Enrico De Seta (disegnatore)

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Enrico De Seta (Catania, 17 febbraio 1908Roma, 28 novembre 2008[1]) è stato un disegnatore e pittore italiano. Inizialmente noto come fumettista e autore satirico, nella seconda parte della propria carriera si è affermato come pittore illustratore cinematografico, curando circa 1.500 poster.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque in Sicilia, dove la famiglia si trovava per ragioni lavorative del padre, e dall'età di tre anni crebbe a Roma. Appena quindicenne, iniziò la propria attività di disegnatore. Nello stesso periodo fondò e gestì con Ennio Flaiano il settimanale satirico studentesco Il Cerino.[1]

In età giovanile collaborò con numerose testate, fra le quali Il Tifone di Eugenio Danese e dal 1930 il noto Travaso delle idee.[2] Dal 1933 collaborò poi con Il Balilla, per un periodo di circa otto anni, creando vari personaggi fra i quali l'aviatore Peperino, La Famiglia Piroletto (coloni italiani in Africa), Gaetano, Capitan Pappafico, e i celebri Re Giorgetto d'Inghilterra e Ciurcillone, parodia del Re Giorgio VI di Inghilterra e di Winston Churchill.[2][1] In questo periodo, per le Edizioni d'Arte Boeri pubblicò una serie di cartoline satiriche a tema razziale indirizzate ai soldati italiani di stanza in territorio etiope.[3] Per Il Corriere dei Piccoli curò fra il 1936 e il 1937 la striscia sui Fratelli Ravanello.

Nel 1936 creò il settimanale satirico Argentovivo!, che diresse per 55 pubblicazioni, sino alla chiusura avvenuta nel 1938.[1] La testata fu trampolino di lancio per numerosi disegnatori fra i quali Walter Molino, Rino Albertarelli, Nino Pagot e Franco Caprioli.[4][1] Il settimanale fu inoltre scenario per la pubblicazione di numerose strisce di De Seta, fra le quali i Fratelli Maccheron, Tamarindo IV, Capitano Rosmarino, Ping Pong, L'incubo della valle viola e Barnabeo Saltaleone.[4][2][1] Due anni dopo, inventò il celeberrimo personaggio del Mago Bacù, pubblicato dal Marc'Aurelio.[4][5].[2]

Negli anni successivi continuò prolificamente l'attività di autore, collaborando con periodici satirico umoristici, periodici per ragazzi e quotidiani.

Amico di Federico Fellini, fu lui a presentargli Aldo Fabrizi,[6] mentre subito dopo l'arrivo delle forze alleate a Roma, aprì nel 1944 con lo stesso Fellini (col quale aveva già collaborato al Marc'Aurelio), una bottega dal nome "The funny face shop", nella quale dipingevano caricature per i militari appena giunti nella capitale.[1][7] Tale attività costituì tra l'altro l'imprevisto trampolino di lancio per il regista, che incontrerà Roberto Rossellini.[7]

Nel 1947 fondò con Vittorio Metz il periodico Belzebù!, che ebbe però breve vita.[1]

Nel dopoguerra, a partire dagli anni 1950, diradò l'attività di vignettista satirico per dedicarsi prevalentemente all'illustrazione cinematografica (iniziata già nel 1937), divenendo uno dei più prolifici e noti pittori cartellonisti.[1] Curò, tra gli altri, i manifesti de La strada, I vitelloni, Tutti a casa, Il medico della mutua,[8] L'arte di arrangiarsi, La Chiave di vetro e Una notte a Casablanca.

Nel 1953 fu premiato con la Spiga Cambellotti per il suo lavoro di illustratore.[8]

Collaborò tra gli altri con Epoca, La Gazzetta dello Sport, Il Tempo, Il Giorno, Il Messaggero.[9]

Il 2 giugno 1995 fu insignito dell'onorificenza di commendatore dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.[10]

Morì a Roma, nel 2008, all'età di cento anni.[1]

L'attore Totò, più volte raffigurato da De Seta nei cartelloni cinematografici, paragonò il proprio stile a quello del disegnatore, affermando:

« Cerco di cogliere l'aspetto ridicolo e lo ritraggo con la mutevolezza del mio viso e le possibilità acrobatiche del mio fisico, allo stesso modo che Onorato o De Seta, con la loro matita, tracciano, su un foglio da disegno, la caricatura di una persona, esasperandone i tratti, pur rispettando, nella sostanza, le linee del volto. »

(Totò[11])

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 giugno 1995. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Look And Learn, Enrico De Seta Artist
  2. ^ a b c d Fondazione Franco Fossati, Enrico De Seta
  3. ^ Unicaen.fr, La guerra d'Etiopia
  4. ^ a b c Lambiek, Enrico De Seta
  5. ^ Enrico De Seta, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  6. ^ Massimiliano Filippini, Vittorio Ferorelli, Federico Fellini, autore di testi, Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, 1999
  7. ^ a b Andrea Borini, Federico Fellini, Ed. Mediane, 2009. p. 16
  8. ^ a b Catalogo Asta Little Nemo, 2012, Little Nemo edizioni. Pag 30
  9. ^ Luca Boschi, Enrico De Seta e 25.000 poster ministeriali, Il Sole 24 Ore
  10. ^ a b Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana, quirinale.it. URL consultato il 2 luglio 2016.
  11. ^ Angelo Olivieri, L'imperatore in platea, Dedalo, 1986. ISBN 9788822045218. Pag 54

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Enrico De Seta, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.