K2

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« Nel Karakorum il K2 è, per altezza, solo la seconda vetta del mondo, ma tenendo conto di altezza, pericolosità e difficoltà tecniche, è considerato l'ottomila più impegnativo »
(Reinhold Messner, K2 Chogori, p. 14)
K2
K2-big.jpg
Il versante sud del K2
Stati Pakistan Pakistan
Cina Cina
Altezza 8 609,022 m s.l.m.
Prominenza 4 017 m
Catena Karakorum
Coordinate 35°52′57″N 76°30′48″E / 35.8825°N 76.513333°E35.8825; 76.513333Coordinate: 35°52′57″N 76°30′48″E / 35.8825°N 76.513333°E35.8825; 76.513333
Altri nomi e significati ChogoRi (balti)
Dapsang (balti)
Godwin-Austen (desueto)
Data prima ascensione 31 luglio 1954
Autore/i prima ascensione Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, della spedizione italiana guidata da Ardito Desio
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Pakistan
K2
K2

Il K2 (pron. /kappaˈdue/[1]), conosciuto anche come Monte Godwin-Austen, ChogoRi (lingua balti) o Dapsang, posto nel gruppo del Karakorum appartenente alla catena dell'Himalaya, è con i suoi 8.609,02 metri di altitudine s.l.m. la seconda montagna più alta della Terra dopo l'Everest. Si trova al confine tra la parte del Kashmir controllata dal Pakistan e la Provincia Autonoma Tagica di Tashkurgan di Xinjiang, Cina.

ChogoRi significa Grande montagna,[2] ma per la sua difficoltà alpinistica e per l'alta mortalità (un alpinista su 4 è deceduto tentandone l'ascesa) il K2 è conosciuto anche come la Montagna Selvaggia. Fra gli ottomila, il K2 ha il terzo più alto tasso di mortalità di scalata dopo l'Annapurna e il Nanga Parbat. Reinhold Messner indica che si tratta dell'ottomila più difficile da scalare[3] e la sua opinione è condivisa anche da altre fonti.[4] La sua difficoltà è la somma di diversi fattori: l'estrema ripidezza di tutti i suoi versanti, la presenza di tratti di arrampicata molto impegnativi e pericolosi in prossimità della vetta e l'assenza quasi totale di posti adatti ad un campo.[4] Inoltre il K2 detiene un altro primato che testimonia ancora una volta la sua enorme difficoltà; infatti, dopo la recente salita di una spedizione guidata da Simone Moro sul Nanga Parbat, nell'inverno del 2016, resta l'unico ottomila a non essere ancora stato scalato in questo periodo dell'anno.

La cima fu raggiunta per la prima volta da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli il 31 luglio 1954, all'interno della spedizione italiana guidata da Ardito Desio. Per questo è conosciuta anche come "La montagna degli italiani".[5][6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Schizzo di Montgomerie per il K2

Il nome K2 sta per Karakorum 2, cioè "seconda cima del Karakorum", e fu assegnato alla montagna dal colonnello Thomas George Montgomerie, membro del gruppo guidato dal geografo Henry Haversham Godwin-Austen, che effettuò i primi rilevamenti nel 1856.

Il "2" nacque in effetti da un errore di misurazione dell'altezza della cima: come K1 venne inizialmente indicato il Masherbrum, che invece è considerevolmente più basso, ma per pura coincidenza il numero "2" corrispondeva alla posizione della montagna nella lista delle cime più alte del mondo, e questo ne ha giustificato il suo mantenimento anche in seguito.

Secondo quanto riferito da Hubert Adams Carter, il nome ChogoRi sarebbe una creazione occidentale, nata dall'unione delle parole Baltì chhogo (grande) e ri (montagna), e non sarebbe utilizzato dalla popolazione locale, per la quale il nome della montagna sarebbe semplicemente K2, pronunciato Ke-tu.[2][7] Il termine Ketu sta addirittura assumendo per i Baltì il significato di picco elevato, o grande montagna.[2]

I popoli del K2[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al Karakorum vivono diversi popoli di etnie e culture diverse, accomunate dal vivere da secoli in ambienti estremi in economie di sussistenza di tipo agricolo e pastorizio: Balti, Hunzakut, Kirghisi, Wakhi.

Fin dalle prime spedizioni, l'aiuto dei locali come portatori è stato imprescindibile; per contro, il benessere economico derivante dalle attività alpinistiche dei paesi occidentali ha inciso in modo significativo sul tenore di vita dei residenti.

Alpinismo[modifica | modifica wikitesto]

Difficoltà[modifica | modifica wikitesto]

L'ascensione del K2 è di gran lunga più difficoltosa di quella dell'Everest, i cui pendii sono molto meno ripidi e affrontabili anche da alpinisti non perfettamente esperti e addestrati, purché equipaggiati con abbigliamento adatto alle bassissime temperature e con respiratori a ossigeno per superare l'elevata rarefazione dell'aria in quota.

