Jimmy Hoffa

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James R. Hoffa

Jimmy Hoffa, vero nome James Riddle Hoffa (Brazil, 14 febbraio 1913 – ... scomparso a Bloomfield il 30 luglio 1975 e dichiarato morto il 30 luglio 1982), è stato un sindacalista statunitense.

Fu fondatore e leader della International Brotherhood of Teamsters e, dalla metà degli anni cinquanta alla metà degli anni sessanta, controverso protagonista delle lotte sindacali di quegli anni. La sua complicità con cosa nostra statunitense lo portò a una condanna per corruzione per la quale fu arrestato e finì in carcere. Hoffa è anche noto a livello popolare per le misteriose circostanze della propria scomparsa. Suo figlio James P. Hoffa è l'attuale presidente del sindacato degli autotrasportatori.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Brazil, nell'Indiana, ed era figlio di un minatore di carbone, che morì di cancro ai polmoni nel 1920.[1] L'ascendenza degli Hoffa non è del tutto conosciuta; gli antenati paterni di Jimmy Hoffa erano tedeschi, emigrati nella Pennsylvania verso l'inizio dell'Ottocento, membri della comunità Pennsylvania Dutch. Suo padre morì quando Hoffa era giovane e per questo Jimmy non poté frequentare la scuola. Hoffa si trasferì a Lake Orion nel Michigan per lavorare in un negozio all'ingrosso.

Si fece presto notare come street fighter, impegnandosi contro gli altri gestori; questo fece di Hoffa un bersaglio, tanto che un suo stesso garzone gli sparò, senza causargli però serie conseguenze. Cominciò a riorganizzare la sezione locale della International Brotherhood of Teamsters (IBT), occupandosi, insieme ad altri membri della IBT, di una vasta area nei pressi di Detroit, nel Michigan.

Hoffa utilizzò le proprie conoscenze nella malavita per condizionare un'associazione di negozi di generi alimentari; questo lo portò a subire la sua prima condanna, per la quale pagò solamente una multa. Nonostante ciò Hoffa continuò a trattare con la malavita a Detroit, utilizzandola se necessario per i propri affari, usando una compagnia di malfattori da lui controllati (Friedman e Schwarz). Come leader[2] sindacale fu sconvolto dal maltrattamento subito dai suoi lavoratori. Nel 1933, a 20 anni, aiutò ad organizzare il primo sciopero degli swampers, i lavoratori che commercializzavano fragole.

Le attività da sindacalista[modifica | modifica wikitesto]

Bernard Spindel e Jimmy Hoffa nel 1957

Il sindacato degli autotrasportatori cominciò ad ampliarsi ai camionisti e pompieri, inizialmente in tutti gli stati del midwest e poi su tutto il territorio nazionale. Hoffa diventò presidente del sindacato nel 1957, quando il suo predecessore, Dave Beck, fu condannato per accuse di corruzione e imprigionato. Hoffa lavorò per espandere il sindacato e, nel 1964, riuscì a portare a termine il progetto di unire i sindacati degli autotrasportatori del nord degli Stati Uniti in un'unica entità.

Hoffa poi tentò di espanderlo ai lavoratori delle linee aeree e di altri mezzi di trasporto. Il presidente John Fitzgerald Kennedy e il suo successore Lyndon B. Johnson fecero entrambi pressione su Hoffa, così come Robert Kennedy, investigandone le attività e cercando di disgregare il sindacato, che continuava a crescere. I Kennedy in particolare erano sicuri che Hoffa si fosse impossessato di molto denaro sindacale; l'AFL-CIO, un sindacato che aveva espulso gli autotrasportatori negli anni 1950, aiutò i democratici nelle loro investigazioni.

Hoffa usò il potere del sindacato per razionalizzare l'industria, eliminando i datori di retribuzione più deboli. La deregolamentazione dell'industria dell'autotrasporto, proposta da Edward Kennedy e altri, distrusse molto di quello che Hoffa aveva ottenuto col suo sindacato.

