Barbarano Vicentino

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Barbarano Vicentino
comune
Barbarano Vicentino – Stemma Barbarano Vicentino – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Vicenza-Stemma.png Vicenza
Amministrazione
SindacoCristiano Pretto (lista civica) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate45°25′N 11°32′E / 45.416667°N 11.533333°E45.416667; 11.533333 (Barbarano Vicentino)Coordinate: 45°25′N 11°32′E / 45.416667°N 11.533333°E45.416667; 11.533333 (Barbarano Vicentino)
Altitudine151 m s.l.m.
Superficie19,45 km²
Abitanti4 589[2] (30-4-2017)
Densità235,94 ab./km²
FrazioniPonte di Barbarano, San Giovanni in Monte[1]
Comuni confinantiAlbettone, Arcugnano, Mossano, Rovolon (PD), Villaga, Zovencedo
Altre informazioni
Cod. postale36021
Prefisso0444
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT024011
Cod. catastaleA627
TargaVI
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantibarbaranesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Barbarano Vicentino
Barbarano Vicentino
Barbarano Vicentino – Mappa
Posizione del comune di Barbarano Vicentino all'interno della provincia di Vicenza
Sito istituzionale

Barbarano Vicentino (Barbaràn /barba'raŋ/ in veneto) è un comune italiano di 4 589 abitanti[2] della provincia di Vicenza in Veneto, situato ai piedi dei Colli Berici.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Barbarano Vicentino, esteso su una superficie di circa 20 km², oltre al centro principale situato ai piedi del rilievo collinare, comprende anche la frazione di Ponte di Barbarano e le località di San Giovanni in Monte, Mezzana e Monticello. La superficie ha una forma allungata in direzione nordovest-sudest e la porzione più settentrionale occupa le quote più elevate, spingendosi molto all'interno del complesso dei Colli Berici.

Le elevazioni maggiori sono rappresentate dal Monte Cengia (427 m) e dal Monte Tondo (417 m), ma tutto l'altopiano sommitale presenta un susseguirsi di alture e di depressioni dal profilo dolce e ondulato, con dislivelli di poche decine di metri e con una morfologia tipicamente carsica. Lungo i versanti, che digradano verso la pianura alluvionale con pendenze più o meno accentuate a seconda della consistenza della roccia, livelli sorgentiferi ben definiti, in corrispondenza di strati maggiormente argillosi e quindi impermeabili, alimentano alcuni torrenti di modesta entità e portata: fra questi, il Rio delle Scudellette, detto Scaranto, che attraversa il centro di Barbarano Vicentino per diramarsi poi nei tanti fossi e canali che segnano la campagna coltivata tra Barbarano e Ponte. Le estreme propaggini del rilievo si prolungano nella pianura più a sud con il promontorio del Castellaro e con la collina allungata di San Pancrazio, mentre il Monticello di Barbarano appare del tutto isolato, circondato com'è su ogni lato dalle alluvioni quaternarie tra i Colli Berici ed Euganei.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome Barbarano è incerta. Se attribuibile all'epoca romana potrebbe originare dal nome proprio Barbius di un appartenente a famiglia romana stabilitasi nel territorio; il suffisso –anus indicherebbe l'attribuzione prediale, cioè un "fondo della famiglia di Barbius".

Il nome proprio potrebbe anche essere stato composto in epoca longobarda, con la fusione della radice “bard” e il latino “barbarus”.

Quanto al canale Bisatto, una prima interpretazione deriva dal suo corso, che dopo l'antico porto di Albettone si faceva tortuoso; un'altra interpretazione potrebbe provenire dall'abbondanza, nei secoli passati, di anguille nelle sue acque[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del territorio vicentino.

Epoca antica[modifica | modifica wikitesto]

Le evidenze architettoniche e i reperti fittili e ceramici rinvenuti nei terreni ai piedi dei colli e nel territorio pianeggiante di Barbarano attestano la presenza romana in età imperiale.

Nel 1957 fu rinvenuta, durante gli scavi per l'acquedotto in località Castello di Barbarano, a circa 80 metri di profondità, una base votiva in onore di Esculapio[4] Augusto, databile a I secolo d.C., come ex-voto per una grazia ricevuta, fatta fare da un certo Publio Sertorio[5].

Nel 1976, durante il restauro della chiesa parrocchiale di Barbarano, fu ritrovata murata nel timpano una stele funeraria di Fortunio forse del II secolo d.C., raffigurante un bambino e un pavone[6]; la stele rappresentava un voto espresso dai genitori per la prematura scomparsa del figlioletto. Altra testimonianza romana di pregio è un'iscrizione di Caio Cartorio Menopilo e della moglie Cornelia Terza[3].

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il più antico documento che riguarda Barbarano attesta che Ugo di Provenza e suo figlio Lotario di Arles - nel periodo in cui erano associati come re d'Italia e quindi tra il 931 e il 941 - donarono al vescovo di Vicenza una vasta curtis, coincidente con l'antica circoscrizione della pieve di Santa Maria Assunta[7][8]. La donazione venne ratificata con vari diplomi imperiali di Ottone III nel 1000, di Enrico II nel 1008, di Corrado II nel 1026, di Enrico IV nel 1084, di Federico I nel 1158, di Ottone IV nel 1210 e di Federico II nel 1220.

