Dike

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Dike e Nemesi in un dipinto di Pierre Paul Prud'hon del 1808

Dike (in greco antico: Δίκη, Díkē, anche Diche o Dice) è, nella religione dell'antica Grecia (mitologia greca), la dea della Giustizia.

Figlia di Zeus (Ζεύς) e di Temi (Θέμις) in Esiodo, la dea è annoverata tra le Ore (Ὥραι) e quindi ha come sorelle Eunomia (Εὐνομία) e Eirene (Eἰρήνη), le quali, come lei, vegliano sulle opere degli uomini[1]. Dike riferisce a Zeus le colpe degli uomini perché, per via di esse, lei viene offesa[2]; quando gli uomini la scacciano la dea li segue piangendo e avvolta nella foschia procura loro del male[3].

Pindaro[4] le attribuisce una figlia, Calma (Ἠσῠχία), intendendola come "tranquillità", "quiete" dello stato.

In Pausania[5] Dike punisce la dea dell'Ingiustizia Adikia (Ἀδικία); mentre in Euripide[6] essa cattura i criminali.

Viene presentata come "vergine" e Platone[7] considera questa condizione come incorrotta, perché tale deve essere la "giustizia".

Arato di Soli (III secolo a.C.) nei Fenomeni (96 e sgg.) rende Dike protagonista di una vicenda che Esiodo[8] aveva assegnato a Nemesi (Nέμεσις, "Distribuisce"[9]) e ad Aidos (Αἰδώς, "Pudicizia"), le due Divinità che abbandoneranno gli uomini della stirpe di ferro[10] ai loro mali; qui Dike, figlia di Astreo (Ἀστραῖος), abbandona l'umanità andando a formare la costellazione della Vergine, così, più tardi, verrà identificata con la vergine Astrea[11].

Negli Atti degli apostoli Dike viene richiamata, come credenza "pagana", nel ruolo di punire gli assassini. Così quando Paolo di Tarso, giunto naufrago sull'isola di Malta e accolto benevolmente dalla popolazione, mentre ravvivava un fuoco viene morso da un serpente:

(GRC)

« ὡς δὲ εἶδον οἱ βάρβαροι κρεμάμενον τὸ θηρίον ἐκ τῆς χειρὸς αὐτοῦ, πρὸς ἀλλήλους ἔλεγον· πάντως φονεύς ἐστιν ὁ ἄνθρωπος οὗτος ὃν διασωθέντα ἐκ τῆς θαλάσσης ἡ δίκη ζῆν οὐκ εἴασεν. »

(IT)

« Al vedere la serpe pendergli dalla mano, gli abitanti (βάρβαροι) dicevano fra loro: «Certamente costui è un assassino, perché, sebbene scampato dal mare, la dea della Giustizia (δίκη) non lo ha lasciato vivere». »

(Atti degli apostoli XXVIII, 4)

Nelle opere contemporanee[modifica | modifica wikitesto]

  • Caparezza la rende protagonista, assieme ad Atlante, della canzone La caduta di Atlante, terzo brano dell'album Prisoner 709, del 2017. Nella canzone Dike respinge le avances erotiche di Atlante, che le offre il mondo che tiene sulle spalle in cambio di una relazione amorosa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esiodo, Teogonia, 902 e sgg.
  2. ^ Esiodo, Le opere e i giorni 256 e sgg.
  3. ^ Esiodo, Le opere e i giorni 222 e sgg.
  4. ^ Pitica VIII, 1.
  5. ^ V, 18,2
  6. ^ Eracle 941
  7. ^ Leggi 943E
  8. ^ Esiodo, Opere e giorni, 200 e sgg.
  9. ^ Intesa come lo "sdegno che castiga la tracotanza umana" 931 (44); traduzione di Cesare Cassanmagnago
  10. ^ Esiodo Opere e giorni, 174 e sgg.
  11. ^ Cfr. ad es. Ovidio, Metamorfosi, I, 149-150

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eric A. Havelock, Dike. La nascita della coscienza, Roma-Bari, Laterza, 1983
  • Anna Jellamo, Il cammino di Dike. L'idea di giustizia da Omero a Eschilo, Roma, Donzelli, 2005

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN69730934 · GND (DE119056089
Mitologia greca Portale Mitologia greca: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di mitologia greca