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François Augustin Reynier de Jarjayes

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François Augustin Reynier de Jarjayes
L'unico ritratto del cavaliere de Jarjayes decorato con la croce di San Luigi.
L'unico ritratto del cavaliere de Jarjayes decorato con la croce di San Luigi.
2 ottobre 1745 – 11 settembre 1822
Nato a Upaix
Morto a Fontenay-aux-Roses
Cause della morte malattia
Religione cattolica romana
Dati militari
Decorazioni vedi testo (Onorificenze)

Fonti nel testo

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François Augustin Reynier, cavaliere e conte de Jarjayes (Upaix, 2 ottobre 1745Fontenay-aux-Roses, 11 settembre 1822) è stato un generale francese, noto soprattutto per essere stato uno dei servitori rimasti assolutamente e fino all'ultimo fedeli alla monarchia, nonostante gli eventi, affrontando grandi pericoli per salvare la famiglia reale durante la rivoluzione.

Ha fatto modello ad Alexandre Dumas per il personaggio de Il cavaliere di Maison-Rouge.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia de Jarjayes[modifica | modifica wikitesto]

Sesto figlio di Jean Antoine Reynier, signore de Jarjayes, [1] notaio reale a Upaix e segretario in capo del parlamento di Grenoble, e di Marguerite Nicollet di Sisteron, François Augustin Reynier, futuro cavaliere e conte de Jarjayes [2], nacque il 2 ottobre 1745 a Upaix, nella regione delle Alte Alpi settentrionali [3]. Era il rampollo di un'antica, distinta e rispettabile famiglia dalle tradizioni militari della provincia del Delfinato, al servizio dei sovrani di Francia da anni. Nell'atto di battesimo, avvenuto il 4 ottobre alla presenza del prete Garin, il padrino fu il nobile Fiacre Baba, barone de Reynier, signore del feudo di Upaix e sottotenente di vascello del re, e la madrina Anne Reynier. I genitori si erano sposati a Upaix il 25 settembre 1736. Ebbe sei fratelli e quattro sorelle:[4]

  • Marie-Suzanne de Reynier (nata il 3 novembre 1737);
  • Marie-Anne de Reynier (nata il 12 gennaio 1739);
  • Jean-Louis-Claude de Reynier (26 settembre 1741-1º ottobre 1741);
  • Jean-Claude de Reynier de Jarjayes (nato a Orpierre il 10 settembre 1742);
  • Rosalie de Reynier (nata il 20 gennaio 1744);
  • Jean-Antoine de Reynier (21 gennaio 1749-24 febbraio 1749);
  • Suzanne de Reynier (nata il 28 febbraio 1750);
  • Jacques-Louis de Reynier (nato il 21 luglio 1754);
  • Nicolas-Gaspard-Augustin de Reynier (Grenoble, 21 gennaio 1756-Grenoble, 25 settembre 1796);
  • Antoine-Benoit-Augustin de Reynier (Upaix, 24 gennaio 1758-Briançon, 24 febbraio 1792).

La famiglia de Reynier, nelle Alte Alpi, aveva per ritratto: «di sinople del leone d'oro». Il 20 febbraio 1761, con l'atto ricevuto da Rey, il notaio di Grenoble, il padre acquistò la signoria di Jarjayes del presidente al parlamento del Delfinato, Honoré-Jean-Baptiste de Piolenc de Toury, in Gapençais, vicino a Tallard, per la somma di 91.000 livres e ne portò il nome. Così, senza aver sollecitato l'annobilimento né la reintegrazione nella nobiltà dopo la deroga, si trovò ammesso nel secondo ordine dello Stato. Lo stemma della famiglia Pélisson de Jarjayes porta «delle bocche al pellicano d'argento nella sua pietà dello stesso». Nel 1767, il padre iniziò un processo con il suo acquirente a proposito dei diritti feudali, per voler mettere ordine nella distribuzione delle cariche feudali. Delle noie erano risultate, a seguito delle quali gli abitanti del luogo si rifiutarono di risolverle: da lì il processo. Il 2 novembre 1779, alla morte del padre a Grenoble, Jarjayes gli susseguì nella signoria di Jarjayes. [5] Questa terra rendeva circa 3.500 livres. Il 22 agosto 1787, vendette per 131.000 livres la sua terra di Jarjayes al nobile Jean-Antoine Tournu, signore de Ventavon. Nell'atto di vendita, ricevuto da Monsieur Viguier, notaio a Ribiers, Jarjayes riservava espressamente per sé stesso e i suoi successori la facoltà di portarne il nome fino alla sua morte, con la promessa di indennizzarlo nel caso in cui il parlamento non ordini il pagamento integrale degli arretrati. L'abitazione di Jarjayes vicino a Parigi era l'antico hotel particolare di Lully, rue Helvétius (oggi rue Saint-Anne).

Jarjayes viene descritto come un uomo bello, riservato, corretto, di animo nobile, con grande cuore, di buon senso e riflessivo, e di costanza e decisione encomiabili, con uno spirito retto ed eccellente, un'intelligenza pronta, ben lontano da idee rivoluzionarie. Era un bravo e perfetto gentiluomo di classe, di una fedeltà sicura e di una devozione infallibile. Congiungeva a un portamento serio e quasi austero dei modi eleganti. Conciliava il rispetto con la sincerità. Non temeva di dire la verità e dava dei saggi consigli. Nelle ore critiche, sapeva trovare in lui tutti i tesori delle risorse. Era in linea di principio un uomo abile, prudente e accorto, soprattutto fedele alle sue convinzioni e desideroso di mettersi al servizio di una nobile causa. Puntiglioso nelle incombenze che gli si affidava, non era facile da maneggiare. Era di quegli uomini che, una volta presa una decisione, non si lasciano fermare da nessun ostacolo e non accettano nessuna critica. Può essere considerato, a buon diritto, come uno degli uomini notevoli delle Alte Alpi. Appassionatamente attaccato alla regina, che servì con affetto e dedizione, farebbe qualsiasi follia per provare a salvarla. La regina era in ottimi rapporti con lui, tanto da ricorrere ai suoi servizi per inviare messaggi personali a persone del suo entourage. Dette a Luigi XVI prove di devozione ammirevole alla causa del trono e dell'altare, e dimostrato un eroico coraggio in tutto ciò che tentò per salvare la sua vedova sfortunata. L'audace ma utopistico tentativo allo scopo di salvare la famiglia reale e i servizi resi per mettere al sicuro i loro beni, ci presentano Jarjayes sotto un aspetto molto simpatico, quello d'un fervente ed intraprendente realista del genere del suo idolo: il conte Hans Axel von Fersen.

La carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

La madre morì a Jarjayes il 5 maggio 1762. Essendo il figlio maggiore, sembrava destinato a continuare le funzioni del padre, ma le sue aspirazioni lo portarono verso la professione delle armi. Compì gli studi in una delle migliori scuole di educazione di Parigi, al numero 97 della rue du Faubourg Saint-Honoré, diretta dal 1755 al 1776 da Claude Louis Berthaud, che sotto il duplice controllo dell'università e del Grande Chantre preparava alle scuole d'artiglieria e del genio de La Fère e de Méziéres. Quando Berthaud s'ingrandì, Jarjayes aveva lasciato il collegio da tre anni.[6].

Con il grado di sotto-luogotenente di fanteria allo stato maggiore dell'esercito, collaborò ai lavori topografici dello zio, il tenente generale Pierre-Joseph Bourcet de La Saigne. Luigi XV voleva raccomandare una delle conoscenze più sicure di Bourcet al futuro Luigi XVI. Nella lista delle persone raccomandate, il padre del futuro re aveva inserito il nome dello zio come uno del quale ci si poteva fidare.

Il 13 aprile 1769, diventò l'aiutante di campo del generale, carica che conservò fino al 2 giugno 1779, quando, in qualità di aiuto-maresciallo generale degli alloggi all'interno del regno, venne promosso allo stato maggiore dell'esercito con il grado di colonnello. [7] Nel 1770 diventò luogotenente. Contribuì ad importanti lavori effettuati allora, sotto le direttive dell'illustre ingegnere, alla frontiera orientale, quali piani di fortificazioni, studi di luoghi, di strade e di viottoli. Il 29 ottobre 1780, quindici giorni dopo la morte dello zio, ottenne una pensione ai meriti di 800 livres, venendone privato dalla rivoluzione. Il 13 giugno 1784, venne promosso maggiore. Il 1º luglio 1788, diventò aiuto maresciallo generale dell'esercito d'Italia e, con lo stesso grado, Luigi XVI gli affidò il compito di controllare la frontiera delle alpi. Qui continuò l'opera dello zio. Nel 1789, come ricompensa per i servizi svolti, venne nominato cavaliere dell'Ordine reale e militare di San Luigi ed è sotto questo titolo, ormai legato al suo nome, che sarà conosciuto in seguito. Ecco le sue opere di scrittore militare:[8]

  • Campo di Valence (Drôme): Note relative aux rassemblements des troupes des 11e et 12e divisions, Versailles, 9 febbraio 1789 (5 pagine e una carta);
  • Frontiera dei Pirenei: Reconnaissances, memoires militaires et descriptifs, relatifs a la frontiere des Pyrenees et aux cotes qui l'avoisinent, 1689-1794 (opere ovviamente anche di altri autori del passato) (Raccolta, 24 quaderni di 24 pagine ciascuno, salvo il primo che non conta che 20 pagine);
  • Frontiera della alpi: Reconnaissance militaire de la vallee de Barcelonnette (31 pagine); Deux memoires sur le projet d'une route de Sisteron a Embrun (6 e 7 pagine; e un doppio del secondo, con varianti, 6 pagine); Deux memoires relatifs a l'institution d'un commissaire du roi sur les frontieres des alpes (2 e 5 pagine), e lettera d'invio di Jarjayes (senza data) (una pagina); Camp de Tournoux, Versailles, 15 gennaio 1786 (11 pagine e 3 carte);
  • Frontiere del Basso Reno al lago di Ginevra: Memoire local et militaire..., redatta sotto la direzione di Michaud d'Arçon, concernente la carta dell'Alsazia, tolte dagli ufficiali di genio: prima campagna del 1781, memoires relatifs aux feuilles 1 a 6, redatte, oltre che da Jarjayes, dai signori Bureaux de Citey, il cavaliere de Boulignez, Bizot, Du Coudray e Siméon (6 quaderni, 27, 51, 14, 12, 11 e 33 pagine e una notizia, 4 pagine).
  • Mémoire relatif à une guerre offensive contre l'Espagne (14 pagine), insieme a de Jolly.

