Drugstore Cowboy

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Drugstore Cowboy
Drugstore Cowboy-1.jpg
Scena iniziale del film
Titolo originale Drugstore Cowboy
Paese di produzione USA
Anno 1989
Durata 100 min
Colore colore
Audio audio
Genere drammatico
Regia Gus Van Sant
Soggetto James Fogle (romanzo)
Sceneggiatura James Fogle (romanzo), Gus Van Sant, Daniel Yost, William S. Burroughs (non accreditato)
Fotografia Robert Yeoman
Montaggio Mary Bauer, Curtis Clayton
Musiche Elliot Goldenthal
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Edizione originale

Ridoppiaggio

Premi
« Ma nel profondo sapevo che non avremmo mai potuto vincere. La nostra era una partita che non si può vincere fino in fondo. »
(Bob, all'inizio del film)

Drugstore Cowboy è un film del 1989 scritto e diretto da Gus Van Sant, tratto da un romanzo autobiografico di James Fogle scritto in carcere (pubblicato in Italia da Elliot Edizioni nel 2008).

Nella piccola parte di un prete tossicodipendente c'è lo scrittore William S. Burroughs, con cui nel 1991 Van Sant realizzerà il cortometraggio sperimentale Thanksgiving Prayer.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Ci troviamo a Portland, Oregon, nei primi anni '70. Un quartetto di tossicodipendenti formato da Bob Hughes, sua moglie Dianne, l'amico Rick e Nadine, giovane fidanzata di quest'ultimo, ha escogitato un ingegnoso stratagemma per procurarsi droghe e farmaci di prima qualità: compie periodicamente furti nelle farmacie e negli ospedali. Il gruppo viene più volte braccato, senza successo, da Gentry, un poliziotto della narcotici. La combriccola è schiava di innumerevoli superstizioni; Bob in particolare crede che parlare di cani o lasciare un cappello appoggiato sul letto siano presagi di sciagure e morte.

A queste assurdità si ribella la piccola Nadine che, ingenua e inesperta di furti, non si è mai inserita totalmente nel gruppo. Una sera il gruppo, ritornando a casa dopo esser uscito senza Nadine, la trova morta di overdose accanto al letto; sfrattati dal motel in cui risiedono a causa di un congresso di sceriffi per il quale tutte le stanze erano state prenotate, Bob e Dianne riescono miracolosamente a nascondere Nadine in un borsone, e a portare il suo cadavere in un bosco, dove Bob la seppellisce. Bob, in principio apparentemente indifferente alla morte della ragazza, si scopre cambiato a causa di questo avvenimento e decide, senza l'approvazione della moglie, di provare a disintossicarsi, iscrivendosi così ad un programma di recupero a base di metadone. In quest'occasione incontra un anziano prete tossicodipendente, conosciuto da giovane, e instaura con lui una nuova amicizia.

Bob, trovato un modesto lavoro, sembra impegnarsi seriamente nel tentativo di iniziare una nuova vita e uscire dalla droga; ma, una sera, due ragazzi, uno dei quali è David, una sua vecchia conoscenza ai tempi delle rapine, convinti che, nonostante tutto, lui continui a fare uso di sostanze stupefacenti, giungono in casa sua per rapinarlo. Non trovando nulla, decidono di sparargli, lasciandolo morente sul pavimento. L'intervento tempestivo dell'ambulanza riuscirà a salvarlo, ma Bob rifiuterà di fare a Gentry il nome del suo assalitore.

Il film, che termina ed inizia con la stessa scena (ovvero con Bob in ambulanza, scortato verso l'ospedale dalla polizia), è un lungo flashback del protagonista, che finisce col rendersi conto che quando ti droghi hai tre possibilità: continuare a drogarti (come Dianne), decidere di morire (come Nadine) o, la più difficile, provare a smettere, anche con la consapevolezza che i fantasmi del passato saranno sempre in agguato.

« È colpa di questa vita fottuta, non sai mai cosa ti succederà dopo. Per questo che Nadine ha scelto la via più facile per uscirne, è per questo che Dianne vuole continuare. La maggior parte della gente non ha idea della sensazione che proverà tra cinque minuti, per un tossicomane invece è diverso: lui lo sa, gli basta leggere un'etichetta. »
(Bob, al termine del film)

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