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François Augustin Reynier de Jarjayes

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François Augustin Reynier de Jarjayes
Portraitjarjayesqw6.jpg
L'unico ritratto del cavaliere de Jarjayes decorato con la Croce di Cavaliere dell’Ordine di San Luigi.
2 ottobre 1745 – 11 settembre 1822
Nato aUpaix
Morto aFontenay-aux-Roses
Cause della mortemalattia
Religionecattolica romana
Dati militari
Paese servitoBlason France moderne.svg Regno di Francia
Flag of the Kingdom of Sardinia.svg Regno di Sardegna
Forza armataArmée de terre
Armata sarda
ArmaFanteria
Anni di servizio1769-1822
GradoTenente generale
GuerreGuerre rivoluzionarie francesi
CampagnePrima coalizione
Decorazionivedi qui
dati tratti da Biographie des hommes vivants ou histoire par ordre alphabétique de la vie publique de tous les hommes qui se sont fait remarquer par leurs actions ou leurs écrits, par une société de gens de lettres et de savants[1]
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François Augustin Reynier, cavaliere e conte de Jarjayes (Upaix, 2 ottobre 1745Fontenay-aux-Roses, 11 settembre 1822) è stato un generale francese, noto soprattutto per essere stato sino all'ultimo fedele alla Corona francese affrontando grandi pericoli nel tentaivo non riuscito di salvare la famiglia reale durante la Rivoluzione francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

François-Augustin Reynier, cavaliere e futuro conte de Jarjayes, nacque da Jean-Antoine Reynier, signore di Jarjayes, di professione notaio reale, e da Marguerite Nicollet.[2] Intrapresa la carriera militare come sottotenente di fanteria,[3] nel 1769, fu assegnato come ufficiale di Stato maggiore[4] all’armata del luogotenente generale Pierre Joseph de Bourcet[N 1][3] di cui divenne Aiutante di campo dal 1769 al 1779. L’11 settembre 1770 sposò[5] la nipote del generale, la quindicenne Marie-Anne Louise Bourcet de la Saigne (1755-1786) che gli diede due figli.

Nel 1779[4] fu nominato capitano[3] scalando poi i gradi militari fino a quello di tenente colonnello, ottenuto il 13 giugno 1794.[5] Rimasto vedovo nel 1786 si risposò nel novembre dell’anno successivo[5] con una delle dodici damigelle d’onore[5] della regina Maria Antonietta, la signora Louise Marguerite Émilie Henriette Quetpée de Laborde.[N 2] Nel 1788 fu assegnato a prestare servizio sulla frontiera delle Alpi.[5] Conquistata la fiducia dei reali, che lo nominarono Cavaliere dell'Ordine di Sain Luigi nel 1789, venne destinato a compiere alcune missioni segrete in Francia e all’estero. Dopo lo scoppio della rivoluzione, avvenuta il 14 luglio dello stesso anno con l’attacco all’hôtel des Invalides e la successiva presa della Bastiglia da parte dei rivoltosi, su incarico de Re, tenuto praticamente prigioniero nel palazzo delle Tuileries,[6] nel dicembre 1790[N 3] si recò in missione segreta a Torino presso il conte d'Artois,[6] al fine di scongiurare il tentativo del Principe di Condé di invadere il territorio francese con una armata di realisti, e per organizzare la fuga della famiglia reale.[6]

Il 1 aprile 1791[3] fu nominato da Re Luigi XVI colonnello aiutante generale e vicedirettore del deposito di guerra di Parigi.[5] Il 21 luglio dello stesso anno la famiglia reale tentò la fuga da Parigi, raggiungendo Varennes, dove fu poi fermata e arrestata, venendo quindi ricondotta al palazzo delle Tuileries.[7] Su incarico della regina, Reynier in quello stesso mese si incontrò segretamente con Antoine Barnave,[8] fungendo da intermediario tra la famiglia reale e Barnave, Adrien Duport e Alexandre de Lameth al fine di preservare il sistema costituzionale del 1791 dalle mire dei repubblicani.[9]

Promosso maresciallo di campo[3] il 22 maggio 1792, con l’aumentare della tensione tra le frange più estremiste della rivoluzione, il 9 agosto[10] Luigi XVI lo interpellò per organizzare la difesa del palazzo, ma egli lo dissuase in quanto ritenne ogni difesa praticamente impossibile.[10] Il giorno dopo assistette all’attacco dei rivoltosi al palazzo delle Tuilleries, e alla successiva incarcerazione[11] della famiglia reale presso la prigione del Tempio.[12]

La presa del palazzo delle Tuileries da parte dei rivoluzionari avvenuta il 10 agosto 1792. Dipinto di Henri Paul Motte del 1892.