Oltre alla forte pendenza, il K2 presenta numerosi passaggi alpinistici difficili, ripidi e ad altissima quota, laddove la via normale per l'Everest presenta come difficoltà alpinistica il solo Hillary Step.

Il K2 è inoltre situato in luoghi remoti: il campo base è infatti a 80 km di distanza a piedi dalla più vicina località raggiunta da veicoli, Askole, 60 dei quali sono da percorrere sul ghiacciaio Baltoro.[8]. Per una spedizione in stile himalayano è già un'enorme difficoltà arrivare a trasportare e montare il campo base, tanto che numerose sciagure si contano già durante a questa fase.

La latitudine del K2 è di 8° più a nord dell'Everest, il che, se da una parte affievolisce l'impeto del monsone, dall'altro rende il clima più rigido e più difficilmente prevedibile: la montagna è infatti spesso soggetta a bufere violentissime della durata di diversi giorni, che in certi anni hanno impedito di raggiungere la vetta per l'intera stagione.

La difficoltà del K2 è testimoniata dall'elevata percentuale di insuccessi sul numero totale di tentativi, incluse numerose tragedie. La seconda ascensione è avvenuta ben 23 anni dopo la prima, cioè nel 1977. Fino al 2007, solamente 278 persone[9] (di cui 35 italiane) hanno raggiunto la vetta, contro le oltre 3.000 che hanno raggiunto quella dell'Everest. Ben 66 persone vi hanno perso la vita (spesso nella fase di discesa), delle quali 16 nel 1986.

Percorsi e accessi[modifica | modifica wikitesto]

Le principali vie di ascensione aperte sul versante pakistano della montagna: A = Cresta Ovest; B = Parete Ovest; C = Pilastro Sudovest; D = Parete Sud; E = Sperone Sud-Sudest; F = Sperone Abruzzi
Il versante nord, cinese, del K2

Le diverse vie di ascensione al K2 sono accomunate dalla pendenza notevole, dalla forte esposizione e dalla presenza di numerosi passaggi alpinistici difficili.

Sul versante pakistano, il più conosciuto e frequentato, vi sono le seguenti vie (v. immagine a lato):

  • Cresta Ovest (Lettera A, tracciato giallo) – Scalata nel 1981.
  • Parete Ovest (Lettera B, tracciato verde) – Tecnicamente difficile ad elevata altitudine, scalata da un team russo nel 2007.
  • Pilastro Sud-Sudovest (Lettera C, tracciato arancione) – Battezzato Magic Line da Messner e obiettivo originale della spedizione da lui guidata nel 1979 (che deviò ben presto sul classico Sperone Abruzzi).[10] Via tecnica e tra le più difficili, fu scalata nel 1986 dal trio polacco slovacco Piasecki-Wroz-Bozik dopo numerosi tentativi, come quello di Renato Casarotto, che, arresosi a 300 m dalla cima, morì sulla via del ritorno. Da allora una spedizione catalana è stata la sola a ripeterla.[11]
  • Parete Sud o "Via Polacca" (Lettera D, tracciato viola) – Estremamente esposta alle valanghe e molto pericolosa. Reinhold Messner con una sola occhiata la giudicò una via suicida.[senza fonte][12] Scalata nel 1986 dai polacchi Jerzy Kukuczka e Tadeusz Piotrowski, mantiene ancor oggi la sua fama, dato che nessuno è riuscito a ripetere l'impresa.
  • Sperone Sud-Sudest o "Via Cesen" (Lettera E, tracciato blu) – Variazione dello Sperone degli Abruzzi, a cui si ricongiunge. Salita per la prima volta da Tomo Česen in solitaria nel 1986. La linea era già stata tentata dalla spedizione inglese di Doug Scott nel 1983. È forse la via più sicura in quanto evita il primo grande ostacolo dello Sperone Abruzzi, la Piramide Nera.
  • Cresta Nordest – Via lunga e con cornici, inaugurata da Rick Ridgeway, John Roskelly, Lou Reichardt e Jim Wickwire nel 1978.
  • Sperone degli Abruzzi o cresta Sudest (Lettera F, tracciato rosso) – È la via utilizzata per la prima ascesa e, nonostante sia considerata la "via normale", è piuttosto difficile e pericolosa.

Sul versante cinese, molto meno esplorato e frequentato, anche perché le autorità cinesi impediscono l'utilizzo di portatori locali quali gli sherpa nepalesi, esistono solo 2 percorsi esplorati:

  • Cresta Nord – Inaugurata da una grande spedizione giapponese nel 1982, è forse uno dei percorsi himalayani più interessanti; da affrontare in gruppi numerosi, anche se ci sono problemi di spazio al campo 1 e al campo 4.
  • Parete Nordovest – Inaugurata nel 1992, prevede il passaggio per la cresta Nordovest per poi ricollegarsi al percorso precedente.

Avvicinamento[modifica | modifica wikitesto]

L'avvicinamento dal versante pakistano comporta diverse tappe e richiede, a volte, oltre due settimane di percorrenza.

