Chiesa di Sant'Anna alle Paludi

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Chiesa di Sant'Anna alle Paludi
Anna Paludi3.jpg
Esterno
StatoItalia Italia
RegioneCampania Campania
LocalitàCoA Città di Napoli.svg Napoli
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSant'Anna
Arcidiocesi Napoli
Inizio costruzioneXIV secolo
CompletamentoXX secolo

Coordinate: 40°50′59.28″N 14°16′27.02″E / 40.8498°N 14.274172°E40.8498; 14.274172

La chiesa di Sant'Anna alle Paludi è ubicata in corso Arnaldo Lucci, a Napoli, nel Quartiere Mercato.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione deriva dall'esistenza di vaste aree paludose ed acquitrinose nella zona, almeno anteriormente al periodo delle bonifiche effettuate dal sovrano angioino Carlo II; tali aree erano, in quell'epoca, esterne alla cinta muraria della città.

L'area in cui sorge la chiesa si presentava sino al XIX secolo rurale e poco urbanizzata; un ulteriore incremento di edifici industriali e per civile abitazione si ebbe tra il 1880 e il 1890 per opera del Risanamento sino al secondo dopoguerra del XX secolo; la zona è oggi popolarmente conosciuta come le Case Nuove.

La chiesa, dedicata alla Madonna delle Grazie, è di origine medievale, stando alla testimonianza di un ''Catalogo'' delle Chiese di Napoli della età del Seicento, fu costruita dall'Università ''degl'hortolani prima dell'anno 1350''[1], sebbene restino pochissime tracce dell'originario impianto, principalmente a causa dei rifacimenti del periodo sette-ottocentesco prima e di inizio Novecento poi.

Il 18 ottobre 1438 la chiesa vide un avvenimento di grande importanza, Alfonso I d'Aragona, durante il primo assedio per la conquista della Città di Napoli, si fermò a messa per chiedere protezione alla Madre di Dio, durante la celebrazione il fratello Pietro fu colpito a morte dal cannone nemico a Piazza del Carmine, il futuro Re, seppure uomo d'armi e non sempre obbediente alle norme dell'etica cristiana, non volle andare via dalla chiesa: ''Lo signure re Alfonso stava a vedere messa dentro Santa Maria de le palude, quale non si volse levare da messa per la morte de suo frate, et stette con constantia grande''[2]. Tale avvenimento lasciò un segno di grande devozione da parte del sovrano che eresse il tempio a ''Real Chiesa''.

A causa della bonifica borbonica di tutta la zona, nel 1850 la via Stella Polare (divenuta dal 1946 Corso Arnaldo Lucci) venne innalzata lasciando sottoposta la chiesa di cinque metri, perciò il portale venne ripensato come ingresso di un vestibolo con doppia rampa di scale che permettesse l'ingresso all'edificio. All'inizio del Novecento, dopo tante proposte dei vari rettori del tempio, iniziarono i lavori di innalzamento dell'edificio che portarono all'odierno stato dei luoghi.

La Real Chiesa di Santa Maria delle Grazie, detta di Sant'Anna alle Paludi, divenne parrocchia nel 1914 di cui fu nominato primo Parroco l'ultimo rettore Don Arturo Sorsaja. Nel 1995 il titolo fu abbreviato a Sant'Anna alle Paludi.

Pala d'altare raffigurante Madonna delle Grazie tra i Santi Giovan Battista ed Elpidio di Andrea da Salerno