I due matrimoni[modifica | modifica wikitesto]

L'11 settembre 1770, si sposò a Grenoble con la nipote dell'illustre generale-protettore, Marie-Anne Louise Bourcet de La Saigne, di nove anni più giovane, che gli fece pervenire 5.000+20.000-4-15.000 livres di dote. Ebbero due figli:

  • Jean-Antoine Pierre Marie Victor de Reynier (nato a Grenoble, il 25 dicembre 1771), morto senza figli. Dicono che è un maschio ma, in una biblioteca parigina, hanno trovato un atto di nascita dove il sesso femminile è stato sostituito con quello maschile;
  • Anne de Reynier (nata nel 1777), morta nubile.

Il 30 ottobre 1786, diventato vedovo, era risoluto a convolare a seconde nozze. Siccome i brillanti servizi e le qualità personali lo avevano fatto apprezzare alla corte francese, poté gettare gli occhi su una delle prime dodici cameriere molto intime della regina Maria Antonietta: Louise Marguerite Emilie Henriette Quetpée di Laborde, di quindici anni più giovane, vedova del conte Philippe-Joseph Hinner, arpista tedesco dell'orchestra della regina, e madre di Louise Antoinette Laure Hinner, futura Laure de Berny, amica di Honoré de Balzac. Questo matrimonio gli permise di avvicinarsi al re e alla regina, entrando nella loro intimità, poi nella loro fiducia, per infine ottenere la loro riconoscenza. Suo cognato, Pierre-Jean de Bourcet de La Saigne, era stato chiamato da Luigi XVI, il 22 aprile 1787, come primo valletto di camera del delfino, che morì fra le sue braccia a soli sette anni. Il matrimonio venne celebrato a Livry il 26 settembre 1787. Lasciarono come eredi due figlie: Anne-Augustine (10 agosto 1796-8 giugno 1847) e Claudine.

L'inizio della rivoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Già dall'inizio della rivoluzione dimostrò la sua opposizione, rifiutandosi di fuggire dalla Francia. Dopo la presa della Bastiglia, la maggior parte dei cortigiani cominciarono ad abbandonare vilmente la patria, cercando scampo all'estero. Diversamente, Jarjayes è uno dei rari nobili a non emigrare immediatamente, rimanendo a fianco del suo sfortunato monarca, giurandogli così fedeltà e mettendo a rischio la vita per salvarlo. Nell'aprile 1790, insieme agli amici marchese de Chaponay de Morancé e cavaliere Sandrié des Pomelles, e molti altri nobili di alto rango (come il conte di Mirabeau, il barone d'Imbert, Claude Rey, i ministri de La Tour du Pin e Saint-Priest, il barone de Gilliers, il conte de Tissard de Rouvre, il conte Henri de Virieu e Ferrières), diventò uno dei principali capi del Salon Français, un club monarchico fondato nel 1782, e costituito regolarmente per la salvezza della famiglia reale nel 1790, in rue Royale, collinetta Saint-Roch, numero 29, che riuniva la maggior parte degli ultrarealisti zelanti che non erano emigrati, principalmente gentiluomini appartenenti alle province del centro e del mezzogiorno.

I membri avevano piena fiducia in Madame Elisabeth e non aspettavano niente dalla regina. L'antico cappellano della principessa de Lamballe, abate Guillon, raccontò le prime riunioni nelle sue memorie. Lui e i due amici erano gli unici capaci di concepire un buon progetto per realizzare le intenzioni del re ad evadere, pressappoco come il suo avo Enrico IV era scappato a Caterina de' Medici. Proposero a Madame Elisabeth il piano che la famiglia reale si rendesse a Lione per animare, con la sua presenza, il sollevamento realista. Ma tutti i tentativi furono vani. Mirabeau morì il 2 aprile 1791, portando con sé gli ultimi stracci della monarchia. Poi il club venne chiuso e i membri dovettero riunirsi di nascosto, a volte al Palais-Royal e altre ai cappuccini. Tuttavia, la sua presenza a quest'assemblea ci permette già di avere un'idea dello zelo cavalleresco che dimostrava verso il re.

Il 1º aprile 1791, venne nominato aiutante generale colonnello e, il 2 agosto seguente, direttore assistente di Mathieu Dumas al deposito della guerra di Parigi, incarico che conservò fino al 2 aprile 1793, quando venne sostituito dal generale de Calon. A seguito di questa nomina, diventò anche direttore delle carte, dei piani e delle memorie militari destinate al lavoro abituale del re. Il 22 maggio 1792, venne nominato da Luigi XVI, che lo apprezzava sempre più, maresciallo di campo dell'armata dell'interno. I sovrani avevano piena fiducia in lui, anche se molto spesso la saggezza dei suoi timori riguardo a progetti sconsiderati lo fece bollare da imprudenti e da nemici quale seguace dei principi della Costituzione. Avendo saputo guadagnare la più assoluta fiducia dei due sovrani, venne incaricato da loro di diverse missioni segrete molto delicate, in Francia o all'estero.

Nel dicembre 1790, mandato segretamente a Torino insieme al cognato, fece fatica a dissuadere i principi dall'ambizioso, avventato e pericoloso progetto che fecero al tempo di rientrare in Francia attraverso Lione, con un piccolo esercito e quando, in una tempestosa discussione nel consiglio presso il conte d'Artois, che si prolungò fino alle tre del mattino, fece conoscere le sue istruzioni e dimostrò sull'onor suo che questa avrebbe esposto il re, solamente il conte d'Artois si pronunciò contro il piano, che era del principe di Condé. A partire dal luglio 1791 fu, con Pellenc, presso Barnave, Duport e Lameth, per rinsaldare il sistema costituzionale contro i progetti dei repubblicani: tali negoziati furono senza risultato. In un'altra con l'ambasciatore d'Austria, il conte de Mercy-Argenteau, ritiratosi a Bruxelles. Infine, tra il 1790 e il 1793, presso il conte Fersen.

La regina elaborò con lui un codice molto rudimentale. Era lui che correggeva e scriveva le lettere segrete e altri documenti della regina. Non aveva potuto e nemmeno dovuto tenere un biglietto della regina, se non gli apparteneva. Per comunicare con Fersen usò come cifrario il romanzo sentimentale di Bernardin de Saint-Pierre, Paul et Virginie, di cui entrambi avevano la stessa edizione. Con Jarjayes invece usò un codice di lettere e numeri: Barnave è 2:1, dalle prime due lettere del suo cognome, e Jarjayes è 10, che sta per J.[9] Il suo nome compare in una delle lettere che la regina scrisse al conte Fersen all'estero (lettera cifrata, decriptata per mano del conte Fersen, che ha scritto a margine cifra della regina; ricevuto 3 aprile 1792):[10]

Lì, 30 marzo 1792.
Ho ricevuto ieri la vostra lettera del 27. Questo modo è molto sicuro; potrete sempre scrivermi, sia a questo indirizzo o quello di M. Broune; ma bisogna mettere un n alle vostre lettere ed alla prima mettete n=due, così sarà ancora più sicuro. Parlate a Mme Sullivan nel modo in cui ha parlato a Jarjayes per farmi avere delle [...] scatole di biscotti; bisognerebbe conoscere il nome della donna alla quale bisogna rivolgersi da lei; ma state attento; M.C. non sa nulla di questo, non ha nemmeno voluto che vedesse J. un'ultima volta. Che cosa significa la nuova lettera da Vienna in risposta a quella di M. de Lessart? Sembra pessima come l'altra. Qui tutti la considerano ottima e di una eccellente politica. È certo che chi desidererà verosimilmente ad attaccare. Si aspetta soltanto la risposta alla lettera di M. Dumouriez. L'ho mandato a M. De Mercy. Il piano è di attaccare attraverso la Savoia e il paese di Liége, si spera che, non avendo ancora abbastanza truppe da quelle due parti, si potrà fare qualcosa. Torino è stata da me avvertita da tre settimane. È essenziale prendere precauzioni delle parti di Liége. Si manda ai Dreux-Ponts un M. De Naiac che vive a Vienna con il cardinale de Rohan, e M. Chauvelin come ministro a Londra. Sono molto preoccupata in questo momento per il governatore di mio figlio. Ci siamo decisi per M. de Fleurian ma non sappiamo ancora il momento in cui lo diremo. M.C. vi avrà parlato di un modo per scrivermi senza cifre in italiano, non dimenticate di mandarmi la lista dei nomi. Quando le mie lettere avranno un secondo n dopo aver prima scritto, sarà del primo volume di.... in tutte lettere, saranno cose che non riguarderanno più il b. de Bret. La nostra situazione è sempre orribile, e tuttavia meno pericolosa se saremo noi ad attaccare. I ministri hanno appena sanzionato il decreto dei passaporti. »

Anche il conte Fersen lo cita in una delle sue lettere di risposta alla regina:[11]

