Battaglia di Bannockburn
| Battaglia di Bannockburn parte della prima guerra d'indipendenza scozzese | |||
|---|---|---|---|
| Data | 23-24 giugno 1314 | ||
| Luogo | Bannockburn, Scozia | ||
| Causa | Assedio scozzese del castello di Stirling, conseguente invasione inglese della Scozia | ||
| Esito | Decisiva vittoria scozzese | ||
| Modifiche territoriali | Fine del controllo inglese sul regno di Scozia | ||
| Schieramenti | |||
| Comandanti | |||
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La battaglia di Bannockburn fu combattuta tra il 23 e il 24 giugno 1314 durante la prima guerra d'indipendenza scozzese, e vide contrapposti gli scozzesi di Robert Bruce e gli inglesi di Edoardo II d'Inghilterra. Lo scontro si concluse con una netta vittoria scozzese, il ritiro di Edoardo II dalla Scozia e il consolidamento del potere di Bruce.[1]
Il regno di Scozia, dopo la morte di re Alessandro III nel 1286, aveva sperimentato un periodo semi-permanente di caos, costituito da brevi regni di effimeri monarchi (Margherita nel 1286-90 e Giovanni nel 1292-96) intervallati da prolungate e turbolente reggenze a trazione nobiliare ed invasioni condotte dal vicino regno d'Inghilterra, il cui sovrano Edoardo I da sempre bramava controllare la Scozia. Dopo la vittoriosa parentesi di William Wallace nel 1297-98, gli scozzesi si erano trovati in difficoltà e nel 1304 si erano infine sottomessi al potere inglese.
Tra i grandi baroni solo Robert Bruce non aveva accettato la pace, provocando una nuova ribellione nel 1306. Edoardo I aveva reagito duramente, sconfiggendo i ribelli alla battaglia di Methven e arrivando quasi a sterminare il clan Bruce. Egli tuttavia poco dopo morì, e il debole successore Edoardo II d'Inghilterra, afflitto da numerosi problemi di politica interna, non riuscì a mantenere un saldo controllo della Scozia, permettendo a Bruce di riscattarsi e riguadagnare gradualmente terreno. Per il 1314, a seguito di numerosi scontri e campagne, gli scozzesi erano riusciti a scacciare gli inglesi da quasi tutto il regno, con l'eccezione del castello di Stirling, ancora in mano a una guarnigione fedele ad Edoardo II.
Bruce pose quindi Stirling sotto assedio, e ciò costrinse Edoardo, per evitare un ulteriore smacco, ad organizzare una nuova spedizione in Scozia per soccorrere gli assediati e sconfiggere i ribelli. La battaglia decisiva si consumò poco lontano dal castello di Stirling, sulle rive del torrente Bannockburn, e vide una schiacciante vittoria scozzese: Robert Bruce, abile stratega e cavaliere, riuscì a sfruttare a suo vantaggio il terreno e la compattezza degli schiltron, tipica formazione bellica scozzese, sbaragliando la cavalleria pesante inglese, potente ma antiquata e poco manovrabile. Dopo due giorni di combattimenti e fallite cariche inglesi, lo schieramento invasore perse coesione e andò in rotta, costringendo re Edoardo a fuggire dopo che un buon numero di nobili inglesi erano stati uccisi o fatti prigionieri.
La battaglia di Bannockburn fu decisiva per le sorti del conflitto anglo-scozzese e produsse, come conseguenza, la restaurazione dell'indipendenza della Scozia dall'Inghilterra, proclamata nel 1320 con la Dichiarazione di Arbroath e infine, nel 1328, con la firma del trattato di Edimburgo-Northampton. Data la sua influenza sulla storia delle isole britanniche, la battaglia di Bannockburn è considerata uno degli scontri armati più rilevanti del Medioevo: dimostrò il declino della cavalleria medievale, spinse a un mutamento delle tattiche dell'esercito inglese ed entrò a far parte della tradizione e dell'epica scozzese, venendo ampiamente ricordata dalla letteratura scozzese.
Antefatti
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Il regno di Scozia aveva vissuto un'età dell'oro durante il regno di re Alessandro III (1249-1286),[2] sconfiggendo i vichinghi stanziati nelle isole esterne e potendosi rapportare spesso alla pari col vicino regno d'Inghilterra.[3] Tuttavia, negli anni 1280, il casato dei Dunkeld era andato pericolosamente vicino all'estinzione, a causa delle morti ravvicinate di tutti i suoi membri, culminate nella tragica dipartita dello stesso Alessandro III, morto cadendo in un burrone il 19 marzo 1286.[2][3][4][5] La sua unica erede, la nipote Margherita di Scozia, era una bambina[6] e per di più di discendenza indiretta,[7] quindi inizialmente i grandi baroni scozzesi furono molto restii ad accettarla come nuova sovrana[2] (il clan Bruce ad esempio chiamò preventivamente a raccolta i vessilli di guerra nel patto di Turnberry).[8][9] Ciò permise al re d'Inghilterra Edoardo I, cognato di Alessandro III, di puntare al controllo del reame vicino, inserendosi sempre più prepotentemente nella sua politica interna.[2][10] Egli riuscì a far fidanzare Margherita con suo figlio ed erede Edoardo di Carnarvon, facendola quindi accettare come regina dai grandi nobili scozzesi.[2][8][11]
La prematura morte di Margherita nel 1290 aveva annullato qualsiasi accordo esistente e gettato la Scozia nel caos, in quanto non vi era più una chiara linea di successione e nessun erede legittimo.[2][8][9][12][13] Cominciò così la Grande causa, cioè l'insorgenza di numerosi pretendenti al trono di Scozia, ognuno con suo reclamo più o meno valido, che paralizzò il reame per oltre due anni.[2][9][14] A fare da arbitro della Causa fu chiamato lo stesso Edoardo I,[15] tutt'altro che imparziale,[12][16] che fece in modo di favorire l'elezione a re di John Balliol, un suo debole parente che contava di manovrare come un semplice vassallo.[2][14][17][18] Tra il 1292 e il 1296 quindi Edoardo trattò Balliol alla stregua di un sottoposto, aumentando gradualmente le angherie verso la Scozia e la sua autorità;[2][19] esasperato, Balliol nel 1296 si ribellò, facendo cominciare quella che sarebbe passata alla storia come prima guerra d'indipendenza scozzese.[2][19][20][21]
