Cosimo Di Palma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Cosimo Di Palma
Cosimo di Palma MDM.png
Cosimo di Palma Medaglia d'oro al valore militare alla memoria
NascitaCampi Salentina, 18 luglio 1915
MorteMar Adriatico, 14 maggio 1944
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Forza armataLesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1929-1943).svg Regia Aeronautica
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Italian Co-Belligerent Air Force
SpecialitàBombardamento
Anni di servizio1935-1944
GradoCapitano pilota
GuerreGuerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna di Grecia
BattaglieBattaglia delle Alpi Occidentali
Comandante di19ª Squadriglia, 88º Gruppo, Raggruppamento da Bombardamento e Trasporto
Decorazionivedi qui
voci di militari presenti su Wikipedia

Cosimo Di Palma (Campi Salentina, 18 luglio 1915cielo del Mar Adriatico, 14 maggio 1944) è stato un aviatore e ufficiale italiano, che combatté durante la seconda guerra mondiale come capitano pilota della Regia Aeronautica, venendo decorato con la medaglia d'oro al valore militare alla memoria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Campi Salentina (provincia di Lecce) il 18 luglio 1915,[1] dopo aver conseguito la maturità classica si iscrisse alla facoltà di Lettere dell'Università di Torino, dove si appassionò al mondo dell'aviazione. Nel giugno 1935 iniziò a frequentare la Scuola di pilotaggio per ufficiali di complemento della Regia Aeronautica, al termine della quale, con il grado di sottotenente partì per l'Africa Orientale Italiana dove rimane fino al febbraio 1940.[N 1] Durante le operazioni di controguerriglia ottenne il passaggio in servizio permanente effettivo per meriti straordinari, due encomi solenni, una Medaglia di bronzo al valor militare, e la promozione a tenente per merito di guerra. Rientrato in Patria, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, combatte durante la Battaglia delle Alpi Occidentali e nella Campagna di Grecia, dove rimase gravemente ferito all'addome da una scheggia di proiettile contraereo. Ritornato in servizio attivo nel febbraio 1941, nel giugno dell'anno successivo fu promosso capitano per meriti di guerra.

Un CANT Z.1007 dell'Italian Co-Belligerent Air Force ripreso in volo.

Subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 raggiunse l'Italia meridionale e dal 18 febbraio 1944 assunse il comando della 19ª Squadriglia,[2] 88º Gruppo Bombardamento e Trasporto della Regia Aeronautica, di stanza sull'aeroporto di Lecce-Galatina, ed equipaggiata con i bombardieri trimotori CANT Z.1007 Alcione.[2] Cinque mesi dopo gli fu affidato il comando del Raggruppamento da Bombardamento e Trasporto di Galatina.[2]

Il 14 maggio del 1944,[1] in fase di rientro da una missione di aviorifornimento alle truppe partigiane a Kolašin,[3] nei Balcani, la sua squadriglia[N 2] fu intercettata in volo da una formazione di circa 20 caccia Messerschmitt Bf 109G della Luftwaffe e al termine del furibondo combattimento risultarono abbattuti cinque bombardieri italiani e altrettanti caccia nemici.[3]

Con l'apparecchio in fiamme, dopo aver ordinato ai membri superstiti dell'equipaggio di lanciarsi con il paracadute, decise di cercare di riportare a terra le salme dei caduti presenti a bordo. Il velivolo, gravemente danneggiato, precipitò in mare causando la sua morte.[3] Per onorarne il coraggio fu decretata la concessione della Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[1]

