Gregorio De Filippis Delfico

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Gregorio De Filippis Delfico (Napoli, 23 ottobre 1801Notaresco, 4 maggio 1847) è stato un politico, poeta e scrittore italiano, era figlio di Troiano De Filippis, napoletano, e di Aurora Cicconi, teramana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia De Filippis dei conti di Longano era originaria della Campania e imparentati con i conti De Secada, spagnoli, mentre i Cicconi, patrizi teramani, originari di Morro d'Oro, erano imparentati con i Filangeri di Napoli, con i de Bracamonte de Pegnoranda imparentati con la imperatrice Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III.

Visse gli anni della giovinezza a Napoli. Nel 1820 sposò Marina Delfico, ultima della sua famiglia, e unì al proprio cognome quello della moglie per patto nuziale. Marina era la figlia di Orazio Delfico e Diomira Mucciarelli, (figlia di Odoardo Mucciarelli, conte di S. Ginesio, patrizio di Ascoli e di Maria Gerolama Tiraboschi, nobile di Jesi e di Senigallia) e nipote di Giovan Bernardino, il fratello maggiore di Melchiorre. La famiglia Mucciarielli era imparentata con le più antiche famiglia marchegiane Malaspina, Quiderocchi, Centini, Tiraboschi, Fagnani Testini, Mastai.

Si dedicò Gregorio al risanamento dell'azienda agricola e alla valorizzazione del patrimonio dei Delfico, trascurato in passato anche per le travagliate vicende politiche che avevano coinvolto in qualche modo tutti i membri della famiglia che avevano patito esilio e persecuzioni.

L'apprezzamento dello zio Melchiorre per Gregorio si trova chiaramente espresso in una lettera indirizzata nel 1825 all'amico Luigi Dragonetti nella quale si legge:

« Sarà il porgitore di questo foglio … d. Gregorio De Filippis Delfico che possiede pienamente il mio cuore … Il Delfico alloro era già secco, ed egli in quattro anni ci ha regalato tre belli germogli, i quali saranno felici, se emuli delle virtù del genitore. »

(Melchiorre Delfico, Lettera a Giacinto Dragonetti, Epistolario, vol. IV delle Copere complete)

Gregorio e Marina ebbero poi nove figli alcuni dei quali a loro volta si distinsero nei rispettivi campi di attività: Troiano (1821-1908), Giovan Bernardino (1823-1870), Melchiorre (1825-1895), Filippo (1827-1907), Aurora (1829-1892), Lodovico (1833-1866), Margherita (1835-1910), Michele (1840-1905), Rosa (1843-1930).

Il 16 dicembre 1821 ottenne la cittadinanza sammarinese dai Capitani reggenti Giuliano Malpeli e Pietro Berti per la sua parentela con Melchiorre Delfico, molto stimato in Repubblica[1]..

Gli anni dell'impegno letterario[modifica | modifica wikitesto]

Lo zio Melchiorre fu ricambiato dalla assoluta venerazione sempre mostrata nei suoi confronti dal nipote acquisito. Gregorio ebbe nella massima cura la biblioteca e le carte di famiglia, soprattutto quelle di Melchiorre e, alla morte di questi, pubblicò un corposo saggio bio-bibliografico in due volumi e La Delficina, una raccolta di aforismi, due opere che fecero da punto di riferimento ai successivi studi sul filosofo teramano.

Tra il 1832 e il 1836 Gregorio pubblicò tutti i suoi più importanti scritti poetici.

Il suo impegno letterario si espresse in numerosi generi: oltre ai saggi appena citati compose opere poetiche, poemetti burleschi, tragedie, drammi storici e una commedia che vengono elencati in bibliografia. Fu in corrispondenza epistolare con Giacomo Leopardi e con numerosi altri intellettuali.

Collaborò attivamente al Giornale abruzzese di scienze lettere e arti fondato (nel 1835 con il titolo di "Filologia Abruzzese") e diretto da Pasquale De Virgiliis con il quale fu in amicizia e in corrispondenza. Pubblicò articoli anche sulla rivista napoletana Il progresso delle scienze, delle lettere e delle arti.

Gli anni dell'impegno politico[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi prevalse nella sua vita l'impegno politico e amministrativo.

Dal 1841 fu presidente della Provincia di Teramo. Alla stessa data sostituì anche il suocero Orazio Delfico come socio ordinario della Società economica, di cui era socio onorario dal 1829. Partecipò con la Società economica alla Istituzione dell'Orto botanico di Teramo (oggi Villa comunale). D'altra parte il suo impegno pubblico si indirizzò soprattutto al settore dell'agronomia che lo vedeva impegnato anche, in prima persona, nella conduzione di un'azienda agricola di notevoli proporzioni che riuniva le terre dei Dèlfico, nel teramano, e quelle dei Longano in Molise. Fu un innovatore, sperimentò nuove tecniche e istituì "poderi modello" per migliorare le condizioni lavorative e produttive del settore.

