Gian Giacomo Poldi Pezzoli

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Gian Giacomo Poldi Pezzoli
Francesco Hayez - Portrait of Gian Giacomo Poldi Pezzoli - Google Art Project.jpg
Ritratto del conte Gian Giacomo Poldi Pezzoli ad opera di Francesco Hayez, 1851
Conte Poldi
In carica 1846 –
1879
Predecessore Giuseppe Poldi Pezzoli
Successore Casata estinta
Trattamento Sua Eccellenza
Heraldic Crown of Spanish Count.svg
Nascita Milano, 27 luglio 1822
Morte Milano, 6 aprile 1879
Dinastia Poldi Pezzoli
Padre Giuseppe Poldi Pezzoli
Madre Rosa Trivulzio
Religione cattolicesimo

Gian Giacomo Poldi Pezzoli (Milano, 27 luglio 1822Milano, 6 aprile 1879) è stato un collezionista d'arte italiano, fondatore del museo che porta il suo nome, il Museo Poldi Pezzoli, parte del circuito delle Case Museo di Milano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Giuseppe Bertini raffigurante Gian Giacomo Poldi Pezzoli nell'anno della sua prematura scomparsa

Figlio di Giuseppe Poldi Pezzoli e di Rosina Trivulzio, Gian Giacomo cresce già familiarmente in un ambiente ricco di stimoli culturali ed artistici. Suo padre, ricco possidente, è da poco entrato in possesso del cospicuo patrimonio lasciatogli da un suo zio (che comprende tra l'altro il celebre palazzo milanese dove ha sede il museo), mentre sua madre discende da una delle famiglie più nobili e ricche di Milano, quella dei Trivulzio appunto, che consentirà a Gian Giacomo di entrare in contatto con il panorama letterario, artistico e culturale d'inizio Ottocento.[1]

Crescendo, a partire dal 1849 si impegnò per radunare un'importante raccolta comprendente dipinti del Sandro Botticelli, Piero della Francesca, Antonio del Pollaiolo, Francesco Guardi, Andrea Mantegna, Cosmè Tura, Giovanni Bellini e Bernardo Daddi, nonché numerosi pregevoli oggetti d'arredamento, armi, bronzi, terrecotte, opere d'oreficeria, tappeti. La sede di questo suo nuovo museo privato era il palazzo paterno che egli fece restaurare per l'occasione.[1]

Poldi Pezzoli morì per una angina pectoris nella sua casa, mentre si trovava nel suo palazzo di Milano. Secondo il suo testamento le collezioni della sua casa, alla sua morte, avrebbero dovuto essere donate alla cittadinanza di Milano che dovette perciò impegnarsi a mantenere l'ordinamento attuato dal fondatore. Il museo venne aperto ufficialmente al pubblico il 26 aprile 1881.[1]

Ruolo politico[modifica | modifica wikitesto]

Gian Giacomo, al di fuori del suo ruolo di nobile, era molto patriottico e ha combattuto tutta la sua vita per l'unità d'Italia. Questo suo amore per l'Italia e testimoniata dal suo acquisto di un intero comando di artiglieria, con il contributo di altri nobili, per aiutare l'esercito Lombardo e la sovvenzione dell'armata piemontese; partecipò anche alle Cinque giornate di Milano, insurrezione che poi diede inizio alla Prima guerre d’indipendenza Italiana. Durante questo periodo gli venne assegnato un ruolo ufficiale nel 1848 diventando il Commissario straordinario del governo provvisorio della Lombardia a Venezia e nelle province Venete.

Il fatto che si fosse mostrato tanto ostile al controllo dell'Italia dai Austriaci gli costò caro, costringendolo a fuggire in Svizzera dopo la sconfitta dell'Italia nell'Agosto 1848. Infatti il suo nome faceva parte della lista di persone alle quali il maresciallo Josef Radetzky aveva dato una pesante multa.

Il suo allontanamento in Svizzera lo aiutò a crescere intellettualmente e politicamente. Quando ottenne il passaporto, nel 1849 decise di viaggiare in Europa, passando prima dalla Francia e poi gli altri stati Italiani, risiedendo a lungo in Firenze. Infine fu costretto a rimpatriare e a pagare la multa di 600.000 lire austriache per riprendere il controllo di suoi beni.[1]

Milano fu dominata dalla censura austriaca per molto tempo e Gian Giacomo si oppose a questo manifestando il suo amore per l'Italia attraverso la creazione di una collezione d'arte antica raggiungendo i ranghi dei Mecenati e patroni delle arti.

Costruzione della Casa Museo[modifica | modifica wikitesto]

Gian Giacomo Poldi Pezzoli, dopo avere sostenuto la pubblicazione dell'Album illustrato dell'Esposizione braidense, fece costruire da Giuseppe Balzaretto un nuove caseggiato, gemello del seicentesco palazzo di famiglia. Ispirato dai suoi ripetuti viaggi a Parigi e visite al nuovo Musée de Thermes et de l’Hotel de Cluny, creato da Alexandre du Sommerard, Gian Giacomo decise di fare una cosa simile per il suo Museo.

Alexandre du Sommerard era un pioniere dello stile Romantico e fece un museo non soltanto pieno di dipinti e statue ma con anche dei arredi preziosi e oggetti d'arte applicata per dare un'atmosfera unica a ogni stanza. Questa idea ebbe un strepitoso successo, potere vedere un oggetto antico in un ambiente antico permetteva di essere completamente immersi nella storia. Poldi Pezzoli fu probabilmente confortato nelle sua scelta di creare una casa-museo, che diventò uno dei primi esempi del suo tipo e che riscosse tanto successo e ammirazione dai suoi contemporanei.