«17 aprile 1792.
Dovete aver già sentito le notizie schiaccianti della morte del Re di Svezia. Perdete in lui un solido sostegno, un buon alleato, e io un protettore e amico. La perdita è crudele. L'acconto che M. Simolin ha dato il barone nella sua trattativa a Vienna non promette niente di più attivo da quella Corte di quanto in passato. Lo stesso sistema è stato seguito; e ora che il Re di Svezia è morto nessuno può essere sicuro quale direzione l'Imperatrice di Russia vuole prendere. In questa incertezza la sicurezza significa cercare di fare un attacco alla Francia; un passo ostile sulla vostra parte è la sola cosa che vogliono decidere le potenze. Tuttavia, se lo si può ritardare un mese sarà stato meglio. Spiegherò tutto questo nel dettaglio nella scatola dei biscotti. Ho parlato con Madame Sullivan. Il nome della donna è Madame Toscani; è salva; e se le mandate una scatola contenendo pezzi di tessuto o altre cose, come fate per Mr. Crawford, gliela passerà. Madame Sullivan non ha detto niente a Mr. Crawford; è così timoroso e prudente, esitava, e non farà niente. Questo è perché non le ha voluto far vedere il generale Jarjayes; per il resto non ha segreti per lei, ma le dice tutto. »

La fine della monarchia[modifica | modifica wikitesto]

Durante la fuga di Varennes, partecipò in modo efficace alla realizzazione del progetto. Dopo il fallimento, Madame de Jarjayes chiese di essere presa in custodia con la regina, un fatto che facilitò le visite del marito al palazzo delle Tuileries senza destare sospetti alla sorveglianza delle guardie nazionali. Dopo il 20 giugno 1792, la regina mise in un portafoglio, che affidò a Jarjayes, le sue lettere di famiglia, diverse lettere che giudicava necessario conservare per la storia del periodo della rivoluzione e particolarmente delle lettere di Barnave con le sue risposte, delle quali aveva fatto delle copie. Si vedrà che non dipese dalla fedeltà del depositario che questo scopo non fosse raggiunto. Jarjayes si trovava alle Tuileries il 10 agosto 1792, come ufficiale di stato maggiore. Purtroppo non poté rassicurare il suo sovrano. Avendogli il re inquieto fatto conoscere la notte precedente il piano di difesa che il generale barone de Vioménil aveva preparato, non si nascose che, vista la debolezza dei mezzi, la disfatta era certa. Capì che quella stessa notte o il mattino seguente il popolo avrebbe caricato le Tuileries. Dopo la conferenza privata con il re, Jarjayes disse a Madame Campan, che l'attendeva:[12]

«Mettete i vostri gioielli e il vostro denaro nelle vostre tasche, il pericolo è imminente e non abbiamo mezzi di difesa. Niente potrebbe salvarci tranne l'energia personale del Re, ed è l'unica virtù che gli manca.»

Malgrado queste oscure previsioni, non abbandonò il suo sovrano. Ben presto fece parte del piccolo gruppo di servitori fedeli che accompagnarono il monarca nella traversata dal castello fino all'assemblea. «Non temo nulla» disse Maria Antonietta, che affermò a Jarjayes: «Saremo presto di ritorno». La conservazione del castello fu affidata al generale Henri Louis Augustin de Boissieu de Bais-Noir che, in seguito a un progetto di difesa che aveva consegnato a Jarjayes, aveva piazzato un posto importante a Pont Neuf. Quando la famiglia reale venne confinata nella portineria della logografia, Jarjayes arrivò fino a Luigi XVI, dal quale ricevette degli ordini formali e fu costretto ad allontanarsi. Avendo inoltre ricevuto dalla famiglia reale l'ordine definitivo, particolare e formale di non lasciare Parigi, nella speranza di essere utile ai suoi benefattori, aumentando il rispetto e la sottomissione man mano che cadeva la potenza del re, il più coraggioso e il più sicuro dei suoi amici non volle mancare a un simile ordine e nemmeno rinunciare al soggiorno pericoloso. Vi rimase con la moglie, che era ansiosa di essere così fedele al marito e di condividerne i pericoli.

Negli ultimi giorni dell'agosto 1792, il ministro della guerra Servan scrisse una lettera al maresciallo di campo La Chiche, affidandogli la missione di procedere immediatamente alla ricognizione per stabilire una linea di prima difesa a Parigi, per Pontoise, Gonesse, Anet, Bonneuil e Villeneuve-Saint-Georges, e pregando Jarjayes di mettere a disposizione di La Chiche e dei suoi ufficiali tutte le planimetrie e notizie necessarie.[13] Il 1º settembre 1792, il suo amico La Poype diventò maresciallo di campo e venne impiegato al campo di Parigi, insieme a lui e con i marescialli di campo Beaufranchet d'Ayat e Santerre, comandante generale della guardia di Parigi. Il dolore indignato dei coniugi de Jarjayes era dovuto ai trattamenti inflitti alle loro auguste persone. Si sa che, alla fine di agosto, a seguito di una denuncia all'autorità rivoluzionaria, delle visite domiciliari molto severe vennero eseguite presso tutte le persone che avevano avuto delle relazioni con la corte, da parte di sorveglianti rozzi e selvaggi: queste persone vennero gettate nelle prigioni e quasi tutte vi perirono durante i massacri di settembre.

Fu in quel momento di terrore generale che Jarjayes, non potendo affidare a nessuno il portafoglio della regina, si vide costretto a bruciarlo e a cercare asilo fuori da casa sua, e i preziosi scritti andarono perduti. George Monro lo citò in uno dei suoi rapporti al ministro inglese Lord Grenville, agli inizi di settembre 1792: un rapporto sulla fine dei massacri di settembre e sui movimenti militari effettuati dai generali Luckner, Kellermann e Dumouriez, di cui il popolo aveva poca o nessuna confidenza, in vista dell'arrivo delle truppe del duca di Brunswick. Si viene a sapere che era stato chiamato, insieme a Charton, come maresciallo di campo a Soissons.[14] Il 15 settembre 1792, riprese la sua attività di direttore del deposito della guerra.

Tuttavia, da quando la famiglia reale era stata trasferita alla torre del Tempio, riuscì a intrattenere delle relazioni con la stessa e le fece sapere di essere disposto a qualsiasi sacrificio. Ci sono lettere in codice in cui, per esempio, "Roxane" sta per "la reine", "Lucius" per Jarjayes, "Fatime" probabilmente per Madame Elisabeth e "il vecchio amico Mercinius" ovviamente per il conte de Mercy. La condanna a morte e l'esecuzione di Luigi XVI, ordinata dal tribunale rivoluzionario, lo fecero piombare nella disperazione più profonda. Sopraffatto dal dolore, annientato dalla giornata del 21 gennaio, era sul punto di cadere nello scoraggiamento e di abbandonare la Francia, quando un appello lanciato alla sua devozione, provandogli che non gli era stata tolta ogni speranza di poter ancora essere utile, dimostrando tutta la sua devozione alla vedova del re e al figlio il delfino, ora Luigi XVII, ravvivò il suo coraggio e gli rese energia e audacia.

Lo spionaggio britannico[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 febbraio 1793, l'emigrato Martin Blanchardie entrò in Francia con lo scopo di ottenere delle memorie sulla difesa delle colonie, in rapporto con i movimenti d'insurrezione dei neri nelle isole sotto la dominazione francese, e di stabilire una corrispondenza affinché il governo inglese sia avvisato di tutti i progetti della Francia, relativamente agli armamenti in tutti i porti. Il conservatore dell'oggetto di questa attività spionistica era proprio Jarjayes, che auspicava all'epoca di lasciare la Francia il più presto possibile. Infatti, il 4 febbraio 1793 (anno II della repubblica), era stato riconfermato, con lettera di servizio del governo della repubblica, nelle sue mansioni di maresciallo di campo al deposito generale della guerra:

«Il luogo del servizio, cittadino, facendo giudicare conveniente di continuare ad impiegarvi al deposito generale della guerra in vostra qualità di maresciallo da campo, per dirigerne i lavori, mi faccio premura di avvisarvi che vi ho fatto comprendere fra gli ufficiali generali legati alla diciassettesima divisione militare» Il ministro della guerra, Beurnonville

Jarjayes aiutò molto volentieri e di buon grado la spia di Londra quando gli si rivolse per ottenere i documenti contenenti i progetti delle fortificazioni. Si è a conoscenza della sua complicità nell'attività spionistica grazie a una lettera al barone de Gilliers, conservata negli archivi del war office. A Londra Talon, ex responsabile della lista civile, scrisse a Jarjayes: «Il signor Pitt vuole la morte dei Luigi XVI. È orribile, spaventoso, ma non c'è nulla da fare.» Martin ottenne così i documenti desiderati e poté riportarli a Londra, grazie a dei commessi che copiavano o davano le memorie a Jarjayes. Blanchardie lo giudicava "iniziato nei misteri della convenzione" e scrisse di lui:

«Si trattava, quindi, di procurarsi gli originali di queste memorie per mezzo del capo del deposito della marina: lo zelo, le cure della persona alla quale mi ero rivolto, la sua devozione verso il signor barone di G. (Gilliers), e soprattutto il suo desiderio di servire la giusta causa, ci hanno condotto ad un pieno successo.»