La chiesa fu frequentata nella giovinezza dal grande tenore Enrico Caruso, la cui famiglia si trasferì nelle Paludi negli anni '80 del 1800, cantando nel coro del Sacerdote Giuseppe Bronzetti, quale collaboratore della Rettoria. Il Padre Bronzetti non solo scoprì il talento di Caruso ma lo spronò e lo aiutò nei primi studi, oltre a farne il protagonista di una farsa musicale che scrisse proprio per lui: ''I briganti nel giardino di Don Raffaele''. Fu proprio nella chiesa che inizio la fortuna del tenore, durante un funerale, mentre cantava una messa di Saverio Mercante, fu notato dal baritono Eduardo Missiano che rimase così entusiasta della voce del giovane paludano tanto da presentarlo al maestro Guglielmo Vergine, che accettò sin da subito di dargli lezioni[3].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa ha un'unica navata disegnata sull'impianto originale del Settecento. Le linee semplici e lineari diventano di un fine neobarocco solo per la decorazione della cupola che resta l'unica parte completata della chiesa, secondo il disegno del tardo Ottocento dell'architetto Alfredo Belli.

L'altare maggiore in marmo intarsiato, segna la data 1710, è di maestranze napoletane, al centro è raffigurata in bassorilievo una Madonna con Bambino. Diverse opere di prestigio sono racchiuse nella chiesa, tra le più rilevanti senz'altro il trittico, olio su tavola a fondo oro, di epoca cinquecentesca, raffigurante la Madonna delle Grazie tra i Santi Giovan Battista ed Elpidio, di Andrea da Salerno, tale dipinto è collocato sull'altare maggiore.

Al centro della navata sono presenti due cappelle nelle quali sono posti i simulacri della Madonna Addolorata al Fiumicello, statua lignea della metà dell'800 di Francesco Citarelli, proveniente dall'omonima Cappella Pontificia distrutta nella seconda guerra mondiale, e di fronte Sant'Anna con Bambina, statua lignea di Giuseppe Picano della fine del Settecento, a quest'ultima è da sempre riconosciuto il patrocinio della chiesa e del quartiere.

Importante è anche l’Estasi di San Francesco d'Assisi di Francesco Solimena, dono dello stesso autore e firmata ''pro devozione sua'' .[4]

Il culto a Sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa è già agli albori della sua fondazione intitolata alla Santa Vergine sotto il titolo delle Grazie, dunque era d'obbligo un culto alla madre di Maria del quale le prime testimonianze risalgono alla fine del Seicento. Secondo gli archivi era presente un altare con immagine affrescata della Madre Sant'Anna, di cui spesso veniva effettuato un restauro a causa dell'umidità della zona[4]. La realizzazione della statua, la cui attribuzione più accreditata è a Giuseppe Picano nel decennio operativo tra il 1780 e il 1790, probabilmente non fu una commissione diretta per la chiesa dove se ne trovano le prime testimonianze della presenza solo nel primo quarto dell'Ottocento. La diffusione della devozione all'immagine per tutta la campania si deve maggiormente all'opera del Rettore Francesco Saverio Strina e al nipote successore, sacerdote Tobia Strina. Il simulacro divenne molto popolare sia per le grandi folle di devoti che richiamava da tutta la città, e dai paesi intorno(si trovano infatti copie della statua oltre che in diverse chiese di Napoli anche in molti luoghi sacri della Campania), sia per la bellezza scultorea tanto da essere definita come "l'immagine di Sant'Anna più bella mai scolpita da mano napoletana"[5].

Simulacro di Sant'Anna alle Paludi - opera di fine '700 dello scultore Giuseppe Picano

Devozioni e Leggende[modifica | modifica wikitesto]

Le tradizioni della zona delle paludi erano in gran parte incentrate sul culto alla Santa, verso la quale il popolo ancor oggi mostra una sensibilità pari ad una parente sempre presente. Tante le pratiche devozionali tra le quali il Martedì di Sant'Anna, in tale giorno la messa privilegiata e le pie pratiche tutte dedicate alla Patrona erano affiancate a tradizioni culinarie che vedevano tra altre la preparazione del pagnottiello, un pane imbottito che poteva essere consumato nella giornata. Molto sentita era la festa con la relativa processione, che tutt'oggi resta una delle ultime feste di quartiere napoletane sopravvissute. Della processione si ritrovano testimonianze già dai primi dell'Ottocento: la Santa veniva portata per le paludi e per le stradine del Borgo Loreto su di un carro parato a festa, per un primo momento tirato dai devoti poi portato da buoi. Un vero e proprio assetto definitivo venne dato dal rettore don Tobia Strina il quale predispose un corpo di facchini che provvedessero a portare il fercolo a piramide sulla quale era dislocato il simulacro. La tradizione della liturgia processionale è rimasta sino ad oggi, sebbene con modalità che nel tempo hanno subito diversi mutamenti, negli ultimi anni si lavora per un restauro delle più antiche tradizioni, con la partecipazione del popolo napoletano che da sempre non tarda ad amare le feste e la devozione ai santi.