Edoardo, cogliendo l'opportunità di impossessarsi della Scozia, la invase e sconfisse Balliol alla battaglia di Dunbar,[2][22][23] deponendolo e divenendo di fatto lui stesso il nuovo sovrano scozzese (senza tuttavia annettere mai formalmente il regno né assumere su di sé il titolo, e rifiutando di elevarvi altri come aveva fatto con Balliol).[19][24] Ciò, unito all'onerosa tassazione imposta dai conquistatori contro la tradizionale tolleranza fiscale permessa dai locali sovrani,[25][26] causò il malcontento di numerosi scozzesi, insofferenti alla prepotente occupazione inglese.[N 1] Guidati da carismatici capi come William Wallace, Andrew de Moray e William Douglas the Hardy,[27] gli scoti si ribellarono e riuscirono a sconfiggere gli invasori nel 1297 alla battaglia di Stirling Bridge.[12][28][29][30][31][32][33] Riguadagnata momentaneamente l'indipendenza, la Scozia fu da allora retta da uno o più Guardiani di Scozia nominati in attesa del ritorno del re, che teoricamente era ancora Balliol, allora esiliato nel regno di Francia. Il primo guardiano Wallace fu sconfitto dagli inglesi nel 1298 alla battaglia di Falkirk[12][30][34][35] e subito destituito,[29][33][36][37] ma i suoi successori, tra cui potenti baroni come Robert Bruce e John Comyn,[28][38][39] non furono in grado di eguagliare i suoi successi ed entro il 1304 dovettero sottomettersi e scendere a patti con Edoardo I, concedendogli apparentemente la vittoria.[40][41] Nel 1305 il fuggitivo Wallace, considerato dagli inglesi l'anima della rivolta scozzese, fu infine catturato e brutalmente ucciso;[12][28][29][33][38] Edoardo I pensava che la morte di Wallace sarebbe stata il colpo di grazia agli indipendentisti scozzesi, ma questo fu probabilmente il suo più grave errore di giudizio.[42][43]

Poco dopo a prendere l'iniziativa fu Robert Bruce, conte di Carrick, che non aveva intenzione di sottomettersi realmente al potere inglese[12][44] e reclamava il trono scozzese in base a una lontana parentela con Alessandro III.[N 2] Il 10 febbraio 1306 attirò il rivale Comyn a Dumfries e lo uccise all'interno di una chiesa, dando inizio a una nuova ribellione anti-inglese e facendosi incoronare re di Scozia come Roberto I.[N 3][38][12][45][46][47] Edoardo I reagì duramente: invase nuovamente la Scozia, sconfisse Bruce alla battaglia di Methven[48][49][50] e diede una caccia spietata ai suoi sostenitori, trucidandone innumerevoli e arrivando molto vicino a sterminare il clan Bruce,[47] facendo uccidere i fratelli di Robert Nigel,[48][51] Thomas e Alexander Bruce[52] e imprigionare il resto della famiglia, comprese moglie, figlia e sorelle di Robert.[38][48][51][53][54] Il capo ribelle, sconfitto anche dai clan scozzesi lealisti delle Highlands alla battaglia di Dalrigh,[48][55][56] passò l'inverno 1306-1307 alla macchia, non intenzionato ad arrendersi,[N 4][38][57] e la fortuna gli arrise con la morte di Edoardo I nell'estate 1307, la cui determinazione ed efficienza erano state fondamentali nel conquistare la Scozia.[47][52][53][58][59] Il suo successore Edoardo II d'Inghilterra, più debole e impopolare del padre,[60][61] cominciò a subire una fortissima opposizione interna da parte della nobiltà inglese dovuta, tra gli altri motivi, alla volontà dei vassalli di riscattarsi dal dominio autoritario di Edoardo I[52] e all'eccessiva influenza accordata dal nuovo re ai suoi favoriti Pietro Gaveston[62] e Ugo Despenser il Giovane,[63][64] dimostrandosi presto non in grado di controllare la Scozia.[19][52][65][66] Bruce approfittò delle difficoltà di Edoardo II per riformare un esercito:[67][68] riuscì inizialmente a ristabilire un certo seguito tra le comunità gaeliche[69] e, aiutato da capaci e carismatici condottieri come James Douglas, Robert II Keith, il fratello Edward Bruce e il nipote Thomas Randolph, I conte di Moray,[70][71] cominciare un sistematico attacco dei capisaldi e delle fortificazioni inglesi in Scozia, conquistando città dopo città e castello dopo castello. Prima ridusse all'obbedienza i baroni filo-inglesi più settentrionali come Guglielmo II di Ross (uno dei principali persecutori della sua famiglia)[62][72] e poi vinse anche vari scontri come le battaglie di Turnberry (febbraio 1307), Glen Trool (aprile 1307),[38] Loudoun Hill (maggio 1307),[38][52][73] Inverurie[74] e Buchan (maggio 1308),[62] del fiume Dee (giugno 1308) e del Passo di Brander (agosto 1308).[70] Tra il 1308 e il 1309 Bruce soffrì un doloroso attacco di una malattia non meglio specificata (ma certamente non la lebbra attribuitagli dai cronisti), che l'avrebbe afflitto fino alla sua morte nel 1329 e che per quel momento lo costrinse ad interrompere i combattimenti.[62] Nel 1309 riuscì comunque a far riunire per la prima volta da anni il parlamento scozzese a Saint Andrews, che lo riconobbe come sovrano.[70]

L'assedio di Stirling e l'avanzata inglese
[modifica | modifica wikitesto]Dopo le battaglie iniziali, tra il 1308 e il 1314 non vi furono grandi azioni militari in Scozia. Bruce, capendo di essere ancora svantaggiato in campo aperto, preferì continuare con la guerriglia,[12][38] conducendo campagne lampo e facendo piccoli ma continui e decisivi progressi, soggiogando una città dopo l'altra e un castello dopo l'altro, spesso senza colpo ferire e portando nuovi sostenitori alla propria causa.[53] Nel 1310 Edoardo II aveva provato a invadere la Scozia, ma Bruce si era ritirato nel profondo delle Highlands e aveva rifiutato lo scontro, costringendo il re inglese ad abbandonare la campagna per sfinimento e mancanza di fondi.[68][70][75] Nel 1312 Robert Bruce, di certo assistito dalla sorella Isabella Bruce, ex-regina consorte di Norvegia, fu riconosciuto re di Scozia da re Haakon V di Norvegia, primo sovrano a riconoscergli ufficialmente la dignità regia.[76] Nello stesso anno, una nuova breve campagna militare di Edoardo II fu fatta fallire come nel 1310.[68] Nel 1313 Bruce catturò alcune tra le ultime importanti città fedeli agli inglesi, cioè Perth in gennaio e Dumfries in febbraio, e infine l'isola di Man in maggio, sancendo la superiorità scozzese sul mare.[76][77] Alla fine del 1313 Bruce soffrì un nuovo attacco della sua malattia,[78] ma entro l'inizio del 1314 si era ripreso a tal punto da far arrendere anche Edimburgo e Roxburgh,[77] pur non conducendo la campagna direttamente e nominando suo erede al trono l'unico fratello superstite, Edward Bruce.[79]