Si legge anche in una lettera di Martin al barone de Gilliers:

«M. Martin viene in Inghilterra con tutte le carte e le notizie; M. Jarjayes, conservatore dei progetti e fortificazioni ecc. è pronto a partire quando lo desidera. M. Jarjayes ha fatto sapere con la sua ultima lettera che desidera uscire della Francia con dei progetti e delle carte appena possibile. M. Pitt lo ha autorizzato a scrivergli per questo» (Parigi, 4 marzo 1793)

Il primo ministro inglese Pitt lo aspettava impazientemente per avere questi documenti, ma Jarjayes, fedele fino in fondo ai suoi principi monarchici, non aveva alcuna intenzione di passare in Inghilterra finché non avesse realizzato la sua ultima ossessione: strappare la regina al patibolo.[15]

Il tentativo di evasione[modifica | modifica wikitesto]

Tentando l'impossibile, organizzò insieme a Toulan, un ex rivoluzionario, e a Lepitre, un insegnante di materie classiche divenuto capo dell'ufficio passaporti della comune, un tentativo d'evasione della famiglia reale. Il 3 febbraio 1793, entrò nel Tempio indossando gli abiti dell'operaio che vi andava ogni giorno per badare all'illuminazione e nessuno dei gendarmi faceva caso in modo particolare a lui. Il piano organizzato prevedeva che Toulan e Lepitre avessero fatto in modo di trovarsi in servizio di guardia la notte della fuga. Lepitre avrebbe, in cambio di una lauta somma (100.000 L), fabbricato passaporti e documenti d'identità falsi per tutti e quattro i membri della famiglia reale, passaporti e documenti che avrebbero consentito loro, una volta usciti dal Tempio, di fuggire per imbarcarsi in un punto della costa vicino a Le Havre, in Normandia, dove Jarjayes, con un battello che il suo amico intimo Amabert, primo commesso delle finanze, teneva a sua disposizione, li avrebbe portati in Inghilterra. I carcerieri Tison, marito e moglie, dovevano essere addormentati con narcotico mischiato al tabacco da fiuto.

Come nel 1791, la famiglia reale avrebbe fatto ricorso ad un travestimento per fuggire dal Tempio. Maria Antonietta e Madame Elisabeth avrebbero indossato pantaloni, giacche e copricapi da funzionari municipali, imbottiti per camuffare le figure femminili: le sentinelle, Toulan ne era sicuro, non le avrebbero interrogate e non avrebbero neanche perso tempo a esaminare i loro documenti. Potevano semplicemente uscire e salire su uno dei cabriolets in attesa. Poi sarebbe uscita Maria Teresa, vestita di stracci e col volto annerito dalla fuliggine, cioè col preciso aspetto di una delle assistenti dell'addetto all'illuminazione. Per ultimo sarebbe uscito il delfino, celato in un cesto di panni sporchi portato da una fedele domestica. Ogni dettaglio era stato previsto e calcolato. I cospiratori erano certi che la loro assenza non sarebbe stata notata per quattro o cinque ore e che, anche dopo che fosse trascorso questo tempo, ci sarebbe voluta un'altra ora o più per perquisire la prigione, informare la Comune e mandare a chiamare il sindaco. Per l'affitto dei cabriolets e per pagare la forte somma richiesta da Lepitre, erano disponibili ingenti fondi. Ecco tutte le lettere che la regina scrisse a Jarjayes durante la realizzazione del progetto:[16]

«1793. Ora, se siete deciso a venire qui, sarebbe meglio che fosse presto. Ma, mio Dio! guardatevi bene dall'essere riconosciuto, e soprattutto dalla donna che è rinchiusa qui con noi.»
«1793. Guardatevi da Madame Archi. Mi sembra molto legata con l'uomo e la donna dei quali vi parlo nell'altro biglietto. Cercate di vedere Madame Th....., vi si spiegherà il perché. Come sta vostra moglie? Ha il cuore troppo buono per non essere ammalata.»
«1793. Il vostro biglietto mi ha fatto del bene. Non avevo alcun dubbio riguardo al Nivernais, ma mi dispiaceva che se ne potesse pensare male. Ascoltate bene le idee che vi si proporranno; esaminatele bene nella vostra prudenza per noi, ci confidiamo con estrema fiducia. Mio Dio come sarei felice e soprattutto di potervi contare nel numero di coloro che possono esserci utili! Vedrete il nuovo personaggio, il suo aspetto non previene, ma è assolutamente necessario e bisogna averlo. T..... vi dirà ciò che bisogna fare. Cercate di procurarvelo e di finirne con lui prima che ritorni qui; se non potete, vedete M. de la Borde da parte mia se non ci sono inconvenienti; sapete bene che ha del denaro mio.»
«1793. In effetti credo che sia impossibile fare alcuna domanda in questo momento a M. de la B....., ci sarebbe qualche inconveniente; è meglio che siate voi stesso a finire questo affare, se potete. Avevo pensato a lui per evitarvi di anticipare una somma così alta per voi.»
«1793. T... mi ha detto questa mattina che avete finito con il comm..... Quanto un amico come voi mi è prezioso! »
«1793. Sarei ben felice se poteste anche fare qualcosa per T..... Si comporta troppo bene con noi per non essergliene riconoscenti.»

Previsto per la notte dell'8 marzo 1793, questo piano fallì a causa di Lepitre, che perse l'occasione di procurarsi i passaporti falsi, rimandandola al 13 marzo. E poi l'agitazione per le cattive notizie sulla guerra e sulle rivolte per mancanza di cibo a Parigi, ebbe come risultato la chiusura delle barriere della città e rigide perquisizioni a ogni carrozza. Inoltre, il comitato per i passaporti non emise più questi documenti. Senza i passaporti falsi, i reali in fuga avrebbero avuto una ben scarsa possibilità di sottrarsi alla cattura quando fossero passati per la serie di città e villaggi che erano sulla strada per la costa normanna, e questo anche nell'ipotesi che fossero riusciti a evadere dal Tempio. Jarjayes tornò a trovare la sua regina, avvisandola che non era più possibile per loro riuscire a far evadere dalla prigione anche i suoi figli e sua cognata. Jarjayes la supplicò invano, chiedendole almeno di riflettere, ma di sbrigarsi. A questo punto Maria Antonietta, non volendo abbandonare i suoi figli, imprigionati insieme a lei e troppo piccoli per affrontare un simile pericolo, decise di tirarsi indietro e gli fece pervenire un biglietto scritto:

«Abbiamo fatto un bel sogno, ecco tutto; ma vi ho pure molto guadagnato, trovando ancora in questa occasione nuove prove della vostra assoluta affezione per me. La mia fiducia in voi è senza limiti; troverete sempre in me, in ogni caso, energia e coraggio; ma l'interesse per mio figlio è il solo che mi guidi, e per grande che fosse la felicità che avrei provato uscendo di qui, non posso consentire a separarmi da lui. Del resto riconosco la vostra devozione in tutto ciò che mi avete spiegato ieri. Credetemi, comprendo la bontà delle vostre ragioni nel mio interesse e che simile coincidenza non potrà più verificarsi; ma nulla mi farebbe piacere abbandonando i miei figli, e quest'idea non mi lascia neppure rimpianti.»[17]

Jarjayes aveva compiuto il suo dovere cavalleresco: ora non poteva più tornare utile alla regina restando a Parigi. La regina gli consigliò di emigrare finché era ancora in grado di farlo, e gli consegnò il sigillo d'argento e la fede nuziale perché li portasse al cognato, il conte di Provenza, emigrato a Coblenza, con le ciocche di capelli. Questo progetto presentava inoltre il vantaggio di garantire la sicurezza del cavaliere, apparendo chiaro che rimanere costituiva un'assurda temerità. Ma Jarjayes esitava ancora a lasciare Parigi, ancora sperando di poter essere utile con la sua presenza alla regina. Incaricato del prezioso deposito, verso la fine di marzo del 1793, chiese di prestare servizio nell'esercito del generale Kellermann, nell'armata delle alpi dell'est, come generale di brigata, sperando di comunicare più facilmente con i principi emigrati e rispettare la sua commissione. Il 15 aprile 1793, a seguito del tradimento del generale Dumouriez, venne revocato dalle sue mansioni come aristocratico dal ministro della guerra Bouchotte, senza essere sostituito.

Visto che il consiglio esecutivo rifiutò di sanzionare la sua lettera di servizio, ritornò a Parigi ma, esposto in ogni momento ad una denuncia, il 2 maggio 1793 si rassegnò ad abbandonare la Francia e a emigrare in Piemonte, alla corte del Re di Sardegna, obbedendo agli ordini della regina e portando con sé solo il necessario. La destinazione fu il Piemonte perché era stato incaricato da Madame Elisabeth di una missione per la sorella Maria Clotilde. Maria Antonietta gli affidò una seconda missione clandestina: recapitare al conte Fersen l'anello che lei si fece fare per donare a quest'ultimo, con impresso il simbolo della corona di Francia e l'incisione all'interno della frase in italiano "Tutto a te mi guida". Disse a Jarjayes di assicurare a Fersen che le parole scritte sul sigillo "non sono mai state più vere". Inoltre, gli consigliò di andare a far visita a suo nipote, l'Imperatore di Germania Francesco II, o all'ex tesoriere generale della lista civile Septeuil, emigrato a Londra. Era sempre preoccupata per le somme importanti che Jarjayes aveva investito nell'impresa il 15 febbraio, per pagare Lepitre e ricompensare Toulan: 200.000 franchi. Lei insistette e considerò il rimborso come un affare che la riguardava. Poco prima della partenza, a marzo o aprile, Maria Antonietta gli recapitò per mezzo di Toulan un addio supremo, in un toccante biglietto, dove si manifestavano le angosce della donna, che sentiva la disgrazia inesorabile appesantirsi su di lei e prevedeva il suo lugubre destino:

«Addio! Credo che se siete deciso a partire vi converrà fare molto presto. Dio mio! Come compiango la vostra povera moglie!... Come sarei felice se ben presto potessimo trovarci riuniti! Mai avrò modo di mostrarvi la mia gratitudine per tutto quello che avete fatto per noi. Addio! Quanto è crudele questa parola!»[18]

Purtroppo, doveva essere l'addio definitivo: né Jarjayes né Fersen la rividero più. La regina chiese che la moglie rimanesse a Parigi, per essere in grado di mantenere comunicazioni con l'esterno, grazie a lei e a Toulan. Jarjayes era molto in ansia per la separazione con la moglie, ma non pensava ad altro che al suo dovere nei confronti della regina. Maria Antonietta, avendo piena fiducia in Jarjayes, gli promise l'impegno formale di rendergli la moglie, se questo le fosse stato possibile. Soffriva per l'angoscia che era causata da ogni congedo, ogni interruzione delle relazioni con un fedele e devoto amico: d'altronde la regina, da quando era prigioniera al Tempio, all'infuori di Jarjayes, non aveva potuto vedere nessuno dei suoi vecchi amici.

