Canis lycaon

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Lupo orientale
Washtenaw County's last wolf (1907).jpg
Stato di conservazione
Status iucn2.3 CD it.svg
Basso rischio (cd)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Sottoclasse Eutheria
Ordine Carnivora
Famiglia Canidae
Sottofamiglia Caninae
Genere Canis
Specie C. lycaon
Nomenclatura binomiale
Canis lycaon
Schreber, 1775
Areale
Distribution of North American Canis 2.png

Il lupo orientale (Canis lycaon/Canis lupus lycaon) detto anche lupo dell'Algonquin o lupo cervo,[1][2] è un canide di tassonomia controversa indigeno della regione dei grandi laghi del nordamerica. È un canide di taglia media che, come il lupo rosso, è intermedio in grandezza fra il coyote e il lupo grigio. Si ciba principalmente di cervi della Virginia, ma può anche cacciare gli alci e i castori.[3][4]

Lo stato tassonomico del lupo orientale è stato dibattuto sin dal 2000, con certi studiosi dichiarando che sia una sottospecie di lupo grigio,[5] un conspecifico del lupo rosso,[6][7] un ibrido tra il coyote e il lupo grigio,[8][9] o una specie a parte.[6][10] Attualmente, viene classificato come sottospecie di lupo grigio da MSW3,[11] e come specie distinta dalla United States Fish and Wildlife Service e il Committee on the Status of Endangered Wildlife in Canada, che lo assegna lo stato di "specie a rischio".[1]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo orientale fu prima descritto scientificamente nel 1777 dal naturalista tedesco Johann Schreber, che lo terminò loup noir (lupo nero). La sua rapresentazione dell'animale però lo mostrava con un manto nero, un colore insolito nel lupo orientale.[10] Fu classificato come una sottospecie piccola di lupo grigio da Edward Alphonso Goldman, sebbene notò una superficiale assomiglianza alle razze più grandi del lupo rosso.[12]

La classifica di Goldman rimase indiscusso fino all'avvento della biologia molecolare. Nel 2000, studi condotti sulle impronte genetiche nei microsatelliti dei lupi orientali presenti nel Parco Provinciale di Algonquin rivelarono sommiglianze significanti tra i lupi orientali e il lupo rosso, giungendo alla conclusione che i due fossero della stessa specie. Fu proposto che i due si fossero evoluti indipendentemente dal lupo grigio, e che si divisero dal coyote 150,000-300,000 anni fa.[6] Questa conclusione non fu universalmente accettata,[13][14] e la MSW3[15] classificò entrambi come sottospecie di lupo grigio nel 2005.

Il dibattito fu riacceso nel 2011 con un'analisi di 48,000 polimorfismi a singolo nucleotide di cani e lupi nordamericani che suggerì che entrambi il lupo orientale e il lupo rosso fossero ibridi tra lupi grigi e coyote, con il lupo orientale essendo predominantemente di origine lupo, con 58% del suo genoma risalente al lupo grigio.[16] Questa scoperta fu criticata l'anno dopo, siccome gli esemplari di lupo orientale non provvenivano dalle zone in cui si ritiene la specie sia pura.[17] Un ulteriore studio sul cromosoma Y dei lupi orientali, grigi e rossi un anno dopo mantenne la posizione che il lupo orientale e rosso fossero specie distinte, ma concese che i due si accoppiano volentieri con i coyote.[18] Fu proposto che i lupi rossi ed orientali con strutture sociali intatte sono meno disposti ad incrociarsi con i coyote.[19] Nel 2014, la controversia sullo stato tassonomico del lupo orientale fu assoggettato a una rivista comprensiva sugli studi condotti nel 2011 e 2012, che concluse che i lupi rossi ed orientali sono specie distinte dal lupo grigio.[10] Questa conclusione non fu accettata come definitiva dalla United States Fish & Wildlife Service.[20]

Nel 2015, uno studio genetico esaminando il DNA mitocondriale, cromosoma Y e il genoma da 127,235 SNP concluse che la spiegazione più "parsimoniosa" fosse che i lupi orientali del Parco Provinciale di Algonquin fossero gli ultimi esemplari d'un lupo che storicamente esisteva in un areale che inglobava tutti gli Stati Uniti d'America orientali.[21]