Il trekking di avvicinamento parte normalmente da Rawalpindi o da Islamabad, da dove ci si trasferisce in aereo a Skardu, nel nord del Pakistan. Poi ci si reca, normalmente con mezzi fuoristrada, al villaggio di Askole, da dove si prosegue a piedi. Durante la marcia di avvicinamento si incontrano diversi paeselli e campi attrezzati, tra cui: Korophone, Jhula, Bardumal, Paiju, Khuburse, Urdukas e Goro. Il K2, però, non si mostra fino a che non si giunge al Circo Concordia, punto d'unione dei ghiacciai Baltoro, Abruzzi e Godwin-Austen (4.720 m), da dove appare all'improvviso come un enorme cono che si staglia nel cielo e sovrasta le vette circostanti. Da qui, un'ultima tappa di circa 4 ore porta al campo base, a circa 5.000 metri di quota.[13][14][15]

Sperone Abruzzi[modifica | modifica wikitesto]

È la via usata più di ogni altra, e deve il suo nome a Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, che la aprì nel 1909. Segue la cresta sud-est e comincia a 5.400 metri, luogo dove si può installare un campo base avanzato sopra al ghiacciaio Godwin-Austen. Dopo una serie di difficoltà iniziali, si presentano le due famose e difficili arrampicate del Camino (House Chimney) e della Piramide Nera. Sopra la Piramide Nera pendii ripidi e pericolosamente esposti conducono alla evidente Spalla. L'ultimo grande ostacolo per la vetta è quindi il Collo di Bottiglia, pericolosamente vicino a un muro di seracchi nella parte sommitale est.

Storia delle ascensioni[modifica | modifica wikitesto]

Tentativi iniziali[modifica | modifica wikitesto]

K2 da est, fotografato dal Duca degli Abruzzi durante la spedizione italiana del 1909. La foto è spesso attribuita a Vittorio Sella.

Dal 1902 si sono succeduti cinque tentativi di scalata del K2.

Il primo, nel 1902, fu compiuto da una spedizione guidata da Aleister Crowley e Oscar Eckenstein, che raggiunse una quota di circa 6.600 m ma fu costretta a ritirarsi per il maltempo.[16][17][18]

Nel 1909 la spedizione italiana guidata da Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, e accompagnata dal fotografo Vittorio Sella, aprì la via di salita lungo lo sperone est della montagna, nota ancor oggi nota come Sperone degli Abruzzi.[19].

Negli anni trenta vi furono due spedizioni statunitensi. La spedizione del 1938 raggiunse la quota di 7.800 m, ma fu costretta a ritirarsi per la mancanza di fiammiferi per accendere le stufe. La spedizione del 1939, organizzata da Fritz Wiessner, raggiunse la quota di 8.200 m e si concluse con la morte del milionario Dudley Wolfe, prima vittima accertata del K2, bloccato da una tempesta a 7.500 m. I suoi resti, portati a valle da una valanga, furono ritrovati solo nel 2002.[20]

Un'ulteriore spedizione statunitense ebbe luogo nel 1953, ma anche questa si concluse in tragedia. La squadra stava cercando di far scendere a valle il compagno Art Gilkey, colpito da tromboflebite e da un probabile edema polmonare; mentre i compagni stavano cercando un posto dove fare una sosta, Gilkey, bloccato su una barella, fu spazzato via da una valanga.[20][21]

La prima scalata del 1954[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Spedizione al K2 del 1954.
I componenti della spedizione del 1954 al campo base

Il 31 luglio 1954 una spedizione italiana guidata dal geologo Ardito Desio raggiunse la vetta. La notizia giunse in Italia a mezzogiorno del 3 agosto e fu accolta con grande entusiasmo e come simbolo della rinascita del Paese nel dopoguerra: da quel momento il K2 divenne per tutti "La montagna degli italiani".

La vetta fu effettivamente raggiunta dalla coppia di alpinisti Achille Compagnoni e Lino Lacedelli; determinante fu tuttavia il contributo di Walter Bonatti, e comunque l'impresa resta negli annali come un successo dell'intero gruppo.

La spedizione fu inizialmente segnata dalla tragedia della morte di Mario Puchoz, una guida di Courmayeur colpito da edema polmonare. Erich Abram (una guida altoatesina), Walter Bonatti (considerato tra il 1954 e il 1965 uno dei migliori alpinisti al mondo) e Ubaldo Rey (un'altra guida di Courmayeur) fecero il grosso del lavoro di messa in opera delle corde fisse sulla cosiddetta Piramide Nera, la difficile zona rocciosa poco sotto i 7.000 metri che contiene il famoso Camino Bill.[6][22]

