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Duomo di Belluno

Coordinate: 46°08′15.79″N 12°13′01.38″E
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Basilica cattedrale di San Martino
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneVeneto
LocalitàBelluno
Coordinate46°08′15.79″N 12°13′01.38″E
Religionecattolica di rito romano
TitolareSan Martino di Tours
Diocesi Belluno-Feltre
ArchitettoTullio Lombardo
Stile architettonicoRinascimentale
Inizio costruzione1517
Completamento1624
Sito webwww.chiesabellunofeltre.it/basilica-cattedrale-di-belluno/

Il duomo di Belluno, noto anche come basilica cattedrale di San Martino, è il principale luogo di culto cattolico della città di Belluno e chiesa madre della diocesi di Belluno-Feltre. È situato in Piazza Duomo, nel centro storico cittadino. È stato elevato alla dignità di basilica minore il 18 giugno 1980 da papa Giovanni Paolo II.[1] È monumento nazionale italiano.

La prima testimonianza storica di un edificio sacro a Belluno risale all'anno 547 quando il vescovo Felice, in segno di gratitudine per un miracolo ricevuto, intitolò la prima cattedrale paleocristiana a San Martino di Tours. Dell'edificio originale restano alcuni elementi architettonici risalenti ai secoli IX-X rinvenuti nei restauri successivi al terremoto del 1936 che testimoniano la presenza di una chiesa molto antica a Belluno, sulla piazza maggiore, dove oggi sorge piazza del Duomo.[2]

Già nel 1191 è documentata la presenza di una torre campanaria con quattro campane utilizzate per annunciare i sacri riti e per chiamare alle armi i cittadini in caso di estreme emergenze, come assedi o calamità. La cattedrale medievale era sicuramente di notevoli dimensioni, divisa all'interno in tre navate e con la presenza di diversi altari. La chiesa risultava disposta con l'abside rivolta verso la piazza (ad oriente), e la facciata rivolta verso il fiume Piave (ad occidente) secondo la consuetudine del tempo. Era, all'epoca, delimitata dalla piazza, dal battistero di San Giovanni Battista, e da un cimitero.

Tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo si ebbero interventi di rinnovamento ed abbellimento consistenti, resisi necessari dallo stato di rovina e incuria in cui versava la cattedrale, dovuto in parte alla mancanza di residenza stabile dei vescovi di Belluno in città. Nel 1426 il vescovo Enrico Scarampi riconsacrò la cattedrale. L'attività di ammodernamento proseguì tra il 1449 e il 1461 con il coinvolgimento della cittadinanza e del clero, oltreché delle confraternite e delle istituzioni civiche. Tali lavori compresero anche l'ingrandimento dell'abside.

Nel 1471 un grave incendio, probabilmente dovuto ad una candela rimasta accesa in sagrestia, distrusse parte della chiesa. Di conseguenza, a partire dal 1517, si iniziò la costruzione della nuova cattedrale su progetto di Tullio Lombardo, architetto veneziano rinomato, che ridisegnò l’edificio mantenendo alcune strutture preesistenti. I lavori procedettero lentamente a causa delle continue difficoltà finanziarie. Il progetto prevedeva il capovolgimento della cattedrale con l'abside rivolta verso il Piave e la facciata verso la piazza. In questo modo acquisiva più importanza sia la facciata che la piazza stessa, risultando più ampia e ariosa. Fu inoltre rimosso il cimitero adiacente alla chiesa, che rovinava l'aspetto della piazza maggiore. Nel 1555 il vescovo Giulio Contarini fece abbattere il vecchio coro e due anni dopo fu costruito il nuovo coro, alzato al livello della precedente cattedrale, con finestre in vetro. Nel 1557 si procedette alla posa della prima pietra dell'abside, eretta sul ripido declivio che scende verso il fiume.