Entro i primi mesi del 1314 l'unica roccaforte di rilievo rimasta in mano inglese era il castello di Stirling, tenuto dal castellano Philip Mowbray.[1][53][68][80][81] Il castello fu messo sotto assedio da Edward Bruce, che tuttavia non aveva lo stesso genio tattico di Robert e non riuscì ad espugnarlo, né con la forza né con l'attesa. Mowbray ed Edward Bruce giunsero allora ad un accordo: se entro l'estate 1314 non fossero giunti rinforzi dall'Inghilterra, il castello si sarebbe arreso.[1][68][80][82][83] Il comandante scozzese ingenuamente accettò, e Mowbray subito mandò una richiesta di soccorso urgente a re Edoardo II.[80][82] Il sovrano inglese, sempre meno rispettato dai propri feudatari, aveva un disperato bisogno di riaffermare la sua autorità, e una nuova campagna militare in Scozia pareva in quel momento fornirgli l'occasione giusta;[84] inoltre, la perdita di Stirling sarebbe stato un duro colpo al suo prestigio, e non avrebbe mai potuto tollerarla.[1][85] Già nel 1313 stava meditando di ritentare una spedizione in Scozia, come testimonierebbe una sua lettera all'imperatore bizantino Andronico II Paleologo, datata 12 ottobre 1313, nella quale chiedeva il rilascio di Giles d'Argentan, rinomato cavaliere inglese dell'epoca allora detenuto a Tessalonica e la cui partecipazione all'impresa ne avrebbe quindi rafforzato la legittimità.[86] Edoardo II si premurò quindi di scrivere altrettante lettere ai vari sovrani lungo il tragitto tra la Grecia e l'Inghilterra, come Federico III di Sicilia e Teodoro I del Monferrato, raccomandando loro di accogliere e assistere sir Giles nel viaggio di ritorno, premura inusuale per un sovrano importante come lui verso un semplice cavaliere.[86]
Il 28 novembre 1313 Edoardo II proclamò per la prima volta l'intenzione di effettuare una nuova campagna militare in Scozia,[87] mentre due settimane più tardi ricevette un prestito da papa Clemente V[N 5] per finanziare la spedizione.[88][89] Nei mesi successivi raccolse quindi un grosso esercito di circa 30 000 uomini e si mosse verso nord, fermandosi brevemente alla roccaforte di Berwick-upon-Tweed[53] e attraversando il fiume Tweed, tradizionale confine tra Inghilterra e Scozia, il 17 giugno 1314.[77] Molti nobili inglesi rifiutarono di partecipare e inviarono solo piccoli contingenti, privando Edoardo II di importanti forze di cavalleria, ma soprattutto di preziosi consiglieri.[75] L'assenza più importante e assordante era quella di Tommaso Plantageneto, II conte di Lancaster, cugino del sovrano e capo del partito a lui avverso,[90] che con questa mossa gli stava praticamente dichiarando la sua ostilità.[75] Con un esercito comunque imponente Edoardo avanzò verso Stirling lungo un'antica strada romana.[53]

Capendo l'importanza dello scontro che stava per avvenire, Robert Bruce si mosse personalmente per dare manforte al fratello Edward impegnato nell'assedio di Stirling;[53] prevedendo quindi una grande battaglia campale, chiamò i vessilli di guerra e fece convergere su Stirling tutti i suoi principali vassalli.[91] Bruce, che conosceva molto bene il terreno attorno al castello, fece in modo di attirare Edoardo II proprio dove voleva,[53] lungo il corso del torrente Bannockburn, che scorre poco lontano da Stirling e che presenta attorno a sé terreni scoscesi, fitti di boschi, acquitrini e piccole valli assai poco adatte alle manovre della cavalleria, all'epoca il pernio dell'esercito inglese.[92] Il campo di battaglia era quindi chiaramente vantaggioso per gli scozzesi, che manovravano in compatte formazioni di fanti armati di picca noti come schiltron.[12] Bruce aveva già dimostrato di essere esperto di tattica militare in numerosi scontri come la battaglia di Glen Trool, sfruttando abilmente il terreno di scontro a proprio vantaggio e utilizzando contro gli inglesi la difficoltà di manovra della loro stessa cavalleria pesante, molto efficace in campo aperto ma assai ingombrante sul terreno spesso collinoso e impraticabile della Scozia.[38]
Bruce non era l'unico a conoscere a fondo la zona. Il 22 giugno l'esercito inglese arrivò in vista di Stirling, e subito il castellano Philip Mowbray riuscì ad eludere la sorveglianza scozzese e a giungere all'accampamento di Edoardo II.[93] Sia Mowbray che il suocero Ingram de Umfraville, conoscitori della zona, sconsigliarono vivamente al re inglese di ingaggiare battaglia in quel luogo, ritenendolo (a ragione) impraticabile soprattutto per la cavalleria. Edoardo tuttavia, troppo sicuro di sé e bisognoso di una vittoria militare, non li ascoltò e decise di dar battaglia a Bruce il giorno seguente.[93]
Le forze in campo
[modifica | modifica wikitesto]Inglesi
[modifica | modifica wikitesto]A livello di organizzazione, l'esercito inglese era certamente superiore a quello scozzese.[94][95][96] Già dal tempo di re Enrico II d'Inghilterra (seconda metà del XII secolo) ogni abitante abile del regno d'Inghilterra era tenuto per legge (Assize of Arms del 1181) a saper maneggiare le armi consone al proprio rango.[97] Ulteriori provvedimenti in tal senso erano stati l'Assize of Arms del 1252 e altri obblighi stabiliti durante il regno di Edoardo I, in modo da mettere a disposizione del regno un esercito vasto, efficiente e reclutabile in tempi relativamente brevi, a cui ogni classe sociale, dalla nobiltà alla borghesia fino alle comunità contadine, era tenuta a fornire il proprio contributo.[97] Edoardo II tentò di promulgare ulteriori leggi in tal senso, soprattutto riguardo la fanteria pesante, ma l'opposizione che dovette subire durante tutto il suo regno diede all'iniziativa scarse prospettive di successo.[97]

Sotto il comando del sovrano, invero piuttosto nominale che fattuale data la sua inesperienza bellica, l'armata era gestita dai pochi grandi magnati che gli erano rimasti fedeli rispondendo alla sua chiamata.[75] I più importanti erano: Aymer de Valence, II conte di Pembroke, che aveva combattuto per lungo tempo in Scozia e che fu assegnato di scorta al sovrano;[75] Gilberto di Clare, VIII conte di Gloucester e Humphrey de Bohun, IV conte di Hereford, comandanti dell'avanguardia e la cui litigiosità avrebbe compromesso lo schieramento inglese;[98] Robert de Umfraville, conte di Angus,[99] il suo parente Ingram de Umfraville, poi David II Strathbogie, conte di Atholl[82] e John Comyn IV, capi del partito baronale filo-inglese di Scozia;[100] Robert Clifford, I barone Clifford, esperto cavaliere a capo della cavalleria pesante;[101] Enrico di Beaumont, avventuriero francese di lungo corso che avrebbe guidato nuove invasioni della Scozia durante la seconda guerra d'indipendenza scozzese vent'anni più tardi;[102] Ugo Despenser il Giovane, il favorito di Edoardo, che sperava di arricchirsi facendo razzie e incamerando titoli;[102] e infine rinomati cavalieri dell'epoca come Marmaduke Thweng, I barone Thweng,[82] Thomas de Berkeley, I barone Berkeley e Giles d'Argentan, unitisi all'impresa in cerca di gloria.[102]
