Bile gialla

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Simbolo archetipico del fuoco, dalle proprietà calde e secche che definiscono la bile gialla

La bile gialla è il liquido caldo e secco contenuto nella cistifellea che secondo l'antica dottrina umorale appartiene ad uno dei quattro umori fondamentali circolanti all'interno del corpo umano, contribuendo a definirne lo stato di salute.[1] È denominata anche collera.[2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Composizione con elementi del fuoco, di Giuseppe Arcimboldo (1566)

Secondo la medicina ippocratica e galenica, la bile detta gialla, prodotta nella vescica epatica, è un umore dalla cosistenza fluida, leggera, e dal sapore amaro, connessa all'insorgenza di rabbia, stress, e prepotenza.[4] Corrisponde all'archetipo del fuoco, dalle proprietà calde e secche.[5]

La sua prevalenza in una persona sugli altri tre umori (sangue, bile nera e flegma) avrebbe determinato il temperamento collerico, costituzionalmente magro, gracile, di bel colore, generoso, irascibile, astuto, aggressivo, logorroico e soprattutto avido di onore.[6]

Il medico umanista Thomas Elyot (1490-1546) distingueva due tipologie di bile o «collera» gialla:[3]

  • Una bile naturale, arancione o rosso chiara, dalle proprietà calde e secche, prodotta dalla digestione, e che «si genera dalla parte più fine della materia decotta, o bollita nello stomaco, la cui origine è nel fegato»;[3]
  • Una bile innaturale, derivante dalla mescolanza con altri umori, che poteva assumere quattro forme di alterazione, a seconda del tipo di umore con cui si combinava, in particolare col flegma più o meno coagulato. Meno caldo di quello naturale, i suoi colori andavano dal giallo al verde, fino al verde scuro, il più nocivo.[3]

Un eccesso di collera impura, in grado cioè di alterare l'equilibrio armonico dei quattro umori presenti nell'organismo, era ritenuto responsabile delle malattie acute e infammatorie,[5] in particolare di quelle biliari.[7]

Un accesso di collera illustrato in un Tacuinum sanitatis in medicina del XIV secolo, folio 98 verso, su un testo del medico arabo Ibn Butlan.[8]

I rimedi prescritti per curare un eccesso di bile gialla consistevano in una modifica del contesto ambientale e soprattutto dell'alimentazione, introducendo cibi freddi e umidi che riequilibrassero l'umore caldo e secco,[9] gli stessi utilizzati per controbilanciare un temperamento troppo collerico.[10]

Qualità[modifica | modifica wikitesto]

Come ogni umore, la bile gialla era da intendere non tanto come una sostanza fisica, bensì come una qualità, un principio sottile appartenente al piano eterico, che assumeva semmai delle manifestazioni grossolane,[11] quali appunto il fluido secreto dal fegato, e altre funzioni dedotte per la legge dell'analogia come quelle epatiche, quelle emopoietiche del midollo, e cerebrali.[12]

Per le stesse analogie con le sue proprietà calde e secche, la bile gialla risultava governata da Marte,[13] o dal Sole,[14] e stimolata dalla stagione estiva, dall'età adolescenziale e giovanile, dalle ore meridiane.[7]

Altre culture[modifica | modifica wikitesto]

La bile è un principio che ricorre anche nella medicina tradizionale tibetana, nella quale costituisce uno dei tre umori insieme al flegma e al vento.[15] Distinta in cinque tipologie, la bile consente di raffinare e digerire il cibo, definire la carnagione, infondere colorito alla pelle, stimolare pensieri propositivi, e rendere possibile la vista.[16]

Le malattie biliari sono determinate dallo squilibrio dell'elemento fuoco, associato all'aggressività, alla collera, al sudore, e al rosso, mentre sul piano spirituale sono attribuite ai sentimenti di odio, uno dei tre veleni insieme all'ignoranza e all'avidità.[15] Essendo il fuoco governato dal Sole, i pazienti affetti da eccessi di bile dovrebbero evitarne la luce.[15] I sintomi vanno dalla febbre a un generale colorito giallastro.[17]

