Egisto

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Egisto
Gérin Clytemnestre hésitant avant de frapper Agamemnon endormi Louvre 5185.jpg
Pierre-Narcisse Guérin, Clitemnestra, istigata da Egisto, si prepara ad uccidere Agamennone, olio su tela, 1817, Parigi, Musée du Louvre.
Nome orig. Αἴγισθος
Sesso Maschio

Egisto (in greco Αἴγισθος, in latino: Aegisthus) è un personaggio della mitologia greca; appartente al casato dei Pelopidi, discendenti del leggendario Pelope, [1] e frutto dell'incestuosa unione di Tieste con sua figlia Pelopia, nonché il vendicatore, annunciato dall'oracolo di Delfi, dei soprusi subiti dal padre a causa del fratello Atreo.
La madre Pelopia, rimasta incinta del proprio padre, Tieste, ne aveva sposato il fratello Atreo che era allora re di Micene (e Argo, nell'Argolide); quando il bambino nacque, Atreo lo adottò e lo allevò; Egisto dunque, crebbe a palazzo con i figli legittimi del re, Agamennone e Menelao, ignorando chi fosse il suo vero padre. Atreo coltivava in lui l'odio che nutriva per Tieste e lo incaricò, ancora fanciullo, di assassinare Tieste, Egisto però riconobbe quest'ultimo come padre e uccise a sua volta Atreo. Mentre Agamennone, successore di Tieste sul trono, partecipava alla guerra di Troia, Egisto sedusse sua moglie Clitemnestra. Al ritorno del re, lo uccise e regnò per sette anni, finché Oreste non vendicò la morte del padre.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La nascita di Egisto si inserisce nel pieno contesto delle rivalità tra Atreo e Tieste, figli di Pelope. La leggenda narra che Atreo e il suo gemello Tieste erano divenuti rivali alla morte di Pelope e poi acerrimi nemici; i due fratelli, infatti, si contendevano il trono di Micene.
La loro feroce ostilità, aveva raggiunto il culmine quando Atreo aveva aveva cacciato il fratello e si era incoronato re, ma lo aveva poi attirato con l'inganno proponendogli la cessazione della contesa, la spartizione del regno e l'allestimento a palazzo di un banchetto che doveva suggellare la pace ritrovata[2][3]. Atreo però uccise i tre figli che Tieste aveva avuto da una Naiade, Aglao, Orcomeno e Callileonte, che si erano rifugiati supplici sull'altare di Zeus;[3] e al banchetto fece servire al fratello ignaro, le loro carni. Tieste, furioso, cercò i figli di Atreo per consumare su di loro la sua vendetta, ma i due ragazzi, Agamennone e Menelao (Atridi perché discendenti da Atreo), erano riusciti a fuggire con l'aiuto di un un servo ed erano riparati a Sparta.

Delfi, il tempio di Apollo oggi

Tieste fuggì inorridito da Micene, e consultò l'oracolo di Delfi che gli suggerì di procreare con la propria figlia il bambino che l'avrebbe vendicato: Egisto.
Si recò dunque a Sicione, regno di Tesproto, dove la figlia Pelopia era sacerdotessa della dea Atena[4][5]. Si nascose in una grotta per non officiare i riti e, a notte fonda, scrutò segretamente la fanciulla che sacrificava ad Atena Colocasia. Pelopia condusse la danza rituale, ma il suo piede affondò in una pozzanghera del sangue sgorgato dal collo dell'animale immolato, una pecora nera, e si macchiò la veste. Subito corse alla sorgente in prossimità del tempio, si tolse la tunica e s'affrettò a lavare la macchia, quando Tieste uscì dal suo nascondiglio e la violò.[6][7] L'uomo si era coperto il viso con una maschera perciò Pelopia non riuscì a riconoscerlo, ma gli sfilò la spada che pose sotto il piedistallo della statua di Atena. Presto Tieste scoprì di aver perduto l'arma e temette che la verità venisse a galla, per cui annunciò al re Tesproto di voler tornare in Lidia[8], terra dei suoi antenati.[7]
.Atreo, nel frattempo, temendo la punizione degli dei per i suoi crimini, si rivolse all'oracolo di Delfi che gli intimò di richiamare Tieste da Sicione. Il re vi si recò personalmente, ma il fratello si era già allontanato, incontrò invece Pelopia e se ne innamorò credendola figlia del re Tesproto. Giacque con lei e la chiese in sposa. Il re acconsentì; lieto di rendere un buon servigio a Pelopia e di propiziarsi un re tanto potente, Tesproto non volle chiarire l'equivoco. Atreo celebrò le sue nozze con la fanciulla, che, alcuni mesi dopo, partorì il bambino concepito con Tieste.