Formulò proposte, solo in parte realizzate, sia nel campo della viabilità, circa il tratto stradale da Giulianova a Montorio e il collegamento con Roma; sia nel campo della finanza, relativamente alla istituzione di Casse di risparmio che furono poi concretate solo molti anni dopo.

I viaggi[modifica | modifica wikitesto]

Per tutta la vita Gregorio fu viaggiatore instancabile, visitò l'intera penisola e i principali paesi europei. Di grande importanza documentaria le numerose lettere ai familiari scritte durante i suoi viaggi, lettere che rappresentano il diario interiore di un intellettuale alla scoperta del mondo e dalle quali emerge tutta l'umanità del personaggio, la cura costante e i pensieri affettuosi per la moglie, per i figli e finanche per le persone al suo servizio.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Si spense improvvisamente, all'età di 46 anni, mentre faceva tappa a Notaresco, sulla via del ritorno da Montesilvano a Teramo.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Il genio degli Appennini. Idillio nella faustissima occasione della venuta in Teramo di Sua Maestà Ferdinando II … , Teramo, Marsili, 1832;
  • Il giudizio universale, poema di Gregorio De Filippis-Delfico, conte di Longano, Napoli, Da' torchi di Raffaello Di Napoli, 1832;
  • La valle di Simmentall, poemetto boschereccio, Napoli, Da' torchi di Raffaello Di Napoli, 1832;
  • La sventura europea; Le epistole ai monti e La visione, poesie, Firenze, co' tipi di V. Batelli e figli, 1833;
  • La Peleide e la Risomania, poemetti burleschi, Firenze, Per Batelli e figli, 1833;
  • Gl'incanti soavi della solitudine e della malinconia, Firenze, stamp. Magheri, 1833;
  • Ricordi e fantasie su Bagni di Lucca, Firenze, Magheri, 1834;
  • Dirce, Napoli, Azzolina, 1834;
  • Della vita e delle opere di Melchiorre Delfico, Teramo, Presso Ubaldo Angeletti, 1836;
  • La campana di quaresima; e La Madonna del pianto; con una epistola, Napoli, da R. De Stefano e socii, 1836;
  • Discorso sulla importanza d'una storia generale dell'industria e del commercio degli italiani, Teramo, Angeletti, 1836;
  • Poche idee di miglioramento per le contrade del Primo Apruzzo Ultra, discorso pronunciato il primo maggio 1841 nell'apertura del Consiglio generale della provincia medesima, Teramo, stamp. Angeletti, 1841;
  • La Delficina, o sia raccolta di pensieri di Melchiorre Delfico sopra svariati argomenti rinvenuta fra gli scritti postumi di lui, con un discorso ed alcune note dell'editore, Napoli, Trombetta, 1841;

Archivio, scritti inediti e carteggi[modifica | modifica wikitesto]

Per una panoramica sulle carte private di Gregorio, sugli scritti inediti e sull'epistolario, si può fare riferimento a:

  • Donatella Striglioni ne' Tori, L'inventario del fondo Dèlfico. Archivio di Stato di Teramo, Teramo, Centro abruzzese di ricerche storiche, 1994;
  • Marcello Sgattoni, Il “Fondo Delfico” della Biblioteca provinciale di Teramo, in “Aprutium”, 1995, nn.1-2;

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Niccola Palma, Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli … oggi città di Teramo e Diocesi di Teramo, Teramo, Angeletti, 1832-1836, vol. V, ad nomen; e nuova edizione: Storia della città e diocesi di Teramo, Teramo, Tercas, 1978, vol. V, ad nomen;
  • Carlo Campana, Elogio del caonte di Longano Gregorio De Filippis-Delfico, Teramo, Scalpelli, 1847;
  • Melchiorre Delfico, Opere complete, Teramo, Fabbri, vol.IV, Epistolario, passim;
  • Riccardo Cerulli, La famiglia Delfico nel Risorgimento, Pescara, 1964, passim
  • Vincenzo Clemente, «DE FILIPPIS DELFICO, Gregorio», in Dizionario biografico degli italiani, Volume 33, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1987, pp. 760–761;
  • Luciano Artese e Manuelita De Filippis (a cura di), Lo scambio epistolare tra Giacomo Leopardi e Gregorio De Filippis Delfico, Teramo, Amici della Delfico, 1998;
  • Nicola Scarpone, Le “cose patrie” di Pasquale De Virgiliis nelle lettere inedite a Gregorio De Filippis Delfico, in “Critica letteraria”, 2001, fasc.IV, n.113, pp. 715–760.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Notizie e ritratti sono reperibili anche sul sito internet della famiglia, curato da Massimo De Filippis Delfico, all'indirizzo www.defilippis-delfico.it.
Controllo di autoritàVIAF (EN88834625 · ISNI (EN0000 0000 6286 2221 · BAV ADV10139173