Fondazione MIA

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Fondazione MIA
Fondazine MIA.jpg
Portale ingresso Fondazione MIA
TipoFondazione
Fondazione1265
FondatoreVescovo Erbordo e beato Pinamonte da Brembate
Scoposoccorso dei poveri, degli infermi, dei carcerati
Sede centraleItalia Bergamo
PresidenteItalia Fabio Bombardieri
Sito web

La Congregazione della Misericordia Maggiore (dal 2004 ha assunto la forma giuridica di Fondazione MIA) è una fondazione di stampo cattolico, senza fine di lucro, con sede nella città di Bergamo e che opera negli ambiti caritativo, assistenziale e culturale.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il fondatore Pinamonte da Brembate

L’Opera Pia Misericordia Maggiore venne fondata a Bergamo nel 1265 da Pinamonte da Brembate, frate appartenente all'ordine dei predicatori, e che muore l'anno successivo alla fondazione.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Pinamonte da Brembate.

Lo stesso Pinamonte, coadiuvato dal vescovo Algisio da Rosciate prima e dal vescovo Erbordo poi[1], suo confratello, ne scrisse l'ordinamento, raccolto in dieci capitoli detti Regula del pio consorzio, ed ora conservato presso la biblioteca civica di città alta. Questo prevedeva la lotta all'eresia che doveva essere esercitata sia tramite l'obbedienza al vescovo[2] sia attraverso la testimonianza di fede praticata con azioni individuali e collettive volte all'assistenza e alla carità. Il tutto doveva svolgersi mediante la raccolta di fondi da effettuarsi tra i soci, i cui proventi sarebbero stati consegnati a quattro incaricati, detti canevari, che avrebbero provveduto a farli giungere ai destinatari, ovvero tutti coloro che versavano in condizioni economiche disagiate: emarginati, vedove, orfani, malati ed infermi, che ricevevano aiuti volti alla loro sussistenza, ma anche attenzioni morali.

La congregazione si riuniva ogni due settimane presso la chiesa di San Vincenzo[3] (primordiale edificio religioso dal cui ampliamento venne ricavato il Duomo di Bergamo) al fine di raccogliere le elemosine tra i confratelli (appartenenti per lo più a ceti elevati) e di ascoltare le predicazioni. Era presieduta da un organo di governo laico facente capo ad un ministro, coadiuvato da dodici consiglieri eletti mediante un meccanismo che ne garantiva l'alternanza. A questi si aggiungeva anche il partone, figura scelta tra i canonici del Duomo, che aveva la funzione di far rispettare la regola della congregazione e di regolare i rapporti con le autorità.

Nella storia[modifica | modifica wikitesto]

In epoca medievale la città di Bergamo, divisa dalla lotta tra guelfi e ghibellini, aveva un orientamento filo-imperiale. La pubblica amministrazione era gestita dalla parte popolare, in particolare modo dalla Società del popolo, che aveva tra i principali esponenti la famiglia guelfa dei Rivola, mentre la responsabilità nella Chiesa locale era appannaggio delle famiglie ghibelline Suardo e Colleoni. In questo contesto fatto di lacerazioni e divisioni, la MIA riuscì a far convivere al proprio interno elementi, laici ed ecclesiastici, appartenenti a fazioni opposte e di differente estrazione culturale e sociale, rendendosi di fatto un'istituzione super partes.

Il monastero di Astino

A Castel Goffredo, in provincia di Mantova, nel 1288, sorse una congregazione chiamata Congregazione della Misericordia di Santa Maria e Sant'Erasmo che si rifaceva alla Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo. Ebbe la sua sede nella Chiesa di Santa Maria del Consorzio.[4]

Dopo aver assorbito, nel 1305, il Consorzio del Santo Sepolcro (conosciuto come consorzio dell'ospedale di Astino) che confluì nella MIA portando in dote il Monastero di Astino ed i terreni circostanti (noti come Valle di Astino), nel corso del XIV secolo la congregazione poté contare su un numero sempre maggiore di lasciti e acquisizioni che la portarono a garantirsi ingenti possedimenti fondiari nella pianura bergamasca, su tutti quelli presso Verdello minore e Boltiere. Quest'ultimo venne ottenuto tramite il lascito dei maestri Lorenzo e Giacomo de '“De Apibus” degli Artifoni di Almenno (risalente al 1337), che in cambio vincolava la congregazione ad impegnarsi al fine di permettere ai ragazzi indigenti di accedere agli studi letterari e religiosi[5].

