Infermiere

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L'Infermiere è un professionista sanitario che, in possesso di titoli e qualifiche previsti dalla legge, è responsabile dell'assistenza infermieristica alla persona.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Tradizionalmente, ad effettuare oggi le funzioni di quelli che oggi possiano definire infermieri erano generalmente i religiosi, soprattutto nel medioevo fino all'età moderna. Tuttavia La figura religiosa non era inizialmente ben accettata nel praticare l’assistenza ai malati, in quanto il contatto con i corpi sembrava essere una prerogativa delle donne sposate o addirittura prostitute. Tra gli esempi più famosi possiamo ricordare Caterina da Siena, (facente parte del terz’ordine domenicano) che nel XVIII secolo in Italia, curava i malati di peste, mettendo a repentaglio la sua vita per assisterli.

Le rivoluzioni e le epidemie, negli Stati Uniti d'America, portarono ad un’ulteriore espansione del ruolo infermieristico nel XVIII secolo. I problemi correlati ai bisogni di assistenza erano legati, neanche a dirsi, alla scarsa igiene e ai bassi standard di vita. Alla fine del secolo l’assistenza infermieristica era erogata negli ospedali, ma le condizioni di lavoro erano misere e questo portò ad una perdita di status sociale di chi esercitava la professione.[1]

Intanto, il calo di mortalità iniziato nel XVIII secolo diventa più marcato nel XIX secolo. I motivi per i quali si muore meno sono riconducibili a due, il primo è un sostanziale aumento delle condizioni di vita, il secondo motivo riguarda i frutti della rivoluzione scientifica che si iniziano a vedere dal decennio 1870-80.[2]

XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Florence Nightingale.

Nel XIX secolo si inizia una sanificazione di tutte le istituzioni, carceri, ospizi, ospedali, ed avviene un’organizzazione globale di tutta l’assistenza sociale e sanitaria. In Inghilterra la rivoluzione industriale aveva portato, all’inizio del secolo, ad un progressivo abbandono del lavoro agricolo da parte della popolazione rurale ed in suo progressivo trasformarsi in “proletaria”. Parallelamente vi è una soppressione dell’artigianato, e l’enorme massa dei lavoratori riuniti nella classe operaia, si ritrova in una situazione di sfruttamento lavorativo (solo nel 1802 venne implementata la legge che limita l’impiego di apprendisti per 12 ore al giorno), e le abitazioni avevano affitti molto elevati con delle condizioni igieniche terribilmente scadenti, prive di fogne o in comunicazione con i condotti dell’acqua. Questa situazione porta nel 1832 alla prima epidemia inglese di colera. La povertà, le lunghe giornate lavorative e la diffusione delle malattie aumentarono la richiesta di infermieri che operassero per la salute della comunità.[1]

In Italia, dopo la seconda metà dell’Ottocento, avviene l’Unità d’Italia ed il pensiero comune dei cittadini, che riguarda la salute come competenza statale, fa sì che si vengono a generare riforme e leggi che porteranno alla creazione dei primi sistemi di tutela sanitaria e sociale del Regno d’Italia. Alla proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, “l’azione sanitaria dello stato è limitata alla difesa della salute della popolazione da cause morbose esterne, prevedendo unicamente la profilassi delle malattie infettive affidata ai prefetti, con l’assistenza sanitaria lasciata alla forma umanitaria o religiosa. In molte regioni sono presenti i medici dei poveri con il compito di curare gratuitamente coloro che sono iscritti in apposite liste, dette di povertà.” [2]

Nel XIX secolo nacquero numerose congregazioni religiose, che oltre all’insegnamento, fondarono ospedali e organizzazioni di assistenza ai malati a domicilio, nonostante la normativa ecclesiastica ancora imponesse alle religiose di non assistere nessuno a domicilio, oltre ad escludere le donne incinta e malati di sesso maschile. “Le suore infermiere, in nome della loro missione spesso disattendevano queste disposizioni non negando il loro aiuto ai sofferenti e aprendo continue discussioni con l’istituzione ecclesiastica, come testimonia l’inchiesta generale avviata dalla Sacra Congregazione dei Religiosi nel 1909 in tutto il mondo cattolico, in seguito alle molte proteste per la prassi consolidata delle religiose a prestare assistenza infermieristica, sia a domicilio che negli ospedali, anche agli uomini. Alla fine le suore la spuntarono e, consapevoli dell’esigenza di una preparazione professionale, ottennero anche da Pio X nel 1905 la possibilità di fondare la prima scuola professionale per infermiere.” [3]

