Aulos

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'omonimo comune francese, vedi Aulos (Francia).
Aulos
Joueur aulos vase borghese.jpg
Un satiro suonatore di dìaulos.
Rilievo dal Vaso Borghese al Louvre
Informazioni generali
Origine Grecia
Classificazione 422.111.2
Aerofoni ad ancia doppia
Uso
Musica dell'antichità

L'aulos (in greco antico: αὐλός, aulòs), in italiano aulo[1], era uno strumento musicale aerofono usato nell'Antica Grecia.

Lo strumento[modifica | modifica wikitesto]

Era formato da un tubo di canna, di legno oppure d'osso o avorio, con imboccatura a bulbo e relativa ancia. Spesso lo si vede raffigurato nella forma a due tubi divergenti, in qual caso viene detto δίαυλος dìaulos, cioè doppio aulòs. Talora il termine greco aulòs viene erroneamente tradotto in italiano con flauto, nome generico degli aerofoni in cui il suono viene prodotto quando l'aria colpisce uno spigolo. In realtà l'aulòs è uno strumento ad ancia doppia, e appartiene quindi alla famiglia dell'oboe.

Si ritiene fosse suonato con la tecnica della respirazione circolare. Nell'epoca classica, sui tubi venivano praticati sino a cinque fori; in età ellenistico-romana un numero maggiore. Il bocchino veniva inserito nei tubi. L'aulòs poteva avere un'ancia semplice o doppia che, in mancanza del bocchino, poteva essere introdotta direttamente nel tubo. Per suonare l'aulòs l'esecutore, αὐλητής (aulētḕs, in italiano aulèta o aulète) indossava una fascia di cuoio, la φορβειά phorbeià, che favoriva la tenuta d'aria.

L'aulòs, utilizzato nella rappresentazione delle tragedie e all'interno dei costumi e dei riti simposiaci, comastici e funerari della Grecia antica e dell'Etruria, aveva la caratteristica di creare un forte impatto emotivo: secondo Aristotele non deve essere usato in situazioni che hanno scopo educativo ma purificatorio[2] e, proprio per la capacità di suscitare forti emozioni, era spesso collegato ai culti di Dioniso.[3] Era utilizzato anche in guerra: sulle triremi, per ritmare la cadenza dei remi, era previsto un apposito addetto, il τριηραυλής triēraulḕs, che realizzava lo scopo servendosi del suono incalzante del suo strumento.

Satiro seduto che suona il dìaulos e un erote con armi (particolare di un cratere conservato al Museo archeologico nazionale delle Marche)

Lo strumento è presente nelle raffigurazioni delle ceramiche greche.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Marsia.

La sua invenzione si attribuisce alla dea Atena. Pindaro narra che la dea, dopo aver creato lo strumento, lo disprezzò e lo gettò via perché mentre suonava le si gonfiavano le guance, deformando la sua bellezza. Lo strumento venne poi raccolto dal satiro Marsia, il quale lo utilizzò per sfidare Apollo in una gara di abilità, che tuttavia perse finendo scorticato[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lemma aulo in A. Gabrielli, Grande Dizionario Italiano, Hoepli.
  2. ^ Aristotele, Politica 1341a 18 segg.
  3. ^ Lavelle, pp. 326-327.
  4. ^ Il mito è riportato in Apollodoro. Biblioteca, I,4,2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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