Bartolomeo da Breganze

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Beato Bartolomeo da Breganze
Nascita intorno al 1200
Morte 1270
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 11 settembre 1793
Ricorrenza 27 ottobre
Bartolomeo da Breganze
vescovo della Chiesa cattolica
BishopCoA PioM.svg
Nato 1200 ca.
Deceduto 1270

Bartolomeo da Breganze, o da Vicenza (1200 circa – Vicenza, 1270), è stato un vescovo cattolico italiano del XIII secolo, proclamato beato nel 1793.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Al servizio del papato[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Corona - Cristo tra Bartolomeo da Breganze (a destra) e Luigi IX di Francia (a sinistra)
Vicenza - Chiesa di Santa Corona - Paliotto dell'altare centrale: Il vescovo Bartolomeo entra in Vicenza
Vicenza - Chiesa di Santa Corona - Paliotto dell'altare centrale: Il vescovo Bartolomeo riceve la Sacra Spina da Luigi IX di Francia
Vicenza - Chiesa di Santa Corona - Ossa di Bartolomeo da Breganze

Nato intorno al 1200, secondo il cronista dalla nobile famiglia vicentina dei da Breganze, fu tra i primi ad entrare nell'Ordine dei Frati Predicatori, al tempo di san Domenico. Partecipò in pieno ai movimenti che coinvolgevano masse entusiaste, volti a combattere gli eretici e promuovere la riforma morale della Chiesa, come il movimento dell'Alleluia. In questo contesto nel 1233 fondò a Parma un ordine monastico-cavalleresco, la Milizia di Gesù Cristo[1].

Fu poi professore nello Studio della curia romana e consigliere ufficiale di papa Innocenzo IV, che nel 1252 lo consacrò vescovo di Limisso, nell'allora latino Regno di Cipro. Andò quindi in Palestina, a Giaffa, Sidone ed Acri dove incontrò Luigi IX di Francia, impegnato nella VII crociata.

Il 18 dicembre 1255 papa Alessandro IV, impegnato nelle lotta contro Ezzelino III da Romano, contro il quale due giorni dopo avrebbe indetto la "crociata", lo nominò direttamente – senza richiedere cioè il parere del capitolo della cattedrale, troppo debole per opporsi a Ezzelino - vescovo di Vicenza, dove però non poté insediarsi sino al 1259, data della morte del signore della città.

Attese questo momento a Padova, la città guelfa più impegnata nella guerra contro il tiranno, poi a Roma. Nel 1259 fu inviato in missione diplomatica alla corte di Enrico III d'Inghilterra e, al ritorno, si fermò a Parigi, dove Luigi IX gli donò una teca d'oro, contenente una croce fatta del legno della vera Croce di Cristo e una delle spine della corona di spine.

Signore di Vicenza[modifica | modifica wikitesto]

Portando con sé le preziose reliquie, giunse nel 1260 a Vicenza, dove il clero e il popolo andarono ad incontrarlo, acclamando: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore»[2]. Già nello stesso anno volle che venisse iniziata la costruzione della Chiesa di Santa Corona e dell'annesso convento dei domenicani. La chiesa fu finita nel 1270, in tempo per accogliere le spoglie di Bartolomeo, morto in quello stesso anno.

Subito dopo il suo insediamento, riaffermò le prerogative signorili da cui nel periodo ezzeliniano il vescovo era stato esautorato, convocando i vassalli per rivedere le concessioni feudali[2], ma si occupò anche di far restituire a Vicenza i territori bassanesi e marosticensi che Padova aveva sottratto e di svolgere un'azione pacificatrice tra le città della Marca Veronese. Risollevò le sorti della Chiesa vicentina, caduta in un miserevole stato di degrado negli ultimi anni del dominio di Ezzelino, durante i quali egli non aveva potuto insediarsi nella sede episcopale. Da buon domenicano e responsabile dell'inquisizione, egli affrontò la Chiesa catara di Vicenza in dibattiti pubblici riuscendo a far convertire molti degli aderenti ad essa e a mandarne altri sul rogo[3].

Uomo di grande cultura e rettitudine, con azioni concrete promosse gli studi e il risanamento morale in una città ancora permeata di odi e violenza e dove si praticava l'usura[4]. Ricevette dalla popolazione e dal Comune un'enorme fiducia, che lo resero arbitro indiscusso di ogni contesa nella città, della quale divenne per un triennio il signore di fatto[5]. I vicentini giunsero al punto da prestargli un giuramento di fedeltà.

Dopo che nel 1264 Vicenza fu soggiogata da Padova, egli perse gran parte del suo potere e visse gli ultimi anni nello sconforto e nella delusione che si riflettono nei suoi scritti. Nel 1267 si rivolse a papa Clemente IV per essere esonerato dal governo della diocesi e dedicarsi esclusivamente al governo dell'Ordine; il papa tuttavia non accettò le sue dimissioni. Morì nel 1270 a Vicenza, dopo aver lasciato come erede universale di quanto possedeva il convento di Santa Corona[6]; fu sepolto nella sua chiesa, ormai ultimata.

Di lui restano, oltre ai Sermones, una Expositio Cantici Canticorum e un trattato De venatione divini amoris ispirato al pensiero dello Pseudo-Dionigi[1]. Di particolare rilievo sono i suoi sermoni mariani, i "Sermones de beata Virgine", una delle raccolte più interessanti del XIII secolo[7].

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Oggetto di devozione popolare sin dalla morte, il culto di Bartolomeo di Breganze fu confermato l'11 settembre 1793 da papa Pio VI, che lo proclamò beato. La sua memoria liturgica ricorre il 27 ottobre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Treccani.it: Bartolomeo, su treccani.it. URL consultato il 13 agosto 2012.
  2. ^ a b Mantese, 1954,  pp. 280-281
  3. ^ Cracco, pp.526-535
  4. ^ Mantese, 1954, pp. 403-404
  5. ^ Cracco, p.418
  6. ^ Mantese, 1954,  pp. 286-87
  7. ^ Sono stati oggetto di edizione integrale nel 1993: Bartolomeo da Breganze O.P., I "Sermones de beata Virgine" (1266), introduzione ed edizione critica di Laura Gaffuri, Padova, 1993 (Fonti per la storia della terraferma veneta, 7)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Cracco, Tra Venezia e Terraferma, 2009, Viella, Roma, pp. 415–422, 526-535
  • Giovanni Mantese, Memorie storiche della Chiesa vicentina, II, Dal Mille al Milletrecento, Vicenza, Accademia Olimpica, 1954
  • Bartolomeo da Breganze O.P., I "Sermones de beata Virgine" (1266), introduzione ed edizione critica di Laura Gaffuri, Padova 1993 (Fonti per la storia della terraferma veneta, 7)
  • Laura Gaffuri, La predicazione domenicana su Maria nel XIII secolo, in Gli studi di mariologia medievale. Bilancio storiografico, a cura di Clelia Maria Piastra, Sismel-Edizioni del Galluzzo, 2000 (Millennio Medievale 19. Atti di convegni 6), p. 193-215.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Vescovo di Limisso Successore Bishopcoa.png
 ? 1252 - 1255 Cristiano Elia Opizo, O.P.
(amministratore apostolico)
1256 - 1268
Predecessore Vescovo di Vicenza Successore Bishopcoa.png
Manfredo Pio
1242 - 1255
1255 - 1270 Bernardo Nicelli
1271 - 1286
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