L’infermieristica era ancora legata ed influenzata dalla religione, ed il pensiero era che l’immagine umanitaria dell’infermiere fosse legata ad una chiamata spirituale alla professione. Le qualità dei potenziali candidati a diventare infermieri erano povertà, innocenza e sottomissione.[4] In Europa iniziano ad essere costruiti i primi ospedali con la nascita della figura del Direttore medico, mentre nel 1853 a Napoli viene fondata una scuola per infermieri. “Il compito di alleviare le sofferenze dei malati, considerato poco nobile nella gerarchia sociale, è delegato da sempre al sesso femminile, garante dello sviluppo e del mantenimento della specie.” [3]

Florence Nightingale è conosciuta come la fondatrice dell’infermieristica moderna, appartiene ad una famiglia inglese ricchissima e grazie agli insegnamenti del padre ottiene un’istruzione completa con un elevato risultato culturale.[2] Nacque il 12 maggio del 1820 in Italia, a Firenze. Intraprese la professione infermieristica contro i desideri della famiglia.

Accampamento inglese a Balaklava - 1855

Nel 1854 l’Inghilterra entra in guerra con una spedizione nel Mar Nero, in Crimea, con i francesi, in aiuto alla Turchia contro la Russia. La campagna militare inglese fu positiva ma incombe un grosso problema: i feriti e i malati della guerra morivano per mancanza di assistenza. Il ministro della guerra inglese Herbert inviò la Florence Nightingale in Crimea con un gruppo di infermiere, viene nominata sovraintendente del corpo delle infermiere degli ospedale inglesi in Turchia con il compito di organizzare la sfera assistenziale. Le principali cause di morte erano dovute alle epidemie di colera e di tifo, alla gangrena e alla dissenteria, ma non strettamente correlate alle ferite di guerra. Florence Nightingale attuò una serie di provvedimenti quali:

  • Pulizia degli ambienti;
  • Camicie, lenzuola e biancheria;
  • Lavanderia con una caldaia per bollire tutta la biancheria;
  • Cucina per diete speciali;
  • Stanze per l’alloggio delle infermiere.

In sei mesi Florence Nightingale è riuscita a ridurre la mortalità dal 42% al 2%. L’opinione pubblica inglese, a posteriori dalla guerra di Crimea, cambia idea nei confronti del ruolo dell’infermiere, in quanto “diviene simbolo di forza, misericordia, padronanza di sé di fronte al dolore, altruismo e solidarietà.” [2] Nel 1860 pubblicò il libro “Notes on Nursing” e fondò la Nightingale Training School for Nurses”. La scuola viene basata su due fondamentali principi quali:

  1. L’internato obbligatorio delle allieve nella “casa dell’infermiera” -> l’intento della Nightingale è di formare il carattere dell’infermiera secondo criteri morali estremamente rigidi.
  2. La formazione infermieristica basata sul sapere, l’istruzione e la conoscenza -> lezioni teoriche giornaliere vengono impartite da medici e capo reparto e le allieve sono sottoposte ad esami e verifiche. L’istruzione secondo Nightingale non prevede alcuna interferenza nell’ambito medico, senza la sovrapposizione di attribuzioni, ma piuttosto le figure di infermiera e medico si sostengono a vicenda per il bene del malato.[2]

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Negli Stati Uniti ed in Inghilterra il modello Nightingale influenza la formazione, l’organizzazione del lavoro e la identificazione professionale, permettendo un'evoluzione professionale infermieristica in rapida ascesa con mete sempre più ambiziose, come nel 1911 in America, dove nacque l’organizzazione professionale American Nurses Association (ANA). Successivamente nacquero le organizzazioni professionali come la Canadian Nurses Association (CNA), l’International Council of Nurses (ICN), la National League of Nursing (NLN). In Italia invece è attiva la Federazione italiana degli Infermieri e delle Infermiere degli Ospedali e dei Manicomi.

Copertina del primo numero dell'American Journal of Nursing, pubblicato nell'ottobre 1900.

La prima rivista infermieristica risale al 1900, ovvero l’American Journal of Nursing (AJN), gestita e pubblicata unicamente da infermieri.[4] Nel 1909 apre la prima scuola universitaria di assistenza infermieristica in Minnesota.

