Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet

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Il Viaggio di G. Mastorna, detto Fernet è il titolo di un film ideato da Federico Fellini ma mai realizzato e, secondo Vincenzo Mollica, «il film non realizzato più famoso della storia del cinema»[senza fonte]. Più volte il regista avrebbe voluto realizzarlo ma una serie di contrattempi ne ha sempre impedita la realizzazione.[1]

Ideazione e produzione[modifica | modifica wikitesto]

La storia nasce nel 1965, quando lo stesso Fellini ne scrive il primo copione cinematografico; come sceneggiatore vi era anche Dino Buzzati. Il regista aveva in mente parecchi attori a cui affidare la parte - tra i quali anche Totò, mai assegnatagli a causa delle condizioni di salute dell'attore - e ad un certo punto sembrò quasi certo che essa spettasse a Marcello Mastroianni, ma alla fine il film venne bloccato: solo quando il regista lo riprese, si convinse che Paolo Villaggio era il più adatto al ruolo, tanto da realizzare con lui una sessione fotografica. Fellini realizzò anche lo storyboard di tutta la prima parte, che sarà poi alla base del fumetto omonimo pubblicato nel 1992 e disegnato dal fumettista Milo Manara. Secondo i progetti del regista anche la cantante Mina avrebbe dovuto ricoprire un ruolo nel film.

Fumetto[modifica | modifica wikitesto]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet
fumetto
Lingua orig.italiano
PaeseItalia
TestiFederico Fellini
DisegniMilo Manara
EditoreEditori del Grifo
Collana 1ª ed.Il Grifo nn. 15
1ª edizione1992
Albiunico

Giuseppe Mastorna detto Fernet è un famoso clown, il cui numero consiste nel suonare il violino o il violoncello. Ha girato il mondo e ora si trova in un'imprecisata capitale nordeuropea coperta di neve quando sale su un aereo, pronto a ripartire per l'ennesima tappa del suo tour ma, a causa della persistente tempesta di neve, l'aereo è costretto a un atterraggio di emergenza nella piazza di una grande città, davanti a un'imponente cattedrale gotica. Da qui, con uno slittino, Mastorna viene portato in un grande albergo in una foresta, dove viene accolto a lume di candela e dove ha luogo lo spettacolo di una conturbante danzatrice del ventre che, al culmine dello spettacolo, è colta dalle doglie e partorisce in mezzo alla sala, tra la gioia degli astanti. A questo punto, Mastorna si ritira nella sua stanza ma dove accende la televisione e l'annunciatrice del telegiornale annuncia un disastro aereo sulle montagne che non ha lasciato superstiti, però parla in tedesco, e Mastorna non capisce.

Qui s'interrompe la storia. Fellini non l'ha completata, ma s'intuisce che il disastro aereo di cui parla il tg riguardi ovviamente l'aereo di Mastorna, e che quindi egli non sia altro che un morto che ha appena iniziato il viaggio nell'Aldilà.[senza fonte]

Storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

La prima parte della storia venne pubblicata sulla rivista Il Grifo nel 1992 e le restanti due avrebbero dovuto raccontare il viaggio ma una mattina Fellini ricevette una telefonata dell'amico scrittore Ermanno Cavazzoni, che si complimentava entusiasta della storia, aggiungendo che trovava il finale davvero sorprendente e perfetto. L'equivoco nasce da un refuso che, nell'ultima pagina della prima parte, riportava la parola "fine" invece di "continua"; dato il valore scaramantico che Fellini prestava a certi indizi, ma anche per una serie di disguidi, ritardi o impegni vari, il seguito non non fu mai scritto.

Tramite Vincenzo Mollica, Fellini conobbe Milo Manara nel 1984, e insieme realizzarono una prima storia, Viaggio a Tulum, scritto e sceneggiato da Fellini e Mollica e desegnato da Manara. Poi Fellini si decise a realizzare anche il Mastorna, fornendo a Manara lo storyboard che egli stesso aveva realizzato e che il disegnatore tradusse in tavole disegnate ad inchiostro a china in bianco e nero, con l'uso di mezzetinte per sottolineare l'atmosfera surreale e onirica. Ma l'episodio di cui sopra con Cavazzoni, ed altri lo fecero desistere dallo scrivere la conclusione.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Le scenografie montate per il film a Dinocittà, gli studi sulla Pontina creati da De Laurentiis, prima di essere demolite, rimasero inutilizzate per alcuni anni, e furono riprese in vari documentari. [senza fonte]
  • Dino Buzzati, che fu interpellato da Fellini come sceneggiatore, nello stesso anno 1965 utilizzò il nome Mastorna per scrivere e pubblicare una singolare storia di "tempo perduto".[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Probabilmente perché anche fortemente sconsigliato da Gustavo Rol, grande amico di Fellini, così in Leonatta Bentivoglio, L'inferno di Zeffirelli 'Il mago mi disse: Quel film non girarlo' , in La Repubblica, 6 luglio 2008
  2. ^ Dino Buzzati, Il caso Mastorna in Strane deformazioni del cosiddetto tempo, «Pianeta», n. 10, dicembre 1965 - febbraio 1966.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tazio Secchiaroli, G. Mastorna opera incompiuta, Sellerio, Palermo, 2000. ISBN 88-768-1134-6