L’anno successivo, dopo la morte sulla ghigliottina[12] di Luigi XVI, organizzò, insieme a François Adrien Toulan[13] un ex rivoluzionario, e Jacques François Lepitre,[14] un insegnante di materie classiche divenuto capo dell'ufficio passaporti del comune, un tentativo per far evadere[13] la regina Maria Antonietta e i membri della famiglia reale dalla prigione del Tempio. Il tentativo di evasione fu pianificato per il 7 marzo del 1793,[15] e prevedeva di imbarcare la famiglia reale su una nave a Le Havre[16] per raggiungere l’Inghilterra. Entrato di nascosto nella torre del Tempio indossando gli abiti dell'operaio che vi andava ogni giorno per badare all'illuminazione, ebbe un brevissimo colloquio con Maria Antonietta nel quale la informò del piano organizzato insieme a Toulan e a Lepitre.[17] Il tentivo fallì a causa di Lepitre, che ne ritardò l’attuazione più volte perdendo l'occasione di procurarsi i passaporti falsi, rimandandola infine al 13 marzo.[15] A causa delle cattive notizie sull'andamento della guerra e per le rivolte scoppiate a causa di mancanza di cibo a Parigi, i posti di blocco a protezione della città furono chiusi, e vennero attuate rigide perquisizioni a ogni carrozza.[15] Inoltre, il comitato per i passaporti non emise più questo tipo di documenti.[15]

Nel maggio successivo su pressione della regina Maria Antonietta raggiunse la corte dei Savoia, a Torino,[18] recando con sé diversi oggetti e lettere appartenute a Luigi XVI, che la regina gli aveva incaricato di trasmettere al conte di Provenza e al resto della famiglia, che allora si trovavano ad Hamm.[18] Il 6 dello stesso mese il Re di Sardegna, Vittorio Amedeo III, cognato[N 4] di Luigi XVI, lo nominò aiutante di campo dell’Armata sarda. In seguito a questa nomina prese parte alla campagna militare contro le forze rivoluzionarie francesi combattuta nel corso dello stesso anno.

Fu anche marginalmente coinvolto nella cosiddetta cospirazione del garofano, che doveva far evadere la regina dalla Conciergerie nella notte tra il 2 e il 3 settembre 1793 facendole raggiungere Madame de Jarjayes presso il Grand Berceau[N 5] per poi proseguire per la Germania. Anche questo piano, come il precedente, fallì.

Decorato con il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro,[19] rientrò[18] in Francia dopo l’invasione del Piemonte, avvenuta sotto il Consolato. A causa delle precarie condizioni economiche in cui si trovava iniziò a lavorare per mantenere la propria famiglia,[19] assumendo, su incarico del Ministro delle Finanze Martin Michel Charles Gaudin, la carica di vicepresidente della compagnia delle Salines de l'Est[19]. Sotto la Restaurazione il cavaliere de Jarjayes ricevette da Luigi XVIII il grado di tenente generale[1] con ordinanza del 4 febbraio 1815, e si spense successivamente nella sua casa di campagna sita a Fontenay-aux-Roses,[19] nei pressi di Parigi, l’11 settembre 1822.[19]

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

Il personaggio di François Augustin Regnier de Jarjayes ha ispirato quello di Lady Oscar nel manga giapponese che porta lo stesso nome, e si basa sulla vita del cavaliere.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di San Luigi - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Luigi

Onorificenze estere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nato nel 1700 e morto nel 1803, fu luogotenente generale delle armate del re, investito del titolo di Cavaliere di Cran Croce dell’Ordine di San Luigi.
  2. ^ A sua volta vedova di Philippe-Joseph Hinner, arpista della regina e madre di Louise Antoinette Laure Hinner, future Laure de Berny, Honoré de Balzac.
  3. ^ Nell'aprile dello stesso anno, insieme agli amici marchese de Chaponay de Morancé e cavaliere Sandrié des Pomelles, e molti altri nobili di alto rango (come il conte di Mirabeau, il barone d'Imbert, Claude Rey, i ministri de La Tour du Pin e Saint-Priest, il barone de Gilliers, il conte de Tissard de Rouvre, il conte Henri de Virieu e Ferrières), diventò uno dei principali capi del Salon Français, un club monarchico fondato già nel 1782, e costituito regolarmente per la salvezza della famiglia reale nel 1790, in rue Royale, collinetta Saint-Roch, numero 29, che riuniva la maggior parte degli ultrarealisti zelanti che non erano emigrati, principalmente gentiluomini appartenenti alle province del centro e del mezzogiorno.
  4. ^ Ne aveva sposato la sorella, la principessa Maria Clotilde di Borbone-Francia.
  5. ^ Di propietà di Marie-Jean Hérault de Séchelles, era situato nel territorio di Livry-Gargan.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Michiaud 1817, p. 461.
  2. ^ Bord 1912, p. 470.
  3. ^ a b c d e Allemand 1896, p. 128.
  4. ^ a b Mahul 1823, p. 122.
  5. ^ a b c d e f Allemand 1896, p. 129
  6. ^ a b c Allemand 1896, p. 131.
  7. ^ Allemand 1896, p. 132.
  8. ^ Allemand 1896, p. 133.
  9. ^ Mahul 1823, p. 123.
  10. ^ a b Allemand 1896, p. 135.
  11. ^ Allemand 1896, p. 136.
  12. ^ a b Allemand 1896, p. 137.
  13. ^ a b Allemand 1896, p. 138.
  14. ^ Allemand 1896, p. 141.
  15. ^ a b c d Allemand 1896, p. 145.
  16. ^ Allemand 1896, p. 144.
  17. ^ Allemand 1896, p. 139.
  18. ^ a b c Mahul 1823, p. 125.
  19. ^ a b c d e Mahul 1823, p. 126.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • (FR) Abbé F. Allemand, Curé de Jarjayes, Le Chevalier de Jarjayes, in Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes, nº 17, Gap, Société d'études des Hautes-Alpes, janvier 1896, pp. 128-145, ISSN 0243-7686 (WC · ACNP).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]