Giovanni Francesco Gonnelli

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Autoritratto

Giovanni Francesco Gonnelli (Gambassi, 4 aprile 1603Roma, 1664) è stato uno scultore italiano, noto come Il Cieco di Gambassi.

Vita e opere[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Gonnelli nacque a Gambassi il 4 aprile 1603 figlio di Dionigi, di professione bicchieraio, e di Maria Maddalena Lotti[1]. Nel 1614, rimasto orfano del padre (la madre risulta ancora viva nel 1636[2]), si trasferì a Firenze dove iniziò a lavorare nella bottega dello scultore Chiarissimo Fancelli e in seguito in quella del più celebre Pietro Tacca.

Alla corte dei Gonzaga[modifica | modifica wikitesto]

Fu, in un primo tempo, non ancora cieco, chiamato a Mantova dai Gonzaga che lo nominarono scultore di corte. Proprio in questo periodo s'ammalò e divenne completamente cieco, probabilmente durante l'assedio di Mantova del 1630. Nella Vita dello scultore, scritta da Filippo Baldinucci, si cerca di spiegare l'improvviso incidente, apparentemente senza spiegazione, con i «patimenti dell'assedio» o «a cagione dell'umidità» del clima di Mantova[3].

Lapide in onore dello scultore

Alla corte dei Medici[modifica | modifica wikitesto]

Tornò a Gambassi, forse perché non ritenuto in grado di mantenere la propria carica. Ma la manualità che aveva appreso come scultore, con un metodo da lui inventato, usando della cera per fare le fattezze del personaggio che doveva rappresentare, poté continuare a lavorare. Gran parte della sua produzione artistica è costituita da figure in terracotta, modellate abilmente con l’uso delle mani. Con questo metodo fu chiamato a lavorare a Firenze dove fu molto apprezzato sia come scultore che come personaggio con delle facoltà particolari.

A Firenze si conservava già un busto di Cosimo II de' Medici, fatto, quando era ancora vedente, al tempo del suo alunnato presso il Tacca, e restaurato dallo stesso scultore in tempo di cecità. Fu chiamato dal granduca Ferdinando II de' Medici per fare un suo busto in terracotta, e un altro gli fu commissionato dal nobile Lorenzo Usimbardi. Fu talmente apprezzato che Ottavio Rinuccini, poeta e librettista della Camerata de' Bardi scrisse ben due odi per la nascita di una figlia dello scultore.

Alla corte del papa[modifica | modifica wikitesto]

Busto di Urbano VIII (1637)

Forse per questo motivo papa Urbano VIII della famiglia Barberini lo volle a Roma, nel 1637, dove il Gonnelli plasmò un busto del papa, che si trova nei Musei Vaticani. Oltre il busto del papa, «fra le altre persone di conto, ch'egli ritrasse in Roma fu Gio. Francesco di Giustiniano [...] Andrea Giustiniano, Marchese di Bassano, suo fratello e [...] il Cardinale Pallotta»[4].

Nel Museo del Prado a Madrid, un dipinto di Jusepe de Ribera è intitolato al Cieco di Gambassi (Il Tatto), e anche il pittore Livio Mehus, durante il suo soggiorno a Firenze fece un suo ritratto, oggi conservato in una collezione privata.

Purtroppo la maggior parte delle opere del Cieco di Gambassi, come usava firmarsi nelle sue sculture, sono divise in varie collezioni e oggi irreperibili o disperse.

Vista la fattura delle sue opere, che potevano competere con quelle di altri scultori "vedenti", erano stati sollevati dei dubbi sulla sua cecità e Gonnelli quindi fu sottoposto a delle prove. A Roma un alto prelato lo sfidò a comporre una terracotta in una stanza completamente buia. Il Gonnelli passò la prova dimostrando la sua buona fede e la straordinarietà delle sue capacità.

Un'altra prova fu quella di cui ci narra sempre il Baldinucci, è riferita al Cardinal Pallotta che lo vide comporre un busto della sua innamorata e in seguito moglie (si sposarono a Gambassi il 16 gennaio 1641[5]) Elisabetta Sesti. Lo scultore, pur senza la modella rimasta a Gambassi, fece un ritratto "a memoria". Stupito il Cardinale compose questo motto:

« Giovan, ch'è cieco e Lisabetta amò
Scolpì nell'Idea che amor formò »

Il 28 marzo 1637 chiese la cittadinanza volterrana, che gli fu concessa il successivo 22 aprile[6].

Morì a Roma, dove ormai viveva stabilmente, nel 1656[7] oppure nel 1664[8], date ancora senza riscontro documentario.