Il 30 luglio, vigilia dell'attacco finale, si rischiò un altro dramma: Bonatti e l'Hunza Mahdi, che portavano le bombole d'ossigeno al nono campo dove erano attesi da Compagnoni e Lacedelli, designati per conquistare la cima, non riuscirono a raggiungere la tenda del nono campo (da Compagnoni e Lacedelli posta circa 250 m più in alto di quanto concordato la sera prima per facilitare, a loro dire, la salita in vetta del giorno dopo). Al sopraggiungere dell'oscurità, Bonatti e Mahdi si trovarono così impossibilitati sia a salire che a scendere. Non ricevendo assistenza dalla ormai vicina tenda di Compagnoni e Lacedelli – che pure erano a portata di voce –, i due dovettero bivaccare all'addiaccio in condizioni climatiche estreme, su un gradino di ghiaccio in mezzo a un ripido canalone che il vento notturno riempiva di neve, senza tenda e senza sacchi a pelo, e sopravvissero solo grazie alla eccezionale robustezza fisica. Mahdi riportò gravi congelamenti che determinarono l'amputazione di tutte le dita dei piedi.[22] L'episodio è all'origine di una lunga serie di polemiche, calunnie, accuse, persino di fronte a tribunali, che coinvolsero i protagonisti della vicenda e si trascinarono per 54 anni, dando origine al cosiddetto Caso K2. Già prima della partenza, la spedizione aveva suscitato critiche per l'esclusione, voluta da Ardito Desio, di alpinisti del calibro di Riccardo Cassin, Cesare Maestri, Gigi Panei e Toni Gobbi[23].

La versione ufficiale dell'epoca[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la relazione pubblicata all'epoca da Desio, la mattina successiva al trasporto delle bombole da parte di Bonatti e Mahdi, Compagnoni e Lacedelli sarebbero scesi a prendere le bombole (che garantivano una pressurizzazione pari a 6.000 metri anche alla quota di circa 8.100 metri) là dove Bonatti e Mahdi le avevano lasciate (a poca distanza dal nono campo), e con queste avrebbero fatto la salita finale. Secondo il loro racconto, tuttavia, l'ossigeno si sarebbe esaurito a quota 8.400, due ore prima della vetta, che quindi i due alpinisti avrebbero raggiunto senza ossigeno, portando comunque con sé bombole e bastini di trasporto (del peso complessivo di 19 kg per ogni alpinista) per lasciare in vetta un segno della loro conquista. Al ritorno entrambi sarebbero stati in condizioni psicofisiche difficili, e Compagnoni, che in un primo tempo asserì di aver ceduto in vetta i suoi guanti a Lacedelli, che li avrebbe persi nel vento mentre scattava le foto (la versione in seguito venne modificata), riportò gravi congelamenti alle mani, per i quali fu necessaria l'amputazione di due dita.

Revisione della versione ufficiale[modifica | modifica wikitesto]

La versione secondo cui l'ossigeno sarebbe terminato prima di raggiungere la vetta (volta forse ad eroicizzare oltremisura l'impresa) è stata poi ufficialmente smentita dal CAI a seguito delle risultanze della commissione dei tre saggi, che ha pubblicato la propria relazione nel 2008.[24]

Secondo la versione rivista, l'ossigeno sarebbe stato utilizzato fino alla cima. La prova è costituita da due foto scattate in vetta dagli stessi alpinisti: in una si vede Compagnoni ancora con la maschera di ossigeno (che non avrebbe avuto senso indossare se non funzionante); nell'altra Lacedelli mostra tracce visibili di brina intorno alla bocca, come se si fosse appena tolto, appunto, il respiratore. Compagnoni e Lacedelli avrebbero quindi respirato l'ossigeno delle bombole per almeno 9 ore e 45 minuti, ciò che fa pensare che le bombole avevano piena carica. I due avrebbero cominciato l'ascesa finale non prima delle 8.30 partendo dal luogo del bivacco forzato di Bonatti e Mahdi, e qui avrebbero recuperato le bombole lasciate in bella vista da Bonatti, del quale pertanto risulta completamente avvalorata la versione.[25]

Ascensioni successive[modifica | modifica wikitesto]

La seconda ascensione del K2 fu effettuata solo 23 anni dopo, per la stessa via di salita della spedizione italiana. L'8 agosto 1977, una spedizione mista giapponese-pakistana riuscì a giungere in vetta per la via normale dello Sperone Abruzzi.[26][27]

La terza ascensione, ad opera di una spedizione statunitense del 1978, fu la prima comprovata senza ossigeno. Louis Reichardt raggiunse la vetta il 6 settembre; partito dall'ultimo campo con le bombole di ossigeno, se ne liberò durante il percorso a causa di un malfunzionamento, giungendo in vetta senza. Il giorno seguente il compagno John Roskelley raggiunse a sua volta la vetta, ma partendo senza bombole già direttamente dall'ultimo campo.[26][28]

La prima donna sulla vetta del K2 fu, il 23 giugno 1986, la polacca Wanda Rutkiewicz che precedette di mezz'ora la francese Liliane Barrard[29] quest'ultima morì durante la discesa.[26] Entrambe erano salite senza ossigeno.[28]

La montagna non è ancora stata scalata in periodo invernale.[30]

Il disastro del 1986[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Disastro del K2 (1986).