Principale componente dell'esercito inglese era senza dubbio la cavalleria pesante, anima di tutte le armate medievali secondo la tradizione dell'epoca, ammantata di epica cavalleresca.[103] Nonostante le importanti defezioni, Edoardo II era riuscito a raccogliere un numero considerevole di uomini, di molto superiore agli effettivi nemici.[95] Non è tuttavia certa la consistenza numerica dell'esercito inglese del 1314,[68] e le stime variano da un minimo di 15 000[1][104] a un massimo di 40 000 uomini (improbabili di certo i 100 000 uomini attribuiti da Walter Scott);[N 6][95][105] le medie più affidabili parlano di circa 2000 cavalieri (più circa il quadruplo di scudieri al loro seguito), sostenuti da altri 25 000 armati tra fanti ed arcieri, per un totale di circa 35 000 uomini (comunque non tutti combattenti).[12] I cavalieri inglesi solitamente si dividevano in squadroni di cento uomini, composti ciascuno da venti cavalieri (di cui quattro alfieri) ed ottanta scudieri, incaricati di portare le armi e i cavalli da battaglia del proprio signore.[103] Anche un certo numero di scozzesi scelse di unirsi agli invasori, ma l'unico grande clan che fornì il proprio sostegno fu il clan Comyn, nemico giurato dei Bruce dopo le azioni di Roberto I e il cui capoclan John Comyn IV voleva vendicare l'omicidio del padre per mano dello stesso Bruce. Seguiva l'esercito inglese una lunga colonna di carriaggi, che trasportava i viveri e i rifornimenti dell'armata[97] necessari per la terra bruciata che gli scozzesi avevano fatto per ostacolarli.[106]
Scozzesi
[modifica | modifica wikitesto]Assai più povero dell'Inghilterra,[12] il regno di Scozia aveva molti meno feudi in grado di mantenere dei cavalieri, risultando in uno storico minore impiego della cavalleria pesante, come anche di quella leggera.[107] Si era quindi imposto nella tattica bellica scozzese un particolare tipo di formazione, lo schiltron, nato nel basso medioevo dietro probabile influenza vichinga e impiegato per la prima volta in una battaglia campale da William Wallace.[107] Lo schiltron ("istrice" in lingua scots), riprendendo a grandi linee la falange macedone, era composto da fanti disposti su linee molto serrate e armati di lancia o picca lunghe fino a 4 m;[12][108] le linee, non diritte ma leggermente curve, facevano quindi convergere le punte delle armi verso un unico centro, costruendo un muro micidiale per i nemici che avessero dovuto affrontarlo.[12][107] La formazione era debole contro gli attacchi portati dagli arcieri, ma la vulnerabilità era minore se lo schiltron si manteneva mobile o comunque poco statico oppure caricava immediatamente lo schieramento nemico rompendosi nella mischia.[107] Lo schiltron aveva già dimostrato la propria efficacia durante le prime disastrose cariche di cavalleria inglese alla battaglia di Falkirk del 1298; Robert Bruce ne aveva compreso il potenziale e l'aveva incorporato nelle proprie strategie, confermandone nuovamente la potenza a Bannockburn.[107] Molti degli scozzesi inoltre, fra cui numerosi cavalieri, non erano armati con spade perché troppo costose, bensì con più economiche asce.[95]
Per contrastare gli inglesi, Bruce era riuscito a raccogliere in apparenza una forza esigua,[1] composta da appena 500 cavalieri armati alla leggera, 6000 fanti e altri 2000 guerrieri dei clan scozzesi delle Highlands,[N 7][12] compreso un contingente di temibili gallowglass di scuola vichinga; per Walter Scott gli scozzesi erano 30 000, ma la cifra è eccessiva in quanto la Scozia non era in grado all'epoca di mobilitare così tanti armati insieme,[105] tanto che l'esercito scozzese si radunò al completo solo alla vigilia della battaglia per non doversi appesantire con gli approvvigionamenti.[91] Sfruttando tuttavia la propria conoscenza del terreno di scontro, il sovrano contava di impiegare al meglio il proprio esercito, pur inferiore dalle tre alle quattro volte quello avversario. Tra gli accorgimenti tattici che Bruce adottò, ci fu quello di scavare numerose fosse e buche nella pianura antistante il Bannockburn, ricoprendole poi con sterpaglie e utilizzandole come trappole in previsione delle cariche della cavalleria inglese,[109][110] colmandone alcune anche con pali di legno appuntiti per massimizzare i danni agli avversari che vi fossero caduti.[92]
Il re divise l'esercito in quattro schiltron, prendendo egli stesso il comando di uno di essi e lasciando gli altri tre ai più fidi condottieri di cui disponeva: Edward Bruce, James Douglas e Thomas Randolph, I conte di Moray.[105] Robert II Keith invece comandava la cavalleria leggera e i pochi cavalieri che seguivano il sovrano.[107] Essendo all'epoca a corto di fondi, non ebbe modo di ingaggiare mercenari.[107]
La battaglia
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L'inizio: la morte di Henry de Bohun
[modifica | modifica wikitesto]L'inizio della battaglia di Bannockburn è condito da un episodio leggendario, immortalato in innumerevoli rappresentazioni.[111] Secondo la tradizione, un cavaliere inglese, sir Henry de Bohun, cugino di Humphrey de Bohun, IV conte di Hereford e ansioso di dimostrare il proprio valore, quando vide in lontananza Robert Bruce intento ad arringare i propri uomini subito prima della battaglia, si staccò dalla prima linea inglese e cavalcò spedito contro il sovrano scozzese, sicuro di coglierlo di sorpresa e di ucciderlo trafiggendolo con la propria lancia.[111][112] Bruce tuttavia si accorse del suo attacco; avendo troppo poco tempo per estrarre la spada, fu costretto a difendersi con l'unica arma che aveva a portata di mano, ovvero un'ascia che portava sempre a tracolla.[112] Bohun quindi caricò il re scozzese, ma Bruce all'ultimo momento riuscì a scansare la lancia dell'avversario; quindi, con un rapido e preciso colpo, conficcò la sua ascia nella testa di Bohun, uccidendolo sul colpo.[1][111][112][113] Il colpo di Robert Bruce fu così violento da spaccare l'elmo di sir Henry e frantumare l'ascia stessa.[111][112]

La Vita di Edoardo II, cronaca sul regno del sovrano inglese, presenta invece una versione diversa dell'accaduto.[82] Secondo il suo anonimo autore, gli inglesi in marcia verso Stirling si trovarono a passare presso un boschetto vicino a Bannockburn, dove era celato lo stesso Robert Bruce al comando di una compagnia di guerrieri scozzesi.[82] Gli inglesi si accorsero della presenza nemica, ed Henry de Bohun, credendo si trattasse di pochi sbandati, li caricò nella speranza di fare bottino.[82] Egli tuttavia si trovò di fronte Robert Bruce in persona e, spaventato, tentò di fuggire, venendo tuttavia ucciso dal sovrano scozzese con un colpo d'ascia in testa, mentre i guerrieri scozzesi travolgevano i pochi soldati che erano con lui.[82]
Nonostante l'incertezza sul suo reale andamento, l'episodio nel suo insieme accadde certamente e in bella vista di entrambi gli eserciti.[1][82] Mentre gli inglesi ne furono sconvolti e demoralizzati, gli scozzesi al contrario ne furono esaltati, avendo la prova del valore del sovrano che li guidava e quindi un ottimo presagio per l'esito dello scontro.[107][111]
