Chiesa e convento di San Pancrazio

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Chiesa e convento di San Pancrazio
Convento di San Pancrazio (Barbarano Vicentino).jpg
Prospetto anteriore
StatoItalia Italia
RegioneVeneto
LocalitàBarbarano Vicentino
ReligioneCattolica
Diocesi Vicenza
Stile architettonicogotico
Inizio costruzione1501

Coordinate: 45°24′04.73″N 11°33′56.97″E / 45.401315°N 11.565824°E45.401315; 11.565824

La chiesa e il convento dedicati a Pancrazio martire, cavaliere romano martirizzato nel 304, sorgono sul promontorio che avvolge da levante Barbarano Vicentino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della costruzione di questo complesso religioso risale al 1501, quando la comunità di Barbarano donò alla congregazione dei francescani riformati amadeiti la sommità del colle, luogo in cui sorgeva una chiesetta precedente, perché potessero costruire la loro chiesa e il monastero. Dopo il decreto del 1518 di papa Leone X, che imponeva agli Amadeiti di unirsi ai conventuali o agli osservanti, nel convento entrarono progressivamente questi ultimi fino all'estinzione della famiglia amadeita, avvenuta nel 1563[1].

Qui dimorò negli ultimi tre anni di sua vita, dal 1586 al 1589, il venerabile Antonio Pagani, che alla pratica dell'eremo aggiunse studio e pubblicazione di opere. Nel 1754 il vescovo francescano Giuseppe Caccia donò alla biblioteca del convento duecento volumi.

Nel 1769 il convento, non raggiungendo il numero minimo delle presenze richiesto dal Senato della Repubblica di Venezia, venne soppresso e la chiesa utilizzata come sede parrocchiale[2]. Riaperto nel 1834, vide il ritorno dei frati che, con l'aiuto della popolazione, operarono un complessivo restauro e lavori di ampliamento. Fu costruito un piccolo cimitero per la sepoltura dei religiosi e fu sistemata la "Salita San Pancrazio" con la costruzione della Via Crucis formata da 14 capitelli affrescati.

Dal 1856, sebbene ad intermittenza, fu Casa di Noviziato. Nel 1930 il convento venne ampliato e fu realizzata una nuova ala con 38 celle. Nel 1938-1939 fu data nuova sistemazione al presbiterio e al coro, fu rinnovato l'altare maggiore con l'asportazione delle grandi statue e nel 1943 fu installato l'organo Zordan al posto di quello del De Lorenzi.

Nel 1949 venne completamente rinnovata la cappella votiva dell'Immacolata; in questa e in altre cappelle - di San Francesco, di San Bernardino da Siena - vennero tumulate le salme di eminenti francescani, tra cui quella di Antonio Pagani. Nel 1964 fu costruito il nuovo ossario provinciale. Successivamente, nel 1976, l'ala dell'ex-Noviziato costruita nel 1930 fu adibita a Casa di Spiritualità, aperta anche a laici, con una capienza di 37 stanze e 40 posti letto.

Nel 1982 il convento fu ristrutturato anche come nuova sede del Noviziato. Nel 1998 fu costruita la cappella penitenziale sul fianco sinistro del coro, con nuovo ingresso alla chiesa[1].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa primitiva era a navata unica con tre altari, con il tradizionale soffitto a travature, attorniata dalle due ali conventuali, modello che rispecchiava il modello tradizionale delle chiese conventuali dell’Osservanza.

Nel Seicento iniziarono interventi di rifacimento, che proseguirono fino alla prima metà del XX secolo. In particolare la chiesa venne prolungata, innalzata e caricata di ornamenti e statue barocche, e soltanto con i restauri iniziati nel 1939 l’edificio venne riportato alla sua semplicità francescana: sul soffitto riapparvero le vecchie capriate, le cappelle laterali furono restaurate e anche la facciata ritornò alle linee originali in pietra a vista e un ampio portale d'ingresso[3].

All'interno della chiesa è custodita una scultura in terracotta raffigurante la Vergine col Bambino, pregevole opera della fine del Quattrocento.

Al centro del chiostro è posto il pozzo cinquecentesco, a pianta rettangolare, che porta sui quattro lati interessanti rilievi: a sud l'abbraccio di Gesù, a nord il sole con al centro il monogramma di Gesù, ad est la colomba e ad ovest la croce di Gerusalemme[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sito dei Frati minori, su ofmve.it. URL consultato il 16 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 18 dicembre 2015).
  2. ^ Magico Veneto
  3. ^ Sito del Comune di Barbarano Vicentino Archiviato il 30 aprile 2012 in Internet Archive.
  4. ^ Testo approvato dall'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Vicenza Archiviato il 6 marzo 2016 in Internet Archive.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Sacro ritiro di S. Pancrazio nel secondo centenario della sua erezione e cinquantenario dal ritorno dei frati, Lonigo, Tipografia Candido Crivellato, 1947
  • Maria Grazia Bulla Borga, San Pancrazio di Barbarano Vicentino nella storia, Barbarano Vicentino, 2000
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, III/2, Dal 1404 al 1563 Vicenza, Neri Pozza editore, 1964
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, IV/1, Dal 1563 al 1700, Vicenza, Accademia Olimpica, 1974
  • Ermenegildo Reato, Emilio Garon e Alberto Girardi, Barbarano Vicentino: territorio, civiltà e immagini, Vicenza, 2 voll., La Serenissima, 1999

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