L'attività edilizia e di abbellimento non si fermò mai nemmeno durante le funzioni religiose, con il vescovo Luigi Lollino (1596-1625) che diede impulso a importanti arricchimenti interni e lasciò un patrimonio di millecinquecento ducati per completare la facciata principale, la quale però rimase incompiuta, con una semplice struttura in pietra a vista tripartita. La sola parte che venne completata fu il portale centrale barocco, sormontato dalla lapide commemorativa e dal suo stemma vescovile. I portali laterali vennero realizzati nel 1684 ad opera del vescovo Giulio Berlendis

Nel 1732 il vescovo Gaetano Zuanelli iniziò la costruzione del nuovo campanile, su progetto dell'architetto, e amico del vescovo, Filippo Juvarra. Fornitagli un'accurata descrizione della città e della cattedrale, questi inviò a Belluno un modello rivisto del campanile del duomo di Torino, ma migliorato. Tuttavia, l'opera si interruppe nel 1735 per carenza di risorse, e il completamento avvenne nel 1743 con il rivestimento in rame della cuspide, e il posizionamento sulla sommità del grande angelo disegnato da Andrea Brustolon. Il vescovo Zuanelli inoltre fece erigere nuovi altari laterali all'interno della chiesa, solenni e di spiccato gusto barocco, arricchiti da statue di angeli e di santi. Fece inoltre realizzare nuove luminose finestre rettangolari in vetro colorato, tutt'ora esistenti.

Nel 1873 il sisma che colpì la città di Belluno provocò gravi danni anche alla cattedrale: il crollo della cupola comportò lo sfondamento del pavimento del coro e il cedimento della sottostante cripta. Solo l'altare maggiore e gli stalli lignei del coro si salvarono. L'arca degli Avoscano, antico e prezioso reliquiario, andò perduta in questa occasione. La fabbriceria della cattedrale incaricò l'architetto feltrino Giuseppe Segusini di procedere alla ricostruzione e al restauro generale. I lavori si conclusero nel 1878, quando fu riconsacrata dal vescovo Salvatore Bolognesi.

Tra il 1903-1904 la fabbriceria indisse un concorso per portare a termine definitivamente la facciata della chiesa. Tuttavia tutti i numerosi progetti presentati non risultarono adeguati, e la facciata rimase incompiuta. Un altro sisma, meno grave, si verificò nel 1936 compromettendo i punti più deboli della cattedrale, e provocando l'apertura di preoccupanti crepe nell'abside e sulla cupola. L'ingegnere Adriano Barcelloni Corte, coadiuvato dall'architetto Alberto Alpago Novello, fu incaricato dalla fabbriceria di sovrintendere i lavori di restauro e consolidamento, soprattutto del tiburio e della cupola, dove vennero aperte otto grandi finestre allungate, per dare maggior luminosità al sottostante presbiterio. L'architetto Alpago Novello realizzò, inoltre, la nuova cantoria nella controfacciata.

Nel 1980 papa Giovanni Paolo II, per omaggiare il suo predecessore, bellunese, con motu proprio elevò la cattedrale al rango di basilica minore. Sempre per onorare la memoria di Albino Luciani, nel 1983 furono realizzati i nuovi portali in bronzo opera dello scultore Angelo Canevari. Nel 2019 il vescovo Renato Marangoni promosse il rifacimento di alcuni arredi liturgici, come la cattedra, l'altare e l'ambone, e la loro nuova disposizione secondo i criteri del Concilio Vaticano II[3]. I lavori si conclusero nel 2025, con la solenne consacrazione dell'altare, contenente una reliquia del beato Albino Luciani, e Ia benedizione degli altri arredi.[4]

La facciata

Una semplice facciata (incompiuta) in pietra a vista, divisa verticalmente in tre parti con le laterali più basse, definisce il volume esterno dell'edificio; ingloba una formella romanica di recupero ornata con motivi fitomorfi. La facciata richiama, nella la sua forma, lo stile romanico. Un ricco portale barocco, sormontato dalla lapide commemorativa e dallo stemma del vesvovo Luigi Lollino, e due finestre gotiche si aprono nella parte bassa e mediana; la parte alta, terminando con timpano che poggia su trabeazione retta da lesene, ha un rosone centrale chiuso da un vetro su cui sono raffigurati i santi Gioatà, Lucano e Martino. I grandi portali in bronzo sono opera dello scultore Angelo Canevari. Il portone centrale è dedicato alla vicenda storica e soprannaturale di Albino Luciani. Il battente sinistro richiama la vicenda storica della cattedrale, mentre il battente destro, con l'alternanza di rombi e cerchi, indica la provvisorietà della vicenda umana.

