Johan Galtung

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Johan Galtung al Festival dell'Economia di Trento nel 2012

Johan Galtung (Oslo, 24 ottobre 1930) è un sociologo e matematico norvegese, fondatore nel 1959 dell'International Peace Research Institute (PRIO), nel 1964 del Journal of peace research e direttore della rete Transcend: A peace and development network per la risoluzione dei conflitti.

È uno dei padri della peace research (o peace studies). Le sue opere ammontano a un centinaio di libri e oltre 1000 articoli. Le istituzioni internazionali si sono spesso rivolte a lui per consulenze tecniche in fatto di mediazioni di conflitti. Ha ricevuto 10 lauree ad honorem e numerose altre onorificenze, come il Right Livelihood Award (anche conosciuto come il Premio Nobel Alternativo per la Pace ) , il Norwegian Humanist Prize , il Socrates Price for Adult Education , il Bajaj International Award for Promoting Gandhian Values e l' Alo’ha International Award .

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il padre e il nonno del professor Galtung erano medici, sua madre un'infermiera: in un'intervista egli ebbe a dichiarare che «La mia intera famiglia era dedita alla cura della malattia. Ciò mi ha educato alla credenza ottimistica che ogni problema può essere risolto».

Anziché diventare un dottore che cura le malattie del corpo, Galtung divenne uno studioso delle malattie che affliggono la razza umana nel suo complesso: la guerra e la violenza. Galtung ha infatti inventato un nuovo settore di studi delle scienze sociali la peace research, una disciplina che si sta affermando nelle Università di tutto il mondo e recentemente anche in Italia.

Di primo acchito può forse sfuggire l'innovazione apportata da Galtung alle scienze umane, ma è sufficiente osservare che prima di Galtung non esistevano centri di studi sulla pace. Certamente esistevano studiosi di problemi militari. Ma definire la pace come assenza di guerra è, secondo Galtung, come definire la salute come assenza di malattia.

Il punto di forza del pensiero di Galtung è quello di avere fatto della pace un concetto ben determinato, al centro di un vastissimo campo di ricerche. Sua è la concettualizzazione di pace negativa (assenza di guerre), positiva (tensione verso una società più giusta), nonviolenta (superamento delle ingiustizie con mezzi nonviolenti).

Per chi pensasse al professor Galtung come a un compassato accademico, ecco un episodio che mostra come anche i teorici sappiano essere coerenti con le loro idee a prezzo di rischi personali. Nel 1968, durante una conferenza nella Germania dell’est, iniziò a criticare l'intervento militare del Patto di Varsavia a Praga avvenuto nella primavera dello stesso anno: venne subito afferrato braccia e gambe da due robusti uomini vestiti di nero e trasportato via di peso. Siccome il microfono era acceso continuò a parlare per un certo tempo, poi fu infilato su un'auto e portato all'aeroporto.[senza fonte]

Galtung è autore di numerosissime pubblicazioni e tiene conferenze e seminari in diverse parti del mondo.

In Italia ha partecipato a diverse conferenze e convegni e nel 2007 ha aderito al comitato scientifico della Rivista italiana di conflittologia.

Teoria[modifica | modifica wikitesto]

L'indagine di Galtung sulla pace e la nonviolenza parte da Gandhi e passa per il buddhismo, che gli appare come l'unica filosofia in grado di spiegare pienamente l'essenza della pace. Ma il sincretismo proprio del suo stile di pensiero lo porta a ricercare idee interessanti e feconde in ogni orizzonte culturale:

« In quanto norvegese, sono molto più pragmatico di un francese o dei tedeschi. Mi sembra naturale prendere una cosa qui, un’altra là, e mescolarle. Conoscendo un po’ le religioni, ho trovato qualche idea meravigliosa e affascinante che posso usare come riferimento nella mia vita. [...] Non credo nelle barriere. È molto più eccitante non curarsi delle barriere e scoprire vaste aree di saggezza... »
(Intervista 2 - vedi Fonti)

