 aprile 2013.
  6. ^ a b Rivista della Montagna, p. 6
  7. ^ Piolet d'or 2004, le schede delle candidature, planetmountain.com, 10 febbraio 2005. URL consultato il 14 aprile 2013.
  8. ^ Prima invernale al Broad Peak per la spedizione polacca!, planetmountain.com, 5 marzo 2013. URL consultato il 14 aprile 2013.
  9. ^ Valentina d'Angella, Meno due, polacchi di nuovo nella storia: è loro la prima invernale al Broad Peak, montagna.tv, 5 marzo 2013. URL consultato il 14 aprile 2013.
  10. ^ (EN) Krzysztof Wielicki, Broad Peak Climbed in One Day (PDF), in Alpine Journal, 1985, pp. 61-63. URL consultato il 14 aprile 2013.
  11. ^ Reinhold Messner, Sopravvissuto: i miei 14 ottomila, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1987, p. 220, ISBN 978-88-402-4322-1.
  12. ^ (EN) John Porter, Nepal 1987 (PDF), in Alpine Journal, 1988, p. 242. URL consultato il 22 marzo 2013.
  13. ^ (EN) John Porter, Nepal 1987 (PDF), in Alpine Journal, 1988, p. 244. URL consultato il 22 marzo 2013.
  14. ^ (EN) Alan Hinkes, Close Encounters with Kangch' (PDF), in Alpine Journal, 2005, p. 6. URL consultato il 14 aprile 2013.
  15. ^ (EN) Bill O'Connor, Nepal 1990 (PDF), in Alpine Journal, 1991-1992, p. 247. URL consultato il 14 aprile 2013.
  16. ^ (EN) Climbs and expeditions 1991, in American Alpine Journal, 1992, p. 219. URL consultato il 14 aprile 2013.
  17. ^ (EN) Paul Nunn, Pakistan I992 (PDF), in Alpine Journal, 1993, p. 258. URL consultato il 14 aprile 2013.
  18. ^ Mario Corradini, Manaslu 8163, intraisass.it. URL consultato il 14 aprile 2013.
  19. ^ a b (EN) Józef Nyka, Tibet and China 1993 (PDF), in Alpine Journal, 1994. URL consultato il 14 aprile 2013.
  20. ^ (EN) Lindsay Griffin & Paul Nunn, Pakistan 1994 (PDF), in Alpine Journal, 1995, p. 269. URL consultato il 14 aprile 2013.
  21. ^ a b (EN) Lindsay Griffin & Paul Nunn, Pakistan 1995 (PDF), in Alpine Journal, 1996, p. 263. URL consultato il 14 aprile 2013.
  22. ^ Marco Bianchi, un altro alpinista milanese in vetta al K2, corriere.it, 15 agosto 1996. URL consultato il 14 aprile 2013 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  23. ^ a b (EN) Lindsay Griffin & Paul Nunn, Pakistan 1996 (PDF), in Alpine Journal, 1997, pp. 264-265. URL consultato il 14 aprile 2013.
  24. ^ Manuel Lugli, Invernale al Makalu (8463m), Wielicki rinuncia, planetmountain.com, 26 gennaio 2001. URL consultato il 14 aprile 2013.
  25. ^ Agnese Wisniewska, Finita la spedizione invernale al K2, planetmountain.com, 28 febbraio 2003. URL consultato il 14 aprile 2013.
  26. ^ (PL) The Playground Friends HiMountain - sukces na Gasherbrumie II, wspinanie.pl, 28 luglio 2006. URL consultato il 14 aprile 2013.
  27. ^ Terminato il tentativo polacco al Nanga Parbat, planetmountain.com, 24 gennaio 2007. URL consultato il 14 aprile 2013.
  28. ^ (EN) Marek Brniak, Kohe Škhawr (PDF), in Alpine Journal, 1979, pp. 172-175. URL consultato il 14 aprile 2013.
  29. ^ (EN) Dr Jerzy Kolankowski, Expeditions and notes, himalayanclub.org. URL consultato il 14 aprile 2013.
  30. ^ Acta del Jurado, su fpa.es.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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