Il 23 giugno
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La battaglia cominciò quindi il 23 giugno 1314. Robert Bruce aveva disposto il suo esercito in quattro schiltron a sbarrare la strada romana che gli inglesi stavano percorrendo,[114] occupando la sponda settentrionale del Bannockburn e coprendosi col torrente stesso e le paludi che lo attorniavano.[12] Mentre lasciò gli inglesi a manovrare nelle impervie vicinanze del Bannockburn, il sovrano posizionò le truppe scozzesi su una piccola pianura asciutta a nord del fiume, ai margini di una foresta destinata a riserva di caccia detta "Il Parco"[1][92] e subito a sud della città di Stirling[115] e di una chiesa dedicata a san Niniano di Whithorn, che era presidiata dal conte di Moray.[116] Fece quindi allontanare tutti i non combattenti per non intralciare le manovre militari, ed essi si rifugiarono su una vicina altura chiamata Gillies Hill, da dove osservarono l'andamento della battaglia.[115] Robert Keith condusse la cavalleria leggera in esplorazione, accertandosi dell'avanzata inglese.[117]
Edoardo, incurante degli avvertimenti ricevuti, decise di dare battaglia ed attaccare l'esercito nemico con tutta la forza della cavalleria.[12] Diede quindi ordine ai cavalieri inglesi di effettuare una carica frontale e contemporaneamente anche una manovra aggirante sulla sinistra.[12] La carica principale fu affidata al conte di Hereford,[118] mentre la carica sul fianco al barone Clifford.[111] Quest'ultima, forte di 800 cavalieri, fu la prima a scontrarsi con gli scozzesi:[1] forse intenzionato addirittura a raggiungere Stirling,[119][120] Clifford si trovò la strada sbarrata dallo schiltron del conte di Moray,[111] tuttavia meno consistente della forza di cavalieri nemici.[121][122] Clifford, certo della vittoria, caricò Randolph, ma con estrema costernazione inglese i pur inferiori picchieri scozzesi ressero ripetuti assalti, difendendosi abilmente con le proprie lance.[111][121][123] Dopo due ore, vedendo Randolph in difficoltà, James Douglas si mosse per assisterlo, e al sopraggiungere del secondo schiltron i cavalieri inglesi si persero d'animo e si ritirarono.[1][111][124][125]
Hereford, interpretando l'avanzata di Douglas sulla sinistra scozzese come una ritirata, caricò allora il centro dello schieramento nemico, scontrandosi duramente con lo schiltron di Edward Bruce, presto rinforzato da quello del fratello Robert.[1][126] Come ampiamente previsto dal sovrano scozzese, gli inglesi si impantanarono nel terreno impervio e fangoso, cadendo nelle numerose fosse nascoste scavate dagli scozzesi[109] e finendo per schiantarsi contro i muri di lance degli schiltron con perdite elevatissime;[127] chi sopravvisse alla carica dovette poi combattere a piedi contro i fanti scozzesi, finendo ucciso o dovendo fuggire in breve tempo[12] perché man mano gli schiltron riuscirono ad avanzare, ricacciando indietro gli inglesi.[128] In combattimento si distinse comunque il conte di Gloucester, che ebbe il proprio cavallo ucciso ma volle continuare a combattere, ansioso di dimostrare il proprio valore contro il rivale Hereford,[98] nonostante inizialmente avesse tardato ad attaccare per le difficili condizioni del campo di battaglia, tentando senza successo un nuovo aggiramento sulla sinistra scozzese.[129] Alla fine gli inglesi furono costretti al ritiro senza aver concluso nulla, e gli scozzesi emersero come indubbi vincitori del primo giorno di battaglia.[1][130][131]
Il 24 giugno
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Nonostante il disastro del primo giorno di combattimenti, Edoardo non era intenzionato a ritirarsi e si accampò per dare poi ancora battaglia il giorno successivo.[1][12][131][132] Nella notte Bruce ripensò le posizioni scozzesi, lasciando indifeso il guado del Bannockburn per dare un senso di falsa sicurezza agli inglesi e accaparrarsi le migliori posizioni difensive.[12] Sempre durante la notte David II Strathbogie, conte di Atholl e alfiere degli inglesi, si mosse a depredare la vicina abbazia di Cambuskenneth, ma senza provocare altri danni allo schieramento nemico.[82] Il pessimismo serpeggiava tra i cavalieri inglesi: temendo attacchi notturni rimasero insonni e schierati in formazione,[1] e a poco valsero i proclami che Edoardo II fece per mezzo dei suoi araldi per aumentare il morale delle truppe;[131] durante la notte poi sir Alexander Seton, cavaliere scozzese governatore di Berwick-upon-Tweed per conto di Edoardo II, defezionò e raggiunse Robert Bruce, dichiarando come i nemici fossero demoralizzati e incoraggiandolo ad attaccarli al più presto.[131][133][134] Bruce, che nonostante il buon principio della battaglia temeva la grande disparità di forze e stava meditando di accontentarsi dello stallo inglese e ritirarsi,[131][135] fu quindi convinto a proseguire la battaglia.[136] Fatto giorno, gli inglesi attraversarono il torrente e trovarono gli scozzesi coperti a destra dal Bannockburn e a sinistra dalla collina su cui sorgeva la chiesa di san Niniano.[12][126] Gli scozzesi, prima della battaglia, recitarono messa e furono benedetti dall'abate Maurizio di Inchaffray.[1] Secondo la tradizione scozzese, Edoardo II si stupì e pensò che gli scozzesi inginocchiati in preghiera si stessero arrendendo, venendo tuttavia redarguito da sir Ingram de Umfraville.[137]

Edoardo, non tenendo conto di ciò che era già successo il giorno prima, ordinò una nuova carica frontale di cavalleria.[1][12][131][137] Incoraggiato dal buon successo degli schiltron contro la cavalleria, Bruce ordinò all'esercito scozzese di avanzare, comprimendo gli inglesi nelle loro posizioni ed obbligandoli allo scontro diretto.[138] Gli arcieri inglesi bersagliarono brevemente gli avversari, ma si dovettero presto interrompere per non colpire i propri cavalieri, gettatisi subito alla carica ansiosi di sfondare le linee nemiche (pare che il fuoco amico mietesse comunque qualche vittima).[131] Gli inglesi provarono quindi ancora a caricare i picchieri scozzesi, e sempre con risultati disastrosi: proprio come sperato da Bruce, i cavalieri si incunearono esattamente nel fronte troppo ristretto da lui predisposto,[139] e gli scozzesi ancora una volta riuscirono a sostenerne l'urto[1][12][126][140] eseguendo una specie di manovra a tenaglia, permettendo agli schiltron di Douglas e Moray di chiudersi attorno ai cavalieri nemici dopo che la formazione di Edward Bruce aveva sostenuto l'urto iniziale.