Grattacielo Rai

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Grattacielo RAI
Sede rai torino.jpg
Una veduta dell'edificio da piazza XVIII Dicembre.
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Torino
Coordinate 45°04′23.12″N 7°40′07.06″E / 45.073089°N 7.668628°E45.073089; 7.668628Coordinate: 45°04′23.12″N 7°40′07.06″E / 45.073089°N 7.668628°E45.073089; 7.668628
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1962-1968
Uso Uffici
Altezza Tetto: 72 m
Piani 18
Ascensori 4
Realizzazione
Architetto Aldo Morbelli
Ingegnere Domenico Soldiero Morelli
Proprietario Rai

Il Grattacielo Rai di Torino sorge al confine del centro storico della città, isolato tra via Cernaia, via Guicciardini, via fratelli Ruffini, Piazza XVIII Dicembre e Corso Bolzano. La sua altezza di 72 metri ne fa uno degli edifici più alti della città.

All'interno dell'edificio sono presenti alcune opere artistiche moderne di grande formato quali il dipinto di Felice Casorati Concerto (1924),[1] la scultura Suonatori di Jazz, realizzata nel 1966 da Mario Giansone, e l'arazzo L'enigna di Febo di Corrado Cagli.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costruito nel corso degli anni sessanta, anni del boom economico italiano su progetto degli architetti Morelli e Morbelli, sulla base di preesistenti fondamenta della Torre Littoria che fu invece edificata in Via Viotti. Il grattacielo era volto a rappresentare la sede nazionale della Rai, nata proprio a Torino, ma presto destinata al trasferimento di gran parte dei suoi dipartimenti nella città di Roma.

Ad oggi il grattacielo ospita ancora parte della Direzione Generale (condivisa con la sede di Roma[3]) e l'ufficio nazionale abbonamenti TV, i Servizi Generali, l'Amministrazione e Finanza, il Segretariato Sociale, Rai Way e la Direzione nazionale ICT. Lavorano nell'edificio 450 dipendenti Rai e 250 consulenti. È previsto il trasloco dell'intera struttura, insieme al Centro Ricerche Rai all'interno della nuova sede in locazione sita in via Cavalli (ex Telecom). Questo consentirà di attuare il programma di messa in sicurezza dell'edificio storico. Attualmente il futuro della struttura rimane incerto, una delle ipotesi è l'alienazione del bene insieme al Centro Ricerche di Corso Giambone per l'acquisto della sede di via Cavalli.

Negli anni si sono seguite molte ipotesi, tra cui un nuovo albergo di alta categoria, visto che si affaccia attualmente su un'area ad alto tasso di trasformazione urbana: sono già nati o nasceranno in prossimità di questo edificio il Grattacielo Intesa-Sanpaolo, il Grattacielo FS la nuova stazione di Torino Porta Susa ed il polo intermodale dei trasporti, Il Tribunale di Torino, il Politecnico e la sua cittadella, la nuova sede espositiva delle OGR e il futuro Centro Congressi.

Insieme a queste costruzioni, ed al Grattacielo della Provincia di Torino, formerà un piccolo "cluster" di grattacieli.

Caratteristiche progettuali[modifica | modifica wikitesto]

Basamento in pietra di un pilastro del porticato

Il corpo di fabbrica principale, a forma di parallelepipedo, è affiancato da due corpi più bassi uno dei quali si sviluppa lungo via Cernaia. Sotto quest'ultimo è stato ricavato un porticato in continuità con i portici ottocenteschi della via, ai quali si richiama per forma e dimensioni. Il grattacielo è caratterizzato da strutture in acciaio a vista che ne enfatizzano lo sviluppo verticale ed è sovrastato da una massiccia pensilina. Particolarmente accurati sono i particolari costruttivi in metallo e pietra che ne caratterizzano l'affaccio verso via Cernaia e Piazza XVIII Dicembre.[4]

Amianto[modifica | modifica wikitesto]