Il "Goldmark report"

Nel 1919 la Rockfeller Foundation fonda la Committee for the Study of Nursing Education per analizzare la formazione infermieristica negli Stai Uniti. La sociologa Josephine Goldmark venne messa a capo della commissione composta inoltre da Annie W. Goodrich, M. Adelaide Nutting, and Lillian Wald. Nel 1922 si giunge alla pubblicazione di un rapporto noto come Goldmark Report, nel quale si evidenziò che la qualità dei programmi di formazione erano inadeguati, e si raccomandava inoltre di:

  • separare la dirigenza delle scuole infermieristiche dalla dirigenza ospedaliera
  • la settimana di studio/lavoro degli studenti non doveva superare le 48 ore
  • obiettivo dei programmi di tirocinio doveva essere la formazione e non la copertura del servizio
  • ridurre la frequenza a 28 mesi
  • puntare alla formazione universitaria dei futuri insegnanti

Inoltre, in funzione di quanto scaturito dal rapporto, la Fondazione Rockefeller finanziò un modello sperimentale di formazione infermieristica che divenne in seguito la Yale School of Nursing, ovvero la prima scuola autonoma di infermieristica con un proprio preside, docenti, bilancio, e lauree conformi alle norme universitarie. Considerato un punto fondamentale nella storia dell’educazione infermieristica, i risultati di questo rapporto facilitarono il passaggio dalle scuole infermieristiche ospedaliere all’università negli Stati Uniti.[1]

Nel 1965 il rapporto “Lysaught Report” della National Commission on Nursing and Nursing Education, analizzò numerosi problemi infermieristici fra cui: “il chiarimento dei ruoli e delle funzioni infermieristiche, l’educazione infermieristica e le opportunità di carriera per gli infermieri.” [1]

In Italia, suor Odilia D’avella, diventa “figlia della Carità a vent’anni, e a ventisei dirige la scuola dell’Ospedale dei Pellegrini a Napoli, e per due decenni forma generazioni di infermiere, battendosi per sottrarre la professione infermieristica dal ruolo ancillare a quella medica, per cambiare i profili professionali e promuovere i diritti del malato.”[3] Le sue cariche sono state:

  • Presidente delle direttrici per scuole infermieristiche della federazione italiana religiose ospedaliere
  • Presidente della Federazione “Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari e Vigilatrici di Infanzia” (IPASVI) per 15 anni
  • Membro per la formazione infermieristica della Comunità europea e del Consiglio superiore di Sanità.

In Italia, con la legge n. 1049 del 29 ottobre 1954, avviene la nascita del Collegio Infermiere Professionali, Assistenti Sanitarie Visitatrici e Vigilatrici di Infanzia (IPASVI). Questo avvenimento è di estrema importanza per quanto riguarda la professionalizzazione infermieristica, in quanto questo è il momento in cui la collettività, ai sensi dell’articolo 2229 del Codice Civile[5], riconosce una occupazione quale professione intellettuale. Nel 1971 viene abolito l’internato e i maschi vengono ammessi a frequentare i corsi, mentre nel 1973 le scuole per infermieri professionali diventano triennali in accordo con le indicazioni europee stabilite nel Rapporto di Strasburgo. Nel 1980 avviene la ratifica italiana che predispone il riconoscimento reciproco dei diplomi di infermiere nella Unione Europea.

Gli anni settanta vengono considerati anni di maggior sviluppo tecnologico, in cui il mondo sanitario vive l’invasione tecnologica più importante della propria storia recente. Con l’avvento delle nuove tecnologie, si sviluppano numerose specializzazioni mediche e numerose tecniche curative; tuttavia, la professione infermieristica che vive questo momento si specializza e focalizza la propria attenzione più sull’avvento tecnologico piuttosto che porre attenzione sulle conseguenti modificazioni dei bisogni di assistenza infermieristica delle persone.[2] In questi anni, che dal punto di vista storico-culturale sono visti come anni molto confusi e di crisi, “porta la classe infermieristica ad una sorta di crisi di identità della professione, la quale porta gli infermieri a cercare al di fuori del territorio italiano, delle soluzioni e dei nuovi paradigmi interpretativi della realtà.” Dunque ci sono da un lato un aumento delle responsabilità e di “mansioni” affidate agli infermieri (in riferimento al D.P.R 14 marzo 1974, n. 225, conosciuto come “mansionario”), e dall’altro lato la ricerca del significato di cosa è l’assistenza infermieristica.[2]

L’autrice Rossetta Brignone introduce il termine nursing nel 1972 in una sua relazione: il termine sta a significare “un taglio netto con il passato, identificare un nuovo modo di pensare l’assistenza e l’assistenza infermieristica, un nuovo modo di concepire la persona destinataria del servizio infermieristico." [2]

Paradigma della professione[modifica | modifica sorgente]