Con il tempo anche il Comune instaurò un rapporto sinergico con la MIA, tanto da garantirle il proprio appoggio politico-economico, delegandole funzioni nel campo della pubblica assistenza e della cosa pubblica. In tal senso un passo fondamentale si ebbe nel 1449 quando lo stesso comune di Bergamo, considerando il cattivo andamento economico della fabbrica della Basilica di Santa Maria Maggiore, decise di affidare alla congregazione la conclusione dei lavori e la gestione della stessa. A questa situazione però si oppose il clero locale, in prima fila il vescovo Giovanni Barozzi, che chiese la revoca dell'assegnazione. La MIA si rivolse quindi alle massime autorità politiche ed ecclesiastiche del tempo, ottenendo l'appoggio sia della Repubblica di Venezia che di Papa Niccolò V, il quale emise un'apposita bolla nella quale sancì l'autonomia della basilica e del consorzio dalla giurisdizione vescovile. Tuttavia nemmeno questo bastò per dirimere definitivamente la questione, tanto che la Congregazione decise di far demolire il battistero, opera di Giovanni da Campione, presente in Santa Maria Maggiore e di farlo riedificare nel vicino Duomo, al fine di impedire al Vescovo di entrare nella Basilica durante le sue visite pastorali.

Fondazione MIA - cortile Interno

Quindi la MIA affiancò alle mansioni caritatevoli ed assistenziali anche quelle inerenti alla gestione della Basilica stessa, che comportarono interventi di recupero e miglioramenti artistici. Le attività, in continua espansione, aumentarono al pari delle donazioni, tanto da costringere la MIA a trasferire la propria sede, originariamente collocata in zona Sant'Eufemia, nella viciniadi San Salvatore, in un edificio che poteva comprenderne tutte le funzioni. A partire dal 1460 si presentò un'altra disputa, questa volta con il condottiero Bartolomeo Colleoni, il personaggio più in vista della città in quegli anni. Questi decise, unilateralmente, di far demolire la sagrestia della Basilica al fine di farvi costruire la sua cappella funebre, in seguito nota come Cappella Colleoni. La controversia si risolse qualche anno più tardi, con il Colleoni che fece ricostruire, a sue spese, una nuova sagrestia in posizione dislocata rispetto alla precedente, e donò una cospicua somma alla congregazione.

All'inizio del XVI secolo la MIA fondò la “Cappella musicale”, scuola per strumentisti e cantori ed istituì, per i propri aggregati, una scuola di grammatica che, dopo essere stata trasformata in Accademia nel 1566, a partire dal XVII secolo venne ribattezzata Collegio Mariano, diventando in pratica il primo liceo della città di Bergamo.

La basilica di Santa Maria Maggiore

Con il passare degli anni le proprietà e le rendite aumentarono tanto da essere stimate, all'inizio del XVII secolo, in 2,5 milioni di lire veneziane e 24.000 pertiche bergamasche (circa 1.500 ettari) tra terreni agricoli (per lo più nella pianura bergamasca a Fara Olivana, Comun Nuovo, Spirano, Verdello, Boltiere e Bonate Sopra), case e negozi. Le entrate annue erano pari a 136.000 lire (delle quali 92.000 derivanti dalle proprietà fondiarie), mentre tra le spese l'assistenza ai bisognosi incideva al 45% e la gestione della basilica al 29%. L'attività di assistenza interessava 7.000 persone povere iscritte alle locali liste e 400 tra malati e partorienti, a fronte di una popolazione cittadina di quasi 22.000 abitanti, ai quali venivano garantite sussistenza, nella forma di pane prodotto in proprio (440.000 pani nel solo anno 1601) e assistenza diretta[6].

Tuttavia proprio in quegli anni si verificò un'importante diminuzione delle entrate provenienti dalle donazioni a causa della normativa, emanata dal governo veneto, volta a contrastare la manomorta, ovvero la formazione di patrimoni immobiliari e fondiari (sia civili sia ecclesiastici), la cui esistenza era perpetua e la proprietà inalienabile. Inoltre con la fine della Repubblica di Venezia e la conseguente instaurazione della napoleonica Repubblica Cisalpina la MIA, così come di tutti gli altri enti operanti negli ambiti di assistenza e carità, perse la propria autonomia confluendo, nel 1808, nella Congregazione di Carità, riuscendo comunque a mantenere tutti i possedimenti e le rendite pur vedendosi revocata la gestione economica.

