Crocus albiflorus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Zafferano alpino
Crocus albiflorus ENBLA01.jpg
Crocus albiflorus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Liliidae
Ordine Liliales
Famiglia Iridaceae
Genere Crocus
Specie C. albiflorus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Monocotiledoni
Ordine Asparagales
Famiglia Iridaceae
Nomenclatura binomiale
Crocus albiflorus
Kit., 1814
Nomi comuni

Croco bianco
Zafferano selvatico

Lo Zafferano alpino (nome scientifico Crocus albiflorus Kit., 1814) è una pianta erbacea, perenne delle zone alpine, appartenente alla famiglia delle Iridaceae, tipica nella sua precoce fioritura primaverile.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia delle Iridaceae comprende un gruppo abbastanza omogeneo di piante con una ottantina di generi e circa 1000-1500 specie (il numero dipende dalle varie classificazioni), mentre il genere Crocus comprende circa 80 specie di cui una trentina sono coltivate e 15 sono presenti nella flora spontanea italiana.

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Questo genere, e quindi anche il fiore di questa scheda si presenta con una estrema variabilità citologica (morfologia e struttura interna delle cellule), questo a causa dell'alto numero dei cromosomi (fenomeno della poliploidia). Ciò determina un alto grado di segregazione di specie locali (gruppi di individui isolati geograficamente possono evolvere rapidamente in forme più o meno diverse) e quindi in definitiva a vari problemi di sistematizzazione e classificazione. Si sono verificati anche casi di aneuploidia.
Le popolazioni naturali normalmente sono bianche, spesso però si riscontra un perigonio violetto, ma sembra ormai accertato che ciò non sia di alcuna importanza specifica. Si possono invece trovare piante con caratteri intermedi con la specie Crocus vernus (L.) Hill. : potrebbero essere degli ibridi oppure no. Inoltre non si sa con certezza quali differenze morfologiche causano i vari livelli di cromosomi. In definitiva questa pianta insieme con tutto il genere, come rileva Pignatti, andrebbe ulteriormente studiata e approfondita.[1].
Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Crocus albiflorus Kit. subsp. albiflorus (sinonimo = Crocus vernus (L.) Hill subsp. albiflorus (Kit.) Asch. & Graebn.
  • Crocus albiflorus Kit. subsp. heuffelianus (Herb.) Hegi (sinonimo = Crocus vernus (L.) Hill subsp. vernus)
  • Crocus albiflorus Kit. subsp. neapolitanus (Ker Gawl.) Hegi (sinonimo = Crocus vernus (L.) Hill subsp. vernus)

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Con la specie Crocus vernus (L.) Hill. lo “Zafferano alpino” forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Crocus ×fritschii Derganc (1897)

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Crocus appendiculatus A. Kerner ex Maw (1878)
  • Crocus coeruleus Weston (1771)
  • Crocus heuffelianus Herbert (1847) subsp. albiflorus (Kit.) Nyman (1882)
  • Crocus pygmaeus Lojac. (1909)
  • Crocus vernus Auct. non Hill.
  • Crocus vernus (L.) Hill. subsp. albiflorus (Kit.) Asch. & Graebn.
  • Crocus vernus (L.) Hill. Subsp. parviflorus Neilr.
  • Crocus vilmae Fiala

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

  • Crocus vernus (L.) Hill. (sinonimo = Crocus napolitanus Mord. & Loisel.) - Zafferano maggiore: è molto simile alla pianta di questa scheda (facilmente è confuso con questa), ma dalle dimensioni lievemente maggiori e generalmente colorato di viola. Sulle Alpi è un po' meno frequente del Crocus albiflorus.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del generico (Crocus) deriva dal greco Kròkos, che significa filo e si riferisce ai lunghi stigmi ben visibili nella specie più conosciuta (e coltivata) di questo genere (Crocus sativus). Mentre il nome specifico (albiflorus) derivato in questo caso dal latino: albus + flos (= fiore bianco), si riferisce al colore prevalente dei suoi fiori (bianco).[2]
Il nome scientifico di questa pianta è stato definito dal botanico e chimico ungherese Pál Kitaibel (Mattersburg, 1757 – Budapest, 1817) in una pubblicazione del 1814 (“Flora d'Austria” di J.A. Schultz).
In tedesco questo fiore si chiama Alpen-Frühlings-Safran oppure Alpen-Frühlings-Krokus; mentre in francese si chiama Crocus à fleurs blanches.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento
Località: Valmorel, Limana (BL), 800 m s.l.m. - 5/4/2008

L'altezza della pianta varia da 5 a 15 cm. La forma biologica è geofita bulbosa (G bulb), ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi (organo di riserva che annualmente produce nuovi fusti, foglie e fiori).

