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Giovanni Battista Bachelet

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Giovanni Battista Bachelet

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato29 aprile 2008 –
14 marzo 2013
LegislaturaXVI
Gruppo
parlamentare
Partito Democratico
CoalizionePD-IdV
CircoscrizioneLazio 1
Incarichi parlamentari
Componente VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPartito Democratico
Titolo di studioLaurea in fisica
UniversitàUniversità degli Studi di Roma "La Sapienza"
ProfessioneDocente universitario

Giovanni Battista Bachelet (Roma, 3 maggio 1955) è un fisico e politico italiano.

È figlio del giurista Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate Rosse.

Formazione e carriera accademica

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Dopo elementari e medie all’Istituto Marcantonio Colonna[1] dei Fratelli cristiani d'Irlanda e le superiori al Liceo ginnasio statale Terenzio Mamiani, si è laureato in fisica alla Sapienza con 110 e lode. Nello stesso periodo è stato scout e poi capo nell'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani e ha partecipato alle attività del circolo Francesco Luigi Ferrari guidato da Paolo Giuntella, del Segretariato attività ecumeniche guidato da Maria Vingiani e della Società Biblica in Italia, della quale è stato molti anni dopo (1992-2000) consigliere d'amministrazione e vicepresidente.

Dopo il 1979 ha fatto ricerca negli Stati Uniti, presso i Bell Laboratories di Murray Hill, nel New Jersey, alla Scuola Normale di Pisa, al Max Planck Institut di Stoccarda[2], al Consiglio Nazionale delle Ricerche e nel 1988 è stato chiamato come professore associato dall'Università di Trento. Nel 2000 è diventato professore ordinario di Fisica della Materia presso l'Università di Roma "La Sapienza".[3] Eletto deputato nel 2008, è stato in congedo obbligatorio fino alla fine della legislatura; nel marzo 2013 ha preferito però tornare al lavoro di professore universitario a "La Sapienza".[4] Dal 2023 è in pensione.

Bachelet con il presidente Giorgio Napolitano, la moglie Silvia Fasciolo e il primo figlio Vittorio il 12 febbraio 2010, 30º anniversario della morte del padre.

L'assassinio del padre

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Ai funerali del padre, nel 1980, durante la preghiera dei fedeli, aveva pronunciato le seguenti parole:[5]

«Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore.

Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri.»

Carriera politica

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Chiamato da Romano Prodi nel febbraio 1995 a coordinare i nascenti "Comitati per l'Italia che vogliamo" a Roma e Provincia, ha concluso questa prima esperienza politica con le elezioni del 1996, sfidando Gianfranco Fini nel XXIV Collegio Camera della provincia di Roma e perdendo con onore (41.000 voti contro 49.000).

Ha contribuito nel 2002 alla nascita dell'associazione Libertà e Giustizia e, nel 2005, del comitato del NO[6] al referendum costituzionale che l'anno successivo ha vinto, cancellando sul nascere le modifiche costituzionali proposte dal governo Berlusconi.

Poi, nelle primarie fondative del Partito Democratico dell'ottobre 2007, è stato eletto nella lista di Rosy Bindi e poco dopo, alle elezioni politiche del maggio 2008, è stato candidato ed eletto parlamentare alla Camera dei deputati nelle liste del PD. Alle successive primarie del PD (ottobre 2009) è stato candidato nella lista Bersani e nuovamente eletto nell'assemblea del PD. Dal 2010 al 2012 è stato Presidente del Forum Nazionale Istruzione del PD, dei cui lavori ha presentato a inizio 2013 un rendiconto nel libro "Idee ricostruttive per la scuola".[7] In tale anno conclude il proprio mandato parlamentare.

Nel 2015-2016 è stato membro del comitato scientifico del "Portale di documentazione LGBT" del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR).[8]

Nel 2026 presiede il Comitato “Società civile per il No nel referendum costituzionale” sulla riforma dell'ordine giudiziario voluta dal Governo Meloni.[9]

  1. ↑ Discorso di sua Santità Pio PP.XII nel cinquantenario dell'Istituto «Marcantonio Colonna», su vatican.va.
  2. ↑ Max-Planck-Institut für Festkörperforschung, Stuttgart, su mpi-stuttgart.mpg.de.
  3. ↑ Giovanni Bachelet: resumé, su giovannibachelet.it. URL consultato il 23 febbraio 2022.
  4. ↑ (EN) Alaina G. Levine, Profiles in Versatility - A Stint in Italy's Parliament Teaches Many Lessons, in APS News, July 2013. URL consultato il 20 agosto 2016.
  5. ↑ "Vittorio Bachelet. Servire.", a cura di Giacomo Martina e Alberto Monticone, Edizioni Studium, Roma 1981, pag. 159
  6. ↑ Wayback Machine (PDF), su www.bassanini.it. URL consultato il 18 novembre 2025 (archiviato il 7 giugno 2024).
  7. ↑ Idee ricostruttive per la scuola, materiali e documenti prodotti dal lavoro collettivo del Forum Politiche Istruzione PD 2010-2012 (PDF).
  8. ↑ UNAR - Roma, 4 giugno: Presentato il portale di documentazione LGBT, su unar.it. URL consultato il 2 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 16 aprile 2016).
  9. ↑ «Csm demolito, riforma non condivisa. Perché si deve votare no al referendum», su www.avvenire.it, 1º gennaio 2026. URL consultato il 14 gennaio 2026.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 6898149068420365730003 · SBN IEIV069159 · ORCID (EN) 0000-0002-1552-6764