Secondo Wilensky, un sociologo funzionalista, il processo di professionalizzazione di un’occupazione deve seguire una serie di passaggi che hanno una precisa collocazione storica. L’autore si pose l’obiettivo di identificare se esistono delle tappe comuni nel processo di professionalizzazione ed eseguì uno studio negli Stati Uniti negli anni sessanta e servì ad approfondire la storia di 18 professioni, tra cui la professione infermieristica.[6] L’esito della sua ricerca è positiva in quanto esiste una tipica successione di eventi comuni:

  • “Cominciare a svolgere a tempo pieno l’attività e non più occasionalmente;
  • Istituzione di una scuola di formazione;
  • Formazione di associazioni professionali;
  • Agitazione politica, nel senso di impegno, per guadagnarsi l’appoggio della legge alla protezione dell’area di lavoro, della formazione come prove di abilitazione, legge sull’esercizio;
  • Definizione di un proprio codice deontologico. “ [2]

Se con Wilensky si analizza il processo di professionalizzazione, con l’opera di Meleis[6] si analizza il passaggio dal sapere culturale a quello disciplinare: “Secondo Meleis, da quando gli infermieri hanno cominciato a prendersi cura degli esseri umani in un modo metodico ed organizzato, essi sono stati coinvolti in qualche forma di teorizzazione”, in un processo di elaborazione teorica infermieristica. I concetti di assistenza infermieristica, comfort, comunicazione, protezione, guarigione e salute, sono stati utilizzati per guidare la pratica prima di definire l’inizio dell’elaborazione teorica infermieristica.

Meleis, nella sua teoria, individua cinque stadi di evoluzione del sapere professionale:

  1. Stadio della pratica
  2. Stadio dell’educazione e dell’amministrazione
  3. Stadio della ricerca
  4. Stadio della teoria
  5. Stadio della filosofia

Questi stadi hanno distinto e condotto ad una evoluzione accademica della disciplina infermieristica definendone il mandato e base teorica

  1. Stadio della pratica -> “il mandato dell’assistenza infermieristica è definito come il fornire aiuto per accrescere le possibilità di guarigione e di benessere, il creare un ambiente salutare che aiuti a diminuire la sofferenza e il deterioramento.”
  2. Stadio dell’educazione e dell’amministrazione -> nello sviluppo teorico della disciplina infermieristica, dopo una iniziale pratica di apprendistato, ci si sposta verso problemi correlati alla costituzione dei programmi di studio infermieristici, nei quali gli interrogativi sulla natura dell’assistenza infermieristica portano ad ulteriori sviluppi della teorizzazione infermieristica.
  3. Stadio della ricerca -> “l’attenzione sulla formazione, i curriculum, l’insegnamento, le strategie di apprendimento, l’amministrazione, portano gli infermieri ad interessarsi della ricerca.” Gli infermieri sono obbligati a sviluppare le proprie idee e comunicarle al mondo scientifico attraverso la pubblicazione nelle riviste e la presentazione in incontri accademici.
  4. Stadio della teoria -> In questo stadio gli interrogativi sull’essenza dell’assistenza infermieristica ed i suoi obiettivi emergono in modo più organizzato in quanto, i propri autori, cominciano a costruire realtà così come loro le vedono e le proprie teorie vengono influenzate dall’area socioculturale in cui si sviluppano e da cui derivano.
  5. Stadio della filosofia -> deriva dalle domande poste dopo l’elaborazione teorica. Gli infermieri, che cominciano a riflettere sugli aspetti concettuali della pratica professionale e sui metodi per lo sviluppo delle conoscenze infermieristiche, si pongono quesiti filosofici. In questo stadio la filosofia viene considerata un tentativo di comprendere le premesse filosofiche che stanno dietro le teorie e ricerche infermieristiche.[2]

La specialità della professionalità infermieristica[modifica | modifica sorgente]

Storicamente l’infermiere ha sempre anteposto alla propria crescita professionale, la totale abnegazione verso la persona malata, povera, sola, morente: ovvero una rinuncia consapevole del proprio bene e interesse verso gli altri. Il concetto di professione infermieristica si basa sul possesso di competenza tecnica esclusiva e sull’esistenza di un ideale di servizio che favorisce gli interessi del proprio assistito piuttosto ai propri. L’ideale di servizio viene, in una fase di maturità professionale, racchiuso nel codice deontologico dell’infermiere, che rappresenta la fedeltà e la lealtà del professionista verso la società: probabilmente è il vero segno distintivo tra una occupazione ed una professione.[2]

Il comportamento collettivo e il concetto di professionalità individuale si basano sul concetto di norma. La norma è “un modello, una regola, secondo cui uniformare o regolare i nostri atti, la nostra condotta” [2] , è una regola o un criterio di giudizio.