Il Grattacielo RAI in una giornata d'inverno

All'epoca della costruzione dell'edificio i pericoli per la salute legati all'inalazione di fibre di asbesto non erano ancora noti. Il grattacielo fu quindi realizzato con largo impiego di materiali a base di amianto. L'amianto veniva utilizzato in molti modi: pannelli prefabbricati di copertura, plafoniere, o sotto forma di polvere che veniva impastata con collanti a base vinilica per ricoprire intere pareti e isolare fasci di tubazioni. Quest'ultimo sistema è quello che più è stato messo sotto accusa in quanto durante la costruzione dell'edificio causava la formazione di grandi nubi di fibre che si disperdevano nell'aria.[5]

Nel 2009 un dirigente RAI che per molti anni (fra il 1967 e il 1992) aveva lavorato all'interno dell'edificio morì di mesotelioma. Anni prima, nel 1992, un ex dipendente dell'azienda che costruì il grattacielo morì anch'esso di mesotelioma (l'imprenditore edile fu poi condannato per omicidio colposo nel 1995).[6]

La RAI è a conoscenza del problema e va detto che da quando la pericolosità dell'impiego di amianto per costruzioni è nota, ha assunto un comportamento aperto e responsabile. Nel 1992 vennero effettuate molte opere di messa in sicurezza. Nel frattempo fu attivato un sistema di controllo della qualità dell'aria (tramite il quale si è potuto constatare che i livelli di fibre dispersi nell'aria sono al di sotto dei limiti di legge) e negli ultimi anni è allo studio un trasferimento totale delle attività e dei 400 dipendenti rimasti al lavoro all'interno del palazzo. A quel punto l'azienda potrà decidere se bonificare completamente la struttura e reimpiegarla oppure se venderla e lasciare che sia l'acquirente ad occuparsi della bonifica.

Il trasferimento avverrà una volta che i lavori di ristrutturazione della sede di corso Giambone saranno completati.[7]

Il grattacielo RAI si è così guadagnato l'infelice nome di "grattacielo dell'amianto", quando in realtà il problema dei materiali a base di fibre d'asbesto utilizzati su così larga scala è comune a tutti gli edifici in metallo costruiti fra gli anni cinquanta e settanta del novecento (come ad esempio Palazzo Nuovo, principale sede dei corsi umanistici dell'Università degli Studi di Torino). La bonifica è possibile, ma è lunga e costosa e mette fuori uso gli edifici interessati per tempi lunghi, tempi che spesso si dilatano proprio per la delicatezza con la quale devono essere effettuate le operazioni di rimozione e risanamento. Molti edifici sono stati bonificati, ma molto spesso si opta per soluzioni temporanee di messa in sicurezza tramite l'applicazione di prodotti che impediscano lo sfaldamento delle superfici. Per questi motivi sono ancora molti gli edifici nel mondo con problemi identici a quelli della torre RAI.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Casorati Felice Concerto, 1924, fondazione Marilena Ferrari. URL consultato il 10 agosto 2011.
  2. ^ AA.VV., Torino e Valle d'Aosta, Milano, Touring club italiano, 1996, ISBN 88-365-0880-4.
  3. ^ Rai, Bilancio Rai 2006. Riportato l'11 gennaio 2008.
  4. ^ Grattacielo RAI, Comune di Torino. URL consultato il 5 agosto 2011.
  5. ^ Alberto Gaino, Un dirigente Rai morì a causa dell'amianto. Indagati 20 direttori, La Stampa. URL consultato il 15 giugno 2012.
  6. ^ Alberto Gaino, Un dirigente Rai morì a causa dell'amianto. Indagati 20 direttori, La Stampa. URL consultato il 15 giugno 2012.
  7. ^ Sarah Martinenghi, Il grattacielo Rai adesso mette paura tumore da amianto per un dirigente, La Repubblica. URL consultato il 15 giugno 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agostino Magnaghi, Mariolina Monge, Luciano Re, Nuovi uffici della Rai, in Guida all’architettura moderna di Torino, Torino, Lindau, 1995, pp. 247-248.
  • Paolo Scrivano, Grattacielo per Uffici Rai, in Guida di Torino. Architettura, Vera Comoli, Carlo Olmo (a cura di), Torino, Allemandi, 1999, p. 217.
  • Società degli Architetti e degli Ingegneri in Torino, Architettour. 26 Itinerari di Architettura a Torino/Architectural Walks in Turin, Torino, SIAT, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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