La condanna e la sparizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1964 Hoffa fu condannato per corruzione a 15 anni di carcere. Il 23 dicembre 1971 fu graziato dal presidente Richard Nixon, a condizione che Hoffa non partecipasse alle attività del sindacato per 10 anni. Hoffa tuttavia cominciò a fare progetti per riaffermare il suo potere tra gli autotrasportatori proprio nel periodo in cui scomparve, il 30 luglio 1975, dal parcheggio del Machus Red Fox, in un distretto amministrativo di Bloomfield.

Hoffa scomparve mercoledì 30 luglio 1975, mentre stava recandosi a una riunione con Provenzano e Giacalone.[3] Il meeting era fissato per le 14:00 al ristorante Machus Red Fox di Bloomfield Township, un sobborgo di Detroit. Hoffa conosceva il posto; il locale era quello dove si era tenuto il ricevimento nuziale di suo figlio James.[4] Hoffa scrisse le iniziali di Giacalone e l'ora dell'appuntamento sul suo calendario in ufficio: "TG—2 p.m.—Red Fox".[5]

Hoffa lasciò casa sua in auto a bordo della sua Pontiac Grand Ville verde verso le 13:15. Prima di raggiungere il ristorante, si fermò all'ufficio dell'amico Louis Linteau, ex presidente della sezione 614 del sindacato degli autotrasportatori, che ora dirigeva un servizio noleggio di limousine. Linteau era fuori a pranzo quando Hoffa arrivò, così egli parlò con alcuni degli impiegati presenti e lasciò un messaggio per Linteau prima di andarsene.[6]

Tra le 14:15 e le 14:30, un indispettito Hoffa telefonò alla moglie da un telefono pubblico dietro il Machus Red Fox, lamentandosi che Giacalone non si era presentato.[7][8] La moglie gli riferì che nessuno si era fatto sentire per disdire l'appuntamento, e lui le disse che sarebbe stato a casa per le 16:00 per cucinare delle bistecche alla griglia per la cena. Svariati testimoni videro Hoffa in piedi accanto alla sua auto mentre aspettava nel parcheggio del ristorante. Due uomini videro Hoffa e lo riconobbero; si fermarono un momento per scambiare qualche parola con lui e stringergli la mano.[5] Hoffa chiamò anche Linteau lamentandosi ancora del ritardo degli altri partecipanti alla riunione. Linteau disse che la telefonata giunse alle 15:30, ma l'FBI sospetta fosse avvenuta prima, basandosi sul tabulato di altre chiamate giunte al suo ufficio.[9] L'FBI stima che la telefonata di Hoffa a Linteau avvenne tra le 14:45 e le 14:50.[10] L'ultima volta che Hoffa venne visto in pubblico, secondo un testimone, fu seduto nel retro di una macchina "Lincoln o Mercury" con altre tre persone.[11][12][13][14]

Le indagini e speculazioni[modifica | modifica wikitesto]

Le ipotesi e le personalità coinvolte[modifica | modifica wikitesto]

I piani di Hoffa per riguadagnare la leadership del sindacato si scontrarono con l'opposizione da parte di vari membri della mafia, inclusi alcuni che sarebbero stati messi in correlazione con la sua sparizione nel 1975. Secondo Dan Moldea, Hoffa si difese dagli oppositori mafiosi collaborando con le autorità nelle indagini contro di loro.[15][16]

Uno di questi era Anthony Provenzano, che era stato un leader sindacale locale a Union City in New Jersey e vice-presidente del sindacato nazionale durante il secondo mandato di Hoffa come presidente. Provenzano era stato amico di Hoffa un tempo, ma ora lo odiava a seguito di una lite avvenuta quando entrambi erano in carcere a Lewisburg in Pennsylvania negli anni sessanta.[17] Nel 1973 e 1974, Hoffa gli chiese il suo supporto per riconquistare la sua posizione, ma Provenzano rifiutò e lo minacciò invece di "strappargli le budella e di rapire sua nipote".[18] Provenzano era un capo area mafioso a New York, membro della famiglia Genovese. Almeno due degli oppositori politici di Provenzano erano stati assassinati, mentre altri erano stati aggrediti.[5]