L'interno del duomo

L'interno della basilica, di aspetto maestoso, ha linee rinascimentali, anche se la spinta verso l'alto data dall'altezza dei massicci pilastri in pietra di Castellavazzo, è tipica delle chiese gotiche. Lo spazio è ripartito in tre navate, tagliate trasversalmente da sette campate.

La volta a botte è suddivisa da sette arcate in pietra a tutto sesto in corrispondenza di ogni pilastro. L'ampio presbiterio semicircolare si apre in fondo alla chiesa oltre l'ultimo arco maggiore. Molto ampio e di solenne impostazione, è abbellito da una doppia fila di stalli lignei. La soprastante cupola, ariosa e piena di luce, presenta otto vetrate che illuminano il coro. Al centro del presbiterio si trova l'altare, in pietra di Castellavazzo, posto esattamente in asse sotto la cupola. Dietro, si nota subito il monumentale altare maggiore posto al centro dell'abside, di epoca seicentesca, realizzato in pregiato marmo bianco. Al centro di esso è collocata la pala d'altare di Pietro Muttoni del 1672, raffigurante la glorificazione di San Martino, patrono della cattedrale, con San Francesco d'Assisi e San Biagio. Al di sopra di essi, è raffigurata l'incoronazione di Maria. In primo piano, inginocchiato davanti a San Martino, si trova il canonico Amico Fulcis, committente dell'opera. Nel catino absidale soprastante si apre un grande affresco dell'Assunzione di Maria tra la gloria degli angeli, opera del pittore Antonio Ermolao Paoletti, risalente al 1898.[5]

Gli altari laterali settecenteschi, tutti di identica impostazione barocca sono abbelliti da statue marmoree di angeli, santi e figure allegoriche, collocati sopra i timpani spezzati sostenuti da imponenti colonne in marmo screziato. Ai lati di ciascun altare si trovano due statue in marmo bianco di santi. Gli altari laterali sono quattro in ciascuna navata. Partendo dal fondo nella navata di destra si trova l'altare di San Bernardino da Siena tra i Santi Girolamo e Giovanni Battista, opera di Andrea Schiavone. Il secondo altare presenta la pala di Cesare Vecellio, raffigurante la supplica del podestà di Belluno Giovanni Loredan alla Vergine e ai santi Fabiano e Sebastiano per l'allontanamento della peste dalla città. Nel terzo altare è collocata la pala raffigurante il martirio di San Lorenzo, di Jacopo Bassano. Il quarto altare presenta la scena della deposizione dalla Croce, opera di Palma il Giovane. In fondo alla navata destra si trova la cappella del Santissimo Sacramento, con uno splendido tabernacolo in marmi policromi opera di Giovanni de' Grassi del 1673, collocato su un altare posto tra due stalli lignei e separato dalla navata da una balaustra in marmo rosso. La cappella è illuminata da una finestra in vetro colorato. Sulla destra, subito accanto alla cappella, una nicchia con balaustra in ferro battuto contiene il busto ottocentesco di papa Gregorio XVI. Ai piedi degli scalini della cappella è collocata la tomba del vescovo Giosuè Cattarossi.

