Jacopo Durandi

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Jacopo Durandi

Jacopo Durandi (Santhià, 25 luglio 1739Torino, 28 ottobre 1817) è stato un giurista, drammaturgo e storico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jacopo Durandi nacque in una famiglia abbiente: il padre era un notaio originario di Candelo, la madre Benedetta Rondolino da Cavaglià un donna interessata alla cultura e alle letture alle quali introdusse il figlio primogenito[1] fin da piccolo. Il padre, vista la passione del giovane Jacopo per le opere di Pietro Metastasio fece costruire per il figlio un piccolo teatro dove fino ai 18 anni Jacopo intratteneva parenti ed amici con piccole opere teatrali (già a 12 anni compose il dramma Farnace).

Studiò dapprima filosofia a Vercelli e dal 1756 teologia a Torino[2]; poi, riconosciuta la scarsa propensione verso la vita ecclesiastica, iniziò a studiare giurisprudenza laureandosi con lode nel 1762[2]. Iniziò il praticantato presso un giureconsulto e nel contempo si dedicò alla poesia e al teatro: nel 1759 aveva già pubblicato Arianna abbandonata, un idillio che aveva riscosso un notevole successo.

Del 1766 è la pubblicazione delle Opere drammatiche con idilli, in quattro volumi, diverse vennero rappresentate al teatro Reale di Torino. Si appassionò alle opere storiche e sempre nel 1766 venne pubblicata l'opera Dell'antica condizione del Vercellese e dell'antico Borgo di Santhiá.

Quando nel 1769 abbandonò l'abito chiericale ed entrò in magistratura presso il procuratore generale del re, da diverse direzioni gli arrivarono inviti a lasciar perdere teatro e poesia, considerati temi frivoli e poco idonei al ruolo e alla carriera di giurista. Dall'altro lato lo stesso Teatro Regio gli fece richiesta di nuove opere da rappresentare,[3] anche in connessione con una breve interruzione del trentennale servizio come librettista principale del teatro da parte di Vittorio Amedeo Cigna-Santi.[4] Durandi esordì dunque con un libretto, Ecuba, che fu messo in musica da Ignazio Celoniati e andò in scena il 14 gennaio 1769.[5] Il suo più grande successo fu costituito comunque dal successivo "dramma eroico", Armida, tratto dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, che fu messo in musica da Pasquale Anfossi e rappresentato, sempre al Teatro Regio, il 27 gennaio 1770. Questo testo ebbe larga diffusione e risonanza europea: fu intonato successivamente da Vincenzo Manfredini (Bologna, 1770, poi ripreso anche a Verona, 1771), Antonio Sacchini (Milano, 1772, poi ripreso e rielaborato ripetutamente a Firenze, Piacenza, Londra, anche con il titolo di Rinaldo), Giuseppe Gazzaniga (Roma, 1773), Michele Mortellari (Modena, 1776, poi ripreso anche a Londra, 1786), e Niccolò Antonio Zingarelli (Roma, 1786, poi ripreso anche a Madrid, 1794). Il testo di Durandi costituì inoltre la base principale del libretto di autore non dichiarato, dal titolo di Rinaldo, che fu messo in musica a Venezia nel 1775 da Antonio Tozzi e che fu poi ripreso quasi integralmente da Haydn per la sua Armida del 1784.[6]

Di minor rilievo si rivelarono invece i due libretti successivi, redatti entrambi per Torino: Berenice, messo in musica da Ignazio Platania (1730- ?) nel 1770 (e poi riutilizzato da Giacomo Rust a Parma nel 1786) e Annibale in Torino messo in musica prima da Giovanni Paisiello nel 1771 e poi da Zingarelli nel 1792. Con l'Annibale, l'attività librettistica di Durandi si interruppe, probabilmente in connessione con il rientro di Cigna-Santi e con la decisione di Durandi di dedicarsi unicamente, per il futuro, forse anche per motivi di salute, ai testi storici[7]. Un brevissimo ritorno di fiamma librettistico potrebbe essersi avuto solo tra il 1809 e il 1810 con altri due testi, destinati anch'essi a quello che si chiamava ora "Imperial Teatro" di Torino: Elisabetta d'Inghilterra per Stefano Pavesi e Dario Istaspe per Giuseppe Nicolini[8]. Secondo Alberto Basso e Marie-Thérèse Bouquet-Boyer, tuttavia, l'attribuzione dei due libretti a Durandi deve considerarsi senz'altro fasulla.[9]

Nel 1774 venne nominato sostituito procuratore generale, si distinse come feudista occupandosi di casi complessi e cause intricate, in questo periodo si limitò a scrivere alcuni elogi di personaggi dell'epoca e storici. Nel 1786 venne nominato magistrato della regia Camera dei Conti, in questo ruolo si distinse per la sua decisione di introdurre la lingua italiana negli atti giudiziari che fino a quel tempo erano redatti in latino[10].