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono del tipo fascicolato e si generano alla base del bulbo.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto consiste in un bulbo arrotondato e più o meno schiacciato ai poli, a tuniche fibrose; nella parte superiore le fibre sono sottili (0,1 mm) e sono disposte in modo reticolato.
  • Parte epigea: la parte aerea è un breve (o pressoché nullo) scapo cilindrico portante direttamente il fiore.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Sono presenti solamente delle lunghe foglie basali (o radicali) originate direttamente dal bulbo sotterraneo; il loro numero va da 2 a 3; hanno una forma lineare-laminata ma sottile con una linea più chiara centrale e longitudinale (è una scanalatura); la pagina superiore è colorata di verde scuro, quella inferiore è biancastra; il bordo è lievemente revoluto, mentre le parti terminali sono arcuate e rivolte verso il basso. Sono presenti anche delle foglie inferiori (2-3), ma generalmente sono ridotte a delle guaine biancastre. Dimensioni delle foglie: larghezza 2 – 4  mm; lunghezza: quanto i fiori.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza è formata da un unico fiore (raramente due), non sono odorosi e sono avvolti in una spata membranosa. La forma è quella di un tubo eretto e molto lungo che nella parte terminale si apre con 6 segmenti (tepali).

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Fiore violetto
Località: Valmorel, Limana (BL), 800 m s.l.m. - 5/4/2008
Fiore bianco
Località: Valmorel, Limana (BL), 800 m s.l.m. - 5/4/2008

La struttura del fiore è quella tipica delle monocotiledoni: un perigonio con tre doppi tepali di tipo corollino e di colore generalmente bianco (o violetto chiaro). Sono inoltre ermafroditi, attinomorfi, tetraciclici (con 4 verticilli: due verticilli del perigonioandroceogineceo) e trimeri (i verticilli sono composti da tre parti). La lunghezza del solo fiore è tra i 13 e 35 mm.

* P 3+3, A 3, G (3) (ovario infero)[3]
  • Perigonio: il perigonio è cigliato alle fauci ed è formato da un lungo tubo terminante con due verticilli: tre tepali esterni e tre tepali interni tutti eretti; i tepali sono tutti più o meno uguali (quelli interni sono lievemente più corti) e sono di forma spatolata, concava, ristretto-oblunga e arrotondata all'apice. Dimensione dei tepali: larghezza 5 – 7 mm; lunghezza 17 – 25 mm.
  • Androceo: gli stami sono 3 direttamente inseriti sul perigonio; sono più brevi dei tepali, sono liberi e divisi a ventaglio. Le antere sono giallastre e grandi da 7 a 8 mm.
  • Gineceo: l'ovario è a 3 loculi formato da tre carpelli concresciuti; è inoltre infero in una posizione molto bassa rispetto al perigonio e quindi è nascosto dalle foglie (e a volte è sotterraneo); lo stilo è filiforme, trifido (3 stigmi) con delle branche intere o forcute, in tutti i casi finemente suddivise; gli stigmi in particolare sono allargati ad imbuto (o trombetta) e all'apice sono crenato-denticolati e di colore aranciato. Lo stilo è più corto degli stami.
  • Fioritura: la fioritura è primaverile (da marzo a giugno); in genere la fioritura avviene subito dopo lo scioglimento delle nevi.
  • Impollinazione: l'impollinazione è entomogama.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una capsula loculicida oblunga formata da tre valve (capsula triloculare). I semi contenuti nel frutto sono molto numerosi e di forma globulare. Maturazione dei semi: maggio-giugno.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[4]:

Formazione : comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe : Molinio-Arrhenatheretea
Ordine : Arrhenatheretalia elatioris
Alleanza : Triseto-Polygonion

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

L'utilizzo che viene fatto, di questo fiore, è unicamente nel giardinaggio, in particolare in quello alpino o roccioso. Spesso si usano piantare in gruppi qua e là sui verdi prati, oppure in colonie più dense come bordure di aiuole.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  2. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  3. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato l'8 marzo 2009.
  4. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di campo, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2002.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 773.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume terzo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 421, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 1092.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]