[141] Hereford e Gloucester allora litigarono per chi dovesse guidare la carica, e il secondo ruppe la coesione della cavalleria inglese lanciandosi contro gli scozzesi solo col suo seguito.[141][142] Molti cavalli tuttavia si rifiutarono di lanciarsi contro gli schiltron, disarcionando i propri cavalieri che quindi vennero sopraffatti dalla fanteria scozzese,[126] composta per la maggior parte da plebei desiderosi di vendetta per gli anni di angherie subite dagli inglesi e che quindi non lasciarono loro quartiere.[12] La carica di Gloucester finì in un massacro entro pochi minuti, costringendo Hereford e gli altri cavalieri a tentare nuovamente l'attacco.[143] Gli inglesi, frustrati nel non riuscire a penetrare gli schiltron, più volte si ritirarono e rinnovarono le proprie cariche, ma invano.[1][144] Allora Bruce, conscio di essere in vantaggio, ordinò alla fanteria di avanzare, spingendo lentamente gli inglesi contro le buche e le trappole che fino a quel momento erano riusciti ad evitare.[1] Edward Bruce fu il primo a sfondare le linee inglesi,[145] seguito poco dopo dal resto dell'esercito scozzese. Fu un massacro: trovarono la morte centinaia di cavalieri inglesi,[146] primi fra tutti il conte di Gloucester, il barone Clifford e il capoclan John Comyn IV, mentre molti altri come il conte di Hereford furono catturati.[12] Anche la fanteria inglese cominciò ad andare in confusione, venendo caricata dagli stessi cavalieri inglesi in ritirata, travolta dai cavalli imbizzarriti che avevano disarcionato i propri padroni e divisa dal Bannockburn, che teneva gli ultimi reparti lontani dal resto dell'esercito e dal fronte della battaglia.[146]
Vista la brutta piega presa dalla battaglia, Edoardo II decise finalmente di far intervenire gli arcieri in supporto alla cavalleria.[146][147] Fino a quel momento gli arcieri inglesi erano stati impegnati a rispondere a quelli scozzesi, senza tuttavia molto successo.[126][148] Rivoltisi contro gli schiltron, riuscirono a infliggere gravi perdite alle compatte formazioni scozzesi, molte più che non fosse riuscita la cavalleria;[140] essi tuttavia erano stati schierati in posizione troppo scoperta, e Bruce ordinò alla sua cavalleria leggera di caricarli.[12][140][146] Gli arcieri inglesi, privi di armi con cui difendersi e della copertura della cavalleria pesante ormai annientata e imbottigliati tra il Bannockburn e il Pelstream, un altro torrente vicino,[149] furono spazzati via dalla carica scozzese condotta da Robert II Keith e James Douglas.[12][140][146][150] Distrutti anche gli arcieri, rimanevano solo la fanteria inglese e la poca cavalleria che ancora combatteva. Allora Robert Bruce, che aveva tenuto il proprio schiltron arretrato, rinforzò il centro dello schieramento scozzese, dando la spinta finale all'avanzata dei suoi uomini.[151] Allora, davanti alla carica generale degli scozzesi ormai euforici, a cui si unirono anche i non combattenti di Gillies Hill per fare bottino,[146] e a causa anche della fuga dei cavalieri che pensarono gli uni a salvarsi e gli altri a proteggere il re, l'esercito inglese sbandò e andò in rotta totale,[152] facendosi in larga parte massacrare dagli uomini di Bruce[1][12][146][153] oppure spingere nel vicino fiume Forth, dove molti annegarono.[146] Non venne nemmeno difeso l'accampamento stabilito il giorno prima da Edoardo, che fu quindi saccheggiato, e le abbondanti provviste al seguito dell'esercito inglese tutte depredate;[12] se gli scozzesi non si fossero attardati a saccheggiare il campo inglese e avessero continuato l'inseguimento, l'esercito nemico sarebbe stato del tutto annientato.[146]
La fuga di Edoardo II
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Mentre avveniva il massacro finale delle truppe inglesi, re Edoardo II s'imbarcò in una rocambolesca fuga per non essere catturato: la sua caduta in mano scozzese sarebbe infatti stata disastrosa per il regno d'Inghilterra, e si cercò quindi di evitarla a tutti i costi. Il rinomato cavaliere Giles d'Argentan, considerato uno dei più abili guerrieri dell'epoca, restò indietro per proteggere la ritirata del sovrano e fu falciato dalla carica finale scozzese. Più fortuna ebbe Aymer de Valence, II conte di Pembroke, che organizzò una formazione compatta di cavalieri per permettere la fuga del sovrano e resistere agli scozzesi, e che fu quindi tra i pochi nobili inglesi a riuscire a fuggire dal campo di battaglia evitando la cattura.[75]
Edoardo dapprima fuggì verso il castello di Stirling,[146] che ancora non si era arreso e al quale gli scozzesi presi dalla battaglia avevano cessato di fare la guardia. Fermatosi al ponte levatoio, chiese al castellano Mowbray di esservi fatto entrare; egli tuttavia, conscio di dover rispettare il patto con Bruce e soprattutto che ormai la posizione del maniero era impossibile da tenere ancora a lungo, rifiutò di dargli asilo, indicandogli piuttosto di fuggire verso sud. Edoardo II fu quindi costretto a voltarsi e scappare verso il castello di Dunbar, trovandovi rifugio il giorno successivo[77] nonostante il serrato inseguimento della cavalleria scozzese di James Douglas.[82][146][153] Poco dopo s'imbarcò per il Northumberland, sancendo di fatto la propria rovinosa sconfitta e il ritiro inglese dalla Scozia.[77][153]
Le perdite inglesi a Bannockburn erano state enormi:[146] si contarono almeno 34 morti illustri tra i grandi baroni e cavalieri del regno d'Inghilterra, più centinaia di altri cavalieri e migliaia di fanti e arcieri uccisi, senza poi contare i prigionieri, anch'essi nell'ordine delle migliaia.[1] Molto più modeste le perdite scozzesi, tradizionalmente ricordate in 2 cavalieri e circa 500 fanti morti,[146] soprattutto a causa del frangente in cui gli arcieri inglesi armati di arco lungo erano riusciti a bersagliare gli schiltron prima della rotta finale inglese.[1]
Conseguenze
[modifica | modifica wikitesto]Belliche
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Subito dopo la battaglia e la fuga di Edoardo II, Philip Mowbray consegnò il castello di Stirling nelle mani di Robert Bruce, sancendo il suo trionfo.[82] La vittoria scozzese a Bannockburn respinse definitivamente l'invasione inglese della Scozia, ed Edoardo II fu costretto a chiedere una tregua fino all'anno successivo.[154] Il trionfo di Robert Bruce fece acquisire l'iniziativa agli stessi scozzesi, che nel 1315 invasero l'Irlanda controllata dagli inglesi.[146][155][156] Nonostante un inizio promettente della campagna e l'installazione di Edward Bruce come re supremo d'Irlanda, presto la guerra stagnò e gli scozzesi incontrarono notevoli difficoltà, fino alla decisiva battaglia di Faughart del 1318, dove Edward Bruce e i resti dell'armata d'invasione scozzese trovarono la morte.[146][155]