Il 1986 fu per il K2 un anno particolarmente duro: a fronte di 27 tentativi di salita vi furono infatti 13 morti, di cui 5 tra il 6 e il 10 agosto. Tra i morti di quell'anno si ricordano Renato Casarotto e l'alpinista britannica Julie Tullis, che con Kurt Diemberger formava un noto team di documentaristi d'alta quota, il "film-team più alto del mondo".[31]

Anni 2000[modifica | modifica wikitesto]

Spedizione invernale 2002-2003[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002, una spedizione polacca guidata da Krzysztof Wielicki e comprendente alpinisti di altre nazionalità tentò di effettuare la prima ascensione invernale, accedendo dal versante cinese.[32] La spedizione fu bersagliata dal maltempo, ma il 13 febbraio 2003 il polacco Piotr Morawski ed il kazako Denis Urubko riuscirono a stabilire il campo IV ad una quota di 7 630 m, la massima quota mai raggiunta sul K2 in inverno.[33] Il maltempo obbligò gli alpinisti a ritirarsi il 15 febbraio; una nuova squadra tornò al campo il 26 febbraio, ma lo trovò distrutto dal vento. La spedizione dovette ritirarsi il 28 febbraio senza riuscire a raggiungere la vetta, ma stabilendo comunque il record della massima altezza raggiunta in inverno sul K2.[34]

Spedizione italiana del 2004[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio 2004 la nutrita Spedizione celebrativa K2 1954-2004 (11 alpinisti guidati da Agostino Da Polenza, alla sua quinta esperienza da capospedizione sul K2) tentò, portandola a termine, la scalata del K2 per festeggiare i 50 anni dall'impresa di Compagnoni e Lacedelli. Il 26 luglio, a tre anni di distanza da che l'ultimo alpinista aveva raggiunto la vetta, Silvio Mondinelli e Karl Unterkircher, Walter Nones, Ugo Giacomelli, Adriano Greco, salirono in vetta al il K2 senza l'uso di ossigeno supplementare.

In quest'occasione ci furono delle vittime: 5 portatori ingaggiati dalle agenzie locali in altre valli e che non conoscevano il territorio annegarono travolti mentre, per evitare un'ora di percorso, azzardarono la traversata di un fime in piena, seppur sconsigliati dai più esperti portatori locali. L'afflusso di portatori da altre regioni montane era dovuto alla presenza in contemporanea di di spedizioni commerciali – le prime sul K2 – e di altre 5 spedizioni tradizionali che avevano richiesto l'utilizzo di molta manodopera.

In quell'occasione furono continuate le ricerche di carattere geologico, geofisico e naturalistico che Ardito Desio aveva avviato nel 1929 e furono gettate le basi per la realizzazione del Parco del Karakorum Centrale, un'area di protezione ambientale della regione e di sviluppo socioeconomico per le popolazioni di quelle vallate. Furono avviati anche i corsi che portarono alla formazione del primo nucleo di soccorso alpino nel Karakorum.

Spedizioni del 2007[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 luglio 2007 la spedizione italiana K2 Mountain Freedom 2007[35] raggiunse la vetta attraverso lo Sperone Abruzzi e senza l'ausilio dell'ossigeno con tre dei suoi alpinisti: Daniele Nardi, capospedizione, Mario Vielmo e Stefano Zavka. Michele Fait, il quarto uomo della spedizione, si fermò a qualche centinaio di metri dalla vetta. Vielmo e Zavka raggiunsero la cima della montagna molto tardi, attorno alle 18.30, circa 2 ore e mezzo dopo il loro compagno e dopo altri scalatori russi, coreani, canadesi e americani impegnati sul K2 negli stessi giorni. Le previsioni meteorologiche concordavano nel prevedere un peggioramento delle condizioni del tempo per la serata dello stesso giorno. Vielmo e Zavka, soli, cominciarono la discesa dalla vetta verso il campo 4 (a circa 7.900 m) alle 19.00, ma le condizioni del tempo diventarono pessime: il vento fortissimo alzò una fitta neve che, assieme alla notte e alla stanchezza accumulata durante la scalata del pomeriggio (durata più di 14 ore), rese problematiche le operazioni di discesa. Stefano Zavka[36], che non aveva con sé la radio e che durante la discesa aveva ceduto il passo a Vielmo, che lamentava un congelamento di mani e piedi, si perse nella tempesta[37] e non fece più ritorno al campo 4. Anche Mario Vielmo si perse nella notte, ma alla fine riuscì a raggiungere le tende dei compagni, con i quali comunicava via radio grazie alle luci frontali che questi avevano usato come segnalazione[38]. Nel corso della discesa un componente della spedizione americana scivolò e si ruppe una gamba; due componenti della spedizione coreana si persero nella tormenta. Sia l'americano che i coreani riuscirono comunque a ritornare al campo base. La spedizione, seguita anche dal giornalista Marco Mazzocchi con una troupe Rai, è stata documentata nel programma TV K2: Il sogno, l'incubo, andato in onda su Rai 2 nell'ottobre 2007.