Al centro della curtis vi era il castello. La tradizione che vuole Barbarano dotata di un forte castello già nel secolo VIII, durante la dominazione longobarda, alla luce delle attuali conoscenze non è confermabile. Sede del vescovo nei suoi periodi di permanenza e in sua assenza retto dal visconte di Barbarano, nel castello il vescovo promulgava leggi, amministrava la giustizia, riscuoteva le tasse e concedeva investiture di feudi, sommando nella sua persona la massima autorità politica e religiosa.

Molto probabilmente i vescovi di Vicenza si trasferivano in questa sede per qualche periodo dell'anno; parecchi dei loro atti d'investitura, infatti, sono redatti in castro Barbarani. Tra i tanti, è particolarmente interessante un atto, datato 2 maggio 1266, dal quale risulta che nel corso di una Vicinia (assemblee generali dei capi-famiglia alle quali spettava la nomina dei vari ufficiali dell'amministrazione) di uomini di Barbarano, Mossano e Villaga il vescovo Bartolomeo da Breganze aveva così esordito: «Noi, padre Bartolomeo per misericordia divina vescovo di Vicenza, re, duca, conte e marchese di Barbarano e delle sue pertinenze …[9]»; tutti questi titoli che si attribuiva non erano titoli araldici, bensì un'espressione per affermare che egli rivendicava su Barbarano i diritti propri di un re, di un duca, di un conte e di un marchese, ossia una totale giurisdizione[8].

Datato 20 marzo 1219 è il primo documento che attesta l'esistenza del Comune di Barbarano, affiancato dal Comune di Vicenza nella lotta con l'episcopato vicentino per contendersi la giurisdizione sul territorio.

Per tutto il Duecento, comunque, Barbarano rimase feudo vescovile, fatta eccezione per la breve parentesi di conquista da parte di Ezzelino III da Romano il quale, dopo aver occupato nel 1236 Vicenza, estese a mano a mano il suo dominio fino a Barbarano che venne sottomessa nel 1242. Non è noto se l'occupazione sia avvenuta in modo cruento e se con l'occasione il castello abbia subito danni; è però certo che esso non fu distrutto, tant'è vero che fu al centro di aspre contese nel 1311 durante le lotte tra vicentini e padovani. L'inizio della sua rovina è molto probabilmente da ascrivere ai fatti di tale epoca; come ricorda il Pagliarino nelle sue Croniche: «i Padovani, sperando di espugnare questo castello, consumarono molti giorni indarno».

Il Regestum dei beni del Comune di Vicenza del 1262 - quando, dopo la morte di Ezzelino, venne fatta una ricognizione dei beni appartenenti al Comune - chiarisce cosa comprendeva la “curtis” di Barbarano: l'attuale territorio comunale più le regole di Villaga e Mossano, mentre ne erano esclusi i territori di Toara e Montegnago (Belvedere), luoghi in cui più tardi avrebbero governato i conti Barbaran[3]. Dal Regesto e dagli statuti di Vicenza del 1264, Barbarano risulta facente parte del “Quarterio de Domo”.

Nel 1312 tutto il territorio vicentino passò sotto la signoria degli Scaligeri. Trent'anni dopo essi lo organizzarono sotto gli aspetti amministrativo e fiscale in Vicariati civili; Barbarano fu posto a capo di uno dei più vasti, comprendente Toara, Villaga, Costozza, Longare, Castegnero, Zovencedo, Mossano, Nanto, Albettone[8].

Trovandosi lungo la Riviera Berica, Barbarano ebbe spesso a subire le scorrerie dei padovani, come ad esempio quella del 1385 - ricordata da Conforto da Costozza - che causò, come altre volte, la fuga delle popolazioni per ripararsi nei “covoli”, ovvero le grotte naturali ampliate dallo scavo della tenera pietra berica. Gli scontri fra i padovani Carraresi e i veronesi Della Scala si conclusero con la vittoria dei primi nella tarda estate del 1386[3].

Nel 1404 Barbarano divenne infine parte del dominio veneziano di terraferma, raddoppiando l'estensione del vicariato fino a comprendere ben diciotto comuni rurali limitrofi.

Epoca moderna e contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1404 Barbarano divenne infine parte del dominio veneziano di terraferma, raddoppiando l'estensione del vicariato fino a comprendere ben tredici comuni limitrofi. I vicari erano scelti tra i rappresentanti di nobili famiglie vicentine (famiglie Capra, Loschi, Revese, Pagello, Schio, Thiene, Garzadori, Godi, Barbaran, Traversi, Fracanzan, Valmarana e altre ancora), a differenza di quanto era avvenuto sotto il dominio degli scaligeri, che avevano sempre imposto uomini dell'aristocrazia o nobiltà veronese. L'edificio dell'ex pretura, posto sul lato sinistro di via Vicariato, fu nei secoli passati la sede dei vicari che a Barbarano si succedettero fino alla caduta nel 1797 della Repubblica Veneta[3].