La missione in Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Jarjayes emigrò, agitato da cupi pensieri e lasciandosi dietro la famiglia reale tanto minacciata, e sua moglie, che non lo era meno. Il suo unico compagno di viaggio era de Jolly, un amico intimo che aveva chiamato al deposito della guerra come assistente aiutante-generale. Passata la frontiera delle alpi, raggiunse senza incidenti il Piemonte e venne ammirabilmente ricevuto a Torino. Le notizie che portò, le storie che raccontò colpirono il re di Sardegna Vittorio Amedeo III in modo così vivido che lo prese al suo servizio e si rifiutò di lasciarlo andare. Il 6 maggio 1793, venne nominato aiutante di campo del re e decorato con il cordone militare dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, come piena ricompensa per i suoi servizi alla corona.

Jarjayes, che aveva esaurito le sue ultime risorse ed era felice di trovare una situazione che gli permettesse di vivere in attesa di tempi migliori, accettò le offerte del re e, a seguito di questa nomina, partecipò, agli ordini del duca di Aosta, alla campagna militare del 1793, nell'esercito sardo. Inoltre, Jarjayes e de Jolly, insieme a Fontanieux e Flechier de Senez, oltre a essere addetti alla persona del re o del generalissimo austriaco barone Devins, comandante supremo delle armate reali, con rango di ufficiali superiori allo stato generale, erano anche dei sudditi papalini, i quali, nativi tutti del Contado Venassino, credevano di poter con tutta onoratezza portare le armi contro gli invasori dei domini del legittimo loro signore, il pontefice Pio VI. Costoro potevano reputarsi più degni di scusa o, per meglio dire, meno degni di biasimo di altri nobili francesi, che invece erano considerati traditori perché militanti contro la loro patria.[19]

Aveva però un'altra missione molto più importante da compiere. Vittorio Amedeo III si impegnò a trasmettere al conte di Provenza, che si trovava ad Hamm, attraverso un inviato speciale, i messaggi degli augusti prigionieri del Tempio. A parte la questione di denaro, che non venne presa in considerazione, per le difficoltà del viaggio da Torino ad Hamm, Jarjayes non era affatto ansioso di vedere personalmente il conte di Provenza, temendo l'accoglienza che era in serbo per lui. Infatti, il conte di Provenza aveva una cattiva opinione di Jarjayes. La sua persistenza nel rimanere in Francia era stata erroneamente interpretata da coloro che avevano pensato bene di attraversare la frontiera, che lo accusavano di aver offerto i suoi servizi al governo rivoluzionario. Queste insinuazioni avevano raggiunto le orecchie del conte di Provenza, che vi aveva prestato fede. Grande fu la sua sorpresa a ricevere tale souvenir e attraverso Jarjayes. Riconobbe poi come era stato ingiusto e manifestò il suo profondo rammarico per aver ascoltato il parlare male e infondato relativo al cavaliere, e che rappresentava come un traditore il confidente e messaggero della regina. Il conte d'Artois ricevette la fede nuziale con l'incisione. Il 14 maggio 1793, il conte di Provenza gli mandò una lettera di ringraziamento, dove parlava apertamente di questo:

Hamm, 14 maggio 1793
«Monsieur, la vostra lettera mi ha dato un indicibile piacere ma, prima di parlare di questo, devo farvi una confidenza. La mia sorpresa eguagliava la mia tristezza quando ho visto il vostro nome sulla lista delle questioni generali ufficiali della cosiddetta repubblica e, siccome gli uomini possono giudicare solamente dalle apparenze, non posso nascondervi che avevate perso la mia stima. Ma riconosco il mio sbaglio con vero piacere. In quale misura vi siete vendicato su di me e quanto vi ammiro e vi stimo per esso. Il nome di Pélisson è pronunciato con rispetto ma, quando diventa possibile sapere, come io lo spero, la piena misura della vostra devozione, il vostro nome si troverà in tutti i libri. Mi sono dilungato sulla vostra gloria e devo ora parlare della mia riconoscenza. Mi avete procurato il bene più prezioso che abbia al mondo, la sola vera consolazione che abbia provato dopo i nostri dolori, mi resta soltanto da poter dimostrare agli affetti più cari della mia vita, dei quali mi avete dato notizie, quanto li amo, quanto il loro scritto e l'altro pegno della loro amicizia, della loro fiducia sono entrati profondamente nel mio cuore. Non riesco a credere a tanta felicità e sono sicuro che se ne conoscete il mezzo me lo indichereste. Avrei desiderato vedervi, esprimervi la mia riconoscenza, parlare di loro con voi nei minimi dettagli, dei favori che avete fatto loro. Ma non posso che approvare le ragioni per le quali rimanete in Piemonte. Continuate pure a servire il nostro giovane ed infelice re, così come avete servito il fratello che rimpiangerò per tutta la vita. Dite da parte mia a Monsieur de Jolly quanto sono soddisfatto del suo comportamento e contate tutti e due per sempre su di me. » Louis-Stanislas-Xavier[20]

Un'altra lettera, scritta dal conte di Provenza, datata da Verona il 27 settembre 1795, contiene la lodevole assicurazione degli stessi sentimenti nei suoi confronti. Questo leale servitore conservò le lettere di ringraziamento dei sovrani francesi fino alla sua morte, e le portò costantemente sul suo cuore: passarono poi fra le mani della sua rispettabile vedova, che ebbe ben voluto comunicarle al barone de Goguelat per le sue memorie. Tuttavia, impiegò molti mesi per far giungere l'anello a Fersen. Il corriere Bury partì con la lettera da Torino il 14 giugno 1793, e il giorno in cui il conte la ricevette era, per coincidenza, il 21 gennaio 1794, primo anniversario della morte di Luigi XVI, un ricordo tragico che per Fersen non sarebbe mai stato cancellato. Fersen conserverà preziosamente la reliquia, ma rimpiangerà amaramente nel suo diario intimo, il Dagbook, che Jarjayes non gli abbia portato 1.500.000 livres. Il complotto di Jarjayes era stato certamente fatto senza che Fersen ne fosse a conoscenza. Inoltre, Jarjayes fece finire in mano a Fersen anche la lettera di addio che aveva ricevuto dalla regina prima di emigrare: verrà infatti ritrovata tra il suo materiale personale.

Il soggiorno in Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Durante questo lasso di tempo, e nonostante il patrocinio del re di Sardegna, condusse una vita di povertà, avvicinandosi alla miseria e subito dall'inerzia in cui era costretto a restare, che ci fa ben capire come fosse precaria la sua esistenza in quest'epoca. Era in preda alla disperazione e ai timori per la sua famiglia. Il 18 febbraio 1794, scrisse questa lettera al conte Fersen a Bruxelles, che giunse a destinazione solo il 25 marzo:[21]