Nel 2016, lo sequenziamento dell'intero genoma del lupo grigio e il coyote rivelò che le due specie si sono diversificate solo 6,000-117,000 anni fa, e che tutti i lupi nordamericani possiedono geni risalenti ai coyote. Entrambi il lupo orientale e il lupo rosso furono trovati d'avere la quantità massima di geni di coyote fra i lupi nordamericani.[9][22] Questo ritrovamento fu rafforzato da un ulteriore studio sul DNA mitocondriale della specie.[23]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Charles Darwin descrisse il lupo orientale come un animale snello, simile a un levriero, specializzato nella caccia ai cervi, in contrasto al tipico lupo grigio più robusto.[24] La sua pelliccia è tipicamente d'un colore grigiastro bruno variegato con sfumature di rosso cannella. Al contrario del lupo grigio, il lupo orientale produce esemplari melanici solo raramente.[2] Similmente al lupo rosso, il lupo orientale è intermedio in grandezza tra il coyote e il lupo grigio, con le femmine adulte pesando 23.9 chili e i maschi 30.3. Come il lupo grigio, la sua longevità e mediamente tra i 3-4 anni, con un massimo di 15.[3] La loro taglia sembra essere correlata con la loro alimentazione a base di prede di taglia medie.[8]

Si nutre principalmente di prede di taglia media come i cervi della Virginia e i castori, in contrasto al lupo grigio che può abbattere prede grosse come le renne, i wapiti, gli alci e i bisonti.[4] I territori tendono a variare in areale dai 110–185 km²,[3] e i cuccioli attengono l'indipendenza all'età di 15 settimane, che è molto più ritardato nei lupi grigi.[4]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il lupo svolgeva un ruolo importante nella mitologia degli algonchini, che lo nominavano ma-hei-gan o nah-poo-tee nelle loro lingue. Viene rapresentato come il fratello spirituale dell'eroe nazionale algonchino Nanabozho, accompagnandolo nelle sue varie avventure, incluso nello sventare il complotto degli spiriti maliziosi anamakqui e nel ricreare il mondo dopo un diluvio universale.[25]

Prima della colonizzazione europea delle Americhe, è probabile che ci fosse una popolazione di 64,500-90,200 lupi orientali.[17] Il suo areale inglobava le zone forestali e aperte del nordamerica orientale, dalle province marittime e il Quebec meridionale fino agli Stati Uniti meridionali e a ovest fino alle Grandi Pianure. Gli indigeni di quelle zone non temevano i lupi, sebbene gli catturavano ogni tanti in trappole, e le loro ossa sono state rinvenute nelle discariche antiche.[26] I resoconti scritti più vecchi riguardo il lupo orientale vengono da Jacques Cartier nel 1535 e dal Histoire de la Nouvelle-France di Marc Lescarbot nel 1609. Quest'ultimo scrisse che l'animale era comune in Accadia.[27]

I pionieri europei spesso tenevano il bestiame su isolette prive di lupi, siccome gli animali in pascolo sull'entroterra erano troppo vulnerabili, giungendo a una campagna di sterminio di lupi negli anni dopo la fondazione delle colonie di Plymouth e Massachusetts Bay. In entrambi i casi, parteciparono sia i coloni che i nativi. Un sistema di taglie fu cominciato, con ricompense più elevate per i lupi adulti, le cui teste furono esposte nei comuni. I lupi orientali erano comunque ancora abbastanza comuni nel diciottesimo secolo da obbligare gli abitanti di Sandwich e Wareham a discutere sulla possibilità di erigere un recinto enorme per separare i lupi dai pascoli. Il progetto fallì, ma i pionieri continuarono a scavare fosse per intrappolare i lupi, una tecnica imparata dalle popolazioni indigene. La popolazione di lupi orientali decrementò notevolmente poco prima e dopo la guerra d'indipendenza americana, soprattutto in Connecticut, dove il sistema di taglie fu revocato nel 1774. I loro numeri erano ancora abbastanza elevati nelle zone poco abitate del New Hampshire meridionale e Maine, con la caccia al lupo diventando un'occupazione regolare per i pionieri e i nativi. Nei primi anni 1800, ne rimanevano pochi esemplari nel New Hampshire meridionale e Vermont.[26]