Il governo della Serenissima garantì circa quattro secoli di pace tranquilla e operosa, delegando più poteri amministrativi ai comuni del territorio vicentino.

Non altrettanto positivi furono, per lo sviluppo dell'economia locale, i successivi governi francese e austriaco, fino a quando, nel 1866, l'intero Veneto fu annesso al Regno d'Italia.

Dal 1939 al 1947 il comune di Barbarano, insieme a quelli confinanti di Mossano e Villaga, formavano un unico comune - come ricorda lo stemma di epoca fascista recante in alto il fascio littorio su banda rossa, al centro gli stemmi dei tre comuni e in basso la scritta recitante le parole latine ex tribus unum (di tre uno solo). Nel 1948 i tre comuni furono ricostituiti.

Il primo sanatorio in Italia contro la tubercolosi fu costruito sulle colline del castello di Barbarano, grazie all'opera del medico Achille De Giovanni e di Adelchi Carampin. Questi, nato a Barbarano nel 1859, fu per un quarantennio medico condotto in paese e tra i più convinti sostenitori, nel 1902, dell'iniziativa per la cura della tubercolosi, mettendo a disposizione di De Giovanni l'area su cui venne costruita la “Colonia Achille De Giovanni”. Nel 1914 donò l'area di via Borgo, su cui il principe Alberto Giovanelli fece costruire l'ambulatorio medico e ancora, nel 1930, il terreno retrostante l'ambulatorio perché qui venisse edificato un dispensario antitubercolare. Alla sua morte, avvenuta nel 1932, ricevettero lasciti di vario genere molti enti assistenziali, tra cui la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Barbarano, Mossano e Villaga, di cui per molti anni aveva ricoperto la carica di presidente[3].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta

La chiesa sorge sul luogo dell'antica parrocchia edificata nei primi secoli della diffusione del Cristianesimo - ad avvalorare le origini paleocristiane dell'antica parrocchiale è un'iscrizione posta sulla facciata dell'attuale chiesa[10] - poi ricostruita nel 1004 e riedificata nel 1747. I lavori per la nuova facciata terminarono nel 1888. Solo nel 1935 la chiesa fu completata e decorata. Al 1976 risale l'ultimo restauro del tetto, resosi necessario in seguito al terremoto del Friuli[11].

Contenute nelle nicchie della facciata, due statue settecentesche: a sinistra san Pietro con il libro sacro e due grosse chiavi, a destra san Paolo con il libro e la spada. All'interno, la bussola del portale maggiore è settecentesca, mentre è del 1538 l'acquasantiera in marmo di Chiampo; sulla parete di destra si trova anche un fonte battesimale, anch'esso in marmo dei primi decenni del Cinquecento. La chiesa custodisce opere di pregio, come la scultura in marmo greco raffigurante la Madonna in trono col Bambino, originariamente murata nel campanile e collegata alla scultura veronese del tardo Trecento. Alle pareti laterali della navata vi sono sei altari barocchi: della Madonna del Rosario, della Madonna del Parto, dell'Assunta, del Sacro Cuore di Gesù, di sant'Antonio da Padova e di san Giuseppe; al centro l'altare Maggiore. Un ulteriore arredo delle pareti è costituito dalle quattordici tele ad olio con la Via Crucis dipinte da un ignoto pittore della seconda metà dell'Ottocento.

Si possono ammirare inoltre una lunetta che rappresenta Dio Benedicente tra i cherubini (della fine del XV secolo), tre statue della Madonna con il Bambino e due santi vescovi attribuiti allo scultore padovano Andrea Riccio, la pala rappresentante la Madonna del Rosario di Alessandro Maganza, la Deposizione della Croce attribuita a Francesco Maffei e un bellissimo crocifisso ligneo dell'inizio del XVI secolo. Nella canonica si conserva la paleocristiana stele funeraria di Fortunio, datata al II secolo d.C.

Il campanile, a pianta quadrata, ha un'origine duecentesca: il suo coronamento avrebbe dovuto essere a pigna. Nella cella si apre una bifora in rapporto assiale con la bifora dell'adiacente Palazzo dei Canonici[11].

Oratorio di San Gaetano[modifica | modifica wikitesto]

L'oratorio settecentesco, dedicato a san Gaetano Thiene, è annesso alla villa Godi Marinoni.

La facciata presenta sul timpano tre statue acroteriali: al centro Cristo benedicente con in mano la sfera sormontata dalla croce, a destra San Giovanni Evangelista con ai piedi l'aquila, il libro aperto in mano e il calice con il serpente, a sinistra San Giuseppe con la verga fiorita.

L'interno ad aula unica presenta elementi artistici di pregio: l'altare con l'elaborato tabernacolo in pietra intarsiata sostiene la statua benedicente di San Gaetano; il raffinato paliotto, a tarsie marmoree policrome incorniciate da stucchi, reca al centro la croce dei Teatini e viene concluso alle due estremità da angeli reggimensola che si volgono verso il santo in atteggiamento di gaudio. Ai lati del presbiterio, le statue di San Francesco a sinistra e a destra quelle di Sant'Antonio e della Madonna dei Sette Dolori, scultura lignea dorata della fine del Quattrocento, rimaneggiata nel XIX secolo. Le pareti della navata rappresentano una Via Crucis settecentesca.