Torino, 18 febbraio 1794. «Signor conte, sebbene non abbia ancora ricevuto la vostra risposta alla lettera che ho avuto l'onore di scrivervi per mezzo del corriere del signor de Trévor, mi auguro che vi sia fedelmente pervenuta e che abbiate attualmente fra le mani il prezioso biglietto che non ho esitato ad allegarvi, sicuro che la vostra delicatezza non esiterà a rispedirmelo. La facilità con la quale oggi posso scrivervi, con più libertà di quanto non ne abbia avuta allora, mi esorta a chiedervi consiglio su un altro biglietto relativo ad un deposito affidato al Signor de Mercy. Gli mando una copia in una lettera qui allegata, che lascio aperta, affinché possiate leggerla prima di sigillarla per fargliela poi pervenire attraverso il canale che giudicherete più sicuro. In questa lettera vedrete che, indipendentemente del suo oggetto principale, i miei obiettivi (insieme a quelli dell'amico con il quale sono uscito dalla Francia e che avevo sistemato con me al dipartimento generale della guerra, quando ero direttore) sono di ottenere un posto nell'esercito del principe de Cobourg. Sono stato perfettamente ricevuto dal re di Sardegna e quell'eccellente principe continua a ricolmarmi di ogni bontà, ma tutti i miei sforzi per essergli utile sono stati fino adesso vani e mi sembra troppo crudele essere unicamente testimone di un sistema d'inerzia che condurrà infallibilmente il Piemonte alla disfatta. Se il signor de Mercy si limitasse a dirmi che i suoi rapporti non gli permettono di fare nulla per il mio amico e per me e se mi diventasse impossibile lasciare l'Italia, quale dovrebbe essere allora la mia linea di condotta relativamente alla commissione che devo fare a lui? Colei alla quale ne dovevo dare conto non c'è più, questo è vero, ma suo figlio esiste e quel figlio ha dei rappresentanti; a chi di loro dovrei consegnare questo scritto, che la guerra può fare cadere insieme ad altri miei documenti fra le mani del governo nel quale mi trovo? Non farò nulla a tale riguardo, quale che sia la risposta del signor de Mercy, senza avervi consultato, e quando il signor marchese de la Fare, attraverso chi il signor barone de Breteuil riceverà la lettera che ho l'onore di scrivervi ora, ripasserà per Bruxelles per recarsi a Torino, potrete consegnargli o fargli consegnare con fiducia la risposta del signor de Mercy e quella che vorrete allegarvi. Non parlo al signor de Breteuil del contenuto di quella lettera e mi limito a dirgli che vi ho accennato alla mia sorte, così potrete comunicargli liberamente solo quello che giudicherete più opportuno. Oso sperare che vorrete partecipare insieme a Monsieur de Mercy all'assecondare il desiderio del mio amico che è anche il mio. Vi prego solamente di fargli notare quanto, nelle pratiche che effettuerà, sia essenziale il segreto per la mia posizione e quanto sarà necessario, in base alla fiducia e la bontà che il re qui mi concede, di non rivelare le notizie che il signor de Mercy avrà ricevuto. Capirete facilmente, signor conte, che non aspiro ad una posizione particolare ma che desidero condurre una vita normale che mi possa permettere di far allontanare la mia infelice moglie dalla Francia e di avere come consolazione sia io che lei solo il ricordo della bontà della nostra grande e sfortunata sovrana. Nessun motivo di interesse si è mai mescolato alla mia devozione per quella principessa; sono rimasto vicino a lei fino a quando ho potuto servirla; sono uscito dalla Francia quando Barnave è stato arrestato e quando ho previsto che lo sarei stato anch'io e che sarei stato messo a confronto con quell'uomo e quando ho capito che oltre ai pericoli ai quali mi sarei esposto sarebbe stato impossibile per me non compromettere interessi ancora più grandi. Sono partito allora precipitosamente ed ho potuto portare via solamente quello che mi era assolutamente necessario per arrivare fino a Torino e mi ritrovo così, oggi, senza nessuna risorsa ed è per questo che vi prego voi ed il signor de Mercy di presentare all'imperatore la situazione mia e di mia moglie ed a pregarlo di accordarci, invece dell'impiego che vorrei nel suo esercito, asilo e soccorso in grado di farci sopravvivere fino al momento in cui potrò ritirare i miei beni dalla Francia o a realizzare i biglietti su Bruxelles dei quali vi ho parlato nella mia ultima lettera. Ecco, signor conte, qual è il favore al quale attribuisco maggiore importanza, allego anche la copia di un biglietto che ho ricevuto dal Temple al momento della mia partenza da Parigi, nella speranza che potrà esservi utile per questa negoziazione. Quanto sarei felice di dovere a voi la sola esistenza che desidero perché quale attrattiva può avere per me la carriera militare se penso in ogni momento che quei sciagurati, scoprendo che servo le armate coalizzate, sgozzeranno mia moglie ed i miei figli? Per umanità, signor conte, toglietemi da una situazione così crudele. Non ho creduto giusto dover fornire questi ultimi dettagli al signor conte de Mercy, avviso solamente quel ministro che lo intratterrete dei miei interessi. Se questa trattativa andasse a buon fine lascerei l'amico che è uscito con me dalla Francia seguire qui la sua carriera militare perché conto sul re e la sua bontà per essere certo che saprebbe trattarlo secondo i miei desideri. Perdonate, signor comte, se vi scrivo una lettera così lunga, ma mi è così difficile avere l'occasione di parlare in tutta sicurezza con voi. Il signor marchese de la Fare, che si incarica del mio pacchetto per il signor barone de Breteuil è ben lontano dall'immaginare il progetto che vi sottopongo. Il favore di cui godo qui, i servizi che gli ho reso, non gli permettono di avere la benché minima idea del contenuto delle mie lettere. Conto completamente sulla sua precisione sia per fare la mia commissione al signor barone de Breteuil sia per portarmi la vostra risposta. Deve ritornare a Torino dopo una rapida corsa a Londra, vi prego quindi di voler, mentre sarà in Inghilterra, dare la vostra risposta e quella del signor conte de Mercy, al signor barone de Breteuil e invitare quest'ultimo a farne un solo pacco, al quale aggiungerà un biglietto da parte sua affinché il signor marchese de la Fare non sappia nemmeno che ho avuto l'onore di scrivervi e creda che la mia corrispondenza si è limitata al signor barone de Breteuil. Mi fareste un grande piacere, signor conte, se voleste scrivermi solo un biglietto per posta, non appena il signor de la Fare sarà a Bruxelles, senza entrare in dettagli solo per farmi sapere se avete ricevuto questa lettera e quella che ho fatto partire con il corriere del signor de Trévor. Ho l'onore di essere, signor conte, con rispettoso ed inviolabile attaccamento, il vostro umile ed obbediente servitore, Jarjayes.

P.S. Vorreste per favore fare i miei complimenti a Goguelat quando gli scriverete? Siccome potrebbe darsi che il signor marchese de la Fare sia ripartito da Bruxelles per Torino prima che il signor conte de Mercy possa darmi una risposta positiva, vi prego di dire a quel ministro di scrivermi sotto il nome del signor de Guerarcini, ministro dell'imperatore a Torino. »

Si trovava senza risorse e la sua delicatezza non gli consentiva a premere per il rimborso delle somme dovute. Il conte de Mercy aveva ricevuto, al momento di Varennes, un deposito, che era senza dubbio una somma di denaro di circa 1.500.000 livres, dalla regina, che aveva cercato di conservare per i tempi duri. Aveva in seguito chiesto ordini, depositato questi fondi al tesoro reale dei Paesi Bassi, e probabilmente presso Madame de Nettine ad Amsterdam, al momento dell'invasione del Belgio da Dumouriez. Dopo la morte della regina, questi fondi furono affidati all'arciduchessa Maria Cristina, ma Jarjayes l'ignorava. Fersen si trovava pressappoco nella stessa sua situazione. L'odissea dei gioielli e delle carte si complicò, secondo una lettera indirizzata a Fersen, in data del 5 dicembre 1794, e scoperta dopo la morte tragica del destinatario. Questa lettera sottintende che uno dei depositi era stato ripreso da Mercy in tutto o in parte, e rimesso a Jarjayes, perché quest'ultimo scrisse a Fersen, il 18 febbraio 1794, per chiedergli consiglio su un deposito da affidargli tramite Mercy. Erano probabilmente due buoni riscuotibili a Bruxelles per rimborsarlo dell'anticipo di 124.000 livres.[22]

Madame de Jarjayes non era stata estranea né ai progetti né ai tentativi del marito e, quando questi perse ogni speranza, condivise vivamente i suoi rimpianti. La sua condotta non era stata meno encomiabile di quella del generale. Fu salvata da morte sicura dal colpo di stato del 9 termidoro, con la conseguente liberazione dei sospetti non arrestati sotto una precisa accusa. I Jarjayes divorziarono, non si sa per quale convenienza, il 2 febbraio 1794 (14 pluvioso anno II), per poi risposarsi a Lione il 15 maggio 1797 (26 floreale anno V).

I servigi al Regno di Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

Venne incaricato dal re di Sardegna di diverse missioni presso l'imperatore d'Austria Francesco II e il re d'Inghilterra Giorgio III, e tutte fu utile alla causa reale. Nel 1794, quando il re mandò in missione a Vienna il suo grande scudiero marchese Valperga d'Albarey, Jarjayes lo accompagnò e approfittò dell'occasione per chiedere all'imperatore il rimborso delle 124.000 livres che aveva personalmente anticipato per ordine di Maria Antonietta nel corso della loro corrispondenza al Tempio. Promise di mandare all'imperatore un racconto dettagliato delle sue relazioni con la regina. Al ritorno da Vienna, il marchese d'Albarey partì per l'Inghilterra e il re di Sardegna ordinò poco dopo a Jarjayes di raggiungerlo. Fu da Londra che, il 7 agosto 1795, spedì all'imperatore d'Austria un racconto dettagliato di tutto quello che aveva fatto per provare a salvare la regina. Questo documento è ciò che rimane del tentativo, poiché il rapporto manoscritto sul piano di evasione redatto per i fratelli di Luigi XVI, e i biglietti con gli autografi della regina, erano stati ereditati da un suo discendente, il barone Zangiacomi, ma gli erano stati presi durante una perquisizione e portati al palazzo di giustizia dalla Comune nell'aprile 1871, venendo distrutti nell'incendio del monumento.

Di ritorno dall'Inghilterra, continuò a servire nell'esercito sardo, attaccato come colonnello allo stato maggiore del generale Beaulieu fino al 1796, epoca della sconfitta da parte delle truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte nella prima campagna d'Italia. Stando presso Beaulieu, scrisse da Acqui, sin dal 17 aprile 1796, una lettera al generale ministro della guerra sardo marchese di Cravanzana, per informarlo che il generalissimo austriaco (il "cesareo condottiero" lo definiva), lungi dal meditare un ritorno offensivo contro le armate di Bonaparte, come era dover suo, non pensava più che a coprire la Lombardia e che, una volta evacuati per prudenza i suoi magazzini d'Acqui su Alessandria, dando la destra alla Bocchetta, aveva provveduto a spostarsi dal Piemonte sulla riva sinistra del Ticino e del Po, di fronte a Milano.

Forse il generale Colli, che veniva istruito giorno dopo giorno dalla corte di Torino, nonostante sperasse ancora di essere l'indomani soccorso da Beaulieu, riconfermato nelle sue speranze dall'avviso datogli dal generale barone de La Tour quale commissario del re di Sardegna presso l'armata austriaca, era a conoscenza, tramite il ministro della guerra, della lettera di Jarjayes sui progetti del suo vecchio collega e fratello d'armi, di cui non condivideva per niente la fiducia.[23][24]

Non si sa verso quali orizzonti si diresse fino al suo ritorno in Francia. Normalmente doveva seguire il re di Piemonte, vinto dalle armate di Bonaparte ed esiliato a Cagliari. Non era forse stato autorizzato a seguire il re in cattività.[25]

Le tradizioni della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Esistono diverse testimonianze sulle tradizioni familiari riguardo all'evasione di Luigi XVII dal Tempio, collegato con la tragedia di Petit-Val. Jarjayes era a Londra il giorno in cui, nella notte dal 20 al 21 aprile 1796, al castello di Vitry-sur-Seine, la polizia di Fouché uccise Petit-Val e sei persone. Nella casa restò solo un bambino di dieci anni. Jarjayes non seppe ciò che avevano fatto del ragazzo riportato dalla Svizzera da Petit-Val e offerto a Barras dietro versamento di tre milioni di livres. I coniugi de Jarjayes pensavano che il ragazzo fosse proprio il delfino.

