Chiesa di Santa Giustina (Ravenna)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Chiesa di Santa Giustina
Santa Giustina Ravenna 2.JPG
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
LocalitàRavenna-Stemma.png Ravenna
TitolareGiustina di Padova
Arcidiocesi Ravenna-Cervia
Consacrazione1750
ArchitettoGiovan Francesco Buonamici
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1747
Completamento1750

Coordinate: 44°24′55.39″N 12°11′46.05″E / 44.415387°N 12.196125°E44.415387; 12.196125

La chiesa di Santa Giustina è un luogo di culto cattolico del centro storico di Ravenna, situato in piazza Duomo, alla destra della cattedrale; esso ricade all'interno del territorio della parrocchia di San Giovanni in Fonte (che insiste sul duomo) ed è sede dell'omonima rettoria.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Resti della facciata dell'antica chiesa di Santa Giustina in Capite Porticus (XV secolo).

A Ravenna, nel XVIII secolo, esisteva già una chiesa dedicata a santa Giustina; questa era detta in Capite Porticus ed era situata all'incrocio delle attuali via Arnaldo Guerrini e via Romolo Gessi, ad est del complesso della cattedrale. L'edificio versava in stato di abbandono e venne acquistato e riadattato ad abitazione da Lodovico Pasolini.[2]

Nella chiesa risiedeva la confraternita del Santissimo Sacramento (detta anche di Santa Giustina), per la quale venne costruito un nuovo oratorio; il progetto venne affidato all'architetto riminese Giovan Francesco Buonamici che, tra il 1734 e il 1745, aveva ricostruito la cattedrale in stile barocco. I lavori iniziarono nel 1747 e terminarono nel 1750 (l'esterno rimase tuttavia incompiuto), quando la chiesa venne consacrata.[3]

La chiesa venne chiusa al culto una prima volta nel 1798 e una seconda nel 1809, per poi tornare alle sue funzioni originarie; nel 1850, venne demolita per problemi statici la lanterna posta sulla sommità della volta dell'aula, e nel 1856 venne completata la sobria decorazione architettonica dell'esterno.[4] Dopo la seconda guerra mondiale, la chiesa ha svolto temporaneamente le funzioni di procattedrale.[5]

Agli inizi degli anni 2000, la chiesa, che versava in uno stato di degrado, è stata chiusa per problemi statici relativi al campanile e alla copertura dell'aula; nel 2009 è iniziata un'importante campagna di restauro conservativo e consolidamento che si è conclusa l'anno successivo; il 6 ottobre l'edificio, rinnovato, è stato riaperto.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Esternamente, la chiesa è racchiusa all'interno di un volume cilindrico in mattoni rossi con diametro di circa 13 metri,[6] posto tra due corpi di fabbrica più bassi che, originariamente, costituivano le abitazioni del priore della confraternita (a sinistra) e del cappellano (a destra). Il prospetto, sobriamente decorato alla sommità con un cornicione, vede al centro il portale d'ingresso, il quale è sormontato dalla seguente iscrizione:

(LA)

« COMMVNIONE CALICIS CONGREGAVIT NOS DOMINVS »

(IT)

« Il nostro Signore ci ha riuniti con il calice della comunione »

Nella parte superiore, si aprono tre finestre rettangolari. Alla sinistra della chiesa, in posizione arretrata, si eleva la piccola torre campanaria, a pianta quadrata.[5]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è costituito da due corpi distinti, messi in comunicazione da un grande arco a tutto sesto posto in asse con il portale: l'aula e l'abside.

Interno.

La prima è caratterizzata da un'elaborata pianta poligonale, basata su una circonferenza lungo la quale si aprono simmetricamente sei esedre alternate a coppie di lesene lisce corinzie poste ai lati di una nicchia vuota. La volta, dalla quale pendono dei lampadari ottocenteschi, è una cupola costituita da dodici vele irregolari e terminante non con l'originaria lanterna (demolita per problemi statici nel 1850), ma con un soffitto piano.[5]

Al di sopra della bussola lignea d'ingresso, vi è la cantoria, ove trova luogo un antico organo a canne del XVII secolo (ampliato nel XIX e inaugurato nel marzo 2013 dopo un restauro conservativo).[6]

L'abside e il coro.

Al di sotto dell'arco absidale, il quale è sormontato da un medaglione in stucco con il simbolo della confraternita del Santissimo Sacramento (che è anche dipinto sulle panche), trova luogo l'altare, del 1746; il manufatto è in marmi policromi (tra i quali il diaspro), con un grande tabernacolo sopra la mensa.

L'abside, semicircolare, ospita i seggi lignei per i membri della confraternita. La parete curva, alle spalle dell'altare, è arricchita da una finta architettura affrescata nel 1751 dal pittore ravennate Domenico Barbiani;[7] questa incornicia la pala Madonna col Bambino tra i santi Giustina e Paolo di Francesco Longhi (XVI secolo),[8] che si trovava nell'antica chiesa di Santa Giustina in Capite Porticus.[9]

Nel corso dei restauri del 2009-2010, è stata rinvenuta, al di sotto della chiesa, una cripta, contenente diverse sepolture con resti umani; probabilmente, ivi sarebbero state sepolte persone legate alla confraternita del Santissimo Sacramento e prive dei necessari mezzi economici per assicurarsi una sepoltura personale.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ravenna - Chiesa di S. Giustina, su ravenna-cervia.chiesacattolica.it. URL consultato il 18 luglio 2015.
  2. ^ Chiesa di Santa Giustina, su duomoravenna.it. URL consultato il 18 luglio 2015.
  3. ^ W. Bendazzi, R. Ricci, p. 187.
  4. ^ a b A. Barbieri, C. Cesaretti, M.G. Maioli, p. 159.
  5. ^ a b c d Restauro e Consolidamento di Santa Giustina, su infobuild.it. URL consultato il 18 luglio 2015.
  6. ^ a b "Invasioni Digitali 2015": la Chiesa di Santa Giustina, Piazza Duomo, Ravenna (RA), su livingravenna.blogspot.it. URL consultato il 18 luglio 2015.
  7. ^ Luisa Faenzi, Barbiani, su treccani.it. URL consultato il 18 luglio 2015.
  8. ^ Luca Longhi. Una bottega del Cinquecento a Ravenna - Opere (PDF), su mar.ra.it. URL consultato il 18 luglio 2015.
  9. ^ F. Beltrami, p. 32.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Beltrami, Il forestiere istruito delle cose notabili di Ravenna, e suburbane della medesima, Ravenna, Stamperia Roveri, 1791, ISBN non esistente.
  • Wladimiro Bendazzi, Riccardo Ricci, Ravenna. Guida alla conoscenza della città. Mosaici arte storia archeologia monumenti musei, Ravenna, Edizioni Sirri, 1992, ISBN 88-86239-00-9.
  • Annalisa Barbieri, Chiara Cesaretti, Maria Grazia Maioli, Cripta della Chiesa di Santa Giustina a Ravenna (RA), Firenze, All'insegna del giglio, 2009, ISBN non esistente.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Galleria fotografica prima del restauro del 2009-2010: Chiesa di S. Giustina, su ravenna-cervia.chiesacattolica.it. URL consultato il 18 luglio 2015.