Le due campane della torre campanaria hanno storie diverse: una fu fusa dalla fonderia vicentina De Maria nel 1702, l'altra fu donata dalla famiglia Marinoni alla comunità di Barbarano alla fine della seconda guerra mondiale. Il meccanismo dell'orologio è con ogni probabilità della prima metà del Cinquecento e scandisce le dodici ore in quattro parti[12].

Chiesa di San Giovanni in Monte[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Giovanni in Monte.

Esistono diverse ipotesi riguardo all'origine di questa chiesa, posta al centro dell'omonima frazione: secondo una di queste la chiesa e il monastero che esisteva nelle immediate adiacenze erano stati la sede dell'ordine dei cavalieri del Tempio, secondo un'altra il complesso era in origine un monastero fondato dalla famiglia Barbarano. Di certo nel 1459, accanto alla chiesa di San Giovanni - esistente almeno dal 1306 - Cosma Barbarano fece costruire un monastero che fu sede dei carmelitani fino alla fine del Seicento.

Nel 1744 iniziarono i lavori di restauro e la chiesa venne riaperta al culto nel 1784. Il vecchio campanile venne sostituito nel 1894 con uno nuovo, come attesta l'epigrafe che vi è murata. La chiesa non è più adibita al culto dal 1954, quando insieme al monastero fu ceduta al Comando Trasmissioni dell'Esercito Italiano; il calendario annuale per le visite a ciò che rimane del complesso religioso è gestito dall'associazione “Italia Nostra”. Lì vicino è stata costruita la nuova parrocchiale di San Giovanni in Monte, che contiene molti reperti dell'antico complesso.

All'interno l'altare maggiore è privo del paliotto, della portella del tabernacolo e della pala di San Giovanni che battezza il Cristo, attribuita ad Alessandro Maganza[13] che era incastonata nell'elaborato dossale barocco, costituito da due colonne corinzie affiancate da un motivo vegetale. L'arco di trionfo, che chiude il presbiterio, ha la chiave ornata da un cartoccio ed è sorretto da lesene. Ai suoi lati, in alto, si trovano due piccole nicchie nelle quali erano contenute due statue policrome della seconda metà del Cinquecento, una di san Giuseppe e l'altra di San Giovanni[11].

Chiesa e convento di San Pancrazio[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa e convento di San Pancrazio.
Chiesa e convento di San Pancrazio

La chiesa e il convento dedicati a Pancrazio, cavaliere romano martirizzato nel 304, sorgono sul promontorio che avvolge da levante Barbarano. L'origine della costruzione di questo complesso religioso risale al 1501, quando i barbaranesi donarono alla congregazione dei francescani riformati Amadeiti il luogo in cui far sorgere una piccola chiesa - a una sola navata con il tradizionale soffitto a travature, che rispecchiava il modello tipico delle chiese conventuali dell'Osservanza - e il monastero. Nel Seicento iniziarono interventi di rifacimento, che proseguirono fino alla prima metà del XX secolo.
Nel 1768 il convento venne soppresso dalla Repubblica di Venezia; riaperto nel 1834, vide il ritorno dei frati che, con l'aiuto della popolazione, operarono un restauro e lavori di ampliamento.

Ospedale di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

In origine il complesso era un ospedale gestito da monaci che abitavano in comunità negli edifici annessi alla chiesa. Nel corso del XVI secolo passò ai carmelitani di San Giovanni in Monte. Nel Seicento divenne proprietà di Giovanni Maria Marchesini e la chiesa non venne più adibita al culto.

Sotto l'aspetto architettonico le origini del complesso appartengono all'epoca gotica. I due edifici, convento e chiesa, sono ancora oggi distinguibili, ma del primo non rimane pressoché nulla e della chiesa pochissimo[11].

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo dei Canonici[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo dei Canonici
Stemmi araldici sulla facciata

Un documento del 1187 - in cui si nomina un edificio appartenente al Capitolo dei canonici di Barbarano - e una perizia tecnica ivi eseguita fanno supporre che il palazzo - in stile gotico, in tenera pietra di Nanto dalle calde tonalità giallastre - sia stato costruito nel XV secolo utilizzando una più antica struttura che inglobava una fortificazione medievale.

Con il tempo l'edificio cadde in rovina, fino a quando nel 1530 il nobile Paolo Godi, arciprete di Barbarano, dopo aver commissionato a sue spese un restauro del palazzo in stile rinascimentale[14], lo destinò a propria abitazione. Dopo la sua morte l'edificio divenne dimora di altri nobili arcipreti che lasciarono traccia della loro presenza[15]. A causa dei numerosi restauri nel corso dei secoli, il palazzo fonde in sé elementi delle varie correnti artistiche succedutesi: oltre ad elementi gotici e rinascimentali; si possono distinguere stilemi riconducibili al manierismo romano e al barocco (come il caminetto nella sala all'estremità sud-ovest del pianterreno) e ad interventi avvenuti nella metà del Settecento.