Tornando in fondo alla chiesa, il primo altare della navata sinistra è quello della Madonna delle Grazie, con un piccolo dipinto di Gaspare Diziani, tra le statuette dei Santi Gioatà e Lucano, risalente alla prima metà del 1700. Proseguendo lungo la navata, il secondo altare è quello di Sant'Anna, impreziosito da una tela di Egidio Dall'Oglio, raffigurante la Sacra Famiglia con i santi Gioachino, Anna e Giovanni Battista. L'altare successivo è dedicato a San Carlo Borromeo, con una pala di Gaspare Diziani rappresentante il Santo in preghiera con i santi Francesco di Sales, San Luigi Gonzaga e Valentino. L'altare seguente, attiguo alla porta della sagrestia, è decorato dalla pala con la Conversione di San Paolo sempre attribuita a Gaspare Diziani, del 1731.

Superata la porta della sagrestia, in fondo alla navata sinistra, si trova la cappella della Sacra Spina in posizione speculare alla cappella del Santissimo, nella navata destra. In questa cappella, chiusa in un tabernacolo posto su un altare marmoreo è custodita la reliquia più preziosa della cattedrale, una spina della corona di Cristo, donata nel 1471 dal vescovo Mosè Buffarello. Il complesso monumentale del XVI secolo è composto da un imponente crocefisso policromo posto esattamente sopra il tabernacolo, tra le statue dipinte della Madonna Addolorata e di San Giovanni Evangelista. Ai lati della cappella, sono poste, su delle mensole, le statue lapidee di San Giorgio e di San Giovanni Nepomuceno. Anche questa cappella è delimitata da una balaustra in marmo rosso. A ridosso del pilastro che separa la cappella dal presbiterio, sopra tre gradini circolari, è collocata la cattedra del vescovo. A sinistra, attorno all'ultimo pilastro prima del presbiterio, si erge l'ambone sopraelevato con doppia scalinata. Entrambi sono realizzati in pietra di Castellavazzo.

Vista dall'abside

Sulla controfacciata, in mezzo ai due finestroni gotici, si trova la cantoria, dove trova posto il grande organo del 1945 della ditta Mascioni. La chiesa è illuminata, nelle navate laterali, da finestre rettangolari in vetro colorato, con raffigurati gli stemmi araldici di nobili famiglie bellunesi, ognuna posta sopra un altare. Il presbiterio è illuminato da due enormi finestroni a bifora aperti nelle pareti laterali e speculari tra loro. Queste finestre in vetro colorato, oltre alla già citata cupola, conferiscono luce e ariosità all'intero presbiterio. La navata centrale è illuminata, oltre che dalle due finestre gotiche, anche da un piccolo rosone raffigurante i santi Gioatà, Lucano e Martino. La pavimentazione a scacchiera è realizzata in pietra bianca e rossa di Castellavazzo.[5]

Varcando la porta in fondo alla navata sinistra, a ridosso dell'altare della Sacra Spina si entra nel atrio della sacrestia. Da qui, scendendo due rampe di scale si accede alla cripta della cattedrale. Questo ambiente è suddiviso in due navate con tre pilastri che lo tagliano trasversalmente formando tre campate. Presenta una doppia volta a crociera. La dimensione della cripta corrisponde esattamente a quella del presbiterio soprastante, con i tre pilastri che sostengono il peso del pavimento superiore. L'ambiente è intimo e accogliente, con molti armadi lignei dotati di sedute, che corrono lungo tutto il perimetro della cripta. Al di sopra di essi, si trovano molti ritratti di vescovi bellunesi del passato. Tali armadi, oltre a contenere paramenti e vesti liturgiche, fungono anche da stalli lignei utilizzati dal clero durante le funzioni religiose. Questo evidenzia la doppia natura della cripta, come sagrestia maggiore e allo stesso tempo come luogo di culto a tutti gli effetti. Sulla parete destra della cripta, appena entrati, si trova un grande lavabo in pietra con due mascheroni da cui un tempo sgorgava l'acqua per consentire le abluzioni rituali dei sacerdoti prima della messa. L'ambiente è illuminato da quattro grandi finestre colorate, affacciate direttamente verso il Piave. In fondo alla cripta, nell'abside, si trova l'altare probabilmente più significativo dal punto di vista storico e artistico: è quanto rimane del restauro di quello che, prima del terremoto del 1873, costituiva l'arca funebre degli Avoscano, risalente circa al 1340. La parte più antica è il paliotto con l'altorilievo centrale trecentesco della Madonna con bambino, mentre le sculture poste agli angoli sono di epoca quattrocentesca. La preziosa arca marmorea era ed è la custodia delle reliquie venerate nella cattedrale fin dal medioevo.

