Battaglia di Kopidnadon

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Battaglia di Kopidnadon
Asia Minor ca 780 AD.svg
L'Asia Minore e la frontiera bizantino-araba nel 780 ca.
Datasettembre 788
LuogoPodandos, Asia Minore
EsitoVittoria abbaside
Schieramenti
Comandanti
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La battaglia di Kopidnadon o Kopidnados ebbe luogo nel settembre 788 tra le armate del Califfato abbaside di Harun al-Rashid e dell'Impero bizantino della basilissa Irene d'Atene. L'armata abbaside sferrò un'invasione dell'Asia Minore bizantina, e si scontro con un'armata bizantina a Kopidnadon. La battaglia risultò in una vittoria abbaside. Tra le perdite bizantine vi era un certo Diogene, che è stato identificato da alcune studiosi come la probabile fonte di ispirazione per l'eroe letterario Digenes Akritas.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Fin dal fallimento dell'ultimo tentativo arabo di conquistare la capitale bizantina Costantinopoli, vennero intraprese dalle armate del Califfato incursioni regolari e pressoché annuali nell'Asia Minore bizantina. Nel 782, un'invasione a larga scala, condotta dall'apparente erede al trono abbaside, il futuro Harun al-Rashid (r. 786–809), risultò in un umiliante trattato di pace per Bisanzio, che fu costretta a ottenere una tregua in cambio del versamento di un tributo annuale di 160.000 nomismata d'oro.[1] Nel 785, l'Imperatrice reggente Irene decise di cessare di versare il tributo, e le ostilità ripresero. Gli Arabi devastarono il Thema degli Armeniaci, ma agli inizi del 786 i Bizantini si vendicarono saccheggiando e radendo al suolo la fortezza di Hadath in Cilicia, che gli Abbasidi avevano speso gli ultimi cinque anni nel tentativo di renderla una fortezza importante e una base militare per le loro spedizioni contro Bisanzio.[2][3]

Battaglia[modifica | modifica wikitesto]

La basilissa Irene d'Atene in un mosaico di Santa Sofia a Costantinopoli

Con l'ascesa di Harun al-Rashid nel 786, le incursioni sferrate nei due anni successivi erano relativamente minori; la prima grande invasione accadde nel 788, quando una imponente armata attraversò le Porte Cilicie invadendo il Thema anatolico.[3][4] Anche se l'incursione non è menzionata nelle fonti arabe, la sua descrizione da parte del cronista bizantino Teofane Confessore indica che fosse un'invasione imponente, in quanto richiese l'intervento degli eserciti tematici più potenti, quello dei Thema degli Anatolici e del Thema degli Opsiciani.[5]

Il sito della battaglia è chiamato "Kopidnadon" da Teofane, un nome non attestato da nessuna altra fonte. Alcuni studiosi moderni, a partire da Henri Grégoire nel 1932, l'hanno identificato con la città di Podandos, nei pressi dell'uscita occidentale delle Porte Cilicie.[5][6] Secondo il breve resoconto di Teofane, la battaglia risultò in una disastrosa sconfitta per i Bizantini, che persero molti uomini e ufficiali, compresi membri dei tagma degli Scholai che erano stati inviati nelle province da Irene nel 786 a causa del fatto che continuassero a supportare l'Iconoclastia. Teofane narra anche della perdita del capace ufficiale Diogene, un tourmarches (comandante di divisione) degli Anatolici.[4][5][6]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Le conseguenze immediate della sconfitta bizantina sembrano essere trascurabili; le perdite erano pesanti ma non in modo eccessivo, e il livello di devastazione della regione sembra essere stato minimo. In termini materiali, c'è poco che distingua la sconfitta a Kopidnadon dalla "tipica" incursione araba.[4][7] Il prestigio dell'Imperatrice Irene fu compromesso; era già la seconda volta che le truppe bizantine furono costrette al pagamento di ingenti tributi. Segna, tuttavia, una ripresa della guerra a larga scala sulla frontiera dopo la tregua relativa in corso dal 782,[8] che continuò fino all'809, quando scoppiò una lotta alla successione a Harun, la guerra civile abbaside.[9]

Forse la conseguenza più importante a lungo termine della battaglia fu l'uccisione del tourmarches Diogene: in virtù della sua inusuale prominenza nel resoconto di Teofane, Henri Grégoire identificò questo Diogene con l'archetipo originale del tardo eroe epico Digenes Akritas.[7][10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Brooks 1923, p. 124; Treadgold 1988, pp. 67–70.
  2. ^ Brooks 1923, p. 125; Treadgold 1988, pp. 78–79.
  3. ^ a b Makrypoulias 2008, Chapter 1.
  4. ^ a b c Treadgold 1988, p. 91.
  5. ^ a b c Lilie 1996, p. 156.
  6. ^ a b Makrypoulias 2008, Chapter 2.
  7. ^ a b Makrypoulias 2008, Chapter 3.
  8. ^ Lilie 1996, p. 167.
  9. ^ Brooks 1923, pp. 125–127.
  10. ^ Treadgold 1988, p. 401 (Note #110); cf. anche Beck 1971, pp. 63–97 per una discussione sulle origini della leggenda di Digenes.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]