Il comportamento collettivo ed individuale si circostanzia su tre sistemi normativi:

  • Il sistema normativo disciplinare;
  • Il sistema normativo giuridico;
  • Il sistema normativo etico.

Le regole disciplinari rappresentano il sistema regolativo dell’agire professionale, e si materializzano soprattutto negli aspetti metodologici e strumentali della disciplina infermieristica.
Il sistema normativo giuridico rappresenta la regola stabilita dallo stato verso il professionalismo in quanto rappresenta il riconoscimento sociale di alcuni passaggi ritenuti fondamentali nell’agire professionale e disciplinare[2]. La normativa comportamentale ed etica, oltre ad essere indicata dallo stato e dalla produzione giuridica, è il comportamento deontologico che viene prodotto dalla professione stessa. Quest’ultima normativa risulta essere molto importante per il professionista, che assieme al sistema normativo giuridico, rappresenta la sfera disciplinare e professionale.

L'assistenza infermieristica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assistenza infermieristica.

Disciplina della professione nel mondo[modifica | modifica sorgente]

Italia[modifica | modifica sorgente]

La professione di infermiere ha cominciato ad avere, nello stato italiano, una certa disciplina, sin dall'inizio del XX secolo: infatti il Regio Decreto-Legge 15 agosto 1925 n. 1832 che le facoltà universitarie, ma anche i comuni e le istituzioni di pubblica beneficenza e assistenza sociale posserero istituire apposite scuole professionali[7] ove, al termine della frequentazione di un corso biennale teorico-pratico con relativo tirocinio, si conseguiva un diploma di Stato per l'esercizio della professione di infermiere[8] che però costituiva titolo di preferenza per l'assunzione a servizio di negli ospedali dei comuni delle istituzioni pubbliche di beneficenza e di altri enti morali.[9] Successivamente le norme per l'esercizio della professione di infermiere furono raccolte nel Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 (Testo unico delle leggi sanitarie).

Dopo la seconda guerra mondiale intanto, per responsabilizzare e guidare i professionisti infermieri durante le proprie attività operative quotidiane, nel 1959 “il Comitato centrale della Federazione Ipasvi comincia a discutere della necessità di mettere a punto un codice deontologico infermieristico, che indichi le coordinate etiche in relazione alle quali operano le appartenenti alla professione.” [10] Il primo codice deontologico delle infermiere italiane viene emanato nel 1960, la quale rappresenta un importante passo in avanti verso la costruzione dell’identità professionale.

La professione tuttavia continuò ad essere regolamentata da leggi speciali, in particolare dalla legge 15 novembre 1973 n. 795.pdf (Ratifica dell'Accordo di Strasburgo sulla Formazione dell'Infermiere del 25 ottobre 1967) e dal D.P.R. 13 ottobre 1975, n. 867. La legge del 19 novembre 1990, n. 341, istituendo per la prima volta apposito corso di laurea in scienze infermieristiche sancì l'ingresso della formazione universitaria quale requisito indispensabile per l'esercizio della professione e di infermiere.

Con il d.lgs 30 dicembre 1992, n. 502 stabilì l'obbligo, entro il primo gennaio 1996, per le regioni di stipulare con le università convenzioni per l’attuazione dei corsi di laurea previsti dalla legge 341/1990. Il decreto inoltre stabilì l'obbligo del conseguimento del diploma di maturità quinquennale per l’ammissione al diploma universitario di infermiere,qualificando il titolo rilasciato al termine del corso universitario come “diploma universitario” abilitante all’esercizio della professione.Viene inoltre affermato che i diplomi e gli attestati conseguiti con il precedente ordinamento (le scuole infermieristiche antecedenti al decreto), sono equipollenti al diploma universitario.

Il decreto del Ministero della Sanità 14 settembre 1994, n. 73[11] dettò le prime disposizioni specifiche in tema relative alla figura ed al profilo professionale, definendo l’infermiere come:

« […] l’operatore sanitario che in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale è responsabile dell'assistenza generale infermieristica.[12] »

Il D.M. affermò che la formazione infermieristica è intesa a fornire agli infermieri le necessarie competenze per svolgere la loro attivià in aree suddivise in:[13]

  • a) sanità pubblica: infermiere di sanità pubblica;
  • b) pediatria: infermiere pediatrico;
  • c) salute mentale-psichiatria: infermiere psichiatrico;
  • d) geriatria: infermiere geriatrico;
  • e) area critica: infermiere di area critica.