La vita[modifica | modifica wikitesto]

Pelopia abbandonò il neonato sulle montagne.[5] Qui fu rinvenuto da alcuni pastori che si presero cura di lui e lo nutrirono con latte di capra (aix, aigos in greco), che il piccolo Egisto poppò dall'animale stesso.[9]
Saputolo, Atreo cercò il bambino e, ritrovatolo, lo allevò come proprio figlio. Credeva infatti di essere padre del bambino e che Pelopia avesse abbandonato il figlio tra i monti perché colta dalla pazzia momentanea che affligge alcune donne dopo il parto.[7]

Alcuni anni dopo, Micene fu funestata da una serie di pessimi raccolti ed Atreo incaricò i figli Agamennone e Menelao di chiedere a Delfi notizie di Tieste. Lo incrociarono casualmente mentre tornava dopo aver interrogato l'oracolo, lo imprigionarono e lo ricondussero a Micene, dove fu rinchiuso in una cella per ordine di Atreo.[7]

Il re incaricò quindi Egisto di uccidere Tieste, segregato nel carcere. Egisto, giovinetto di sette anni, impugnò la spada e si diresse nella cella in cui riposava Tieste. L'uomo si destò al suo arrivo, si scansò tempestivamente, s'alzò e scalciò il giovane al polso, sottraendogli l'arma. Tieste riconobbe con sorpresa di stringere la spada di cui era stato privato molti anni prima a Sicione. Afferrò Egisto per le spalle e lo interrogò su come la spada fosse entrata in suo possesso. Il bambino impaurito balbettò di averla ricevuta dalla madre Pelopia e Tieste lo istigò ad obbedire ai tre ordini che gli avrebbe dato. Egisto annuì e s'apprestò innanzitutto a condurre sua madre in prigione al cospetto di Tieste. Pelopia, riconosciuto il padre, lo abbracciò e pianse per le sue disgrazie.[5][7]

Tieste le chiese chi le avesse procurato quell'arma e la donna confessò di averla sfilata ad un ignoto straniero che la violò una notte a Sicione. Il padre spiegò di essere il proprietario della spada e, al contempo, l'autore dello stupro. Scossa da un profondo orrore, Pelopia afferrò la spada con il pretesto di doverla esaminare e se la immerse nel petto.[10] Egisto, allibito, su ordine di Tieste, recuperò l'arma insanguinata e la consegnò ad Atreo che, colmo di gioia, scese sulla spiaggia e officiò un sacrificio di ringraziamento a Zeus, lieto di essersi finalmente sbarazzato del fratello.[7]

Egisto assassinò Atreo mentre era intento nel rituale e restituì il regno al padre Tieste, con il quale regnò su Micene e bandì Agamennone e Menelao.[5][7] Alcuni autori sostengono che Atreo non fu mai ucciso dal giovinetto, e dicono che Egisto era ancora un neonato in fasce quando Agamennone confiscò a Tieste il regno e gli strappò via lo scettro.[11]

Agamennone e Menelao si rifugiarono presso la corte di Tindaro a Sparta, che li aiutò a recuperare i loro beni sottratti da Tieste ed Egisto. Il re marciò su Micene, strappò lo scettro a Tieste, rifugiatosi sull'altare di Era, e lo costrinse a giurare che sarebbe andato in esilio e non si sarebbe mai più fatto vedere. Tieste si ritirò a Citera,[12] mentre Egisto si rifugiò presso il re Cilarabete, figlio di Stenelo.[13] Il giovane fu accolto da Strofio, che regnava sulla Focide, e prese in moglie sua figlia, ma anni dopo la respinse per ultimare i suoi propositi di vendetta contro i figli di Atreo.[14]

La vendetta[modifica | modifica wikitesto]

Anni dopo, Paride rapì Elena, moglie di Menelao, e fuggì assieme a lei a Troia, scatenando la guerra di Troia, per cui Agamennone e il fratello si assentarono per dieci anni dai loro regni. Egisto rifiutò di mescolarsi nella spedizione e scelse di rimanere ad Argo macchinando vendetta ai danni dei figli di Atreo.[15]

