Dino Garrone

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Dino Garrone

Dino Garrone, all'anagrafe Edoardo Garrone (Novara, 2 marzo 1904Parigi, 10 dicembre 1931), è stato un critico letterario e scrittore italiano.

Collaborò a importanti riviste della sua epoca con articoli di critica letteraria, saggi e racconti. Intrattenne fitti contatti epistolari con numerose personalità culturali, tra cui Elio Vittorini. A parte brevi parentesi di viaggi, visse prevalentemente a Pesaro. Quasi tutti i suoi scritti sono stati pubblicati postumi.

Figura rappresentativa di tutta una generazione di giovani, aderì entusiasticamente al fascismo poiché vedeva in esso una forza rivoluzionaria e risanatrice per la politica e la cultura italiane. Ben presto, però, capì la vera natura dell'ideologia mussoliniana e se ne distaccò con disincanto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Novara da Giovanni Garrone e Maria Antonietta Mercalli. Presto si trasferì a Pesaro per consentire alla sorella Carla, violinista, di frequentare il Conservatorio della città. Il padre, che era direttore di banca, rimase a Novara per motivi di lavoro. Studente di straordinaria bravura, si diplomò al Liceo Mamiani e proseguì gli studi all'Università di Bologna dove, nel 1927, sì laureò in Lettere con una brillante tesi su Giovanni Verga che venne poi pubblicata nel 1941.

Durante la Prima guerra mondiale, ancora adolescente, svolse servizio di volontariato assistendo i feriti sui treni-ospedale di ritorno dal fronte.

Nell'agosto del 1926 fu ospite, per qualche giorno, di Gabriele D'Annunzio a Gardone. Il motivo della visita è sempre rimasto avvolto in un alone di mistero, ma sembra che D'Annunzio avesse incaricato Garrone, insieme ad altri giovani, di compiere una traversata dell'Adriatico fino a Belgrado, che però non fu realizzata.

Tre anni dopo, nel 1929, riuscì a compiere privatamente l'impresa e, con due amici, attraversò l'Adriatico in tempesta a bordo di un cutter. Aveva un animo avventuroso ed era affascinato dal mare e questa indole lo portò ad interessarsi alla figura di Cristoforo Colombo, cui dedicò una storia apocrifa.

Pubblicò articoli politici, critiche letterarie, racconti e scritti vari su molteplici quotidiani e periodici, fra cui Corriere Adriatico, Il Resto del Carlino, Impero, Lavoro Fascista, La civiltà fascista, Assalto, Fiera Letteraria, Belvedere, Universale e Libra. Insieme all'intellettuale Berto Ricci, pubblicò, nel 1930, un opuscolo polemico di stampo anti-borghese e nazionalista, Il Rosai (dal nome del pittore e scrittore Ottone Rosai).

I suoi scritti critici si interrogano sul significato dell'arte e sulla funzione dell'intellettuale auspicando un rinnovamento morale che crei un connubio fra arte e coscienza. Questo desiderio di rinnovamento si tradusse, politicamente, nell'entusiastica adesione di Garrone (e di tanti altri giovani della sua generazione) al primo fascismo. In esso, infatti, gli sembrava di riconoscere un'autentica spinta rivoluzionaria, anti-borghese e risorgimentale che potesse salvare l'Italia dalla decadenza dei costumi. In breve tempo, tuttavia, il regime mostrò il suo vero volto e Garrone, disilluso e amareggiato, ne prese le distanze.

Nei suoi numerosi scritti di fantasia (racconti, testi teatrali, poesie e prose) coabitano, con stridente contraddizione, i suoi due modelli letterari, Giovanni Verga e Gabriele D'Annunzio: «se da un lato aspira al desiderio di solidità e di "costruzione" quella stessa che vede attiva nel romanzo verghiano, dall'altro non sa, o non può, uscire dal rigirio della parola»[1]. La tensione verso una unità narrativa di natura verghiana, tuttavia, difficilmente riesce a concretizzarsi e la scrittura di Garrone acquista una «dimensione interiore, spirituale, quasi metafisica»[2].

La produzione letteraria più cospicua è tuttavia rappresentata dalle lettere che ha scambiato con tantissimi intellettuali italiani degli anni Venti e Trenta come Ottone Rosai, Elio Vittorini, Edoardo Persico, Berto Ricci, Enrico Falqui, Virgilio Lilli e Gherardo Gherardi[3].