Il decrto ribadì che il percorso formativo, definito con decreto del Ministro della Sanità:

« si conclude con il rilascio di un attestato di formazione specialistica che costituisce titolo preferenziale per l’esercizio delle funzioni specifiche nelle di verse aree, dopo il superamento di apposite prove valutative. La natura preferenziale del titolo è strettamente legata alla sussistenza di obiettive necessità del servizio e recede in presenza di mutate condizioni di fatto.[14] »

Riassumendo, altri aspetti fodamnetali del D.M. 739/1994 sono i seguenti:

  • Art. 1 comma 2. Le funzioni di assistenza infermieristica, quali: “prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l'educazione sanitaria”
  • Art. 1 comma 3. Le principali funzioni dell’infermiere:
  1. “Partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività;”
  2. “Identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obiettivi;”
  3. “Pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico;”
  4. “Garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;”
  5. “Agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali;”
  6. “Per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto;”
  7. “Svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale.”
  • Art. 1 comma 4: “L’infermiere contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all’aggiornamento relativo al proprio profilo professionale e alla ricerca.”
  • Art. 2 comma 1: Il diploma universitario, previa iscrizione obbligatoria all’albo professionale, abilita all’esercizio professionale.
  • Art. 3 comma 1: I diplomi e gli attestati conseguiti con il precedente ordinamento, sono equipollenti al diploma universitario.

Il decreto del MURST 2 aprile 2001 afferma che i corsi di diploma universitario si trasformano in laurea triennale e il corso di laurea in scienze Infermieristiche è qualificato come laurea magistrale al quale si accede sulla base dei crediti acquisiti nella formazione di base, come ribadito dal decreto del MIUR 22 ottobre 2004, n. 270.

L'accesso alla professione infermieristica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Professioni sanitarie in Italia.

Per esercitare, è necessario conseguire la laurea triennale in Infermieristica ed essere iscritti all'albo professionale presso il collegio provinciale IPASVI di appartenenza.[15] L'Infermiere abilitato alla professione e quindi iscritto ad apposito albo professionale - tenuto dal collegio provinciale - può anche esercitare l'attività come libero professionista.

Anche i pubblici dipendenti (es. infermiere che lavora presso un ospedale) sono soggetti a tale obbligo, come ribadito dalla legge 1º febbraio 2006 n. 43, articolo 2 comma 3.

Infatti, la legge 43/2006 all'art. 2 dispone che:

  • "l’esercizio delle professioni sanitarie […] è subordinato al conseguimento del titolo universitario rilasciato a seguito di esame finale con valore abilitante all’esercizio della professione"
  • "l’esame di laurea ha valore di esame di Stato abilitante all’esercizio della professione"
  • "l’iscrizione all’albo professionale è obbligatoria anche per i pubblici dipendenti ed è subordinata al conseguimento del titolo universitario abilitante".

Il decreto-legge 12 novembre 2001 n. 402 - convertito in legge 8 gennaio 2002 n. 1 - prevede che, relativamente all'assunzione di infermieri in strutture pubbliche, in particolari ipotesi di necessità possa provvedersi all'assunzione di infermieri anche senza i superamento di un concorso pubblico, in particolari ipotesi tassativamente indicate dall predetta norma.[16]

La deontologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Codice deontologico degli infermieri.

Nel 1996 viene elaborato il “patto” tra l’infermiere e il cittadino, che è “uno strumento del tutto innovativo che dà spazio all’esigenza crescente di protagonismo autonomo della professione, rivolgendosi al naturale interlocutore della propria attività.” In realtà, il “patto” tra l’infermiere e il cittadino non è altro che un preambolo ad una vera e propria riscrittura del Codice deontologico infermieristico presentato in occasione della Giornata internazionale dell’infermiere il 12 maggio del 1999. L’obiettivo del nuovo Codice è “indicare le caratteristiche della mission infermieristica in modo da dare spazio alle esigenze di autonomia professionale e fornendo una traccia di riflessione per il quotidiano confronto tra i professionisti e i ritardi della cultura e delle strutture in cui operano.” Il Codice deontologico approvato nel 1999 resterà in vigore fino al 2009. “L'infermiere non è più " l'operatore sanitario" dotato di un diploma abilitante, ma "il professionista sanitario responsabile dell'assistenza infermieristica". Un professionista che, in quanto tale e anche nella sua individualità, assiste la persona e la collettività attraverso l'atto infermieristico inteso come il complesso dei saperi, delle prerogative, delle attività, delle competenze e delle responsabilità dell'infermiere in tutti gli ambiti professionali e nelle diverse situazioni assistenziali.” [10]