Nel 1983 l'Aeronautica Militare gli ha intitolato l'aeroporto di Sigonella, sede del 41º Stormo Antisommergibile. A Cosimo Di Palma nel 1952 fu intitolato il Circolo cittadino del suo paese, Campi Salentina, e, fin dalla sua costituzione, avvenuta nel 1958, la sezione dell'Associazione Arma Aeronautica di Lecce. Gli sono state intitolate vie a Campi Salentina (Viale Nino Di Palma), ad Acate e Lecce.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Abile pilota, valoroso combattente, dava, in quattro anni di guerra, molte luminose prove di leggendario ardimento. Ferito grave in combattimento e sopravvissuto miracolosamente al difficile atto chirurgico cui si era sottoposto, rientrava volontariamente in linea nonostante ancora debole e convalescente. All’indomani dell’armistizio, fedele al giuramento prestato, chiedeva fra i primi ed otteneva di partecipare alla lotta di liberazione. Alla testa della propria squadriglia, attaccato in mare aperto da soverchiante caccia nemica, sosteneva strenuamente l’impari combattimento. Con l’apparecchio in fiamme, deciso ad ogni costo di riportare in Patria le salme dei caduti, rinunciava ad ammarare, e in prossimità della costa, dato l’ordine ai superstiti di lanciarsi col paracadute, affrontava da solo, il generoso disperato tentativo che doveva coronare con un’aureola di gloria il suo sacrificio supremo. Cielo dell'Adriatico, 14 maggio 1944.»
— Decreto Luogotenenziale 22 dicembre 1945[4]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Capo equipaggio di velivolo da bombardamento partecipava a numerose azioni duramente contrastate dal nemico e spesso in condizioni di tempo avverse su munite basi aeronavali. Esempio ai compagni per ardimento, saldezza d'animo e senso del dovere. Cielo del Mediterraneo, luglio 1941-aprile 1942.»
— Regio Decreto 8 febbraio 1943[5]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Capo equipaggio di velivolo da bombardamento, a più riprese attaccato da caccia avversario sulla rotta di avvicinamento all'obiettivo, persisteva nel portare a compimento un'azione notturna su munita base nemica, anche quando, in fase di sgancio, la reazione avversaria diveniva più precisa ed efficace. Sebbene più volte colpito dalla caccia nemica e con feriti a bordo, dopo fortunosa navigazione col velivolo fortemente menomato, e per lungo tratto ancora inseguito dalla caccia riusciva ad atterrare di notte, senza carrello, sul campo di partenza portando così a salvamento tutto l'equipaggio. Cielo del Mediterraneo, 1º marzo 1943.»
— Decreto Luogotenenziale 16 novembre 1945[6]
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota di apparecchio da bombardamento ha compiuto oltre 420 ore di volo, partecipando alle più importanti azioni per il consolidamento della conquista dell'Impero. Volatore instancabile, combattente valoroso, sprezzante del pericolo, dal cuore saldo, dall'animo capace delle più alte dedizioni ha portato la sua offesa sino alle più lontane regioni dell'Impero, rientrando numerose volte colpito dalla reazione avversaria. Ufficiali di doti eccezionali di grande rendimento, esempio costante di attaccamento al dovere. Cielo dell'Impero, 2 settembre 1936-12 aprile 1938.»
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Regio Decreto 2 giugno 1944[7]
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Abile e valoroso capo equipaggio e capo pattuglia di velivolo da bombardamento, portava a termine ardite azioni sulle linee dell'interno del territorio nemico, contrastate da violenta azione aerea e contraerea. Cielo della Grecia e della Jugoslavia, aprile 1941-XIX.»
— Regio Decreto 22 dicembre 1941[8]
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Capo equipaggio di velivolo da bombardamento, già distintosi in precedenti cicli operativi, confermava una volta ancora le sue belle doti di combattente animoso e di pilota ardito in numerose missioni di guerra. Cielo del Mediterraneo, 14 maggio 1942-17 maggio 1943.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Totalizzò in Africa Orientale 420 ore di volo in operazioni di guerra.
  2. ^ La formazione iniziale era composta da 12 bombardieri con la scorta di 5 caccia Aermacchi C.205 Veltro e 3 Reggiane Re.2001.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica 1969, p. 165.
  2. ^ a b c Brotzu, Caso, Cosolo 1973, p. 51.
  3. ^ a b c Brotzu, Caso, Cosolo 1973, p. 52.
  4. ^ Bollettino Ufficiale 1946, disp.5, pag.162.
  5. ^ Registrato alla Corte dei Conti li 27 marzo 1943, registro 18 Aeronautica, foglio 263.
  6. ^ Bollettino Ufficiale 1943, disp.28, pag.1720, registrato alla Corte dei Conti addì 3 gennaio 1946, registro 4 Aeronautica, foglio 76.
  7. ^ Bollettino ufficiale 16 giugno 1944, registrato alla Corte dei Conti li 18 dicembre 1944, registro 1 Aeronautica, foglio 86.
  8. ^ Registrato alla Corte dei Conti addì 29 gennaio 1942, registro 15 Aeronautica, foglio 325.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Questo testo proviene in parte, o integralmente, dalla relativa voce del progetto Donne e Uomini della Resistenza, opera dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia, pubblicata sotto licenza Creative Commons CC-BY-3.0 IT
  • Emilio Brotzu, Michele Caso e Gherardo Cosolo, Bombardieri-Ricognitori. Volume 5, Roma, Edizioni Bizzarri, 1973.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italian Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • Medaglie d'Oro al Valor Militare, Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore dell'Aeronautica, 1969.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Franco Pagliano, Storia di diecimila aeroplani, Milano, Edizioni Europee, 1954.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, A. Mondadori, 1993, ISBN 88-04-44940-3.