Sempre secondo i tibetani, la bile predomina nell'età della giovinezza,[16] inoltre si accumula in estate per esplodere nell'autunno.[18]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Il corpo dell'uomo ha in se stesso sangue e flegma e bile gialla e nera, e queste cose per lui costituiscono la natura del corpo, e a causa di esse soffre o è sano» (Ippocrate, La natura dell'uomo). Questo principio sembra essere stato formulato già per la prima volta nella scuola pitagorica, in particolare da Alcmeone che così lo esprimeva: «Ciò che mantiene la salute [...] è l'equilibrio (isonomia) di forze: umido secco, freddo caldo, amaro e così via; invece il predominio (monarchia) di una di esse genera malattia» (DK 24, frammento B 4, trad. it. da I presocratici, a cura di Giovanni Reale, pag. 441, Milano, Bompiani, 2006).
  2. ^ Dal latino cholera, derivante dal greco antico χολή (cholé), che significa appunto «bile» o «fiele», come spiega ad esempio Isidoro da Siviglia nelle sue Etymologiae, libro IV, 5, 4 (cfr. Etimologie o Origini, a cura di Claudio Leonardi, Torino, Utet, 2004).
  3. ^ a b c d Paul Lloyd, Medicina tradizionale, in Nexus, nº 116.
  4. ^ Mark Grant, La dieta di Galeno, pp. 27-28, trad. it. di Alessio Rosoldi, Roma, Mediterranee, 2005.
  5. ^ a b Ubaldo Nicola, Atlante illustrato di filosofia, pp. 82-83, Giunti Editore, 1999.
  6. ^ La dottrina tetradica, su lascuolamedicasalernitana.beniculturali.it.
  7. ^ a b Angela Giallongo, Il bambino medievale: educazione ed infanzia nel Medioevo, pag. 115, Dedalo, 1990.
  8. ^ Da una copia conservata a Vienna (Vindob. Ser. n. 2644), XIV secolo.
  9. ^ Vito Teti, Il colore del cibo: geografia, mito e realtà dell'alimentazione mediterranea, pag. 38, Meltemi Editore, 1999.
  10. ^ Paul Lloyd, Medicina tradizionale: il cibo, in Nexus, nº 116.
  11. ^ Qualità elementari, su visionealchemica.com.
  12. ^ Giorgio Mortini, I quattro temperamenti, su ariannaeditrice.it, 2008.
  13. ^ Andrea Pellegrino, Anatomia Occulta. L'iconologia del corpo umano nelle scienze esoteriche, pag. 127, Milano, Anima Edizioni, 2016.
  14. ^ Luigi Giannelli, Medicina tradizionale mediterranea, cap. 12, pag. 151, Tecniche Nuove, 2006.
  15. ^ a b c Tulku Lobsang, Lu Jong: il segreto della salute dei monaci tibetani, a cura di L. Y. Handrup, trad. it. di L. Dahortsang e T. Galiani, pp. 25-29, Roma, Mediterranee, 2006.
  16. ^ a b Nozioni di medicina tibetana, su kunpen.ngalso.net.
  17. ^ Tulku Lobsang, Lu Jong, op. cit., pp. 56-57.
  18. ^ Terry Clifford, Medicina tibetana del corpo e della mente, trad. it. di P. De Paolis, pag. 111, Roma, Mediterranee, 1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ippocrate, La natura dell'uomo (400 a.C.), in Opere di Ippocrate, a cura di M. Vegetti, Torino, Utet, 1976, pp. 429-451
  • Galeno, In Hippocratem "De natura hominis" commentarius, in Opera omnia, a cura di C. G. Kühn, Hildesheim, G. Olms, 1965
  • Fulvio Gherli, Regimen Sanitatis Salernitanum, premessa di Cecilia Gatto Trocchi e introduzione di Roberto Michele Suozzi, Roma, Newton Compton, 1993
  • Francesco Lopez, Il pensiero olistico di Ippocrate, Pubblisfera, 2004
  • Teodoro Katinis, Medicina e filosofia in Marsilio Ficino, Ed. di Storia e Letteratura, 2007
  • Luigi Giannelli, Medicina tradizionale mediterranea, Milano, Tecniche Nuove, 2006
  • Paola Manuli, Mario Vegetti, Cuore, sangue e cervello, Episteme, 1977

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]