Sarebbe interessante passare il tempo sugli archivi delle guerre napoleoniche, perché ritrovare Jarjayes (se non aveva cambiato nome) vorrebbe forse dire ritrovare il delfino, che si dice avrebbe partecipato a diverse campagne. Si Suppone che Jarjayes sia stato messo al corrente dell'evasione da Fersen e che, vista la sua indole, abbia nuovamente cercato di proteggere la famiglia reale, e soprattutto il delfino.[26]

Il Consolato e l'Impero[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1800, sotto il Consolato, ritornò a Parigi, ma aveva perduto le sue proprietà e tutto il suo patrimonio era stato distrutto dalla rivoluzione, ma anche ridotto da parte dei sacrifici che aveva fatto per Maria Antonietta. Per mantenere la moglie e i figli, riuscì ad ottenere dal ministro delle finanze Gaudin una pensione e la funzione civile di vicepresidente dell'amministrazione della compagnia delle saline e delle miniere di salgemma dell'est della Francia, che esercitò onorevolmente fino alla morte. La sua scheda militare è vergine durante gli anni del Consolato e dell'Impero. All'inizio la sede dell'amministrazione era stabilita a Parigi, al numero 25 di rue de la Place Vendôme, ma nel 1806 fu stabilita in una casa di campagna di Fontenay-aux-Roses, al numero 25 di rue Louis-le-Grand, nei pressi di Parigi. Vivevano come semplici cittadini a Lione, "Quai de Saone" (69).

Nel 1806 divenne il principale creditore di Laligant, proprietario unico dell'abbaye de La Bussiére, vicino a Digione, da quando l'aveva acquistata il 26 marzo 1793, dopo essere stata venduta all'asta come bene nazionale, per il prezzo irrisorio di 16.668 livres. Infatti Laligant, non potendo pagare i debiti, gliela rivendette. Tuttavia, essendosi riservato le funzioni di fattore-generale, Laligant esercitò queste funzioni per lunghi anni e con facilità, considerato il fatto che Jarjayes si occupava molto poco della proprietà e vi soggiornava molto raramente. Dopo la sua morte, venne ereditata dalla figlia Claudine.[27]

Nel 1810, per il processo iniziato dal padre e non ancora concluso, messo nell'impossibilità di mantenere la promessa per i diritti feudali aboliti dalla rivoluzione, rispose che si era impegnato a fare il processo ma non a trovare giudici. Tuttavia, il tribunale civile di Gap lo condannò a versare un'indennità di 18.635 franchi a de Ventavon. Rispose in appello davanti alla corte di Grenoble presentando un memoriale stampato, mentre de Ventavon fece altrettanto.[28]

Dopo la presa del potere di Napoleone, emigrò ancora una volta in Inghilterra, tornando in Francia solo all'inizio del 1815, sotto la Restaurazione.[29]

La Restaurazione[modifica | modifica wikitesto]

Giusto il suo amico barone de Goguelat chiese a Luigi XVIII un compenso per i coniugi come ringraziamento per i servigi alla corona. Il 23 agosto 1814, il re lo confermò nuovamente nel suo grado di maresciallo di campo negli eserciti reali, ordinando che prendesse posto nelle sue armate dal 1792. Rientrando in Francia nel 1815, Jarjayes accettò di essere maresciallo di campo, conservando anche la funzione civile. Ecco la lettera che inviò a Luigi XVIII per chiedergli un posto nell'esercito e ottenere come merita la pensione dovuta al grado:

«Certifico il presente stato dei miei servizi conformi a verità e d'altronde facili da verificarsi, quanto ai miei servizi in Francia, agli archivi della guerra. Riguardo ai miei servizi esterni, sono specificati nelle lettere con le quali il re ha degnato di onorarmi e che posso in caso di bisogno, mettere sotto gli occhi di sua eccellenza il ministro della guerra, insieme al ricordo di Sua Altezza Reale Monsieur.» De Jarjayes, Parigi, il 16 gennaio 1815.[30]

Un'ordinanza reale del 4 febbraio 1815 lo elevò al grado di tenente generale delle armate del re. Una tradizione conservata nella sua famiglia aggiunge che il re, volendo onorarlo ancora, lo creò marchese.

Il 13 marzo 1815, il decreto imperiale di Lione emanato da Napoleone lo escluse dall'esercito essendo un realista, e quindi gli rimase solo la funzione civile.[31] Rimase ufficialmente inattivo dal 20 marzo, fino al ritorno del re il 15 luglio.

La biblioteca di Grenoble possiede un suo autografo datato 21 settembre 1815. Si tratta di una raccomandazione al ministro della guerra Gouvion-Saint-Cyr per suo nipote Clément, vecchio capitano di fanteria, che certifica che questi non aveva mai cessato di essere fedele ai Borboni.

Colpito però dal limite d'età, il 18 ottobre 1815 riuscì finalmente a ottenere dal re una pensione di 6.000 franchi, e si ritirò nella casa di campagna di Fontenay-aux-Roses, continuando la sua funzione civile. Invitò spesso il generale Alexandre d'Arblay. Morì a seguito di un tumore del retto[32] l'11 settembre 1822.

Un testamento olografo del 2 gennaio 1822 era stato depositato presso il notaio Vernoir, undicesimo quartiere di Parigi, per l'immobile e la casa a Fontenay-aux-Roses, come atto di notifica dei nomi degli eredi di Jarjayes, nella fattispecie la moglie vedova, che morì nel primo quartiere di Parigi il 23 giugno 1837:

Questo è il mio testamento. Dichiaro di essere in separazione bi beni dalla mia beneamata moglie Louise Quetpet de la borde in seguito al nostro matrimonio a Lyon Pays per diritto scritto, senza aver stipulato alcun contratto di matrimonio. Dichiaro altresì che mia moglie ed io abbiamo regolato i nostri diritti in forma amichevole, voglio, come lo vuole anche mia moglie, che il trattato fatto a tal riguardo sia rispettato. Considerata questa separazione dei beni e sotto la fiducia del regolamento che la mia beneamata moglie ed io abbiamo stabilito dei nostri diritti do le seguenti disposizioni: dono e lascio alla mia beneamata moglie tutti i mobili, vestiti, lenzuola, biancheria da tavola e personale, gioielli, argenteria e denaro contante, tutto quello che mi appartiene e che sarà trovato alla mia morte, sia nel mio appartamento di Parigi che nella mia casa di campagna di Fontenay aux Roses. Inoltre dono e lascio alla mia beneamata moglie l'usufrutto a partire dal giorno del mio decesso e per tutta la sua vita del terzo dei capitali e di tutti gli immobili della mia successione, ciò vale a dire il terzo dei rendimenti netti che decorreranno a partire dal giorno del mio decesso fino a quello della mia beneamata moglie, epoca dalla quale il capitale di questo usufrutto apparterrà in parti uguali ai miei eredi legittimi. Dichiaro che l'eccedenza della mia successione al momento del mio decesso sarà legittimamente ed in parti uguali devoluta a mia figlia Augustine de Bourcet e ai figli della fu M.me Gautier l'altra mia figlia. Le mie eredi avranno perciò quanto stabilito sopra ad eccezione di quanto ho disposto in favore della mia beneamata moglie. Nomino quale esecutore testamentario il Signor Gautier, mio genero, spero nella sua amicizia. Fatto a Parigi il 2 gennaio 1822. De Jarjayes.
In più, lascio e dono a mia nipote Mathilde de Bourcet una somma pari a diecimila franchi reversibile a mia figlia Augustine de Bourcet, sua madre, nel caso in cui mia nipote dovesse morire prima della maggiore età. A Fontenay aux Roses, il 10 agosto 1822. De Jarjayes.
In più lascio e dono ai poveri del comune di Fontenay aux Roses una somma di trecento franchi che prego il Signor curato Goncerat de Ventois di distribuire loro. Il 12 agosto 1822 De Jarjayes.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia de Jarjayes apparve per la prima volta nella storia francese nel lontano 7 aprile 1044, con Guillaume, firmatario dell'atto di divisione di Gap e dintorni fra il vescovo Rudolf e il conte di Provenza. Il signori di Jarjayes erano dei castellani conti, personaggi molto importanti. Possedevano inoltre Montalquier e Avançon. Il maniero di Jarjayes era un luogo molto vicino al santuario delle apparizioni di Nostra Signora di Laus, vicino a Gap. Tuttavia, il feudo di Jarjayes si divise, fin dal 1178, in diverse cosignorie. Fra i membri di questa famiglia si ricordano Reymond, prevosto di Gap (1157), e Arnaud Flote, che concesse ai suoi vassalli un'importante carta di libertà (1259).