Nel 1797 venne insignito della croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro[2]. Dal 1801 al 1814 si ritirò dall'attività di giurista e si dedicò completamente alla scrittura di testi storici. Nel venne nominato 1814 presidente della Regia Camera dei conti ruolo che mantenne per un breve periodo finché chiese di essere esonerato per motivi di salute avendo quasi del tutto perso la vista e in parte l'udito.

Fu socio della Reale Accademia delle Scienze di Torino, dell'Accademia Celtica di Parigi (oggi Société des Antiquaires de France) e di quella archeologica di Roma.[11]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • 1766 Dell'antica condizione del Vercellese e dell'antico Borgo di Santhiá
  • 1768 Amore disarmato (poemetto in sei canti), Napoli 1768;
  • 1769 Delle antiche città di Pedona, Caburro, Germanicia e dell'Augusta dei Vagienni
  • 1769 Saggio della storia degli antichi popoli d'Italia
  • 1772 Dell'antico stato d'Italia
  • 1773 Del Collegio degli antichi cacciatori Pollentini in Piemonte, e della condizione dei cacciatori sotto i Romani
  • 1784 Elogio d’Arrigo di Susa, cardinale, vescovo d'Ostia
  • 1788 Opere drammatiche di un nuovo Metastasio (ediz. anonima)
  • 1803/1804 Notizie dell'antico Piemonte, ossia delle marche di Torino e d'Ivrea, tre volumi
  • 1806 Della popolazione d'Italia circa l'anno di Roma DXXVI
  • 1809 Dell'origine del diritto regale della caccia
  • 1810 Dell'antica contesa dei pastori di Val di Tanaro e di Val d'Arozia, e dei politici accidenti sopravvenuti
  • 1810 Schiarimenti sopra la carta del Piemonte antico e dei secoli di mezzo
  • 1811 Memorie sopra Enrico conte d'Asti e della occidentale Liguria, di poi duca del Friuli sotto Carlo Magno
  • Ricerche sopra il diritto pubblico del Vercellese e della Lombardia in Miscellanea di storia italiana, XXV (pubblicato nel 1886)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ de Gregory, p. 6.
  2. ^ a b c Vallauri, p. 136.
  3. ^ de Gregory, p. 24.
  4. ^ McClymonds.
  5. ^ Corago (Università di Bologna). Anche le successive notizie sulla produzione librettistica di Durandi sono tratte dai dati del Corago, se non diversamente indicato in nota.
  6. ^ (DE) /(EN) Silke Schloen, Vorwort/Preface, in J. Haydn, Armida. Dramma eroico (riduzione per piano), Kassel et al, Bärenreiter, 2004, p. IV/VI, ISMN M-006-52041-1. Non sarà forse casuale che nel 1804-1805 l'opera di Haydn vedesse una tardiva ripresa proprio al Teatro Regio di Torino.
  7. ^ de Gregory, p. 26.
  8. ^ La notizia relativa a questi due libretti è fornita dal Corago, ma non è corroborata dal New Grove Dictionary of Opera (cit.) che non riporta il nome di Durandi né nella voce su Nicolini (Andrea Lanza, Nicolini, Giuseppe, III, p. 599), né in quella su Pavesi (Giovanni Carli Ballola, Pavesi, Stefano, III, p. 923), dove il libretto è attribuito invece a Giovanni Schmidt, poi librettista anche dell'Elisabetta, regina d'Inghilterra di Rossini. Tale attribuzione peraltro appare evidentemente erronea per motivi di ordine cronologico, stante quanto dallo stesso Schmidt dichiarato, in sede di "avvertimento", nel suo libretto rossiniano.
  9. ^ Storia del Teatro regio di Torino, Torino, Cassa di risparmio di Torino, 1976, II (Il teatro della città. Dal 1778 al 1936), pp. 127 e 128. Secondo i due autori le false attribuzioni risalgono al libro di Stanislao Cordero di Pamparato, Il Teatro Regio dal 1678 al 1814 (Torino, Rattero, 1930).
  10. ^ de Gregory, p. 36.
  11. ^ Vallauri, p. 137.
  12. ^ de Gregory, p. 3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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