L'attività di Galtung non è puramente accademica, perché il suo ruolo di consulente in situazioni di conflitto ha spesso portato a risultati concreti. Per esempio, in un dissidio relativo alla linea di frontiera fra Perù ed Ecuador, la proposta di Galtung constava di quattro parole (pare che le soluzioni ai conflitti debbano poter essere formulate così): area binazionale, parco naturale. Proposta accettata.[senza fonte]

Il segreto dell'arte della mediazione nonviolenta? «In primo luogo identificare i partecipanti, fare una ricognizione dei loro obiettivi, e trovare le loro contraddizioni; in secondo luogo distinguere fra obiettivi legittimi e illegittimi; infine costruire ponti fra rispettive posizioni legittime» (intervista2).

È il concetto di costruzione di ponti a dover guidare la mediazione. Normalmente si parla di compromessi, ma la parola, anche in italiano, ha una connotazione negativa, implica l'idea che nella migliore delle ipotesi ci sia una perdita del 50% per ciascuna delle parti. La mediazione può far emergere nuove possibilità (come l'area binazionale fra Perù ed Ecuador trasformata in parco naturale), ci si può accorgere che la situazione non è necessariamente un gioco a somma zero dove quello che guadagna l'uno lo perde l'altro.

Il metodo Trascend[modifica | modifica wikitesto]

Il metodo Trascend , frutto degli studi ed esperienze di Galtung , si propone come percorso per la risoluzione dei conflitti con mezzi pacifici . Le premesse a questo metodo sono state attinte dalle religioni induista , buddista , cristiana , taoista , islamica , ebraica . Il manuale per i/le mediatori/trici nei conflitti è schematizzato nei seguenti 10 punti :

1)In primo luogo, gli/le operatori/trici nei conflitti vengono presentati/e, coi relativi profili personali e sociali, e si esplorano le relazioni con le parti in conflitto.

2)Poi segue lo strumento operativo principale per gli/le operatori/trici nel conflitto, cioè il dialogo, come conversazione, brainstorming ; un qualcosa di molto diverso da un dibattito.

3)Il conflitto viene presentato esplorando i concetti fondamentali della teoria dei conflitti, cioè gli atteggiamenti, i comportamenti e le contraddizioni.

4)Tutto ciò viene posto in relazione con l'operatore/trice nei conflitti mediante i concetti della pratica del conflitto: l'empatia, la nonviolenza e la creatività.

5)Siccome la violenza è sempre possibile, vengono esaminati i concetti fondamentali della teoria della violenza: violenza diretta, strutturale e culturale.

6)Questi concetti vengono ricollegati al lavoro dell'operatore/trice nei conflitti nel Modulo dedicato alla pratica della violenza, nel quale vengono introdotti i concetti di diagnosi, prognosi e allarme precoce.

7)La tesi centrale è che per prevenire la violenza e sviluppare il potenziale creativo di un conflitto ci deve essere una trasformazione, il cui significato viene quindi esplorato.

8)Per raggiungerla, l'operatore/trice nei conflitti avvia un dialogo di pace ben articolato, che include una socio-analisi.

9)Lo scopo di tutto l'esercizio – la trasformazione del conflitto – viene esplorato a livello globale, sociale e inter/intra-personale.

10)Per ottenere la trasformazione di pace è necessario presentare il contesto del conflitto mediante misure come l'educazione e il giornalismo [1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Johan Galtung , La trasformazione dei conflitti con mezzi pacifici ,United Nation Disaster Management Training Programme 2000 ,Centro Studi Sereno Regis ,Torino , 2006, https://www.transcend.org/tms/2010/10/italian-johan-galtung-a-ottant%E2%80%99anni-innamorato-della-pace/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Johan Galtung, Pace con mezzi pacifici, Esperia, Milano, 2000
  • Id., La Teoria del conflitto: contraddizioni – valori - interessi, in Rivista italiana di Conflittologia, aprile, 2007 - www.conflittologia.it
  • Id., Buddhismo, una via per la pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1994.
  • Id., Gandhi oggi, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1987
  • Id., Affrontare il conflitto, trascendere e trasformare, ed. Plus (Pisa university press), Pisa, 2008.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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