Nonostante la sconfitta in Irlanda, la vittoria scozzese a Bannockburn era stata così totale che gli inglesi non riuscirono comunque ad imbastire un contrattacco, cementando il vantaggio scozzese complessivo nella guerra.[146][157] Gli scozzesi anzi poterono impunemente per anni condurre razzie nel nord dell'Inghilterra e attaccare direttamente le città nemiche, come successe a Durham nello stesso 1314,[158] Carlisle nel 1315 e a Berwick nel 1318,[77] mettendo ripetutamente a ferro e fuoco le regioni di confine come lo Yorkshire.[146] La bellicosità scozzese portò gli esasperati feudatari del nord dell'Inghilterra a ribellarsi apertamente contro il debole Edoardo II, come fecero ad esempio Gilbert Middleton e Andrew Harclay, I conte di Carlisle.[107] Nel frattempo, gli scozzesi continuarono a riportare importanti vittorie militari nelle battaglie di Skaithmuir (1316), Myton (1318) e Old Byland (1322), che contribuirono a peggiorare ulteriormente la posizione di Edoardo II e viceversa a rafforzare quella di Robert Bruce.[77][146]
Politiche
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Con la decisiva vittoria di Bannockburn, Roberto I di Scozia ottenne la sua definitiva consacrazione come re di Scozia, titolo che durante la sua vita non gli fu più seriamente contestato da nessun altro,[146] tanto che nel 1320 un complotto organizzato da William de Soules per detronizzarlo fu rapidamente sventato.[159] Nel novembre 1314 al parlamento scozzese gli ultimi baroni filo-inglesi, consci del totale fallimento di Edoardo II, cambiarono fazione e riconobbero Bruce come legittimo re,[77] mentre i beni di quelli morti combattendo a Bannockburn furono requisiti dalla Corona scozzese.[160] A livello politico, la disfatta inglese a Bannockburn mise fine al programma politico inaugurato da Edoardo I d'Inghilterra, che intendeva riunificare tutta la Gran Bretagna sotto la propria autorità, eliminando quindi i potentati autonomi locali come il regno di Scozia e il principato di Galles.[53][161] Se tale proposito era arrivato vicino ad avverarsi con lo stesso Edoardo I, l'erede Edoardo II non si era dimostrato all'altezza di realizzarlo, dovendo quindi definitivamente abbandonarlo dopo la rovinosa sconfitta di Bannockburn,[53] anche a causa degli elevatissimi e proibitivi costi delle continue campagne militari e del mantenimento delle guarnigioni sparse per tutte le isole britanniche.[161] L'esito di Bannockburn decretò anche il declino irreversibile di varie antiche famiglie nobiliari come i Comyn, gli Strathbogie e gli Umfraville, che persero la maggior parte dei propri titoli e del proprio potere per essere rimaste fedeli al re d'Inghilterra, a tutto vantaggio di nuovi clan in ascesa come gli Stewart e i Douglas, fedelissimi di Robert Bruce e il cui apporto alla battaglia di Bannockburn era stato fondamentale.[162]
Di fatto, la battaglia di Bannockburn decise l'indipendenza della Scozia,[1] certificata già nel 1320 con la Dichiarazione di Arbroath, lettera di re Roberto I a papa Giovanni XXII dove il sovrano definiva la Scozia un reame libero e indipendente da qualsiasi influenza esterna, soprattutto inglese.[53] Il papa riconobbe la ritrovata indipendenza della Scozia nel 1323, e il re Carlo IV di Francia fece lo stesso nel 1326.[155] Nello stesso anno il parlamento inglese riunito a York passò una mozione per chiedere la pace alla Scozia; l'umiliato Edoardo II tuttavia non la vide mai, perché poco dopo fu detronizzato e probabilmente assassinato dalla moglie Isabella di Francia e dal suo amante Ruggero Mortimer, I conte di March. Isabella e Mortimer quindi, in nome del nuovo re Edoardo III d'Inghilterra allora minorenne, siglarono con Bruce il trattato di Edimburgo-Northampton del 1328, che riconobbe l'indipendenza scozzese,[1][163] l'autorità regia di Roberto I[164] e ristabilì i confini del regno che già sussistevano al tempo di Alessandro III di Scozia.[155] Fu l'ultimo successo di Robert Bruce, che l'anno successivo morì[155] per la malattia terminale che da lungo tempo lo affliggeva,[78] lasciando il trono all'unico figlio maschio Davide II di Scozia, ancora un bambino e che avrebbe invece dovuto affrontare la seconda guerra d'indipendenza scozzese contro Edoardo III, il pretendente Edoardo Balliol e gli ultimi scozzesi filo-inglesi.[165]
Tattiche
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Oltre le conseguenze prettamente belliche e politiche, quindi di valutazione più immediata, la battaglia di Bannockburn mise in evidenza anche un mutamento nelle tattiche militari che, col passare del tempo, divenne determinante nelle guerre medievali.[1] Come accadde quasi contemporaneamente nella battaglia di Morgarten del 1315, determinante per l'indipendenza della Svizzera,[107] e come in realtà era già successo nella battaglia degli speroni d'oro del 1302 nelle Fiandre,[1] a Bannockburn la cavalleria medievale mostrò tutti i suoi limiti, evidenziando come una schiera di nobili pur potenti ma litigiosi e poco coesi nulla poteva contro una formazione compatta di semplici fanti appiedati e armati di picca o anche solo di lancia.[1][12][166] A Bannockburn si ebbe quindi la dimostrazione che una pur potente carica di cavalleria poteva risultare del tutto inefficace contro ranghi ben serrati di fanti;[1] tale lezione fu presto assimilata dagli inglesi, e re Edoardo III d'Inghilterra ne avrebbe fatto tesoro infliggendo secondo lo stesso principio diverse cruciali sconfitte ai francesi durante la guerra dei cent'anni, a cominciare dalla battaglia di Crécy del 1346.[12][166] La cavalleria inglese quindi si adeguò e imparò a combattere anche appiedata, strategia che fino a quel tempo non aveva riscosso molto seguito.[12]
Nel lungo periodo, il lento ma inesorabile declino della cavalleria portò allo sviluppo di mezzi bellici alternativi. In Inghilterra si affermò presto l'uso dell'arco lungo, che già dal regno di Edoardo III divenne uno dei punti di maggior forza dell'esercito inglese e che gli permise di rimanere per decenni in vantaggio nella guerra dei cent'anni.[167] In Scozia invece per tutto il XIV lo schiltron rimase la strategia principale per condurre guerra, finché nel XV secolo re Giacomo II di Scozia divenne uno dei pionieri dell'uso dell'artiglieria.