Nella facciata sud sono incastonati sei stemmi araldici: del vescovo Giovanni Battista Zeno, della famiglia Della Rovere[16], della famiglia Godi, della città di Vicenza, della famiglia Saraceno, e l'antico stemma civico di Barbarano.

Riportato recentemente a nuovo splendore dopo i numerosi lavori di restauro, il palazzo è sede della biblioteca civica, di importanti eventi culturali e di altre attività dell'amministrazione comunale[11].

Villa Godi Marinoni[modifica | modifica wikitesto]

Sorge sul colle che sovrasta da sud il centro di Barbarano e lo separa da Villaga. Secondo la tradizione e diversi documenti si può ipotizzare che, nel luogo dove sorge la villa, vi fossero consistenti preesistenze medievali, tra cui il castello dei vescovi di Vicenza fino all'inizio del XIV secolo.

Abitata da discendenti della famiglia Godi già dal 1316, la proprietà detta del "Castellaro della villa di Barbarano" nel 1432 venne concessa in feudo dal vescovo Pietro Miani al notaio e scrittore vicentino Antonio Godi. In seguito, la villa divenne proprietà dei Godi, fatta eccezione per un periodo in cui ne fu proprietario Bartolomeo Barbarano[17]. Agli inizi del Settecento, Massimiliano Godi acquistò le proprietà intorno alla villa e commissionò nel 1716 vari lavori di ristrutturazione, durante i quali fu costruito, per concessione del vescovo, l'oratorio destinato a san Gaetano Thiene. Da più di un secolo tutta la proprietà appartiene alla famiglia Marinoni.

Testimonianze di eventi costruttivi antichi rimangono nei barbacani e nello spessore dei muri perimetrali sul lato meridionale della villa, in alcuni punti grossi più di due metri, ma la facciata settentrionale rimane la più antica e la più architettonicamente significativa. I pilastri dell'accesso ovest sono in pietra di Nanto (quello di destra porta un'epigrafe datata 1683), mentre la barchessa ha un impianto in stile quattrocentesco. All'interno della villa, l'entrata e il piano superiore sono ricoperti da un pregevole pavimento settecentesco in terrazzo veneziano.

L'elegante parco - progettato forse da Francesco Muttoni - è diviso in livelli: il giardino superiore a est, la cedraia e la serra a sud, il boschetto a sud-est e il brolo rettangolare a sud-ovest, dietro l'oratorio, dove si possono notare anche alcuni maestosi e secolari ippocastani[12].

Villa Carampin[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia Carampin dovette arrivare a Barbarano nel XVI secolo, e qui erano attivi nel commercio della seta. La ricchezza e il potere della famiglia si accrebbero con il tempo, e furono acquistati nuovi terreni.

La proprietà, tuttora appartenente alla famiglia Carampin, sorge - come villa Godi Marinoni - nell'area che in periodo medievale era probabilmente occupata dal castello, ipotesi testimoniata dalle tracce di strutture fortilizie presenti nei sotterranei, ora adibiti a cantine. Del periodo quattrocentesco e pre-rinascimentale della villa rimane il segno nel portale d'ingresso che incerniera il cancello. Delle varie ristrutturazioni compiute nel corso degli anni rimangono altri elementi databili: il prospetto nord-orientale, che si affaccia sulla valle, è costruito e si presenta con molti caratteri rinascimentali, a cominciare dalle due ampie finestre balaustrate e delimitate in alto da una cimasa, ai lati del portale. Probabilmente cinquecentesca è la porzione centrale del prospetto a mezzogiorno che comprende la porta principale, incorniciata da stipiti ed architrave e completata in alto da una cimasa a pensilina, in pietra di Nanto[12].

All'interno l'edificio si articola attorno ad un salone centrale ripristinato nella sua versione cinquecentesca dal restauro, dove si conserva anche un elegante caminetto rinascimentale. Già dalla fine del XVIII secolo, questa villa - come villa Pozza e villa De Vecchi - venne denominata “il Serraglio”, per via delle numerose costruzioni di servizio che racchiudono la corte antistante la facciata: la stalla, la barchessa e la casa del boaro, oltre che una struttura che si presume fosse parte di una tezza o di una serra che, allungandosi sull'aia, ne completava la funzionalità d'uso[12].

Villa De Vecchi[modifica | modifica wikitesto]

La villa sorge un po' appartata nel centro storico del paese, in quella che un tempo era chiamata contrà Bragli. Nonostante l'edificio dimostri un'origine ben più antica, il documento più antico che ne testimonia la presenza risale al 1687; nel corso del tempo subì diversi passaggi di proprietà, finché pervenne alla famiglia De Vecchi, attuale proprietaria.

Il carattere più originale e interessante della facciata è dato dalla sua parte mediana, dove la presenza di aperture di diversa forma e dimensione, con cornici, cimase e fastigio triangolare in pietra di Nanto, sviluppa un gioco movimentato di pieni e di vuoti[12].