La pala d'altare al di sopra è il polittico con le storie di San Martino, di autore ignoto, ma secondo alcuni studiosi attribuito al pittore bellunese Simon da Cusighe. Risale al XV secolo. Le nove formelle dipinte che lo compongono raccontano episodi della vita di San Martino, tra cui l'episodio del dono del mantello al mendicante. In basso, sulla predella, altre quattro formelle raccontano storie della vita di San Giovanni Battista. Il timpano del polittico raffigura il Dio Padre. Queste ultime due opere (predella e timpano) sono attribuite al pittore Nicolò de Stefani, all'incirca risalenti alla seconda metà del XVI secolo.

La torre campanaria

All'uscita della sacrestia si trova l'alto campanile barocco, progetto dell'architetto messinese Filippo Juvara (che non venne mai a Belluno). Il vescovo Gaetano Zuanelli, amico di Juvara, gli commissionò il lavoro; il vescovo ricevette un progetto migliorato, riadattato e riproporzionato per la cattedrale, su modello del campanile del duomo di Torino. I lavori iniziarono nel 1732 e si interruppero nel 1735 per cause economiche. L'opera di costruzione arrivò appena sotto la cella campanaria e affinché i posteri potessero chiaramente ricordare fino a che punto era arrivata l'erezione del campanile, il vescovo Zuanelli volle far internamente murare l'arca del cavalier Federico degli Azzoni del XIV secolo; i lavori ripresero e si completarono definitivamente il 16 luglio 1747. Per costruirlo fu utilizzata la pietra di Castellavazzo ed altri materiali. Misura un'altezza di 71,98 metri (angelo sulla sommità incluso) e costò complessivamente 150.000 lire venete. L'angelo, modellato in legno sul progetto di Andrea Brustolon, è rivestito di rame ed è alto 4,63 metri. Sul versante verso il fiume Piave si nota una scritta sulla parete della torre riconducibile all'architetto progettista. L'orologio, di una ditta della Carnia, fu montato nel 1790.

Il campanile contiene un concerto campanario di 5 campane montate "a slancio", fuse dalla Premiata Fonderia De Poli di Revine Lago (Vittorio Veneto, TV) nel 1934 con un sonello anch'esso a slancio. Le 5 campane sono: quella maggiore, chiamata "il Campanone", quella di mezzogiorno, chiamata "Ave Maria", quella dell'agonia o "dei morti", la quarta o "campana del capitolo" e la campana detta "della messa" dedicata a San Lucano. Tra le varie scritte delle campane vale la pena ricordare quella, in latino, che recita: "Furore nemico mi ha spezzato, ma proprio dal bronzo nemico sono tornata viva ed ora canto con voce squillante l'Italia e Dio", a ricordo della fusione delle campane del duomo, da parte degli austriaci, durante la prima guerra mondiale. Il plenum solenne suona nelle occasioni più importanti.

  1. (EN) Basilicas in Italy, su gcatholic.org.
  2. Flavio Vizzutti, La cattedrale di Belluno. Catalogo del patrimonio storico-artistico, Belluno, 1995.
  3. (EN) La prossimità dell'altare nella nuova articolazione dell'assemblea, su bce.chiesacattolica.it, 20 dicembre 2021. URL consultato il 15 ottobre 2025.
  4. Nel segno della coralità, su chiesabellunofeltre.it. URL consultato il 15 ottobre 2025.
  5. 1 2 Flavio Vizzutti, Tesori d'arte nelle chiese del bellunese, Belluno, 2011.

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