Prima dell'apertura di Algonquin Provincial Park nel 1893, il lupo orientale era comune nell'Ontario centrale e negli altopiani algonchini. Continuò a persistere negli ultimi anni 1800, malgrado la deforestazione e la caccia attiva da parte delle guardie forestali, probabilmente a causa delle prede abbondanti come cervi e castori. Nel mezzo del 1900, furono contati almeno 55 branchi nel parco,[28] con circa 49 lupi abbattuti all'anno tra il 1909 e il 1958, fino a che non furono dati protezione dal governo di Ontario nel 1959, quando la popolazione dei lupi nei confini del parco fu ridotta a 500-1000 esemplari.[17][28] In ogni caso, nel 1964-1965, 3% della popolazione del parco fu abbattuta dai ricercatori cercando di studiare la sua riproduzione e struttura d'età. Questo eccidio coincise con l'arrivo di coyote nel parco, che risultò nell'incrociamente tra le due specie.[17] Incrociamenti con lupi non indigeni del parco ebbero anche luogo lungo l'Ontario settentrionale ed orientale, in Manitoba, Quebec, e nelle regioni occidentali dei Grandi Laghi di Minnesota, Wisconsin e Michigan.[4] Malgrado la protezione legale, ci fu un declino nella popolazione di lupi nella regione orientale del parco nel 1987-1999, con solo 30 branchi contati nel 2000. Questo declino superava il reclutamento annuale di lupi nei branchi, e fu attribuito alle uccisioni da parte umana, normalmente succedendo quando lupi vagranti uscivano dalle frontiere del parco per inseguire i cervi durante l'inverno.[28] Nel 2001, la protezione fu estesa ai lupi presso i confini del parco, e nel 2012, la loro composizione genetica ritornò ai livelli relativamente non inquinati degli anni sessanta.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Eastern wolf, Canis sp. cf. lycaon (Report). Committee on the Status of Endangered Wildlife in Canada. May 2015
  2. ^ a b Thiel, R. P. & Wydeven, A. P. (2012). Eastern Wolf (Canis lycaon) Status Assessment Report: Covering East-Central North America, U. S. Fish and Wildlife Service
  3. ^ a b c Theberge, J. B. & M. T. Theberge (2004). The wolves of Algonquin Park, a 12 Year Ecological Study, Department of Geography, Publication Series Number 56, University of Waterloo, Waterloo, Ontario
  4. ^ a b c d L. Y. Rutledge (2010). Evolutionary origins, social structure, and hybridization of the eastern wolf (Canis lycaon) (Tesi). Peterborough, Ontario, Canada: Trent University.
  5. ^ D.E. Wilson e D.M. Reeder, Canis lupus lycaon, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  6. ^ a b c Wilson, DNA profiles of the eastern Canadian wolf and the red wolf for a common evolutionary history independent of the gray wolf, in Canadian Journal of Zoology, vol. 78, nº 12, 2000, pp. 2156–2166, DOI:10.1139/z00-158.
  7. ^ Kelly, B. T., Beyer, A. e Phillips, M. K., Canis rufus, su IUCN Red List of Threatened Species. Version 2013.2, 2008. URL consultato il 2 aprile 2014.
  8. ^ a b Koblmüller, S., Nord, M., Wayne, R. K. & Leonard, J. A., Origin and status of the Great Lakes wolf (PDF), in Molecular Ecology, vol. 18, 2009, pp. 2313–2326, DOI:10.1111/j.1365-294x.2009.04176.x, PMID 19366404.
  9. ^ a b B. M. vonHoldt, J. A. Cahill, Z. Fan, I. Gronau, J. Robinson, J. P. Pollinger, B. Shapiro, J. Wall e R. K. Wayne, Whole-genome sequence analysis shows that two endemic species of North American wolf are admixtures of the coyote and gray wolf, in Science Advances, vol. 2, nº 7, 2016, pp. e1501714–e1501714, DOI:10.1126/sciadv.1501714.
  10. ^ a b c Chambers, S. M., Fain, S. R., Fazio, B., Amaral, M., An account of the taxonomy of North American wolves from morphological and genetic analyses, in North American Fauna, vol. 77, 2012, pp. 1–67, DOI:10.3996/nafa.77.0001. URL consultato il 2 luglio 2013.
  11. ^ Mammal Species of the World, fonte principale degli zoologi per la nomenclatura delle sottospecie.
  12. ^ Young, Stanley P.; Goldman, Edward A. (1944). The Wolves of North America, Part II. New York, Dover Publications, Inc., pp. 437-41