Il 2 ottobre 2007 i kazaki Denis Urubko e Serguey Samoilov raggiunsero la vetta per la via cinese sulla cresta nord, non ripetuta da 11 anni. Inizialmente avevano tentato di aprire una nuova via sulla nord ma avevano dovuto rinunciare per il maltempo e le cattive condizioni della parete.[39]

Spedizioni del 2008[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Disastro del K2 (2008).

A causa del maltempo, i tentativi di salita al K2 nel 2008 si concentrarono tutti ad inizio agosto. Il 1º agosto circa trenta alpinisti di diverse spedizioni partirono dal campo 4 per raggiungere la vetta. L'affollamento ed i conseguenti ritardi, alcuni incidenti e il crollo di un seracco che travolse le corde fisse di appoggio generarono una situazione di estrema difficoltà, in seguito alla quale ben 11 alpinisti persero la vita. Tra gli alpinisti superstiti, l'italiano Marco Confortola, che riportò seri congelamenti e l'amputazione di tutte e 10 le dita dei piedi raggiungendo la cima il 1º agosto 2008.

In totale, nel 2008 sono stati 18 gli scalatori (16 uomini e 2 donne) che hanno raggiunto la vetta del K2, tutti il 1º agosto.

Spedizioni del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 le spedizioni impegnate sul K2 furono almeno 6[40]: una americana, una cinese, una giapponese, una kazaka, una commerciale organizzata dall'australiana Field Touring Alpine e una composta dallo svedese Fredrik Ericsson e dall'italiano Michele Fait, che aveva in programma la discesa della montagna dalla cima con gli sci lungo la via Cesen.

Il 23 giugno 2009, durante le scalate preparatorie a quest'ultima impresa, Michele Fait, che aveva già tentato la scalata del K2 nel 2007 rinunciandovi sul Collo di bottiglia, perse la vita scivolando lungo la discesa[41].

Nella stagione estiva 2009 nessun alpinista riuscì comunque a raggiungere la cima della montagna[42]. Lo spagnolo Jorge Egocheaga, di cui era stata annunciata la conquista della vetta il 19 luglio, ha affermato di essere arrivato a soli 12 metri da essa, senza tuttavia mostrare prove delle sue affermazioni[43].

I due assalti permessi dalle finestre di bel tempo (una il 26 luglio[44] e una il 4 agosto[45]) permisero ad alcuni scalatori di raggiungere solamente quota 8.400 metri, poco al di là del Traverso. Tra le cause principali del fallimento, che ebbe tra i protagonisti anche l'alpinista austriaca Gerlinde Kaltenbrunner, alla caccia del suo tredicesimo ottomila, vi fu l'eccessiva neve nella zona alta della montagna.

Nel giorno del secondo tentativo di vetta, il 4 agosto, l'alpinista americano Dave Watson scese sciando lungo il Collo di bottiglia, primo uomo nella storia[46][47].

Spedizioni commerciali[modifica | modifica wikitesto]

Sono solo tre le spedizioni commerciali, ossia gestite da operatori specializzati che organizzano l'ascesa di clienti paganti, che hanno calcato le vie del K2. La prima, organizzata dalla tedesca Amical Alpin, ha raggiunto la vetta con cinque dei suoi alpinisti nel 1994 attraverso lo Sperone Abruzzi. Tra gli alpinisti della spedizione, guidata da Ralf Dujmovitz, figurava anche Robert Hall, protagonista due anni dopo della tragedia sull'Everest del 1996[48]. La seconda spedizione commerciale, organizzata dalla Field Touring Alpine nel 2006, non portò nessuno dei clienti in vetta. In quell'occasione Gerard McDonnell fu colpito da un sasso mentre saliva da campo 1 a campo 2 e fu necessario trasportarlo in elicottero al più vicino centro di soccorso[49]. Gerard McDonnell morirà poi sul K2 nei tragici eventi del 2008 dopo aver raggiunto la vetta. La terza spedizione è stata organizzata nel 2009 sempre dalla Field Touring Alpine e anche in questo caso nessuno dei membri ha raggiunto la vetta. Uno di loro, Dave Watson, ha comunque eseguito la prima discesa con gli sci del Collo di bottiglia.

Da alcuni anni le spedizioni commerciali hanno invaso anche il K2, portando al campo base decine di aspiranti salitori corredati di ossigeno e supportati da sherpa nepalesi.

Celebrazione del 60º dalla prima ascensione[modifica | modifica wikitesto]

Per celebrare il 60º anniversario dalla prima scalata del K2, il Progetto EvK2 del CNR ha organizzato un'ulteriore spedizione che ha coinvolto alpinisti pakistani e italiani. Iniziata il 26 luglio 2014, la nuova scalata ha visto 7 uomini raggiungere la vetta. Per l'occasione, Remhat Ullah Baig, uno dei migliori scalatori, ha portato con sé un avanzato sistema GPS Leica che ha registrato i dati della montagna come mai prima d'ora. Negli anni sono infatti state effettuate molte le misurazioni, anche ad opera del Consiglio Nazionale delle Ricerche, un'abitudine già messa in pratica da Ardito Desio, ma mai con strumenti così precisi come il nuovo dispositivo Leica. Questo misura infatti con precisione un'altezza di 8.609,02 m.