Il suo incontro con il pittore e vetrista Giuseppe Bertini fu determinante per la realizzazione di questo progetto. In fatti fu Bertini a creare e ideare ogni stanza in stile storicista aiutato da Luigi Scrosati, Giuseppe Sepeluzzi (bronzista) e da Lorenzo Vela (scultore). Grazie a questa combinazione le stanza più belle del Museo furono create, il gabinetto dantesco nello stile del Trecento italiano, la sala nera nello stile del Rinascimento del nord, la Sala degli stucchi in stile rococò, lo scalone barocco e in fine il Salone Dorato.

Questo progetto permise al Poldi pezzoli di salvaguardare una quantità enorme di artigianato artistico civico. Nei anni cinquanta la casa museo diventò uno dei posti nei quali le arti decorative italiani si promossero l'eccellenza delle arti Italiana. Distinguendosi dai altri grazie a un'osservazione meticolosa del passato.

Il museo Poldi Pezzoli e pieno di amore per l'Italia e passione civica con dipinti provenienti da tutta Italia dalla scuola toscana, umbra, veneta, emiliana. Le opere tutte riunite creano un manifesto di un Unita culturale et nazionale a un tempo dove l'Italia Unita non esisteva ancora.

Creazione della Collezione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1850 fino al 1879 Gian Giacomo mette insieme una raccolta di pezzi d'arte inestimabili, molti provenienti da famosi Maestri Rinascimentali. Tra questi maestri ci sono Botticelli, Mantegna, Cosmè Tura, Carlo Crivelli, Giovanni Bellini, Piero del Pollaiolo, dei maestri medievali come Vitale degli Equi e Pietro Lorenzetti. Queste opere sono quasi sempre di medio formato e in buono stato perché provengono da collezioni private. Le opere seguono il gusto della critica d'arte, grazie a una rete di consiglieri e intenditori che circondano normalmente i collezionisti.

Il direttore dell'Accademia di Brera, Giuseppe Molteni, ebbe un ruolo determinante nella creazione della quadreria. Con le sue conoscenze di antiquario, mediatore e restauratore, aiutò Poldi Pezzoli a entrare in contatto con l'ambiente dei conoscitori-collezionisti. Bernardino Biondelli divenne il consulente per gli acquisti archeologici e medievali, grazie alle sue conoscenze e alla sua posizione di direttore del gabinetto numismatico di Milano.[2]

Tra questo circolo di conoscitori europei e Poldi Pezzoli nacque un rapporto molto fecondo. Otto Mündler e Charles Lock Leastlake l'emissario e il direttore della National Gallery di Londra, gareggiarono con Poldi Pezzoli per l'acquisto di dipinti fatti da pittori primitivi o rinascimentali.[3]

Giuseppe Bertini aiutò Poldi Pezzoli con le opere d'arte applicata e per le informazione sulle forniture degli antiquari milanesi, e Gian Giacomo poté contare anche sull'aiuto di Giuseppe Baslini. Fu poi il critico Giovanni Morelli, incontrato nel 1861, che sollecitò e spinse Gian Giacomo a costruire una raccolta d'arte italiana.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Gian Giacomo Poldi Pezzoli Padre:
Giuseppe Poldi Pezzoli
Nonno paterno:
Gaetano Poldi
Bisnonno paterno:
Trisnonno paterno:
Trisnonna paterna:
Bisnonna paterna:
Trisnonno paterno:
Trisnonna paterna:
Nonna paterna:
Margherita Pezzoli
Bisnonno paterno:
Gerolamo Pezzoli
Trisnonno paterno:
Gerolamo Pezzoli
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
?
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Rosina Trivulzio
Nonno materno:
Gian Giacomo IV Trivulzio
Bisnonno materno:
Giorgio Teodoro Trivulzio
Trisnonno materno:
Alessandro Trivulzio
Trisnonna materna:
Margherita Pertusati
Bisnonna materna:
Maria Cristina Cicogna
Trisnonno materno:
Carlo Francesco Cicogna
Trisnonna materna:
Leopoldina von Dhaun
Nonna materna:
Beatrice Serbelloni
Bisnonno materno:
Alessandro Serbelloni
Trisnonno materno:
Gabrio Serbelloni
Trisnonna materna:
Vittoria Ottoboni
Bisnonna materna:
Rosina Sinzendorf
Trisnonno materno:
Wenzel Hermann von Sinzendorf
Trisnonna materna:
Maria Anna von Harrach zu Rohrau

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d POLDI PEZZOLI, Gian Giacomo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 84, Treccani, 2015. URL consultato il 25 luglio 2016.
  2. ^ Milano, Archivio della Fondazione Brivio Sforza, Museo e biblioteca Poldi Pezzoli, b. 1, cc. non numerate
  3. ^ The travel diaries of Otto Mündler, a cura di C. Togneri Dowd, in The Walpole Society, LI (1985), pp. 69-254, in partic. pp. 94, 96, 148, 154, 162; The travel notebooks of Sir Charles Eastlake, a cura di S. Avery Quash, ibid., 2011, n. 73, monografico, I, pp. 416 s., 561, 661, II, p. 69

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN59979486 · LCCN: (ENn81064666
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