Etiopide

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Etiopide
Titolo originaleΑἰθιοπίς
Akhilleus Penthesileia Staatliche Antikensammlungen 2688 n2.jpg
Morte di Pentesilea per mano di Achille, Monaco di Baviera, Antikensammlung
AutoreArctino di Mileto
1ª ed. originaleVII secolo a.C.
Generepoema epico
Lingua originalegreco antico
SerieCiclo Troiano

L’Etiopide (in greco antico: Αἰθιοπίς) è un antico poema epico greco andato perduto. Faceva parte del Ciclo Troiano, che raccontava in versi l'intera storia della guerra di Troia. Le vicende trattate dall’Etiopide vengono cronologicamente dopo quelle dell’Iliade e sono seguite dalla Piccola Iliade. La realizzazione dell’Etiopide è stata attribuita da fonti antiche ad Arctino di Mileto. Il poema si componeva di cinque libri scritti in esametri dattilici.

L'Etiopide fu probabilmente composta nel VII secolo a.C., ma non esistono certezze in merito. Fonti antiche collocano il fiorire di Arctino di Mileto nell'VIII secolo a.C., ma le prime rappresentazioni artistiche di uno dei principali personaggi del poema, Pentesilea, risalgono a circa il 600 a.C., suggerendo così una datazione posteriore.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Nelle attuali edizioni critiche dell’Etiopide sopravvivono soltanto cinque versi del testo originale. Per conoscerne la trama dipendiamo quindi quasi completamente da un riassunto del Ciclo Troiano contenuto nella Crestomazia scritta da un oscuro Proclo (che forse potrebbe essere identificato con il grammatico del II secolo Eutichio Proclo). Meno di dieci altre fonti forniscono altre indicazioni sull'intreccio del poema.

Il poema si apre, poco tempo dopo la morte dell'eroe troiano Ettore, con l'arrivo dell'Amazzone guerriera Pentesilea, venuta ad aiutare i Troiani. Dopo un primo momento di gloria conquistata in battaglia, Pentesilea finisce uccisa da Achille. Il guerriero greco Tersite più tardi deride Achille, sostenendo che si fosse innamorato di lei, e l'eroe uccide anche lui, purificandosi poi dell'omicidio con i dovuti rituali tradizionali.

Arriva quindi un altro alleato dei Troiani, Memnone, figlio di Eos e Titone, alla guida di un contingente di guerrieri Etiopi: indossa un'armatura forgiata dal dio Efesto. Nel corso della battaglia Memnone uccide Antiloco, un guerriero greco figlio di Nestore, per il quale Achille aveva una particolare predilezione. Achille uccide allora Memnone che Zeus, dietro supplica di Eos, trasforma in uno storno di uccelli immortali. Achille, nella sua furia, insegue i Troiani fin sotto alla porte della città e, davanti alle Porte scee, viene a sua volta ucciso da una freccia scagliata da Paride con l'aiuto del dio Apollo. Il corpo di Achille viene riportato in salvo da Aiace Telamonio ed Odisseo.

I Greci celebrano i funerali di Achille. La madre di Achille, la nereide Teti, appare per piangere sul corpo del figlio insieme alle sue sorelle ed alle Muse. In onore di Achille si organizzano dei giochi funebri nei quali vengono poste come premio le sue armi per chi si dimostri l'eroe più valoroso; a questo punto scoppia la disputa tra Aiace Telamonio ed Odisseo.

Qui si chiude l’Etiopide; non è sicuro se il giudizio sull'attribuzione delle armi di Achille e il conseguente suicidio di Aiace fossero narrati nell’Etiopide, nella Piccola Iliade, oppure in entrambe.

Importanza del poema[modifica | modifica wikitesto]

Le vicende narrate nell'Etiopide furono molto popolari tra i decoratori di vasi e ceramiche dell'antica Grecia, soprattutto i momenti della morte di Pentesilea e del recupero del corpo di Achille da parte di Aiace.

Nonostante le poche fonti che ne riportano notizie, l’Etiopide viene frequentemente citata dai moderni studiosi dell'Iliade.[1] È uno dei modelli più frequentemente portati come esempio dagli appartenenti alla scuola neoanalitica a causa delle forti somiglianze tra le storie di Achille, Antiloco e Memnone raccontate nel poema e quelle di Achille stesso, Patroclo ed Ettore narrate invece nell'Iliade.; questa pretesa somiglianza è conosciuta come la "Teoria di Memnone".[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vedi e.g. G. Schoeck 1961, Ilias und Aithiopis: kyklische Motive in homerischer Brechung (Zurich); J. Burgess 1997, "Beyond Neo-analysis: problems with the vengeance theory", American Journal of Philology 118.1: 1-17; Martin Litchfield West 2003, "Iliad and Aithiopis", Classical Quarterly 53.1: 1-14.
  2. ^ Vedi specialmente W. Schadewaldt 1965, Von Homers Welt und Werk (4ª edizione.; pubbl. orig. 1944; Stoccarda).

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]