Statistiche e dati tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Dalla prima salita di Compagnoni e Lacedelli, 285 uomini e 11 donne hanno raggiunto la cima della montagna. Di questi, 31 sono morti nella discesa[50], ovvero il 10,5%.

Particolare è il rapporto tra il K2 e le donne: tutte le prime 5 alpiniste che hanno raggiunto la vetta hanno perso la vita; 3 di loro sono morte durante la discesa, mentre le altre 2 sono morte successivamente in altre scalate.[26] Solo la basca Edurne Pasaban che ha raggiunto la vetta il 26 luglio 2004, l'italiana Nives Meroi (in vetta il 26 luglio 2006) e la giapponese Yuka Komatsu (in vetta il 1º agosto 2006 con l'impiego di ossigeno), non hanno perso la vita in incidenti alpinistici. Dopo 3 anni di spedizioni fallite alla cima del K2, il 23 agosto 2011 anche la spedizione guidata da Gerlinde Kaltenbrunner ha raggiunto la vetta salendo dal versante cinese[51].

Ancora molto resta da scoprire: i percorsi di salita attuali sono piuttosto tortuosi, il versante cinese è poco conosciuto, nessuno ha mai compiuto con successo un'ascesa invernale (più volte tentata da spedizioni polacche e russe).

Memorial Gilkey[modifica | modifica wikitesto]

Il memorial Gilkey è un monumento funebre dedicato ad Art Gilkey, alpinista americano morto durante la spedizione statunitense del 1953. Si tratta di un semplice cumulo di pietre, ricoperto di incisioni, targhe metalliche e piatti di latta, ciascuno dei quali riportante il nome di uno o più alpinisti morti sulla montagna. È tradizione che chi muore sul K2 venga ricordato con una targa sul memoriale, spesso costituita da un semplice piatto metallico con il nome del defunto sbalzato artigianalmente.[20][52]

Trasposizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Canepari, K2, in Il DiPI – Dizionario di pronuncia italiana, Zanichelli, 2009, ISBN 978-88-08-10511-0.
  2. ^ a b c (EN) H. Adams Carter, Balti place names in the Karakoram, American alpine Journal, 1974, pagg. 52-segg., consultabile on line (PDF)
  3. ^ Reinhold Messner, K2 Chogori, Corbaccio, 2004, ISBN 978-88-7972-665-8
  4. ^ a b (EN) David Roberts, K2: The bitter legacy, in NAtional Geographic Adventure, settembre 2004 (consultabile online)
  5. ^ Walter Bonatti, Montagne di una vita, Baldini Castoldi Dalai, 2006, ISBN 978-88-6073-063-3
  6. ^ a b Lino Lacedelli - Giovanni Cenacchi, K2 - il prezzo della conquista, Mondadori, 2006, ISBN 978-88-04-55847-7
  7. ^ (EN) H. Adams Carter, "A Note on the Chinese Name for K2, Qogir", American Alpine Journal, 1983, p. 296, consultabile on line
  8. ^ Misurazione su Wikimapia
  9. ^ AdventureStats - Elenco degli alpinisti che hanno raggiunto la vetta del K2 fino al 2007
  10. ^ Curran, 1995, cap.XII
  11. ^ Lorenzo Scandroglio, K2: prima ripetizione della "Magic line" dedicata a Manel De La Matta, Planetmountain, 9 settembre 2004. URL consultato il 7 maggio 2013.
  12. ^ Trent’anni dopo, la sfida mai vista al K2, su LaStampa.it. URL consultato il 14 marzo 2017.
  13. ^ Jasmine Tours - trekking al campo base del K2
  14. ^ TeamCraft - trekking al campo base del K2
  15. ^ Great Walks - trekking al campo base del K2
  16. ^ (EN) Aleister Crowley - The wickedest man in the world, in Geoff Powter, Strange and Dangerous Dreams (pagg. 131-149), The Mountaineers Books, Seattle, USA, 2006, ISBN 978-0-89886-987-3, parzialmente disponibile su Google Books
  17. ^ (EN) K2 Climb - A wicked man for a wicked mountain
  18. ^ (EN) Mysterious Britain - Aleister Crowley
  19. ^ Filippo De Filippi, La spedizione nel Karakoram e nell'Imalaia occidentale 1909, relazione del dott. Filippo De Filippi, illustrata da Vittorio Sella, Bologna, Zanichelli, 1912.
  20. ^ a b c (EN) Shared Summits - K2 facts
  21. ^ (EN) Outside - La montagna delle montagne - parte 5
  22. ^ a b Walter Bonatti, K2 - la verità - 1954-2004, Baldini Castoldi Dalai, 2007, ISBN 978-88-6073-170-8
  23. ^ Antonio Panei, Gigi Panei e Courmayeur, Aracne editrice, Roma, 2015, ISBN 978-88-548-8751-0
  24. ^ cfr. anche La revisione finale del CAI
  25. ^ Club Alpino Italiano, K2 una storia finita, a cura di Luigi Zanzi, Scarmagno (TO), Piruli&Verlucca, 2007, ISBN 978-88-8068-391-91ISBN non valido (aiuto).
  26. ^ a b c d (EN) K2 News - ascensioni al K2 (aggiornamento 2001)
  27. ^ (EN) Planet Mountain - K2
  28. ^ a b (EN) K2 Climb - storia delle ascensioni
  29. ^ Curran, Jim, K2: Triumph and Tragedy. p.65-66, 185. Grafton, 1989. (ISBN 0-586-20569-1)
  30. ^ montagna.tv - spedizione russa per la prima invernale al K2
  31. ^ (EN) Outside Online - la tragedia del K2
  32. ^ K2 News: annuncio della spedizione
  33. ^ K2 News: stabilito il campo IV a 7630 m
  34. ^ K" news: resoconto della spedizione invernale 2002-2003
  35. ^ K2 Freedom 2007
  36. ^ SummitPost, Stefano Zavka (a sinistra nella foto dell'alpinista Don Bowie) il 20 luglio 2007, nel collo di bottiglia, guardando verso la spalla del K2 a meno di 500 metri dalla vetta
  37. ^ Montagna.tv, Zavka, le ipotesi sulla scomparsa
  38. ^ D. Nardi, News conclusiva spedizione alpinistica K2 Freedom 2007
  39. ^ PlanetMountain, Urubko e Samoilov al top del K2 da nord
  40. ^ K2Climb, Expedition list
  41. ^ Montagna.tv, Tragedia al K2: Fait precipita lungo la Cesen
  42. ^ K2 & Karakoram 2009 Season's end Chronicle
  43. ^ Montagna.tv, Egocheaga e il K2: vetta sì, vetta no
  44. ^ Montagna.tv, K2: dietrofront a 350 m dalla cima
  45. ^ Montagna.tv, K2, sfuma la vetta della Kaltenbrunner
  46. ^ Dave Watson K2 Ski Expedition 2009
  47. ^ Montagna.tv, K2: il primo a sciare sul Collo di Bottiglia
  48. ^ ExplorersWeb, The future of K2, part 3
  49. ^ FTA, K2 Broad Peak 2006 Double Dispatch Home
  50. ^ K2 AdventureStats
  51. ^ Kaltenbrunner in vetta al K2: prima donna dei 14 ottomila senza ossigeno
  52. ^ montagna.org - memorial Gilkey