Villa Pozza e Oratorio dei Santi Valentino e Francesco[modifica | modifica wikitesto]

La casa sorge lungo la via provinciale che conduce al centro di Barbarano, e sembra fosse presente ben due secoli prima della testimonianza documentaria del tardo Seicento. Le varie ristrutturazioni susseguitesi nei secoli non permettono di attribuire all'impianto architettonico una precisa coerenza stilistica, sebbene la villa mantenga nel suo insieme una certa originalità ed una eleganza semplice e riservata.

L'oratorio dedicato ai Santi Francesco e Valentino fu fatto costruire dal primo proprietaro conosciuto, Angelo Piccoli, all'inizio del Settecento. È situato nell'angolo sud-est della tenuta e si affaccia sulla strada. All'interno del timpano della facciata è collocata una decorazione di “monti all'italiana” e, al di sopra di esso, una cartella in pietra, rovinata nella parte centrale, contiene l'epigrafe dedicatoria e la data 1706. Il doppio spiovente del timpano accoglie l'elegante stemma gentilizio della famiglia Piccoli sormontato da un cimitero. Concludono la facciata tre statue acroteriali: al centro la Vergine, a destra San Valentino e a sinistra Sant'Antonio, purtroppo acefalo pare per opera di un soldato tedesco che la decapitò a colpi di proiettile nel corso dell'ultimo conflitto mondiale.

L'interno ospita sulla parete nord i dipinti di Cristo e della Vergine del pittore romano Marco Ricci, che idealmente riuniti rappresentano la Deposizione della Croce. Sopra l'altare era presente una pala settecentesca, opera del vicentino Mario Albanese, che rappresenta Cristo sullo sfondo di un paesaggio nel quale sono riconoscibili Barbarano e i suoi dintorni, con il convento di San Pancrazio. Tale opera è situata da due secoli nella chiesa di Santa Maria Assunta[12].

Villa Bogoni[modifica | modifica wikitesto]

La tenuta, che la toponomastica attuale cita come il “palazzetto”, sorge alla fine di una piccola discesa da cui prende origine via Canova. L'edificio è costruito secondo lo stile tipico del Settecento, ma è possibile che la costruzione precedente sia del tardo Seicento.

La facciata meridionale e l'unica delle quattro che conservi tutta l'eleganza del “secolo dei lumi”. Accanto all'attuale accesso al piano nobile, che si apre a sud, sotto il portico della barchessa, vi è l'ampio portone centinato, ornato da una lunetta in cui compare un dipinto a tempera, che reca la data 1879, rappresenta la Beata Vergine della Salute affiancata da due santi. Sia l'entrata al viale che conduce alla villa, sia quella che immette alla corte dove si trova la barchessa conservano ancora, quasi intatte, le due coppie di colonne tuscaniche con il fusto in pietra di Nanto sulle quali erano incernierati i cancelli[12].

Ville in località Ponte di Barbarano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ponte di Barbarano § Ville.
  • Villa Sangiantofetti Pedrina Rigon e Oratorio del Santissimo Redentore
  • Villa Testa Sinigaglia e Oratorio dei Santi Cristoforo e Antonio da Padova
  • Villa Meggiolaro
  • Villa Bogoni
  • Villa Traverso Pedrina
  • Villa Ghiotto

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Castello e antico borgo[modifica | modifica wikitesto]

Del castello di Barbarano è scomparsa da tempo ogni traccia ed è anche difficile individuare il luogo esatto in cui sorgeva. Un testamento del 1424 dice che sulle rovine di esso venne costruita, forse nella seconda metà del secolo XIV, quella che viene nominata la ecclesia S. Caterine castri Barbarani, chiesa di cui, però, è scomparsa qualsiasi traccia.

Secondo la tradizione, l'area del castello dovrebbe coincidere con quella occupata dalla villa Godi Marinoni i cui muri perimetrali, specie a sud, risultano particolarmente spessi e inglobanti antiche strutture. Con tale tradizione sembra armonizzare un documento del 1264 in cui si parla «de uno sedimine cum domo supra cupata et orto et broylo et curie posito in villa Barbarani, in contracta diete plebis sub castro». Un atto pubblico del 20 febbraio 1491 risulta redatto «in villa Barbarani, in domo nob. viri Montani q. nob. et egregii viri Christofori de Barbarano posita in contracta burgi» e il borgo si trovava certamente ai piedi del castello.

La pieve e la domus episcopati si trovavano in «Sottocastello», mentre sull'area dell'antico castello si trovava nel 1486 (ma quasi certamente anche prima) la domus comunis[8][18][19].

Fontana di piazza Roma[modifica | modifica wikitesto]

La fontana ricorda un modello di epoca tardoromanica, di fontana a una o più vasche, in cui l'acqua cadeva da un elemento assiale sopraelevato[20]. La fontana di piazza Roma è costituita da un bacino ovale in pietra - il cui diametro maggiore è di circa due metri - e da una colonna sagomata in cemento che sorregge la vasca superiore, quest'ultima probabilmente del XVIII secolo.