Nel Febbraio del 2009 si apre il XV Congresso della Federazione nazionale Collegi IPASVI e viene presentato il nuovo Codice deontologico degli Infermieri italiani. “Il nuovo codice deontologico fissa le norme dell’agire professionale e definisce i principi guida che strutturano il sistema etico in cui si svolge la relazione con la persona/assistito. Relazione che si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa.” [17]

Nel codice deontologico vengono definite in modo preciso ed univoco le attività, le competenze, principi etici e morali quali l’infermiere è tenuto ad attenersi. Viene definito in modo specifico cos’è l’assistenza infermieristica e viene individuato come unico responsabile di quest’ultima l’infermiere; il quale viene riconosciuto come un professionista sanitario. Il codice deontologico è quindi la normativa più importante a cui l’infermiere deve far riferimento nelle scelte professionali quotidiane.

Ruoli e funzioni[modifica | modifica sorgente]

A mero titolo informativo si rammenta che secondo l'art. 2 del codice deontologico degli infermieri[18] "l'assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale ed educativa"

Secondo l'art. 1 comma 2 del profilo professionale dell'infermiere (D.M. 739/1994) le funzioni di assistenza infermieristica sono “prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l'educazione sanitaria”. Nell'art.1 comma 3 vengono descritte le principali funzioni dell'infermiere:

  • “Partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività;”
  • “Identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi obiettivi;”
  • “Pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico;”
  • “Garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;”
  • “Agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali;”
  • “Per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto;”
  • “Svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale.”

“Le competenze dei laureati specialisti (coloro che posseggono la Laurea magistrale) nella classe comprendono": '[19]

  1. "Rilevare e valutare criticamente l’evoluzione dei bisogni dell’assistenza pertinenti alla specifica figura professionale, anche nelle connotazioni legate al genere […];
  2. Progettare e intervenire operativamente in ordine a problemi assistenziali e organizzativi complessi;
  3. Programmare, gestire e valutare i servizi assistenziali nell’ottica del miglioramento della qualità (pianificazione, organizzazione, direzione, controllo);
  4. Supervisionare l’assistenza pertinente alla specifica figura professionale e svolgere azioni di consulenza professionale;
  5. Applicare e valutare l’impatto di differenti modelli teorici nell’operatività dell’assistenza;
  6. Progettare, realizzare e valutare interventi formativi;
  7. Sviluppare le capacitò di insegnamento per la specifica figura professionale nell’ambito delle attività tutoriali e di coordinamento del tirocinio nella formazione di base, complementare, permanente;
  8. Utilizzare i metodi e gli strumenti della ricerca, pertinenti alla figura professionale, nelle aree clinico-assistenziali, nell’organizzazione e nella formazione;
  9. Analizzare criticamente gli aspetti etici correlati all’assistenza e a problemi multiprofessionali e multiculturali.”

Gli infermieri possono essere chiamati a svolgere funzioni diverse in relazione alla loro formazione ed esperienza:[20]

  1. Professionisti infermieri: "in possesso del diploma di laurea o del titolo universitario conseguito anteriormente all’attivazione dei corsi di laurea o di diploma ad esso equipollente […] "
  2. Professionisti coordinatori: "in possesso del master di primo livello in management o per le funzioni di coordinamento rilasciato dall’università […] "
  3. Professionisti specialisti: "in possesso del master di primo livello per le funzioni specialistiche rilasciato dall’università […] "
  4. Professionisti dirigenti: "in possesso della laurea specialistica […] e che abbiano esercitato l’attività professionale con rapporto di lavoro dipendente per almeno cinque anni […] ”

L'infermiere con laurea di primo livello o titolo equipollente: "partecipa all'identificazione dei bisogni di salute della persona e collettività e formula i relativi obiettivi; pianifica, gestisce e valuta l'intervento assistenziale infermieristico; garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche; agisce sia individualmente che in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali, avvalendosi, ove necessario, dell'opera del personale di supporto. L’infermiere svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell'assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale; contribuisce alla formazione del personale di supporto e concorre direttamente all'aggiornamento relativo allo specifico profilo professionale e alla ricerca."[21]

L'infermiere con laurea magistrale: "La continua evoluzione del Servizio sanitario nazionale e i cambiamenti nei contenuti delle cure rendono molto ampia la gamma di posizioni (e competenze) dell'infermiere con laurea specialistica: dalla direzione del Servizio aziendale di assistenza infermieristica, al coordinamento di un dipartimento o unità complessa, o di una équipe, al case management, al coordinamento dell'aggiornamento del personale e della formazione permanente, al ruolo di formatore, di docente e di tutor." [22]