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Per la trattazione delle vicende:

  • 1954 - Ardito Desio: La conquista del K2. Seconda cima del mondo. Garzanti, Milano
  • 1985 - Walter Bonatti: Processo al K2. Baldini, Milano
  • 1994 - AA.VV. (a cura di R. Mantovani), K2 1954. CAI, Museo Nazionale della Montagna, Torino
  • 1994 - AA.VV. Rivista del CAI maggio-giugno 1994. CAI
  • 2004 - Achille Compagnoni: K2: conquista italiana tra storia e memoria. Bolis, Azzano San Paolo (BG)
  • 2004 - Lino Lacedelli e Giovanni Cenacchi: K2 il prezzo della conquista. 176 pp, Mondadori, Milano
  • 2004 - Reinhold Messner, K2 Chogori. La grande montagna. Corbaccio, Milano. ISBN 978-88-7972-665-8
  • 2005 - Walter Bonatti, K2. La verità - storia di un caso. 282 pp, Baldini Castoldi Dalai
  • 2007 - Fosco Maraini, Alberto Monticone, Luigi Zanzi (i tre saggi del CAI): K2. Una storia finita, Scarmagno (TO), Priuli&Verlucca, 2007. ISBN 978-88-8068-391-9

Per le immagini fotografiche:

  • 2002 - R. Mantovani, K. Diemberger: K2, una sfida ai confini del cielo. White Star, Vercelli
  • 2004 - AA.VV.: K2 Uomini Esplorazioni Imprese. Istituto Geografico De Agostini e Club Alpino Italiano
  • 2004 - AA.VV.: K2 Le immagini più belle delle spedizioni italiane dal 1909 a oggi. K2 2004
  • 2008 - Giuseppe Ghedina "K2 EXPEDITION - A 50 anni dalla conquista gli Scoiattoli di Cortina sulle orme di Lino Lacedelli", Cortina, Edizioni Print House, 2008. ISBN 978-88-903349-0-0
  • 2009 - Marco Confortola, Giorni di ghiaccio. Agosto 2008. La tragedia del K2., Baldini Castoldi Dalai, 2009. ISBN 978-88-6073-600-0
  • 2005 - AA.VV (Atti del convegno a cura del CNR), Il K2 cinquant'anni dopo.La ricerca scientifica negli ambienti estremi., Il Veltro Editrice, Roma, ISSN 0042-3254

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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