Incerti sono l'autore e l'epoca di costruzione. La tradizione locale vuole che la fontana sia opera di Giovanni da Pedemuro (o da Porlezza)[21]. Considerazioni di carattere stilistico inducono a datare la costruzione della vasca verso la fine del XV o l'inizio del XVI secolo. La faccia della vera rivolta a est, di fronte alla Chiesa, conserva la traccia di un cartiglio o di uno stemma ormai illeggibile; la fontana è stata restaurata nell'estate del 2008[22].

Tombe rupestri[modifica | modifica wikitesto]

Le tombe sono costituite da sei fosse rettangolari con pareti verticali e fondo piano, dal quale emerge un gradino di roccia che funge da cuscino. Lungo il perimetro esterno sono visibili una canaletta per lo scolo dell'acqua e un bordo rialzato probabilmente connesso all'alloggio della lastra di copertura.

Simili, su base tipologica, ai sarcofagi monumentali di età tardo antica del IV-VI (al più tardi al VII) secolo d.C., le tombe sono scavate in un ripiano roccioso del Monte della Cengia, a una quota media di 160–170 m s.l.m., e sono raggiungibili dal centro del paese seguendo le vie San Martino e Cognola e, successivamente, il sentiero della Cengia che ad uno dei primi tornanti, in prossimità di un capitello, si diparte in direzione nord[22].

Bagno di Barbarano[modifica | modifica wikitesto]

Situata nei pressi di un incrocio al confine tra la frazione di Ponte di Barbarano e Villaga, la sorgente ipotermale è una delle più copiose dei Berici, e fu utilizzata fino ad epoca recente come bagno pubblico grazie alla sua temperatura oscillante fra 22 e 31°. L'acqua solfato-bicarbonata calciosodica clorurata proviene con molta probabilità dalle aree montuose dell'Alto Vicentino, e veniva utilizzata per l'irrigazione dei campi limitrofi, mentre la sorgente era destinata a scopo balneare e terapeutico, come lavatoio pubblico (specialmente in inverno), e abbeveratoio per il bestiame.

Sul posto furono rinvenuti materiali di industria litica attribuibili al Neo-Eneolitico e all'età del Bronzo. Oltre a questi reperti, ne sono stati ritrovati altri dell'età del Ferro (frammento di coppa a vernice rossa e frammenti di ceramica) e di epoca romana (materiali architettonici che fanno supporre la presenza di un edificio di un certo pregio). Dell'antico bagno rimane oggi l'opera di presa, consistente in un vespaio di pietrame alla base di un muraglione addossato al versante[22].

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[23]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

A Barbarano vi sono un asilo nido, due scuole dell'infanzia, due scuole primarie e una scuola secondaria di secondo grado[24]; è anche presente la biblioteca comunale[25].

Persone legate a Barbarano Vicentino[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Ponte di Barbarano e San Giovanni in Monte.

Frazioni del comune di Barbarano Vicentino sono Ponte di Barbarano (con circa 2 250 abitanti) e San Giovanni in Monte (con circa 600 abitanti), quest'ultima frazione anche del comune di Mossano.

Altre località o contrade sono Colonia De Giovanni, Mezzana, Monticello, San Pancrazio, Zona Industriale.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Barbarano, il capolinea della tranvia
Stazione tranviaria di Barbarano

Il trasporto pubblico a Barbarano è garantito da autocorse svolte dalla Società Vicentina Trasporti (SVT).

Fra il 1911 e il 1924 la località fu servita da un'apposita diramazione della tranvia Vicenza-Noventa-Montagnana che vi si distaccava in prossimità della fermata denominata Ponte di Barbarano. Il Regio Decreto per tutta la tratta Vicenza - Montagnana è datato 24 febbraio 1910, compresa la diramazione da Ponte di Barbarano a Barbarano[26].

Nel 1924, con decreto ministeriale, fu chiusa tale tratta, lunga 3,6 km, in quanto la sua presenza avrebbe costretto i progettisti della ferrovia Treviso-Ostiglia, allora in costruzione, a realizzare un secondo cavalcavia ferroviario dopo quello già previsto sopra la linea principale nei pressi di Ponte di Mossano. L'abitato di Barbarano venne in seguito servito dalla stazione FS di Barbarano-Villaga.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Il comune aderisce dal 1997 all'Associazione Città del Vino e dal 2007 all'Associazione Città dell'Olio[27].

