Gianandrea Gropplero di Troppenburg

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Gianandrea Gropplero di Troppenburg
Gianandrea Gropplero di Troppenburg MDM.png
24 ottobre 1921 – 9 aprile 2007
Soprannome"Freccia"
Nato aUdine
Luogo di sepolturacimitero di Colloredo di Monte Albano
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Aeronautica
SpecialitàCaccia
Anni di servizio1941-1945
GradoPrimo aviere
GuerreSeconda guerra mondiale
Decorazionivedi qui
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Gianandrea Gropplero di Troppenburg (Udine, 24 ottobre 19219 aprile 2007) è stato un aviatore, militare e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Udine il 24 ottobre 1921, e mentre frequentava la facoltà di ingegneria presso l'Università di Bologna fu chiamato al servizio militare. Arruolato nella Regia Aeronautica come Aviere scelto Allievo Ufficiale nel luglio 1941, fu inviato dapprima a Centro di istruzione Orvieto, e poi trasferito alla Scuola di pilotaggio di Fano dove conseguì il brevetto di pilota militare, e quindi promosso Primo aviere A.U. Passò quindi a frequentare, come sergente pilota, il 2º Corso presso la Scuola Caccia di Gorizia,[1] annessa al 4º Stormo Caccia Terrestre, e lì si trovava quando fu proclamato l'armistizio dell'8 settembre 1943. Subito dopo l'annuncio andò a Roma, dove si collegò con il centro militare del Partito d'Azione[1] e compì le sue prime esperienze nella guerra di liberazione, soprattutto nel reatino. Dopo la liberazione nella Capitale,[2] accettò di andare in missione nel Friuli. Paracadutato da un Douglas C-47 Dakota il 9 aprile 1945 nei pressi di Lauzzana[3] (provincia di Udine) insieme ad altri due compagni[4] si diede subito da fare per organizzare un efficiente servizio di radiocollegamento con il Comandi italiano e quello inglese. Trasferitosi a Buja, dove costituì la Brigata GL "Carlo Rosselli", venne successivamente ferito in combattimento, e catturato da soldati cosacchi che lo consegnarono alle SS.[1] Subì duri interrogatori e torture, ma non rivelò nulla, e fu quindi condannato a morte, ma mentre stava per essere fucilato fu salvato fortunosamente dai suoi amici.[1] Riuscì a fuggire e a nascondersi, nonostante una taglia di 75.000 lire dell'epoca messa sulla sua testa nessuno lo tradì; riprendendo la lotta sino alla fine del conflitto.

In Friuli conobbe Adelaide Bonvicini (Massa Lombarda 26 luglio 1925-Bologna 21 aprile 2015) che operava in qualità di staffetta tra i partigiani. Sposatisi dopo la fine della guerra, la coppia ebbe tre figli.[5]

Decorato con la Medaglia d'oro al valor militare a vivente, completò gli studi universitari a Bologna laureandosi in ingegneria. Si dedica all'attività professionale, lavorando in Spagna, in Venezuela, in Africa, ed in Messico. Verso la metà degli anni ottanta del XX Secolo si diede ad attività di volontariato, prestando la sua opera in India. In India realizzò acquedotti, cooperative, scuole per i ragazzi di strada del Deepa Nivas, ambulatori, ecc.[5] Per la sua attività nel 2004 fu insignito ad Udine del Premio "Città Fiera Solidarietà". Si spense il 9 aprile 2007.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Allievo pilota di non comuni qualità morali e militari, già distintosi in lunga e perigliosa attività partigiana, ad avvenuta liberazione di Roma, poneva di nuovo tutto se stesso al servizio della Patria, offrendosi, pienamente consapevole, per ardua e rischiosissima missione. Aviolanciato in territorio occupato dai tedeschi, organizzava ed assumeva il comando di una agguerrita formazione di patrioti, arrecando a più riprese danni e perdite al nemico in aspre e difficili lotte contro forze preponderanti. Ferito, catturato, sottoposto a spietate torture e condannato a morte, con ammirevole stoicismo rifiutava di svelare i nomi dei compagni. Liberato da una banda di patrioti mentre veniva condotto sul luogo dell'esecuzione, febbricitante, con le ferite ancora aperte, riprendeva immediatamente il suo posto di combattimento, che manteneva fino alla totale liberazione del territorio nazionale. Fulgido esempio di alto senso del dovere e di dedizione alla causa della libertà e della Patria.»
— Roma - Alto Friuli, 8 settembre 1943-15 maggio 1945.
— D.P.C.S. 20 giugno 1946[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Stafford 2011, p. 324.
  2. ^ Dopo la liberazione di Roma frequentò un corso per sabotatori e uno per paracadutisti.
  3. ^ A 8 km a nod di Udine.
  4. ^ Una era la futura Medaglia d'oro al valor militare]] Paola Del Din e l'altro il sottocapo radiotelegrafista della Regia Marina Dumas Poli.
  5. ^ a b Cristian Rigo, Lutto in Friuli per la scomparsa di Dedi Bonvicini, Cronaca - Messaggero Veneto.
  6. ^ Bollettino Ufficiale 1947, disp.17, pag.1263.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]