La famiglia de Reynier era una stirpe antica e nobile, probabilmente originaria dei dintorni di Veynes. Si era divisa in tre rami: uno a Thièves, uno a La Mure e l'altro nelle Alte-Alpi. Le prime due avevano per armi: « d'oro a due teste di leone strappate e circondate d'azzurro, riempite di sabbia, e un cuore di bocche a punta ». Il terzo ritratto: « di sinople del leone d'oro ». In quest'ultima, quella in questione, ci troviamo: verso il 1080, Pierre, signore-maggiore e barone di La Val d'Oze; nel 1288, Pierre, decano del capitolo di Gap, che aveva legato a questa data tutti i suoi beni a Guillaume Auger, il quale da allora gli successe al feudo di La Val d'Oze; nel 1299, Pierre, altro suo nipote, al quale Jean, conte du Gapençais, aveva donato nel feudo franco i suoi diritti su Pelleautier e Freyssinouse; nel 1320, Pierre, signore engagiste di Montalquier; nel 1448, Pierre, che viveva a Upaix; nel 1498, Guigues, che si era distinto alla battaglia di Ravenna; nel 1599, Claude, priore di La Roche-des-Arnauds; nel 1640, David, signore di Upaix, per la morte di César d'Aiguebelle, dal quale l'aveva ereditata; nel 1637, Daniel, figlio di Claude, signore dello stesso luogo, ristabilito contro la deroga di qualcuno dei suoi predecessori, in considerazione dei suoi brillanti servizi militari durante vent'anni; nel 1688, André, suo nipote, ristabilito dello stesso da lettere patenti del re; nel 1712, Georges, figlio di Jacques, pure signore di Upaix; nel 1745, Fiacre-Baba, di cui si è già parlato. Da aggiungere che i Reyniers avevano fondato a Upaix diversi rami, fra i quali uno detto di "Rourebeau", uno detto di "Lauron", l'altra quella dei notai di Upaix. Secondo un inventario dei suoi archivi, conservato al castello di Jarjayes, esistevano quattro tabelle genealogiche che la riguardavano, ma questi documenti, che avrebbero permesso di essere più completi, sono adesso persi. Verso il 1720, Jean-Antoine de Reynier, il nonno paterno del cavaliere, un collaterale dei precedenti, era luogotenente al reggimento di La Chalaudière e notaio a Upaix, dove morì il 20 agosto 1757. Sposò Marie Calignon d'Embrun ed ebbe sei figli: Etienne nel 1716, parroco d'Orpierre; Gaspard nel 1706, parroco di Saint-André-lès-Gap; Claude nel 1708, commerciante a Lione; Jean-Antoine, il padre del cavaliere; e due figlie, Jeanne ed Anne, sposatesi con dei borghesi.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Sua figlia Anne-Augustine si sposò a Parigi il 26 maggio 1817, con Pierre-Joseph-Armand Gilbert, conte de Bourcet, suo cugino, ufficiale di fanteria, aiutante di campo del generale Nicolas Charles Victor Oudinot, commendatore della legion d'onore.[33] Da questa unione, il 18 agosto 1818 nacque una figlia, Marie-Pierrette-Augustine de Bourcet, che sposò il 7 maggio 1849 in prime nozze il visconte de la Boninière Beaumont, morto colonnello di stato maggiore a seguito delle ferite ricevute nella battaglia di Solferino, e in seconde nozze Frédéric de Parseval, ufficiale di cavalleria, senza avere alcun figlio da queste due unioni. Il barone Zangiacomi, marito della figlia nata dal matrimonio di Claudine con il cancelliere capo alla corte di cassazione, il barone Jean Séraphin Gauthier, consigliere alla corte di cassazione, diventò così per diritto di successione erede dei documenti del cavaliere de Jarjayes. Fra questi documenti si trovava il rapporto manoscritto sul piano di evasione e i biglietti con gli autografi della regina. Ma la Comune, nell'aprile 1871, ordinò delle perquisizioni dal barone e questi preziosi autografi, eccetto alcuni, vennero presi e portati al palazzo di giustizia e distrutti nell'incendio di quel monumento. C'è da chiedersi se gli incendiari non siano stati senza dubbio guidati dal caso. In più Jarjayes, morto nel 1822, non avrebbe potuto denunciare le manovre del suo re ancora vivo. Il ramo anziano, essendosi così estinto, il nome di Reynier de Jarjayes si trovò rappresentato da Antoine-Benoit-Augustin, fratello minore del cavaliere. Louis, il primogenito di quest'ultimo, morto celibe nel 1863, chiese nel testamento a Victor-Marc-Joseph Berlioz, il marito di una delle sue nipoti, di aggiungere al suo nome quello di Reynier de Jarjayes, e questa aggiunta venne autorizzata da Napoleone III, con decreto imperiale del 21 agosto 1865. Ma Berlioz, deceduto il 5 dicembre 1885, avendo perso il 3 ottobre 1878 il suo unico figlio, Henri Marie Berlioz, il nome di Reynier de Jarjayes si trova ora estinto. Quanto alla famiglia, Adolphe Bonnet Masimbert, avvocato a Grenoble, con il suo matrimonio con Louise-Jeanne-Marie Berlioz, nel 1880, ne diventò il degno rappresentante.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine di San Luigi (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Luigi (Francia)
Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Regno di Sardegna)

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Manga e anime[modifica | modifica wikitesto]

  • Il generale de Jarjayes è uno dei principali protagonisti della serie manga e anime Lady Oscar, creato da Riyoko Ikeda. L'autrice lo ha rappresentato come il padre di Oscar François de Jarjayes, la protagonista della serie.
  • Nell'anime Il Tulipano Nero, creato nel 1975 prendendo spunto dal famoso manga di Riyoko Ikeda quattro anni prima che fosse trasposto in anime, e in seguito trasposto da Asuka Morimura in un manga non portato a conclusione, i produttori televisivi si sono liberamente ispirati a lui per la figura del vecchio conte de Vaudreuil. In effetti si assomigliano parecchio, sia per l'aspetto che per il carattere, solo che il conte ha i baffi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Présentation pour damoiselle Eléonor Jarjayes, fille et héritière de noble Julien Jarjayes, de Sisteron, 21 février (fol. 59 v)." da Inventaire sommaire des Archives départementales antérieures à 1790: Basses-Alpes, Archives civiles, Série B, p. 309
  2. ^ "L'acte de baptême désigne l'enfant comme suit: Augustin Benoit, fils du chevalier de Reynier de Jarjayes" da Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes del 1963, p. 107
  3. ^ "Reynier de Jarjayes. Reynier de Jarjages (Archives de la Guerre, Officiers généraux, Dr 822). Paroisse d'Upaix. Le quatrième octobre mil sept cents quarante cinq est né et a été baptisé François-Augustin Reynier, fils de Sieur Jean-Antoine" da Gustave Bord, Étude sur la question Louis XVII.: Autour du Temple (1792-1795), 1912
  4. ^ Société d'études des Hautes-Alpes - 1960 - Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes, p. 136
  5. ^ Prima della famiglia Reynier De J. altre famiglie nobili avevano avuto la signoria su questo territorio, in particolare dal 1155 a fine 1400 il territorio era appartenuto alla famiglia Flotte (o Flocte secondo altri documenti) De Jarjayes: "JEAN, lequel a continué la branche après l'extinćtion de la postérité de fon frère aîné. X. PIERRE DE FLOTTE, Co-Seigneur de Jarjayes, &c., fit, le 14 Février 1479, en qualité de fils & héritier d'HENRI, hommage de la Terre de Jarjayes." da De la Chenaye-Debois et Badier, Dictionnaire de la Noblesse, p. 139, scaricabile parzialmente da Google libri
  6. ^ Alfred Détrez: Le faubourg Saint-Honoré de Louis XIV au Second Empire - 1953, p. 33
  7. ^ "Je ne m'arrêtai au dépôt de la guerre que le temps nécessaire pour mettre en ordre quelques papiers que je remis entre les mains de mon excellent ami, le colonel Reynier de Jarjayes, que j'avais fait nommer directeur adjoint." da Souvenirs du lieutenant général comte Mathieu Dumas de 1770 à 1836, C. Gosselin, 1839, p. 4
  8. ^ Catalogue des manuscrits des archives de l'armée de Terre
  9. ^ Antonia Fraser, Maria Antonietta - La solitudine di una regina, p. 387
  10. ^ Rudolf Maurits Klinckowstrom: Le comte de Fersen et la cour de France Firmin - Didot, 1878, p. 220-221
  11. ^ Diary and correspondence of Count Axel Fersen : relating to the court of France (1902), p. 317
  12. ^ Société d'études des Hautes-Alpes - 1896 - Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes, p. 135
  13. ^ Geneviève Cot, Archives départementales du Val-de-Marne: Guides des sources de l'histoire de la Révolution dans le Val-de-Marne, p. 176, 307
  14. ^ Sutherland, George Granville Leveson-Gower, Duke of, 1758-1833 - The despatches of Earl Gower (1885), p. 232-234, 388
  15. ^ Hugues Marquis: Histoire, économie et société, p. 273
  16. ^ Mathurin Lescure, Marie Antoinette (Queen, consort of Louis XVI, King of France), Pierre Charles Bonnefay du Plan Charmel (baron de) - La vraie Marie-Antoinette: étude historique, politique, et morale, p. 149-152
  17. ^ Stefan Zweig: Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica, p. 386
  18. ^ Stefan Zweig: Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica, p. 387
  19. ^ Ferdinando Augusto Pinelli: Storia militare del Piemonte in continuazione di quella del Saluzo cioè dalla pace d'Aquisgrana sino ai dì nostri, p. 132, 709
  20. ^ Paul Gault, Un complot sous la terreur: Marie-Antoinette, Toulan, Jarjayes, p. 149-150
  21. ^ Rudolf Maurits Klinckowstrom: Le comte de Fersen et la cour de France - Firmin - Didot, 1878, p. 430-433
  22. ^ Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques, p. 52
  23. ^ Félix Bouvier: Bonaparte en Italie, 1796; p. 365
  24. ^ Ferdinando Augusto Pinelli: Storia militare del Piemonte in continuazione di quella del Saluzo cioè dalla pace d'Aquisgrana sino ai dì nostri, p. 656
  25. ^ "Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques, p. 49"
  26. ^ Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques; p. 50
  27. ^ Abbaye De La Bussière - History of the Abbaye
  28. ^ Société d'études des Hautes-Alpes - 1896 - Bulletin de la Société d'études des Hautes-Alpes, p. 208
  29. ^ "Jacqueline Ducassé: Louis XVII et ses agents politiques, p. 50"
  30. ^ Gustave Bord: Étude sur la question Louis XVII: Autour du temple (1792-1795), p. 444
  31. ^ René Fonvieille - Barnave et Marie-Antoinette: d'après les correspondances secrètes (1791-1793), p. 37
  32. ^ http://www.fontenay-aux-roses.fr/uploadfile/Actes_de_deces_FaR.pdf
  33. ^ Luigi XVIII e tutta la famiglia reale avevano sottoscritto il suo contratto di matrimonio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]