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La denominazione del comune fino al 1926 era Barbarano.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Barbarano Vicentino è dotato di[28]:

  • un campo di calcio con annessa pista di atletica (via IV Novembre);
  • un campo da tennis (via IV Novembre);
  • un campo da calcetto (via IV Novembre);
  • un campo da pallavolo e da basket (via IV Novembre);
  • una palestra comunale (via Giovanni XXIII).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Barbarano Vicentino - Statuto.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  3. ^ a b c d e f Sito del Comune - Barbarano nella storia
  4. ^ Esculapio è il nome latino del dio greco della medicina Asclepio, figlio, secondo la leggenda, del dio Apollo e della mortale Coronide
  5. ^ La base votiva è conservata nel Museo Civico di Vicenza
  6. ^ Dopo la dedica ai Mani, l'iscrizione ricorda che i genitori pietosissimi costruirono da vivi il sepolcro per il carissimo figlio Fortunio, vissuto tre anni, sette mesi, sei giorni: Diis Manibus - Fortunio - filio karissimo - qui vixit annis III mensibus VII diebus VI - parentes piissimi - vivi fecerunt.
  7. ^ Una delle pievi più antiche; la sua origine, testimoniata anche dalla dedicazione della chiesa, risale probabilmente all'epoca tardo-romana. Nel secolo X la sua giurisdizione si estendeva da Brendola a Vò degli Euganei
  8. ^ a b c d Canova, 1979, pp. 40-43
  9. ^ Nos pater Bartholomeus miseratione divina vicentinus episcopus, rex, dux, comes et marchio Barbarani et suarum pertinenciarum ..
  10. ^ Collabente templo anno CD salutis extructo augustino, novum exurgit anno MDCCXLVII
  11. ^ a b c d e Sito del Comune di Barbarano - Edifici religiosi Archiviato il 30 aprile 2012 in Internet Archive.
  12. ^ a b c d e f g Sito del Comune - Ville Archiviato il 1º maggio 2012, in Internet Archive.
  13. ^ Anche se certi stilemi formali ricordano la maniera di Palma il Giovane.
  14. ^ Come testimonia una lapide murata nella facciata dell'edificio.
  15. ^ Nel 1647 il canonico Giacomo Dal Corso fece eseguire, in onore del cardinale Federico Corner, un affresco raffigurante lo stemma della sua famiglia nella sala principale; intorno al 1740, l'arciprete Agostino Gasparea commissionò una nuova ala del palazzo, in concomitanza con l'opera di ricostruzione della vicina chiesa.
  16. ^ Lo stemma ha subito una visibile scalpellatura ai tempi della conquista francese.
  17. ^ Nel 1640 era già stata ereditata da Girolamo Godi, il cui suocero era Odorico Capra, che aveva acquistato dai discendenti del canonico Almerico la famosa villa detta la "Rotonda" del Palladio.
  18. ^ Come risulta da un atto rogato il 6 ottobre di detto anno «in domo comunis, posita in contracta castelli»
  19. ^ Che una "domus dominicalis episcopatus" sorgesse nei pressi della chiesa di S. Maria della Pieve è provato anche da un altro documento del 1525 dal quale risulta che il Vescovo affittava ad un tal Lazzaro Pignataro «domum dominicalem episcopatus vicentini diruptam, sitam apud ecclesiam et cimiterium plebis sancte Marie de Barbarano ...».
  20. ^ Simile al Castellum aquarium delle fontane pompeiane
  21. ^ Un lapicida il cui padre Giacomo giunse a Vicenza dal Comasco e che fu operante nel territorio già dalla seconda metà del Quattrocento
  22. ^ a b c Sito del Comune - Monumenti di interesse storico
  23. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  24. ^ Sito del Comune - Scuole
  25. ^ Biblioinrete
  26. ^ Pubblicato sulla regia Gazzetta Ufficiale n° 76 del 1º aprile 1910
  27. ^ Sito del Comune
  28. ^ Sito del Comune - Sport

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Baruffato, Silvano Campanolo, Sentieri dei Colli Berici, Consorzio Pro Loco Colli Berici - Basso Vicentino, Tipografia Rumor, Vicenza, 1991
  • Domenico Bortolan, Il Vescovo di Vicenza re di Barbarano nel secolo 13, Vicenza, Tip. San Giuseppe di G. Rumor, 1885
  • Maria Grazia Bulla Borga, San Pancrazio di Barbarano Vicentino nella storia, Barbarano Vicentino, 2000
  • Antonio Canova e Giovanni Mantese, I castelli medievali del vicentino, Vicenza, Accademia Olimpica, 1979.
  • Giuliano Gambin, Barbarano e la sua chiesa; 700 anni di storia della chiesa arcipretale di S. Maria Assunta dalla sua consacrazione, 1307-2007, Rubano, Grafiche Turato, 2007
  • Alberto Girardi, Con noi lungo le vie e i sentieri di Barbarano Vicentino, Amministrazione Comunale di Barbarano Vicentino, Tipografia L'Alba Cooperativa Sociale, 1995, Noventa Vicentina.
  • Alberto Girardi, Colli Berici. Un paesaggio collinare tra uomo e natura, Cierre, Caselle di Sommacampagna, 2000
  • Alberto Girardi e Luigino Nardon (a cura di), Sentiero “Le Fontanelle” n. 79, Ass. “Pro Colli Berici”, Amministrazione Comunale Barbarano Vicentino, Gruppo Escursionisti San Giovanni in Monte.
  • Ermenegildo Reato, Emilio Garon e Alberto Girardi, Barbarano Vicentino: territorio, civiltà e immagini, Vicenza, La Serenissima, 1999
  • Comitato per la difesa di Barbarano Vicentino, Monticello vive: natura, storia, curiosità del Monticello di Barbarano Vicentino, Urbana, 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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