Palazzo della Provincia (Torino)

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Palazzo della Provincia di Torino
Localizzazione
StatoItalia Italia
LocalitàTorino
Coordinate45°04′14.66″N 7°39′49.38″E / 45.070739°N 7.663717°E45.070739; 7.663717Coordinate: 45°04′14.66″N 7°39′49.38″E / 45.070739°N 7.663717°E45.070739; 7.663717
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1962
UsoUffici
AltezzaTetto: 65 m
Piani18
Realizzazione
ArchitettoOttorino Aloisio
ProprietarioCittà metropolitana di Torino

Il Palazzo della Provincia di Torino è uno dei grattacieli più alti di Torino.

Ubicato al centro di un'area interessata da profondi cambiamenti che vedono sorgere la nuova Stazione di Porta Susa sotterranea, il Grattacielo Intesa Sanpaolo e il completamento del grande viale denominato Spina Centrale, il Palazzo della Provincia di Torino è una delle testimonianze della prospettiva di trasformazione che ha interessato i maggiori capoluoghi italiani verso la fine degli anni Cinquanta.
L'edificio sorge al confine del centro storico, tra Corso Inghilterra, Via Cavalli, Via Avigliana, Via Beaumont e la sua altezza di 65 metri ne fa uno degli edifici più alti della città.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Realizzato sull'area dell'ex mattatoio a partire dal 1962, l'edificio fu progettato da Ottorino Aloisio, già autore della sede torinese della Sipra (anno 1959), vincendo il concorso bandito della STIPEL (poi SIP e quindi Telecom) per la realizzazione del nuovo centro direzionale destinato ad ospitare uffici e impianti. L'austerità del progetto ebbe anche il compito di conferire all'opera un'immagine di emblematica modernità.

L'edificio originario[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base di questo alto valore simbolico, Aloisio concepisce l'edificio come un grattacielo orizzontale che delinea marcatamente l'antistante Corso Inghilterra, optando per una facciata principale scandita dalla fitta ripetizione di paraste altissime, tra le quali trovano posto le finestrature anch'esse molto sviluppate in altezza. Contestualmente, Aloisio si occupa personalmente anche della progettazione dell'intero apparato di dettagli costruttivi secondari come inferriate, infissi esterni ed interni, gli arredi e addirittura la grafica della segnaletica interna degli uffici.

La ristrutturazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del 2008, a seguito del contestato spostamento della sede legale della Telecom a Milano[1], il grattacielo è stato oggetto di una radicale ristrutturazione interna ed esterna su progetto di Paolo Rosani, divenendo la nuova sede centrale della Provincia di Torino. I lavori di ristrutturazione, seguiti dagli uffici Tecnici dell'Ente sono durati due anni e sono stati portati a termine nei tempi previsti; La contestuale rivalutazione del quartiere ha indubbiamente contribuito all'ottimizzazione e unificazione dei vari uffici istituzionali dell'ente in un contesto architettonico significativo.

Oltre alla necessaria bonifica dall'amianto, il progetto di Rosani ha operato sia esternamente che internamente, comprendendo interventi volti all'adeguamento tecnologico, ad una migliore efficienza energetica e a una nuova organizzazione degli spazi che hanno visto la realizzazione di un auditorium da 400 posti. Inoltre, l'accentuata verticalità della facciata è stata profondamente modificata e sono stati rimossi anche i rivestimenti policromi in klinker, in favore di un nuovo (ma più anonimo) rivestimento "ecosostenibile". Stessa sorte per i molteplici dettagli costruttivi interni ed esterni originali progettati dall'Aloisio.

I lavori si sono conclusi con l'inaugurazione della nuova sede il 10 ottobre nel 2008.[2] Anche dopo il notevole rimaneggiamento, l'edificio continua tuttavia ad essere protagonista della nuova area in fase di avanzato completamento ed è situato accanto ad uno dei nuovi simboli di Torino: il Grattacielo Intesa Sanpaolo, affacciato su Corso Vittorio Emanuele II°.

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

M1 Metropolitana Fermi - Lingotto (fermata Porta Susa).

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, 1984, p. 389.
  • Maria Adriana Giusti, Guida all’architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Torino, Allemandi, 2008.
  • Società degli Architetti e degli Ingegneri in Torino, Architettour. 26 Itinerari di Architettura a Torino/Architectural Walks in Turin, Torino, SIAT, 2000.
  • Nino Rosani, Edizioni EDA, Torino 1974
  • Micaela Viglino Davico, Note per una storia del Miar torinese. Ottorino Aloisio e l'architettura gestuale, RapiRapida, Torino 1974
  • Marco Pozzetto, Micaela Viglino Davico, Ottorino Aloisio, in «Cronache economiche», 3-4, marzo-aprile, 1975, pp. 3-18
  • Marco Pozzetto, Vita e opere dell'architetto udinese Ottorino Aloisio, Torino 1977
  • Marco Pozzetto, Ottorino Aloisio Architetto, Catalogo della mostra, Istituto per l'Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, Udine 1981
  • Politecnico di Torino Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984, p. 389 Vai alla pagina digitalizzata
  • Società degli Architetti e degli Ingegneri in Torino, Architettour. 26 Itinerari di Architettura a Torino/Architectural Walks in Turin, SIAT, Torino 2000
  • Augusto Sistri, Ottorino Aloisio (ad vocem), in Ordine degli Architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori della Provincia di Torino, Albo d'onore del Novecento. Architetti a Torino, Celid, Torino 2002
  • Paolo Scrivano, Aloisio, Ottorino, in Carlo Olmo (a cura di), Dizionario dell'architettura del XX secolo, Vol. I, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, Roma 2003
  • Alessandro Martini, Città, infrastrutture, trasformazioni urbane e aggiornamento tecnologico. Ottorino Aloisio e il Palazzo Sip di Torino, in «Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino», numero monografico "Il nuovo Palazzo della Provincia di Torino", nn. 3-4, settembre-ottobre, 2008, pp. 20-36
  • Maria Adriana Giusti, Rosa Tamborrino, Guida all'architettura del Novecento in Piemonte (1902-2006), Allemandi, Torino 20

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]