Leggende popolari narrano che la Venerabile Statua fosse stata ritrovata nelle parti ristagnanti del fiume Sebeto, che attraversa la zona delle Paludi, dal contadino Nicolino Panerano mentre tornava dalla battaglia del Ponte della Maddalena, per la cacciata dei Giacobini. L'uomo, distintosi per valore e dedizione alla Fede ed alla Chiesa, scorse una bambina rifugiata su di una albero di melograno, l'infante piangendo gli chiese aiuto per sua madre che era caduta in un pantano mentre scappavano da un serpente che voleva mordere il calcagno della piccola. Così Nicolino vedendo la mano della donna che usciva dal pantano si affrettò a scavare nel fango per estrarre la donna. Mentre scavava, il contadino, si rendeva conto che non era una donna di carne ma una statua e che portava in braccio proprio la bambina che gli aveva chiesto aiuto. Nelle diverse versioni della storia alla fine è sempre il simulacro che prendendo parola si presenta a Nicolino come ''la Madre Sant'Anna'' intimandolo a portarla nella vicina chiesa da dove avrebbe sempre protetto i paludani.

Altra leggenda molto cara al popolo delle paludi spiega il perché del cuore al petto della Statua: il Barone Mascitelli, il cui palazzo si ergeva proprio al centro delle Paludi(ancora oggi vi sono i ruderi di quella che doveva essere una villa di campagna o masseria), aveva quattro figli, i primi tre maschi e la femmina più piccola di nome Luciella. In punto di morte il Conte fece promettere ai tre fratelli di non lasciare che la ragazza si sposasse ma che restasse nubile o entrasse in convento. La ragazza, che non aveva alcuna vocazione alla vita religiosa, si innamorò invece di Antuono, un garzone a servizio dei fratelli, volendolo sposare. Quando i fratelli scoprirono l'intesa fra i due portarono il garzone nel bosco di Poggioreale e lo uccisero seppellendolo sotto una quercia. La ragazza in pena per la scomparsa di Antuono fece un voto a Sant'Anna: sarebbe entrata in convento qualora avesse saputo che l'amato fosse stato bene. La notte Luciella sognò Sant'Anna che entrava in casa sua con Antuono, il ragazzo le disse che oramai stava nella Grazia di Dio e che il suo corpo si trovava sotto una quercia nel bosco di Poggioreale. La fanciulla si recò nel bosco e scavando dove gli era stato indicato trovò i resti del suo amato, ne prese un piccolo ossicino che pose, con una ciocca dei suoi capelli, in un cuore d'oro portandolo alla Santa in segno di riconoscenza insieme a tutti i suoi gioielli, l'indomani entrò nel convento di San Gregorio Armeno per non uscirne mai più.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S.D'Aloe, Catalogo di tutti gli edifici sacri della città di Napoli e i suoi sobborghi, 1883, pp. 517-518.
  2. ^ G.Passero, Istorie in forma di giornali, p. 14.
  3. ^ Aldo De Gioia, ENRICO CARUSO. La leggenda di una voce.
  4. ^ a b Antonio Illibato, Sant'Anna alle Paludi, Napoli, 1996.
  5. ^ Don Tobia Strina Rettore, Memorie ed Epistolari, Napoli, N.N., p. N.N..

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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