Jerzy Kukuczka

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Jerzy Kukuczka (a sinistra) con Andrzej Czok sull'Everest nel 1980

Jerzy "Jurek" Kukuczka (Katowice, 24 marzo 1948Lhotse, 24 ottobre 1989) è stato un alpinista polacco, noto per le sue imprese d'alta quota.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 settembre 1987 è divenuto il secondo uomo, dopo Reinhold Messner, a scalare tutte le quattordici vette che superano gli 8000 metri sul livello del mare e quello ad aver compiuto l'impresa nell'arco di tempo più breve (otto anni, dal 1979 al 1987).

In vita non raggiunse un riconoscimento mediatico internazionale proporzionale alle imprese compiute, nonostante avesse compiuto l'ascesa di tutte le vette nella metà del tempo impiegato da Messner aprendo nuove vie di difficoltà maggiore oppure scalando in inverno.

Sono note le difficoltà economiche e politiche attraversate dalla Polonia fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80: Kukuczka e molti altri alpinisti polacchi finanziavano le loro spedizioni dipingendo le ciminiere delle fabbriche con grande velocità, utilizzando le corde e le tecniche di alpinismo invece dei convenzionali ponteggi.

Nel suo libro "Il mio mondo verticale" emergono molti aspetti legati alla povertà delle loro spedizioni, specie se confrontate con quelle occidentali nello stesso periodo. Nel 1986 prese parte insieme a Tadeusz Piotrowski alla spedizione internazionale al K2, guidata dal dottor Karl Maria Herligkoffer:

"La differenza era avvertibile sin dai primi momenti. Già a Karachi, quando io e Tadek prelevavamo tutto il bagaglio della spedizione alla dogana, cominciavamo a essere preoccupati: in ogni momento ci chiedevano di fare dei pagamenti, a ogni passo dovevamo tirar fuori dalla tasca cinquanta o cento rupie e i nostri spiriti si ribellavano. Eravamo già così arrabbiati che telefonammo a Herligkoffer, che ci aspetava a Islamabad. E qui invece di una parola di sostegno o consiglio sentimmo: «Non capisco cosa volete. Pagate quanto vogliono, pagate anche cinque volte tanto, non preoccupatevi».

Come è possibile parlare con uno così, quando fin dal primo mio viaggio all'estero avevo imparato a contare ogni duro centesimo e pensare a lungo prima di spendere ogni rupia? A volte capitava di perdere due giorni in più solo per poter trovare qualcosa a dieci rupie in meno.

E Karl diceva al telefono, chiaramente disgustato dalla piccolezza dei nostri problemi: «Se si deve pagare cinquemila, paga cinquemila. Che problema c'è?»"[1]

Dipinto murale raffigurante Jerzy Kukuczka a Katowice.

Kukuczka è stato il primo alpinista a scalare in invernale quattro Ottomila: il Dhaulagiri e il Cho Oyu nel 1985, il Kanchenjunga nel 1986 e l'Annapurna nel 1987 di cui tre in prima assoluta (Il Cho Oyu fu una ripetizione effettuata tre giorni dopo rispetto alla prima assoluta).

Fu un acceso fautore dello stile alpino applicato alle montagne del Karakoram e dell'Himalaya.

Morì scalando l'inviolata parete Sud del Lhotse in Nepal, il 24 ottobre 1989.

A 8200 metri di altezza una corda usata che aveva comprato in un mercato di Katmandu si ruppe di colpo facendolo cadere nel precipizio. Il suo corpo fu ritrovato solo 3000 metri più in basso, sepolto in un crepaccio.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Kukuczka è considerato uno dei migliori alpinisti di sempre.

Nello scalare i quattordici ottomila ha aperto dieci nuove vie, e per quattro volte ha raggiunto la vetta in inverno.[2] Nel 1986 ha scalato il K2 aprendo, con Tadeusz Piotrowski, una nuova via sulla parete Sud (La "Via Polacca"), che risulta essere la più difficile poiché estremamente esposta alle valanghe e molto pericolosa, oltre che tecnicamente estremamente impegnativa (Kukuczka parla di difficoltà intorno al quinto grado superiore intorno agli 8300 metri di quota!), definita da Reinhold Messner una "via suicida".[3] Kukuczka guidò ogni singolo tratto di arrampicata. Durante la discesa, stremato per i 4 bivacchi consecutivi al di sopra degli 8000 metri senza cibo ne acqua, Piotrowski perse i ramponi, cadde nel vuoto e sparì per sempre in un precipizio. Kukuczka riuscì a rientrare al Campo Base a prezzo di enormi fatiche. Nessuno ha mai tentato di ripetere l'impresa.

Kukuczka ha scalato tutti gli ottomila usando l'ossigeno supplementare solo occasionalmente sull'Everest durante la prima ascensione del Pilastro Sud.[4]

In soli 8 anni, Kukuczka ha portato a termine le seguenti quindici spedizioni:

  1. 1979 - Lhotse - via normale
  2. 1980 - Everest - nuova via con Andrzej Czok[5]
  3. 1981 - Makalu - nuova via, in solitaria
  4. 1982 - Broad Peak - via normale, in stile alpino
  5. 1983 - Gasherbrum II - nuova via, in stile alpino
  6. 1983 - Gasherbrum I - nuova via, in stile alpino
  7. 1984 - Broad Peak - nuova via, in stile alpino
  8. 1985 - Dhaulagiri - prima ascesa invernale con Andrzej Czok[6]
  9. 1985 - Cho Oyu - invernale (come secondo team con Andrzej Heinrich), nuova via[7]
  10. 1985 - Nanga Parbat - nuova via
  11. 1986 - Kanchenjunga - prima ascesa invernale con Krzysztof Wielicki[8][9]
  12. 1986 - K2 - nuova via, in stile alpino
  13. 1986 - Manaslu - nuova via, in stile alpino
  14. 1987 - Annapurna - prima ascesa invernale con Artur Hajzer[10]
  15. 1987 - Shisha Pangma - nuova via, in stile alpino

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jerzy Kukuczka, Il mio mondo verticale, ISBN 88-87890-12-9.
  2. ^ (EN) Daniel Starr, Golden Decade: The Birth of 8000m Winter Climbing, alpinist.com, 18 marzo 2011. URL consultato il 19 giugno 2013.
  3. ^ Trent’anni dopo, la sfida mai vista al K2, su LaStampa.it. URL consultato il 14 marzo 2017.
  4. ^ Kukuczka, Jerzy in "Enciclopedia dello Sport", su www.treccani.it. URL consultato il 14 marzo 2017.
  5. ^ Roberto Mantovani, Alpinismo in Himalaya, in Rivista della Montagna, nº 41, ottobre 1980, p. 171.
  6. ^ (EN) Adam Bilczewski, Dhaulagiri 1984-85, himalayanclub.org. URL consultato il 19 giugno 2013.
  7. ^ (EN) Andrzej Zawada, The first winter ascent of Cho Oyu (PDF), in Alpine Journal, 1988. URL consultato il 19 giugno 2013.
  8. ^ (EN) Andrzej Machnik, Kangchenjunga climbed in winter, himalayanclub.org. URL consultato il 19 giugno 2013.
  9. ^ (EN) Brian Hall, Area Notes - Nepal 1986 (PDF), in Alpine Journal, 1987, p. 203. URL consultato il 19 giugno 2013.
  10. ^ (EN) John Porter, Nepal 1987 (PDF), in Alpine Journal, 1988, p. 242. URL consultato il 19 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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