Franco Caprioli

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Franco Caprioli (Mompeo, 5 aprile 1912Roma, 8 febbraio 1974) è stato un fumettista italiano.[1][2][3][4][5]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

A causa di problemi di salute, dovette interrompere gli studi presso le scuole superiori che frequentava a Roma per tornare a Mompeo dove si dedicò inizialmente alla pittura prendendo lezioni da un maestro; nel 1934 realizzò un affresco nell'abbazia benedettina di Farfa.[1][6] Si trasferì poi a Roma dove arriva anche a esporre alla galleria S.A.C.A. in una mostra patrocinata da noti artisti Liberty; si dedica poi, dal 1937, all'illustrazione e al disegno, pubblicando su vari periodici come Argentovivo ed esordendo come autore di fumetti pubblicando la serie Gino e Piero sul Vittorioso, rivista con la quale collaborerà fino al 1964 scrivendo anche i testi. Nello stesso periodo incominciò a collaborare anche con l'Audace dove pubblicò la serie "La perla nera" scritta da Gian Luigi Bonelli e, dopo essere tornato dall'esercito nel quale era stato richiamato nel 1939, incominciò a collaborare anche con Topolino anche con testi suoi e, durante il periodo bellico, anche con il Corriere dei Piccoli e con le edizioni Alpe.[1][2][6][4] Per Topolino realizzò quella che venne poi riconosciuta come il suo capolavoro, "Fra i canachi di Matarewa" poi rinominata L'Isola Giovedì, una storia ambientata nei mari del Sud. Allo scoppio della guerra, nel 1941 viene richiamato per la seconda volta sotto le armi, interrompendo dopo 66 puntate la serie de L'Isola Giovedì. Durante la guerra si sposa con Francesca Duranti; continua la collaborazione con Il Vittorioso. Nasce il figlio Fabrizio il 14 gennaio 1949.[6]

Caprioli è autore notevole sia per lo stile grafico, caratterizzato da un disegno pulito, lineare, minuzioso, dalle tipiche ombreggiature a fitti puntini, sia per la serie di suggestivi racconti d'avventura degli anni cinquanta, spesso ambientati nei mari del sud:[senza fonte] I fanti di picche, L'isola giovedì, Fra i Canachi di Matarega, , Le tigri del Bengala, Mino e Dario e altri.

Nel dopoguerra pubblica su alcune testate delle edizioni Pegaso per le quali pubblica L'isola tabù e L'ometto Pic, e poi riprende la collaborazione con Topolino e Il Vittorioso; la collaborazione con quest'ultimo continuerà fino al 1964, producendo storie come "Mino Dario e C", "L'elefante Sacro", "Una Strana Avventura", "Dakota Jim" e "Yukon Selvaggio"; passò poi a collaborare con il Il Giornalino per il quale realizzò soprattutto illustrazioni.[1][2] Dal 1948 al 1964 realizzò storie a fumetti anche per le pubblicazioni della casa editrice francesi Impéria e L'Épatant.[2] Il 28 giugno 1952 nasce la figlia Fulvia Maria.[6]

Durante gli anni cinquanta pubblicò ancora con il Vittorioso numerose storie oltre a realizzare illustrazioni per pubblicazioni di vario genere come enciclopedie e romanzi della casa editrice Mondadori. Inoltre realizza per molti anni illustrazioni per un libro sulla preistoria, Viaggio attraverso la preistoria, scritto da un professore universitario la cui morte però impedì per alcuni anni la pubblicazione del libro; verrà poi pubblicato dall'editore Armando Curcio nel 1965.[6] Quando la collaborazione con Il Vittorioso si interruppe alla fine degli anni sessanta, incominciò a collaborare con lo Studio Giolitti di Roma grazie al quale pubblicò anche in Gran Bretagna, Francia e Germania.[1][2][6]

Successivamente, lavorò principalmente per la rivista italiana Il Giornalino, per la quale disegnò storie e nuovi adattamenti di opere letterarie come "L'isola misteriosa", "Michele Strogoff" e "I figli del capitano Grant" oltre a illustrazioni e copertine. Dal 1971 incominciò a collaborare anche per la Spada Editori.[2][6]

Durante gli anni settanta realizzò serie a fumetti di genere avventuroso pubblicate dalla Epipress per la quale lavorerà fino alla sua morte nel 1974;[1] e per Il Giornalino per il quale realizzò nel 1970 L'isola misteriosa, seguita poi da altre trasposizioni di opere di Verne, come Un capitano di quindici anni, e di classici della letteratura avventurosa come Moby Dick; dal 1971 incominciò a lavorare anche per la Fratelli Spada.[2]

Il suo ultimo lavoro fu una trasposizione a fumetti scritta da Roudolph de I figli del capitano Grant di Jules Verne, che non riuscì a completare a causa della sua morte[7]; verrà pubblicato postumo dai Fratelli Spada nel 1975 nel n. 20 de I quaderni del fumetto. Morì per un infarto a Roma l'8 febbraio 1974.[1][4]

Nel 1987 Paolo Ferriani Editore gli dedicò il secondo numero della collana I quaderni del fumetto italiano realizzato da Luigi Bernardi, Paolo Ferriani.[1]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • A Lucca viene allestita una mostra personale dedicata (1972).[6][4]
  • Premio Il Cartoonist alla mostra Le tre Giornate del Fumetto di Genova, quale migliore autore italiano (1973).[6][4]
  • Mostra retrospettiva Mompeo (1988).[6]
  • Mostra intitolata "Franco Caprioli, l'illustratore dei grandi orizzonti" presso Expocartoon a Roma (1995).[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h FFF - Franco CAPRIOLI, su www.lfb.it. URL consultato il 3 giugno 2019.
  2. ^ a b c d e f g (EN) Franco Caprioli, su lambiek.net. URL consultato il 3 giugno 2019.
  3. ^ Capriòli, Franco nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 3 giugno 2019 (archiviato dall'url originale il 13 febbraio 2019).
  4. ^ a b c d e Franco Caprioli - Ink on Line, su inkonline.info. URL consultato il 3 giugno 2019.
  5. ^ Davide Tessera, Passenger Press presenta: La Storia della Navigazione di Franco Caprioli, su BadComics.it, 29 aprile 2016. URL consultato il 3 giugno 2019.
  6. ^ a b c d e f g h i j k uBC, su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 3 giugno 2019.
  7. ^ La storia sarà completata da Gino D'Antonio.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Zanotto, Il mito dei mari del Sud - nel fumetto di Caprioli e Pratt, 1976.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN2467676 · ISNI (EN0000 0000 7828 5035 · SBN IT\ICCU\RAVV\029440 · LCCN (ENn78044960 · GND (DE1029502382 · BNF (FRcb11895094x (data) · WorldCat Identities (ENn78-044960