Opere artistiche attribuite[modifica | modifica wikitesto]

Busto del canonico Francesco Chiarenti (1640)

Ritratti:

  1. Autoritratto, terracotta, collezione privata, Sesto Fiorentino (fino al 1942, oggi disperso), firmato «GIOVANNI GAMBASSI CIECHO FECE», foto
  2. Busto di Urbano VIII [1], terracotta (1637), Pinacoteca di Palazzo Barberini, Roma, firmato «GIO. GAMBASSI CIECO FECE», foto
  3. Busto di Urbano VIII [2], terracotta (1637), Biblioteca Vallicelliana, Roma (oggi disperso), firmato «IOANNES GAMBASSIUS CIVIS VOLATERRANUS CAECUS FECIT»[9]
  4. Busto di Innocenzo X, terracotta, Biblioteca Vallicelliana, Roma, firmato «IOANNES GAMBASSI CIVIS VOLATERRANUS CECUS FECIT»[10], forse foto
  5. Busto del granduca Cosimo II [1], terracotta, Pinacoteca e Museo civico, Volterra[11]
  6. Busto del granduca Cosimo II [2][12], terracotta Christie's, Londra (2015), foto
  7. Busto del canonico Francesco Chiarenti, terracotta, Museo del vetro, Gambassi Terme, firmato e datato «GIOVANNI GAMBASSI CIECO FECE L'ANNO 1640» e sul fronte «FRANCISCUS CLARENTUS CANONICUS 1640», foto
  8. Busto maschile, terracotta, Galleria Cesati, Milano (2010), firmato e datato «IOANNES GAMBASSIUS CIVIS VOLATERRANUS CAECUS FECIT 1646», foto

Opere sacre:

  1. Santo Stefano, statua policroma in stucco su supporto ligneo, chiesa di Santo Stefano al Ponte, Firenze, andata quasi distrutta nell'attentato del 1993, detto la strage di via dei Georgofili, che ha coinvolto anche la chiesa.
  2. Deposizione, gruppo in terracotta, chiesa di San Piero a Monticelli, Firenze, foto
  3. Madonna con Bambino tra i santi Giovanni e Bartolomeo, terracotta, chiesa di San Bartolomeo a Casanova, Terricciola
  4. Statue in terracotta, chiesa della Santissima Annunziata, Capannoli
  5. Statua in terracotta, chiesa di San Francesco, Colle Val d'Elsa
  6. San Girolamo e San Francesco, terracotta, chiesa di San Girolamo, Volterra
  7. Pietà, oratorio della Compagnia di San Bernardino, Siena
  8. Gruppo dell'Addolorata, terracotta, cappella presso la Cappuccina, San Gimignano, foto
  9. Busto di santo [1], terracotta, Victoria & Albert Museum, Londra, foto
  10. Busto di santo [2], terracotta, Victoria & Albert Museum, Londra, foto

Opere citate nelle fonti:[modifica | modifica wikitesto]

  • Baldinucci, Notizie:
  1. due Busti di Cosimo II (Gambassi), cfr. Ritratti, nn. 5 e 6
  2. Bacco (Gambassi)
  3. Cavaliere volterrano «in atto di caccia» (Gambassi)
  4. Busto di Sant'Antonio da Padova (Gambassi), cfr. Opere sacre, nn. 9 e 10
  5. Ritratto del granduca Ferdinando II (Firenze)
  6. Ritratto di Lorenzo Usimbardi (Firenze)
  7. Santo Stefano (Firenze), cfr. Opere sacre, n. 1
  8. Cristo morto (Firenze)
  9. Ritratto di Urbano VIII (Roma), cfr. Ritratti, nn. 2 e 3
  10. Ritratto di Giovan Francesco di Giustiniano (Roma)
  11. Ritratto del cardinale Pallotta (Roma)
  12. Ritratto di Elisabetta Sesti, futura moglie (Roma)
  • [in costruzione]

In alcuni trattati ottocenteschi sono citate altre opere, come le sculture per l'altare del convento dell'Osservanza presso Siena, come conferma Ettore Romagnoli nella sua Cenni storico-artistici di Siena e suoi suburbii del 1840. Nel tomo Siena e il suo territorio (1862), il Lazzeri aggiunge che questo gruppo di personaggi in terracotta rappresentano:

« ...un Gesù morto colle Marie e altri santi...(p. 274) »