Nella cultura di massa
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Cronachistica e storiografia
[modifica | modifica wikitesto]Le prime fonti sulla battaglia di Bannockburn furono le cronache medievali, genere letterario preponderante all'epoca. Numerosissimi cronisti scozzesi del XIV secolo parlarono ampiamente della battaglia, come Giovanni di Fordun nella sua Chronica gentis Scotorum e quindi Walter Bower nel suo Scotichronicon, continuazione dell'opera di Fordun. Fordun e Bower erano entrambi cronisti al servizio dei sovrani di Scozia, e che quindi avevano tutto l'interesse a rappresentare Bannockburn in una luce quanto più epica e positiva.[168]
Anche dalla parte inglese la battaglia di Bannockburn fu ricordata, sebbene con molta minore enfasi. Sir Thomas Gray trattò lo scontro nella sua Scalacronica:[169] figlio di un cavaliere omonimo che aveva combattuto a Bannockburn dalla parte inglese venendo fatto prigioniero, poteva quindi accedere alla testimonianza di prima mano del genitore.[170] Nella Vita di Edoardo II invece il suo anonimo autore, favorevole al sovrano sconfitto, tentò di giustificare in vari modi la disfatta del Plantageneto, come ad esempio la stanchezza dell'esercito inglese altrimenti formidabile dopo la lunga marcia per arrivare in Scozia.[82] Altri cronisti inglesi che riportarono in dettaglio la battaglia furono Giovanni di Trokelowe[110] e Thomas Walsingham.[171]
In tempi moderni, la battaglia di Bannockburn non ha cessato di essere largamente studiata da storici e letterati, tanto che il celebre sir Walter Scott le dedicò un capitolo intero nella sua Storia della Scozia.[172] Sterminata è poi la storiografia di riferimento, poiché come caposaldo dell'indipendenza scozzese la battaglia è stata oggetto di trattazione di innumerevoli autori.
Poesia
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Per la sua importanza nella storia medievale, fin dai primi anni dopo il suo svolgimento la battaglia di Bannockburn fu ricordata in innumerevoli cronache e immortalata in altrettanti poemi epico-cavallereschi. Il primo di rilievo fu senza dubbio il The Brus, poema scritto negli anni 1370 dall'ecclesiastico John Barbour, arcidiacono di Aberdeen, per compiacere re Roberto II di Scozia, nipote di Robert Bruce.[79] La battaglia di Bannockburn è uno degli episodi centrali del The Brus, e di certo Barbour si prese numerose licenze poetiche nel raccontarla, influenzando lo sviluppo della successiva tradizione scozzese.[173]
Altra opera poetica di rilievo direttamente ispirata a Bannockburn fu l'inno Scots Wha Hae ("Scozzesi che avete", dall'attacco del componimento), composto dal poeta Robert Burns alla fine del XVIII secolo, tra gli anni 1780 e gli anni 1790. L'inno, una delle poesie più note della letteratura scozzese in lingua scots, incarna un ipotetico discorso di Robert Bruce alle sue truppe prima della battaglia di Bannockburn, incitandole a combattere contro la tirannia inglese.[174] Durante il XIX secolo Scots Wha Hae era considerato l'inno non ufficiale della Scozia, venendo poi soppiantato da altri brani come Scotland the Brave e Flower of Scotland.[175]
Musica
[modifica | modifica wikitesto]Numerosissimi anche i tributi musicali alla battaglia. Il più noto è senza dubbio Flower of Scotland, brano scritto dal musicista Roy Williamson dei The Corries negli anni 1960 e presto assurto a inno nazionale scozzese (sebbene la nazione, in quanto facente parte del Regno Unito, non ne possegga ufficialmente uno).[175]
Altri tributi moderni sono ballate come Field of Bannockburn del cantante Alastair McDonald[176] e Blood of Bannockburn del gruppo metal-rock svedese dei Sabaton.[177]
Note
[modifica | modifica wikitesto]Annotazioni
[modifica | modifica wikitesto]- ^ La legittimità dell'occupazione inglese della Scozia era messa in dubbio da molti contemporanei, come papa Bonifacio VIII e anche Dante Alighieri, che definì Edoardo I l'inghilese folle per la smodata ambizione che lo muoveva (Paradiso - Canto diciannovesimo). Cfr. Davies 1999, p. 308.
- ^ Entrambi discendevano da re Davide I di Scozia, sovrano dal 1124 al 1153; mentre Alessandro III era della linea diretta, Robert Bruce discendeva da un ramo collaterale del casato dei Dunkeld. John Comyn invece discendeva da re Donald III di Scozia, sovrano dal 1093 al 1097 e zio di Davide I. Cfr. Caprioli 2023
- ^ Sulla reale dinamica dell'omicidio di John Comyn non c'è certezza. Per alcuni storici Bruce aveva intenzione di uccidere il rivale sin dall'inizio, mentre per altri fu il culmine di un diverbio, derivato dalla volontà di Comyn di denunciare le ambizioni indipendentiste di Bruce ad Edoardo I. Cfr. Scott 1836, pp. 113-114 e Watson 2024, cap. Introduction - The Road to Bannockburn, p. 10.
- ^ Durante questo periodo si colloca la leggenda di Robert Bruce e il ragno: nascosto in una grotta (o secondo altre versioni in una capanna) dopo la disfatta di Methven e braccato dagli inglesi, Bruce passò il tempo ad osservare un ragno che, nonostante ripetute folate di vento, insisteva nel costruire la propria ragnatela, ritessendola ogni volta che veniva distrutta. La caparbietà del ragno avrebbe convinto Bruce a perseverare nella guerra contro gli inglesi, risultando infine vittorioso. Cfr. Scott 1836, pp. 123-125 e Davies 1999, p. 311.
- ^ Per l'omicidio di John Comyn avvenuto in una chiesa Robert Bruce era stato scomunicato; assolto dal clero scozzese, il papa invece non aveva accettato tale delibera e ancora lo riteneva ribelle all'autorità della Chiesa. Cfr. Watson 2024, cap. 1 - 'They Pray the King for Redress'. First Steps on the Road to War, October to December 1313, p. 16.
- ^ I documenti medievali sopravvissuti parlano di circa 26 000 uomini convocati dalla leva militare indetta in tutto il regno d'Inghilterra da Edaordo II nel 1314, ma essi sono incompleti e di certo molti o non si presentarono oppure avevano già disertato prima della battaglia, rendendo le cifre fornite poco affidabili. Cfr. Brown 2014, cap. 6 - Going to War: October 1313-May 1314.
- ^ Tra i clan scozzesi che parteciparono alla battaglia si ricordano i Cameron, i Campbell, i Chisholm, i Douglas, i Fraser, i Gordon, i Grant, i Gunn, i MacKay, i MacIntosh, i MacPherson, i MacQuarrie, i MacLean, i MacDonald, i MacFarlane, i MacGregor, i MacKenzie, i Menzies, i Munro, i Robertson, i Ross, i Sinclair, i Sutherland e gli Stewart. Cfr. Frediani 2015, cap. Bannockburn 1314, p. 6.
Riferimenti
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Bibliografia
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Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su battaglia di Bannockburn
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Scott Manning, Battle of Bannockburn, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
(EN) HistoryMarche, Battle of Bannockburn, 1314 - First War of Scottish Independence, 17 novembre 2019.
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