Battaglia del lago Chasan

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Battaglia del lago Chasan
Khasan Battles 1938.jpg
Il tenente I.N. Mošljak e due soldati sovietici sulla collina Zaozërnaja dopo la battaglia[1]
Data29 luglio - 11 agosto 1938
LuogoLago Chasan, Russia
EsitoCessate il fuoco[2][3]
Modifiche territorialistatus quo ante bellum
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
22.950[4]7,000–7,300[5]
Perdite
717 morti, 2752 feriti[4]526 morti, 913 feriti[6]
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La battaglia del lago Chasan (29 luglio – 11 agosto, 1938) e nota in Cina e in Giappone anche come incidente di Changkufeng (in russo: Хасанские бои, in cinese e in giapponese: 張鼓峰事件; in cinese Pinyin: Zhānggǔfēng Shìjiàn; in giapponese Romaji: Chōkohō Jiken), fu un'incursione militare giapponese nel territorio rivendicato dall'Unione Sovietica. Questa incursione nasceva da una messa in discussione da parte dei giapponesi della linea di confine stipulata dalla convenzione di Pechino tra l'Impero russo e la dinastia Qing (e i successivi accordi integrativi sulla delimitazione). Lo scontro terminò con una vittoria sovietica, anche se con pesanti perdite.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà del XX secolo, la forte tensione che regnava tra il governo russo (poi sovietico) ed i governi cinese e giapponese lungo le frontiere comuni nella regione che oggi corrisponde al Nordest della Cina era legata anche al controllo della ferrovia orientale cinese: la rete ferroviaria della Manciuria che collegava strategicamente la Cina con l'Estremo Oriente russo. Il controllo del ramo meridionale della ferrovia, conosciuto in Occidente come la ferrovia della Manciuria meridionale, fu in parte motivo del casus belli della guerra russo-giapponese e degli incidenti successivi che portarono alla seconda guerra sino-giapponese e alle guerre di confine sovietico-giapponesi. Gli incidenti più importanti nella regione furono il conflitto sino-sovietico del 1929 e l'incidente di Mukden tra Giappone e Cina nel 1931. La battaglia del lago Chasan fu quindi combattuta in un contesto di forti e continue frizioni frontaliere fra le due potenze.

Lo scontro nacque quando le truppe sovietiche - l'Armata dell'Estremo Oriente e le guardie di frontiera per la Sicurezza di Stato - rafforzarono la loro presenza sul confine con la Manciuria giapponese. Questa manovra difensiva venne incitata in parte dalla defezione, un mese prima, del generale sovietico G.S. Lyushkov, responsabile di tutte le forze del NKVD nell'Estremo Oriente sovietico ad Hunchun, situato nel cuore dell'area del fiume Tumen. I lgenerale aveva offerto ai giapponesi informazioni sul cattivo stato delle forze sovietiche in Estremo Oriente e sulle recenti purghe staliniane che avevano colpito un buon numero di ufficiali dell'esercito[7], una situazione che sembrava favorire un'azione militare giapponese.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Carri armati sovietici mimetizzati

Il 6 luglio 1938, l'Armata del Kwantung giapponese intercettò e decodificò un messaggio inviato dal comandante russo della regione di Posyet per il quartier generale di Chabarovsk che raccomandava di occupare le alture ad ovest del lago di Chasan, in particolare le contestate vette di Changkufeng[8] (in russo: сопка Заозёрная). Nelle due settimane successive, piccoli gruppi di truppe di frontiera sovietiche si spostarono effettivamente nella zona e iniziarono a fortificare le difese di montagna, costruendo postazioni, trincee di osservazione e centri di comunicazione.

In un primo momento, l'esercito nippo-coreano, che era stato assegnato a difesa della zona, avrebbe ignorato l'avanzata sovietica. Tuttavia, il comando del Kwantung spinse i coreani ad entrare in azione.

Il conflitto iniziò il 15 luglio, data in cui l'ambasciatore giapponese a Mosca chiese il ritiro delle truppe di frontiera sovietiche dalle colline di Shachaofeng (in russo: сопка Безымянная) e Changkufeng ad ovest del lago Chasan. La richiesta venne rigettata.

Soldati dell'Armata Rossa all'attacco

Il primo attacco giapponese avvenne il 29 luglio, ma venne respinto. Il 31 luglio successivo, le truppe sovietiche dovettero comunque ritirarsi, cacciate dalle colline durante un'incursione notturna nipponica.[9] I giapponesi orchestrarono l'attacco lanciando frontalmente i loro carri armati leggeri, che vennero immediatamente confrontati da contrattacchi di artiglieria e dai mezzi corazzati pesanti sovietici.