Ma la testimonianza più importante è la Vita dello scultore scritta da Filippo Baldinucci in Notizie de' professori del disegno da Cimabue in qua del 1681.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivio Storico Diocesano di Volterra, Libri parrocchiali, Gambassi, Santa Maria a Chianni, 236, Libro del Battesimo, 1586-1607, c. 105r. A torto, alcuni storici spostano la data della sua nascita al 1610, ritenendolo cieco nel 1630, «all'età di vent'anni»: cfr. Stefano Ticozzi, Dizionario degli architetti, pittori, scultori, intagliatori in rame e in pietra (1830) e Filippo de Boni, Biografia degli artisti (1852).
  2. ^ Supino, Le opere del Cieco, p. 262, nota 2.
  3. ^ Baldinucci, Notizie, p. 621.
  4. ^ Ivi, p. 625.
  5. ^ Archivio Storico Diocesano di Volterra, Libri parrocchiali, Gambassi, SS. Iacopo e Stefano, 255, Libro di matrimoni e cresime, 1577-1676, c. 71rv.
  6. ^ Archivio Storico Comunale di Volterra, filza D nera 31, c. 579. Con lettera da Roma del 12 maggio 1637, ringraziava per la cittadinanza concessa, Bacci, Una lettera, pp. 157-158.
  7. ^ Bibliteca Nazionale Centrale di Firenze, Poligrafo Gargani, 994.
  8. ^ Thieme-Becker, Allgemeines Lexikon der Bildenden Künstler, XVI, p. 370.
  9. ^ D'Affitto, Il ritratto, p. 127, nota 22.
  10. ^ L. von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medio Evo [...], XIV/1, Storia dei papi nel periodo dell'assolutismo dall'elezione di Innocenzo X sino alla morte di Innocenzo XII (1644-1700), Roma 1932, p. 25, nota 3, [on line]
  11. ^ D'Affitto, Il ritratto, p. 128, n. 2.29.
  12. ^ Nel 1968 era apparso alla Sotheby di Londra (ibidem).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • B. Oldoini, Ristretto dell'Historie del Mondo dall'anno MDCL sino al MDCLXIV, II, Venetia 1664, pp. 10-11, on line
  • F. Baldinucci, Notizie de' Professori del Disegno da Cimabue in qua [...] (1681), a cura di F. Ranalli, IV, Firenze 1846, pp. 620-629, on line
  • A. Cinci, Lo scultore cieco o Cenni biografici di Giovanni Gambassi, Volterra 1879
  • P. Minucci Del Rosso, Il Cieco di Gambassi, Firenze 1880
  • O. Bacci, Una lettera del Cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XIII (1905), pp. 157-158
  • I. B. Supino, Le opere del Cieco di Gambassi a San Vivaldo, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XIII (1905), pp. 262-267
  • C. Airaghi, Giovanni Gonelli detto il cieco da Gambassi, «Emporium», XXII (1905), n. 128, pp.122-126, on line
  • M. F. Franchi, Lo scultore cieco, Castelfiorentino 1910
  • O. Pogni, Tre opere del Cieco di Gambassi che si trovavano nel Palazzo Attavanti, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XXXIV (1926), pp. 58-60
  • S. Isolani, Altre opere del Cieco da Gambassi in Castelfiorentino,«Miscellanea Storica della Valdelsa», XXXIV (1926), pp. 156-157
  • E. Mattone Vezzi, Il cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», XLV (1937), pp. 99-115, on line
  • P. D. Neri, Intorno alla personalità artistica del Cieco da Gambassi (Nel terzo centenario della sua morte), «Miscellanea Storica della Valdelsa», L (1942), pp. 3-15
  • S. Isolani, La moglie del Cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», L (1942), pp. 113-117
  • C. D'Affitto, Il ritratto seicentesco, in La civiltà del cotto. Arte della terracotta nell'area fiorentina dal XV al XX secolo, Firenze 1980, pp. 125-128
  • M. G. Ciardi Duprè Dal Poggetto, Un contributo per il Cieco da Gambassi, «Miscellanea Storica della Valdelsa», C (1994), pp.141-156
  • S. Bellosi, Giovanni Gonnelli, detto il Cieco di Gambassi, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma 2001, on line
  • F. Federici, Alla ricerca dell’esattezza: Peiresc, Francesco Gualdi e l’antico, in Rome-Paris 1640. Transferts culturels et renaissance d'un centre artistique, atti del convegno (Roma, 17-19 aprile 2008), Paris 2010, pp. 229-273, alle pp. 245-246, on line
  • H. Körner, Giovanni Gonnelli. Quellen und Fragen zum Werk eines blinden Bildhauers (2011), in Das haptische Bild. Körperhafte Bilderfahrung in der Neuzeit, a cura di M. Rath, J. Trempler e I. Wenderholm, Berlin 2013, pp. 135-158, parzialmente on line

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