Altri mafiosi coinvolti furono Anthony Giacalone, noto boss di Detroit, e suo fratello minore, Vito. L'FBI crede che fossero dei "mediatori" tra Hoffa e Provenzano.[19] I fratelli incontrarono Hoffa a casa sua in tre occasioni, presumibilmente per tentare un accordo di pace tra lui e Provenzano.[5]

Le perquisizioni dell'FBI nel 2003[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2003 l'FBI ispezionò il cortile posteriore di una casa del distretto amministrativo di Hampton, frequentato da Frank Sheeran, mafioso e amico di Hoffa, senza trovar nulla. Sheeran disse comunque di aver usato la sua amicizia con Hoffa per farlo cadere in una trappola a una riunione a Bloomfield Hills, portandolo in una casa di Detroit, dove gli sparò due volte prima di fuggire,[20] e lasciando il corpo dietro la casa. Tuttavia la morte di Jimmy Hoffa continua a rimanere un mistero e il suo cadavere non venne mai trovato.

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La storia di Jimmy Hoffa viene portata al cinema coi film:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Tim Ott, What Happened to Jimmy Hoffa?, su Biography. URL consultato l'8 dicembre 2019.
  2. ^ (EN) American national biography, Oxford University Press, 1999, ISBN 978-0-19-522202-9. URL consultato l'8 dicembre 2019.
  3. ^ Investigations: Hoffa Search: 'Looks Bad Right Now', in Time, 18 agosto 1975. URL consultato il 6 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 17 giugno 2010).
  4. ^ Michael Yockel, Harris O. Machus, owner of the Red Fox restaurant, Jimmy Hoffa's vanishing point., in Nypress, 13 febbraio 2001. URL consultato il 6 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2019).
  5. ^ a b c d Hoffa, di Arthur A. Sloane, MIT Press, 1991
  6. ^ Agis Salpukas, Hypnosis Produces Clue in Hoffa Case, in New York Times, New York City, The New York Times Company, 3 agosto 1975. URL consultato il 6 giugno 2019.
  7. ^ Sloane, p. 375
  8. ^ John Wisel, 40 years later, Jimmy Hoffa mystery endures, in Detroit Free Press, Detroit, Michigan, Gannett, 29 luglio 2015. URL consultato il 6 giugno 2019.
  9. ^ FBI, Jimmy Hoffa FBI Files, pp. 257–8.
  10. ^ FBI, Jimmy Hoffa FBI Files, pp. 264.
  11. ^ FBI, Jimmy Hoffa FBI Files, pp. 287–8.
  12. ^ Jeane MacIntosh, The Final Hours of a Labor Legend, in New York Post, New York City, Tronc, 8 settembre 2001. URL consultato il 6 giugno 2019.
  13. ^ FEAR JIMMY HOFFA KIDNAPPED, SLAIN, in Youngstown Vindicator, vol. 86, n. 335, agosto 1975, p. 20. URL consultato il 6 giugno 2019.
  14. ^ Anthony Bruno, The Disappearance of Jimmy Hoffa, in TruTV Crime Library, Time Warner Company (archiviato dall'url originale il 29 aprile 2009).
  15. ^ Dan E. Moldea, The Hoffa Wars, Charter Books, New York: 1978 (ISBN 0-441-34010-5)
  16. ^ Dexter Filkins, Anthony J. Giacalone, 82, Man Tied to Hoffa Mystery, in The New York Times, 26 febbraio 2001. URL consultato il 12 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 7 giugno 2009).
  17. ^ Anthony Provenzano, Linked to Disappearance of Hoffa, Dies, su Los Angeles Times, 13 dicembre 1988. URL consultato l'8 dicembre 2019 (archiviato dall'url originale l'8 dicembre 2019).
  18. ^ THREAT TO HOFFA IN '74 IS REPORTD, nytimes.com, 5 agosto 1975.
  19. ^ FBI, Jimmy Hoffa FBI Files, pp. 254.
  20. ^ Charles Brandt, L'irlandese: Ho ucciso Jimmy Hoffa, Fazi Editore, 15 aprile 2013, ISBN 978-88-7625-232-7. URL consultato l'8 dicembre 2019.

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