Nel giugno del 1930, ormai disilluso dagli ideali fascisti e spinto dal desiderio di evadere da un'Italia troppo provinciale, lasciò Pesaro e si trasferì a Parigi, ma soltanto un anno e mezzo dopo, nel dicembre del 1931, vi morì stroncato da setticemia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rusciadelli, 1998, p. 23.
  2. ^ Rusciadelli, 1998, p. 25.
  3. ^ I manoscritti di Dino Garrone sono conservati presso varie istituzioni culturali. In particolare, un cospicuo fondo di suoi manoscritti (tra cui gran parte dei carteggi) si trova presso il "Fondo Garrone" dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Berto Ricci, Bruno Rosai, Dino Garrone, Gioacchino Contri e Edoardo Persico (a cura di), Il Rosai, Firenze, Tip. L'Economica, 1930.
  • Dino Garrone, Prose, a cura di Ubaldo Fagioli, Ancona, All'insegna del Conero, 1934.
  • Dino Garrone, Lettere, a cura di Berto Ricci e Romano Bilenchi, Firenze, Vallecchi, 1938.
  • Dino Garrone, Fiducia mattutina. Lettere ad un amico, a cura di Valentino Chiocchetti e Umberto Tomazzoni, Rovereto, Manfrini, 1938.
  • Dino Garrone, Giovanni Verga, con prefazione di Luigi Russo, Firenze, Vallecchi, 1941.
  • Dino Garrone, Sei prose, Milano, Scheiwiller, 1942.
  • Dino Garrone e Edoardo Persico, Epistolario, a cura di Marco Valsecchi, Forlì, Pattuglia, 1943.
  • Dino Garrone, Sorriso degli etruschi. Prose, a cura di Marco Valsecchi, Milano, Bompiani, 1944.
  • Dino Garrone, Storia apocrifa del povero Colombo, con un saggio critico di Alfio Coccia e dieci incisioni di Romolo Calciati, Milano, Terramare, 1961.
  • Dino Garrone, Terra di Marche, con un saggio critico di Alfio Coccia e dieci puntesecche originali di Romolo Calciati, Novara, Ed. del Centro internazionale di poesia religiosa, 1961.
  • Dino Garrone, Lettere ad Umberto, Calliano, Vallagarina, 1971 (nuova ed. di Fiducia Mattutina, 1938)
  • Dino Garrone, Le più belle pagine, a cura di Domenico Lombrassa, Firenze, Nuoevedizioni Vallecchi, 1973.
  • Dino Garrone, Pensieri zoppi, Ancona, Bucciarelli, 1974.
  • Dino Garrone, Giornata con Bartolini, con sette acqueforti originali di Luigi Bartolini, Pesaro, Ed. della Pergola, 1989.
  • Dino Garrone, Gli amici, Reggio Emilio, Mavida, 1991.
  • Dino Garrone, Prose scelte, a cura di Francesco Scarabicchi, Ripatransone, Sestante, 1993.
  • Dino Garrone, Terra di Marche. Paesi, paesaggi, figure, con una testimonianza di Carlo Betocchi, Bologna, Massimiliano Boni, 1993 (nuova ed. Terra di Marche, 1961).
  • Dino Garrone, Carteggi con gli amici (1922-1931), a cura di Tiziana Mattioli e Anna T. Ossani, introduzione di Giorgio Cerboni Baiardi, Ancona, Banca Popolare dell'Adriatico, 1994, 2 voll.
  • Dino Garrone, Una notte di Natale, a cura di Rosa Dimichino, con una nota di Marcello Veneziani, Novara, Interlinea, 2001.
  • Dino Garrone, Una notte di Natale, con tre incisioni di Teresita Terreno, Dogliani Castello, Al Pozzo, 2004.
  • Dino Garrone, Sorriso degli Etruschi, presentazione di Sebastiano Vassalli, Novara, Interlinea, 2010.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Goffredo Bellonci, in Il giornale d'Italia, 19 aprile 1938.
  • Alfio Coccia, Polittico, Milano, Ferrari, 1940.
  • Carlo Bo, Nota su Dino Garrone, in Corrente : reprint gennaio 1938-maggio 1940, vol. 1, n. 8, 1938.
  • Marco Valsecchi, Dino Garrone 1904-1931, Milano, Esperia, 1941.
  • Luigi Russo, Dino Garrone in La critica letteraria contemporanea: Da Serra agli ermetici, Bari, Laterza, 1943.
  • Carlo Bo, Lettere di Garrone in Nuovi studi. Prima serie, Firenze, Vallecchi, 1946, pp. 235–240.
  • Carlo Cordié, I capitoli inediti o dispersi del Giovanni Verga di Dino Garrone, estratto da Atti e memorie dell'Accademia Toscana di Scienze e di Lettere La Colombara, vol. 35, 1970, Firenze, Olschki, pp. 157–245.
  • Carlo Cordié, La giovinezza di Dino Garrone, estratto da Filologia e Letteratura, Napoli, Loffredo, 1970, pp. 220–232.
  • Dino Garrone: nel 40º anniversario della morte, Pesaro, 1971.
  • Carlo Cordié, Dino Garrone tra Salgari e Verne (storia di una polemica giornalistica del 1928), estratto da, La rassegna della letteratura italiana, vol. 76., n. 2-3, maggio dicembre 1972, Firenze, Sansoni, 1972, pp. 395–411.
  • Domenico Lombrassa, Introduzione a Dino Garrone, Le più belle pagine, Firenze, Nuovedizioni Vallecchi, 1973.
  • Domenico Lombrassa, Ritratto di Garrone, in Alberto Folin e Mario Quaranta (a cura di), Le riviste giovanili del periodo fascista, Treviso, Canova, 1977, pp. 119–123.
  • Francesca Petrocchi D'Aura, Dino Garrone e l'"Universale", estratto da, Atti e Memorie dell'Arcadia, ser. 3. vol. 7, 1979, fasc. 3, Roma, Palombi, 1979, pp. 240–258.
  • Carlo Cordié, L'allobrogo Dino Garrone e il sanfrianese Berto Ricci. Storia di una amicizia, estratto da, Studi piemontesi, vol. 10, fasc. 1, marzo 1981, Torino, Centro Studi Piemontesi, 1981.
  • Giorgio Cerboni Baiardi (a cura di), Frontiera 1931. Dino Garrone e la cultura italiana degli anni venti-trenta, Atti del convegno di Pesaro 23-24 aprile 1993, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1996.
  • Fabio Ciceroni e Valerio Volpini (a cura di), Le Marche tra parole e immagini. Autori marchigiani del '900, Milano, Federico Motta Editore / Banca delle Marche, 1996.
  • Carlo Cordié, Dino Garrone ed il mito di Cristoforo Colombo : (l'Adriatico, il Polo Nord, l'avventura), estratto da, Critica letteraria, vol. 24, fasc. 2-3, n. 91-92, 1996, Napoli, Loffredo, 1996, pp. 460–471.
  • Federica Rusciadelli, Prosa creativa e scrittura critica in Dino Garrone, Roma, Bulzoni, 1998.

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