  13. ^ Nowak et al. (1995). Another look at wolf taxonomy. pp 375–397 In L.N. Carbyn, S.H. Fritts, and D.R. Seip, eds. Ecology and conservation of wolves in a changing world. Canadian Circumpolar Institute, Edmonton, Alberta.
  14. ^ S. Koblmuller, M. Nord, R. K. Wayne e J. Leonard, Origin and Status of the Great Lakes wolf, in Molecular Ecology, vol. 18, nº 11, 2009, pp. 2313–2326, DOI:10.1111/j.1365-294x.2009.04176.x, PMID 19366404.
  15. ^ Mammal Species of the World, fonte principale degli zoologi per la nomenclatura delle sottospecie.
  16. ^ Bridgett M. vonHoldt, John P. Pollinger, Dent A. Earl, James C. Knowles, Adam R. Boyko, Heidi Parker, Eli Geffen, Malgorzata Pilot, Wlodzimierz Jedrzejewski, Bogumila Jedrzejewska, Vadim Sidorovich, Claudia Greco, Ettore Randi, Marco Musiani, Roland Kays, Carlos D. Bustamante, Elaine A. Ostrander, John Novembre & Robert K. Wayne, A genome-wide perspective on the evolutionary history of enigmatic wolf-like canids, in Genome Res, vol. 21, nº 8, 12 maggio 2011, pp. 1294–1305, DOI:10.1101/gr.116301.110, PMC 3149496, PMID 21566151.
  17. ^ a b c d e Linda Y. Rutledge, Bradley N. White, Jeffrey R. Row & Brent R. Patterson, Intense harvesting of eastern wolves facilitated hybridization with coyotes, in Ecology and Evolution, vol. 2, nº 1, 2012, pp. 19–33, DOI:10.1002/ece3.61, PMC 3297175, PMID 22408723. URL consultato il 1º luglio 2013.
  18. ^ Paul J. Wilson, Linda Y. Rutledge, Tyler J. Wheeldon, Brent R. Patterson e Bradley N. White, Y-chromosome evidence supports widespread signatures of three-species Canis hybridization in eastern North America, in Ecology and Evolution, vol. 2, nº 9, 2012, pp. 2325–2332, DOI:10.1002/ece3.301, PMC 3488682, PMID 23139890. URL consultato il 1º luglio 2013.
  19. ^ Astrid V. Stronen, Nathalie Tessier, Hélène Jolicoeur, Paul C. Paquet, Michel Hénault, Mario Villemure, Brent R. Patterson, Tim Sallows, Gloria Goulet e François-Joseph Lapointe, Canid hybridization: contemporary evolution in human-modified landscapes, in Ecology and Evolution, vol. 2, nº 9, 2012, pp. 2128–2140, DOI:10.1002/ece3.335, PMC 3488665, PMID 23139873. URL consultato il 1º luglio 2013.
  20. ^ Dumbacher, J., Review of Proposed Rule Regarding Status of the Wolf Under the Endangered Species Act, NCEAS (January 2014)
  21. ^ L. Y. Rutledge, S. Devillard, J. Q. Boone, P. A. Hohenlohe, B. N. White, RAD sequencing and genomic simulations resolve hybrid origins within North American Canis, in Biology Letters, vol. 11, July 2015, pp. 1–4, DOI:10.1098/rsbl.2015.0303. URL consultato il 16 agosto 2015.
  22. ^ Virginia Morell, How do you save a wolf that's not really a wolf?, in Science, 2016, DOI:10.1126/science.aag0699.
  23. ^ Erik Ersmark, Cornelya F. C. Klütsch, Yvonne L. Chan, Mikkel-Holger S. Sinding, Steven R. Fain, Natalia A. Illarionova, Mattias Oskarsson, Mathias Uhlén, Ya-Ping Zhang, Love Dalén e Peter Savolainen, From the Past to the Present: Wolf Phylogeography and Demographic History Based on the Mitochondrial Control Region, in Frontiers in Ecology and Evolution, vol. 4, 2016, DOI:10.3389/fevo.2016.00134.
  24. ^ Charles Darwin, On the Origin of Species by Means of Natural Selection, or the Preservation of Favoured Races in the Struggle for Life, in Nature, vol. 5, nº 121, Full image view 1st, London, John Murray, 1859, pp. 92, Bibcode:1872Natur...5..318B, DOI:10.1038/005318a0. URL consultato il 1º marzo 2011.
  25. ^ Young, E. R. (1903). Algonquin Indian Tales, New York : Eaton & Mains; Cincinnati, Jennings & Pye.
  26. ^ a b Glover, A. (1942), Extinct and vanishing mammals of the western hemisphere, with the marine species of all the oceans, American Committee for International Wild Life Protection, pp. 210–217.
  27. ^ Ganong, W. F. (1910). The identity of the animals and plants mentioned by the early voyagers to Eastern Canada and Newfoundland, Royal Society of Canada, Ottawa, pp. 223
  28. ^ a b c Algonquin Wolf Advisory Group (2000). The Wolves of Algonquin Provincial Park: A Report to the Minister of Natural Resources, Algonquin Wolf Advisory Group, Ontario

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