L'infermiere con dottorato di ricerca: "Il Dottorato di ricerca in Scienze infermieristiche è un percorso di formazione universitaria triennale successivo alla Laurea Specialistica, che mira a fornire ai professionisti competenze avanzate e strumenti metodologici necessari per esercitare attività di ricerca e di alta qualificazione presso Università, enti pubblici e soggetti privati. È finalizzato all’approfondimento dello studio della disciplina e dalla ricerca applicata alle Scienze infermieristiche."[23]

La formazione infermieristica post-base[modifica | modifica sorgente]

Secondo il profilo professionale dell'Infermiere, "la formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettano loro di fornire specifiche prestazioni infermieristiche nelle seguenti aree" :

  1. sanità pubblica
  2. pediatria
  3. salute mentale-psichiatria
  4. geriatria
  5. area critica

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Ruth Craven e Constance Hirnle, Principi fondamentali dell’assistenza infermieristica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2007.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m Edoardo Manzoni, Storia e filosofia dell’assistenza infermieristica, Milano, Masson, 2005.
  3. ^ a b c E la suora inventò l’infermiera. URL consultato il 5 ottobre 2013.
  4. ^ a b Dolan et al, 1983.
  5. ^ Codice Civile Art. 2229 “Esercizio delle professioni intellettuali”.
  6. ^ a b Willem Tousjin, Sociologia delle professioni, Bologna, Il Mulino, 1979.
  7. ^ Art. 1 comma 1 R.D.L. 15 agosto 1925 n. 1832
  8. ^ Art. 8 comma 1 R.D.L. 15 agosto 1925 n. 1832
  9. ^ Art. 8 comma 3 R.D.L. 15 agosto 1925 n. 1832
  10. ^ a b Nota storica. URL consultato il 18 settembre 2013.
  11. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 9 gennaio 1995 n. 6
  12. ^ Art. 1 comma 1 D.M. 14 settembre 1994 n. 73
  13. ^ Art. 1 comma 5 D.M. 14 settembre 199, n. 7
  14. ^ Art. 1 comma 7 D.M. 14 settembre 199, n. 7
  15. ^ Decreto Ministeriale n. 739, 14 settembre 1994.
  16. ^ Decreto-legge 12 novembre 2001 n. 402, coordinato con la legge di conversione 8 gennaio 2002, n. 1 ("Misure urgenti contro la carenza di personale infermieristico").
  17. ^ Commentario al Codice 2009. URL consultato il 18 settembre 2013.
  18. ^ Codice Deontologico dell'infermiere (anno 2009)
  19. ^ Decreto Ministeriale, 2 aprile 2001.
  20. ^ Legge n. 43, 1º febbraio 2006.
  21. ^ Laurea triennale. URL consultato il 2 ottobre 2013.
  22. ^ Laurea magistrale. URL consultato il 2 ottobre 2013.
  23. ^ Dottorato - UNIVERSITÀ - Federazione IPASVI

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Decreto del Presidente della Repubblica n. 225, 14 marzo 1974.
  • Codice Deontologico dell’Infermiere, 1999.
  • Codice Deontologico dell’Infermiere, 2009.
  • Decreto Legislativo n. 502, 1992.
  • Decreto Ministeriale n. 739, 14 settembre 1994.
  • Legge n. 42, 26 febbraio 1999.
  • Decreto Ministeriale n. 509, 3 novembre 1999.
  • Legge n. 251, 10 agosto 2000.
  • Decreto Ministeriale, 2 aprile 2001.
  • Decreto Interministeriale, 2 aprile 2001.
  • Decreto Ministeriale n. 270, 22 ottobre 2004.
  • Legge n.43, 1º febbraio 2006.
  • Codice Civile Art. 2229 “Esercizio delle professioni intellettuali”.
  • Edoardo Manzoni, Storia e filosofia dell’assistenza infermieristica, Milano, Masson, 2005.
  • Ruth Craven e Constance Hirnle, Principi fondamentali dell’assistenza infermieristica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2007.
  • Nicole Bizier, Dal pensiero al gesto, Milano, Srobona, 1993.
  • Lillian Sholtis Brunner, Doris Smith Suddarth e Suzanne C. OʼConnell Smeltzer, Infermieristica medico-chirurgica, vol. 1, Milano, Casa Editrice Ambrosiana, 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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