All'inizio del XIX secolo si verificò una crisi irreversibile nella gestione delle scuole della MIA: il “Collegio Mariano” confluì nel liceo cittadino, mentre la “Cappella musicale” lasciò spazio alla “Pia Scuola di musica”, gestita unitamente al maestro Johann Simon Mayr con l'obiettivo di permettere ai ragazzi appartenenti ai ceti meno abbienti di poter accedere allo studio di strumenti musicali e canto. Questa riscosse un grande successo, sia quantitativamente che qualitativamente (qui si formarono il compositore Gaetano Donizetti e il tenore Giovanni Battista Rubini), diventando in breve divenne un punto di riferimento in città e provincia. Nel 1958 questa scuola passò sotto il controllo della pubblica amministrazione che la trasformò nel “Civico Conservatorio musicale”.

Dal 1937 la gestione venne delegata all'Ente Comunale di Assistenza, che se ne occupò fino al 1978, quando la congregazione riacquisì una certa autonomia grazie al D.P.R. 616/1977 che definiva il trasferimento della gestione degli organi assistenziali ai Comuni, fatta eccezione per le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza inerenti all'ambito educativo – religioso, lo stesso nel quale venne riconosciuta la congregazione. L'ultimo passo in ordine cronologico avvenne nel 2004 quando la MIA divenne una Fondazione, amministrata da nove Consiglieri nominati dal Sindaco di Bergamo.

Dal 2004 la “Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo”, già “Opera Pia”, è ora Fondazione MIA con i suoi 750 anni, è l'istituzione più antica della città di Bergamo[7].

Orologio esterno all'ingresso della Fondazione MIA

Sede[modifica | modifica wikitesto]

La Domus Magna è la sede con accesso in Via Arena, è stata acquistata nel 1447 dal comune di Bergamo. Il fabbricato era già appartenuto alla famiglia Colleoni, facendone poi nel 1449 la propria sede quando dal comune la Fondazione, ebbe l'incarico di amministrare la chiesa di Santa Maria Maggiore[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vescovo Erbordo, Memorie istoriche della città e Chiesa di Bergamo raccolte dal codice .... URL consultato il 7 luglio 2016.
    «Il nuovo Vescovo Ernordo dell'ordine de' Predicatori».
  2. ^ Bergamo scomparsaːl'arrivo dell'inquisizione, Bergamo sera. URL consultato il 7 luglio 2016.
  3. ^ p. 169 Bruno Caccia, L'antica Cattedrale di Sa Vincenzo martire in Bergamo, Bergamo, Bolis Edizioni, 2015.
  4. ^ Francesco Bonfiglio, Notizie storiche di Castelgoffredo, 2ª ed., Mantova, 2005, ISBN 88-7495-163-9.
  5. ^ Gianfranco Moraschini, Gli organi di santa Maria Maggiore a Bergamo, Turris editrice, 1999.
  6. ^ Bergamo ed il suo territorio, Dizionario enciclopedico, op. cit., pg.536
  7. ^ La fondazione MIA compie 750 anni, L'Eco di Bergamo. URL consultato il 7 luglio 2016.
  8. ^ p. 172 Bruno Caccia, L'antica Cattedrale di Sam Vincenzo martire in Bergamo, Bergamo, Bolis Edizioni, 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Bergamo e il suo territorio, dizionario enciclopedico, Bolis, 2004, ISBN 88-7827-126-8.
  • ateneo di scienze lettere e arti di Bergamo, La Misericordia Maggiore di Bergamo fra passato e presente, edizioni dell'Ateneo, 2003, OCLC 55516244.
  • Maria Teresa Brolis,Aː Zonca, Attilio Bartoli Langeli, Testamenti di donne a Bergamo nel Medioevo : pergamene dall'archivio della Misericordia maggiore (secoli XIII-XIV), Fondazione Mia, 2012, ISBN 9788890442193.
  • consorzio della Misericordia Maggiore di Bergamo, Istitutione, & ordini della Misericordia maggiore di Bergamo, VːVentura, 1620, OCLC 77213329.
  • Paola Palermo Giulia Pecis Cavagna, La cappella musicale di Santa Maria Maggiore a Bergamo dal 1657 al 1810, 2011, ISBN 9782503510330.
  • Bruno Caccia, L'antica cattedrale di san Vincenzo Martire in Bergamo, Bergamo, Bolis Edizioni, 2015.

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