Il 31 luglio, il commissario del popolo per la Difesa Kliment Efremovič Vorošilov mobilitò la 1ª Armata costiera e la flotta del Pacifico.

Il comandante in capo del Fronte dell'Estremo Oriente, Vasilij Bljucher, arrivò in prima linea il 2 agosto 1938. Sotto il suo comando vennero convogliate forze supplementari nella zona del conflitto e, dopo diversi scontri avvenuti fra il 2 ed il 9 agosto, le forze giapponesi dovettero ritirarsi rovinosamente, abbandonando il territorio sovietico[10].

Il 10 agosto, l'ambasciatore giapponese Mamoru Shigemitsu chiese la fine delle ostilità, che cessarono l'11 agosto.[2][3][4]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Più di 6500 ufficiali e soldati sovietici vennero decorati[11] e a 26 di essi venne assegnato il titolo di eroe dell'Unione Sovietica,[2] mentre a 95 venne assegnato l'Ordine di Lenin[12].

Le pesanti perdite sovietiche furono attribuite all'incompetenza di Vasilij Bljucher, sospettato di essere una spia al soldo dei giapponesi; venne arrestato il 22 ottobre dalla NKVD e poi giustiziato, diventando una della più illustri vittime delle purghe staliniane.[13] Bljucher è stato riabilitato nel 1956.

L'esercito giapponese avrebbe poi impegnato i sovietici ancora una volta, con risultati disastrosi, nella più estesa battaglia di Khalkhin Gol (in giapponese: Nomon-han) nella guerra di confine sovietico-giapponese del 1939.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il tribunale militare internazionale per l'Estremo Oriente nel 1946 accusò tredici alti ufficiali giapponesi di crimini contro la pace per i loro ruoli nell'avvio delle ostilità al lago Chasan.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (RU) Chasanskij konflikt, in Voenno-istoričeskij žurnal, nº 7, 2013.
  2. ^ a b c (RU) A. A. Grečko (a cura di), Chasan, in Sovetskaja voennaja enciklopedija, vol. 8, Mosca, Voenizdat, 1976, pp. 366-367.
  3. ^ a b (RU) A. A. Koškin, «Kantokuėn» — «Barbarossa» po-japonski. Počemu Japonja ne napala na SSSR, Mosca, Veče, 2011.
  4. ^ a b c G.F. Krivosheyev, SOVIET ARMED FORCES LOSSES IN WARS, COMBAT OPERATIONS MILITARY CONFLICTS (PDF), Casa editrice di pubblicazioni militari di Mosca, 1993, pp. 63-69. URL consultato il 1º ottobre 2016.
  5. ^ Alvin Coox, Nomonhan, Stanford University Press, 2003, p. 135.
  6. ^ Alvin Coox, The Lake Khasan Affair of 1938: Overview and Lessons, in Soviet Studies, vol. 25, nº 1, luglio 1973, p. 53.
  7. ^ Regional CO-Operation in Northeast Asia The Tumen River Area Development Program, 1990-2000: In Search of a model for regional economic co-operation in Northeast Asia
  8. ^ Alvin Coox, Nomonhan (Stanford University Press, 2003), p124
  9. ^ (EN) John Erickson, The Soviet High Command, MacMillan & Co. Ltd, 1962, pp. 497–498.
  10. ^ (EN) Edward J. Drea, Nomonhan: Japanese-Soviet tactical combat, 1939 (PDF), in Leavenworth Papers, nº 2, 1981. URL consultato il 30 settembre 2016.
  11. ^ (RU) E M.Žukov (a cura di), Chasan, in Sovetskaja istoričeskaja enciklopedija, vol. 14, Mosca, Gosudarstvennoe naučnoe izdatel'stvo Sovetskaja Enciklopedija, 1974, p. 543.
  12. ^ (RU) M. V. Zacharov (a cura di), 50 let Vooružennym silam SSSR, 1918 — 1968, Mosca, Voenizdat, 1968, pp. 219-220.
  13. ^ Great Russian Encyclopedia (2005), Mosca: Bol'shaya Rossiyskaya enciklopediya Publisher, vol. 3, p. 618.
  14. ^ See count 25 of the IMTFE indictment.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Coox, Alvin D. The Anatomy of a Small War: The Soviet-Japanese Struggle for Changkufeng/Chasan, 1938. Westport, Conn.: Greenwood Press, 1977. ISBN 0-8371-9479-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 42°26′09.26″N 130°36′39.62″E / 42.435906°N 130.611006°E42.435906; 130.611006