Tieste e Atreo, dipinto di Giovanni Francesco Bezzi

In questi anni di guerra, Nauplio, padre di Palamede, un astuto eroe che unì le sue forze a quelle degli Atridi ma fu ingannato e lapidato dai Greci stessi su istigazione di Odisseo, chiese giustizia per il figlio ad Agamennone, ma il re, che aveva sostenuto personalmente il crimine di Odisseo, lo lasciò a mani vuote. L'uomo ne risentì, salpò da Troia e costeggiò l'Attica e il Peloponneso, incitando all'adulterio le mogli che i nemici lasciarono nelle loro case. Egisto udì che Clitennestra era una delle donne che più facilmente avrebbe ceduto alle insistenze di Nauplio e congetturò di divenire suo amante per poi assassinare Agamennone con il suo sostegno non appena fosse tornato da Troia.[16]

Clitennestra era infatti ben poco motivata ad amare il marito: Agamennone infatti la privò del primo consorte, Tantalo, le uccise il neonato che stringeva al seno la stuprò e la sposò con la forza. Presto partì per una guerra infinita, lasciandola sola in una reggia, e acconsentì al sacrificio della figlia Ifigenia in Aulide.[17] Il fratello di Palamede, Eace, raccontò inoltre che Agamennone avrebbe riportato da Troia con sé Cassandra, la figlia di Priamo, e ne avrebbe fatto la sua sposa, soppiantando la moglie. In realtà Eace inventò tutto per spingere Clitennestra al delitto e vendicare l'uccisione del fratello.[18]

Zeus s'affrettò a inviare Ermes ad Egisto, che gli consigliò di rinunciare al suo piano e gli predisse che se avesse ucciso Agamennone sarebbe stato a sua volta ucciso dal figlio, non appena avesse raggiunto le soglie della maturità. Egisto non ascoltò il monito del dio, ripudiò la moglie e si recò a Micene con ricchi doni e animato da feroci propositi di vendetta.[19]. Qui divenne amante di Clitemnestra e visse con lei coltivando il suo stesso rancore insinuandole la volontà di assassinare il marito al suo ritorno.

J. G. Trautmann, L'incendio di Troia

Dapprima, la regina respinse le sue proposte, temendo Agamennone che, prima di salpare per Troia, aveva ordinato all'aedo di corte, Demodoco, di sorvegliare la regina e di comunicargli per iscritto ogni piccolo indizio sulla sua mancata fedeltà. Egisto lo acciuffò e lo relegò senza viveri in un'isola deserta, dove le bestie selvatiche e gli animali rapaci spolparono le sue ossa. Clitennestra si lasciò allora sedurre dal progetto omicida ed Egisto celebrò la sua futura vittoria sacrificando ad Afrodite ed offrendo monili d'oro e luminosi tessuti ad Artemide che maturava un odio profondo per i figli di Atreo.[20]
Clitemnestra macchinò quindi con Egisto di uccidere Agamennone al suo rientro da Troia. La regina temette che arrivasse inaspettatamente, così scrisse ad Agamennone in una lettera di accendere un falò sul monte Ida non appena Troia fosse caduta. Clitennestra era stata dunque informata dalla sua vedetta, della caduta Troia e dell'imminente ritorno del marito; lo uccise, con l'aiuto di Egisto, quando questi rimise piede in patria.

Dieci anni dopo Oreste vendicò il padre uccidendo Egisto e Clitennestra.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ figlio di Tantalo e nipote di Zeus
  2. ^ Tzetze, Chiliadi, I, versi 18 ss.
  3. ^ a b Pseudo-Apollodoro, Epitome, II, 13.
  4. ^ Igino, Fabula, 87.
  5. ^ a b c d Pseudo-Apollodoro, Epitome, II, 14.
  6. ^ Igino, Fabula, 253.
  7. ^ a b c d e f g Igino, Fabulae, 88.
  8. ^ nella penisola anatolica
  9. ^ Igino, Fabulae, 252.
  10. ^ Igino, Fabulae, 243.
  11. ^ Eschilo, Agamennone, vv. 1603-1606.
  12. ^ Pseudo-Apollodoro, Epitome, II, 15.
  13. ^ Tzetze, Chiliadi, I, versi 433 e sgg.
  14. ^ Ditti Cretese, libro III, 6.
  15. ^ Omero, Odissea, libro III, vv. 262-263.
  16. ^ Pseudo-Apollodoro, Epitome, VI, 8-9.
  17. ^ Euripide, Ifigenia in Aulide, vv. 1148-1152.
  18. ^ Igino, Fabula, 117.
  19. ^ Omero, Odissea, libro I, vv. 37-43.
  20. ^ Omero, Odissea, libro III, vv. 265-275.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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