Berengario di Tours

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Berengario di Tours

Berengario di Tours (Tours, 998Saint-Cosme, 6 gennaio 1088) è stato un filosofo e dialettico francese.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studia a Tours e poi a Chartres, sotto il vescovo Fulberto. Alla morte di questi, nel 1029, Berengario torna a Tours, dirigendo la scuola di San Martino. Nel 1039 è nominato arcidiacono di Angers, ma continua a vivere a Tours.

Nel 1047 Berengario ha una polemica con Lanfranco di Canterbury[1], abate del monastero di Le Bec in Normandia e futuro arcivescovo di Canterbury, sulla natura dell'Eucaristia, durante la cui celebrazione, secondo la fede cattolica, il pane e il vino del celebrante si trasformano realmente nel corpo e nel sangue di Cristo; questa trasformazione è detta transustanziazione.

Per Berengario non avviene realmente alcuna trasformazione, ma il pane e il vino sono solo simboli del corpo e del sangue di Cristo; per Lanfranco, invece, il pane e il vino sono realmente corpo e sangue di Cristo.

Denunciato da Lanfranco, Berengario è imprigionato e poi condannato nel concilio di Vercelli del 1050[2]. A causa delle successive riaffermazioni delle sue tesi, è ancora condannato nei concili di Parigi del 1051, di Poitiers del 1075 e di Saint Maixeut del 1076, anche se nei concili di Tours del 1055, di Roma del 1058 e 1059 ritrattò le sue tesi, fino al concilio Laterano di Roma nel 1078 e successivamente a quello di Bordeaux del 1080, nei quali Berengario sottoscrisse di credere che dopo la consacrazione il pane diventa il vero Corpo di Cristo, quel corpo nato dalla Vergine e che il pane ed il vino sull'altare, grazie al mistero della preghiera santa e delle parole del Nostro Salvatore, vengono convertiti in sostanza nel Corpo e Sangue del Signore Gesù Cristo.

Nel 1215, nel IV Concilio Laterano, la transustanziazione divenne dogma della fede; si racconta che nel 1263, nel duomo di Bolsena, durante la messa celebrata dal sacerdote Pietro di Praga, dubbioso della presenza di Cristo, l'ostia prese a sanguinare, A seguito di questo miracolo venne istituita da papa Urbano IV la festa e la processione del Corpus Domini.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Le sue tesi sono sostenute nel De sacra coena adversus Lanfrancum

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Riportando le nozioni aristoteliche di sostanza e accidente, Berengario afferma che se una sostanza scompare, scompaiono anche le sue proprietà, che sono intrinsecamente legate ad essa[3]: se nell'Eucaristia la sostanza del pane e del vino scomparisse, dovrebbero scomparire le proprietà accidentali, come il sapore, l'odore, il colore, ecc; dal momento che questo non avviene, le sostanze del pane e del vino devono continuano a sussistere durante la consacrazione.

Per Berengario il pane e il vino sono soltanto un simbolo di realtà spirituali, un signum sacrum, un sacramento nel senso agostiniano, ossia un segno visibile che ci permette di afferrare, al di là dell'apparenza sensibile, l'idea della Passione di Cristo. Ma Cristo è morto, nella carne, una volta sola e dopo la Resurrezione il suo corpo è incorruttibile e non può dunque soffrire ancora: "Il pane e il vino vengono chiamati carne e sangue di Cristo perché, in memoria della sua crocefissione, si celebra il suo sacrificio"[4].

La critica a Berengario[modifica | modifica wikitesto]

Oltre Lanfranco, presero posizione contro le tesi di Berengario Ugo di Langres[5], che lo rimprovera di non tener conto della grandezza della potenza divina, che supera la portata dei nostri sensi; Adelmanno di Liegi ricorda che i filosofi sbagliano persino nel giudicare delle cose materiali, per esempio sostengono assurdità come quelle di ritenere che la terra si muova e il cielo e le stelle stiano ferme: la ragione non può comprendere la transustanziazione, perché già Dio è un mistero che supera ogni intelletto; Algero di Liegi, nel suo De sacramento corporis, premesso che il problema può essere risolto soltanto sulla base delle testimonianza di Cristo stesso e dei santi, perché esso è oscuro per la ragione ma chiaro per la fede, ammette tuttavia che le sostanze siano nozioni intelligibili e che gli accidenti siano caratteristiche delle cose che si rivelano ai sensi, e concede anche che il pane e il vino siano chiamati corpo di Cristo soltanto per similitudine, in relazione ai loro accidenti, alle loro apparenze sensibili ma, in relazione alla loro sostanza, essi sono veramente il corpo di Cristo. Alla confutazione delle tesi di Berengario era dedicato il trattato De corpore Christi (andato perduto) di Alberico di Montecassino, che partecipò al sinodo romano del 1078.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Margaret Gibson, Lanfranco da Pavia al Bec a Canterbury, pag. 56, Oxford Press, 1978.
  2. ^ Ovidio Capitani, Studi su Berengario di Tours, Milella, 1966.
  3. ^ Francesco Barbagallo, Bullettino dell'Istituto Storico italiano per il Medio Evo, pag. 174, Edizione 75, 1963.
  4. ^ Battista Mondin, Storia della teologia: Epoca Scolastica, pagg. 54 e ss, Edizioni Studio Domenicano, 1996.
  5. ^ Inos Biffi, La fioritura della dialettica (X-XII Secolo), pag. 38, Jaka Book Milano, 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Battista Mondin: Storia della teologia: epoca scolastica. Edizioni Studio domenicano, 1996
  • A. Gerken Teologia dell'eucaristia. Paoline: Alba, 1986 (I ed. 1977).
  • Capitani, Ovidio. Studi su Berengario di Tour. Milella: Lecce, 1966.
  • de Lubac, Henri-Marie. Corpus Mysticum. Jaca Book: Milano, 1986 (or. fr. 1949).
  • Mazza, Enrico. La celebrazione eucaristica. Edizioni Dehoniane Bologna: Bologna, 2010
  • C. Martello, Lanfranco contro Berengario. CUECM, Catania, 2001.


Controllo di autorità VIAF: (EN19730636 · LCCN: (ENnr89001072 · ISNI: (EN0000 0000 7999 9857 · GND: (DE118655825 · BNF: (FRcb122287571 (data)