Assalto alla caserma Moncada

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Assalto alla caserma Moncada
parte della Rivoluzione cubana
Moncada-Kaserne-Museumk 02.jpg
La Caserma Moncada allo stato attuale
Data26 luglio 1953
LuogoCaserma "Guillermo Moncada", Santiago, Cuba
EsitoVittoria dell'Esercito di Batista
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
120 uomini (più altri 40 a Bayamo)400 uomini (alcune fonti indicano la cifra di 1 200 uomini)
Perdite
61 morti
51 catturati
19 uccisi
30 feriti
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L'assalto alla caserma Moncada è un evento della rivoluzione cubana, avvenuto il 26 luglio 1953 e convenzionalmente indicato come l'avvenimento che diede inizio ai fatti svoltisi nello Stato durante gli anni Cinquanta.[1][2]

Il luogo dell'assalto[modifica | modifica wikitesto]

La caserma spagnola Reina Mercedes (20°01′35″N 75°49′09″W / 20.026389°N 75.819167°W20.026389; -75.819167) era stata costruita nel XIX secolo[3], ma cambiò nome nel 1909 in ricordo di Guillermo Moncada che era il generale dell'esercito di liberazione cubano: egli, detto «il gigante nero», vi era infatti stato imprigionato.[4] L'11 dicembre 1937 fu distrutta da un incendio[3], venendo poi ricostruita nel 1938.[3] La superficie si estende per circa 60 000 nella parte settentrionale della capitale cubana.[3] Le 5 postazioni, 4 delle quali esterne, erano presidiate da 2 o 3 guardie ciascuna.[3]

All'epoca dei fatti, la caserma ospitava una guarnigione di 374 uomini del reggimento n.1 Antonio Maceo e 26 dello Squadrone 18 G.R.[3] Nel dettaglio, i militari erano così ripartiti[5]:

L'armamento si componeva di[5]:

Era inoltre disponibile un'abbondante scorta di munizioni.[5] Dopo la vittoria del movimento rivoluzionario, la caserma (che ancora oggi conserva tracce dello scontro) fu trasformata in un complesso studentesco e ribattezzata "Città scolastica 26 luglio": è attualmente presente un museo dedicato ai fatti della rivoluzione.[3]

I fatti[modifica | modifica wikitesto]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Il golpe avvenuto nel marzo 1952 aveva permesso a Fulgencio Batista di accentrare gran parte del potere politico nelle proprie mani[6], creando di fatto una dittatura.[6] L'allora venticinquenne avvocato Fidel Castro organizzò, con l'aiuto del fratello Raúl, un gruppo di guerriglieri con il quale tentare di sovvertire il governo.[6]

La data scelta per l'attacco fu domenica 26 luglio, approfittando delle celebrazioni carnevalesche previste per sabato 25.[6] La festa avrebbe infatti richiamato persone da ogni parte dell'isola, rendendo più facile ai ribelli confondersi tra la folla.[6]

L'assalto[modifica | modifica wikitesto]

Il piano fu elaborato da Fidel Castro nel più assoluto segreto[6], tenendone all'oscuro dei dettagli persino i propri alleati.[6] Si stima che il loro numero fosse di circa un centinaio, sebbene le varie fonti storiche siano discordi sull'esatta cifra.[6] La composizione del gruppo guerrigliero risultò - a posteri - difettosa, poiché i ribelli (alcuni dei quali troppo anziani per l'arruolamento) non ebbero un adeguato equipaggiamento (principalmente fucili da caccia e armi a corto raggio) e addestramento[6], essendo spinti all'azione soltanto da fattori politici e non militari.[6]

L'assalto ebbe inizio alle 5:15 del 26 luglio, quando i guerriglieri (dopo aver indossato uniformi dell'esercito per non destare sospetti) formarono una colonna di auto dirigendosi verso la caserma.[6] I primi uomini a raggiungere la struttura attaccarono le guardie, disarmandole[6]: un soldato accortosi delle auto diede tuttavia l'allarme[6], consentendo al personale della caserma di prendere le armi contro gli assalitori.[6] La pronta risposta dell'esercito impedì a parte dei ribelli di raggiungere il campo di battaglia, generando una superiorità numerica che risultò decisiva.[6] Il rapporto di forze non è numericamente certo, poiché anche su tale aspetto le fonti storiche differiscono.[6] Trovandosi in maggioranza e forti di un miglior equipaggiamento, i soldati vinsero lo scontro a fuoco.[6] L'aggressione fallì dunque miseramente.[6]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Le torture ai prigionieri[modifica | modifica wikitesto]

Oltre ai ribelli rimasti uccisi nel conflitto[6], molti altri furono catturati e successivamente uccisi oppure torturati alla morte.[6] I metodi di tortura inflitti ai prigionieri furono alquanto crudi[6]; ad uno di essi (Abel Santamaria) vennero cavati occhi e testicoli[6], mentre altri furono frustati, picchiati, fucilati e bruciati con sigarette.[6]

Il numero di persone uccise tramite le torture è stato calcolato a 61.[6]

Processo e condanne[modifica | modifica wikitesto]

Fidel Castro, assieme ai pochi ribelli sopravvissuti, si diede alla fuga sulla Sierra Maestra ma venne catturato il 1º agosto.[6] Durante il processo che ne seguì, si difese per proprio conto[6]: la sua arringa difensiva - trascritta da un giornalista presente in tribunale - prese il nome "La storia mi assolverà".[7] Castro trasformò la sua stessa tesi difensiva in un atto accusatorio verso il regime.[7] Venne condannato a 15 anni di reclusione presso l'Isola dei Pini (attuale isola della Gioventù) ma in seguito, nel 1955, fu amnistiato a seguito di un appello popolare.[7] Medesima sorte toccò agli altri reduci dello scontro giudicati dal tribunale.[7]

La data del 26 luglio[modifica | modifica wikitesto]

La data in cui si svolse l'evento venne ripresa per indicare il movimento rivoluzionario condotto da Castro, con il nome di Movimento 26-7 o - in spagnolo - «movimiento 26 de julio».[6]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (ES) Azanza Telletxiki, 26 de julio de 1953, mucho más que una fecha, su cubadebate.cu, 26 luglio 2009.
  2. ^ (ES) Hilia Tamayo Batista, El 26 de julio de 1953 vive en la memoria de los cubanos, su radiorebelde.cu, 26 luglio 1953.
  3. ^ a b c d e f g (ES) El Cuartel Moncada...una historia que contar, su sierramaestra.cu, 9 febbraio 2016.
  4. ^ (ES) Guillermo Moncada, su guije.com. URL consultato il 26 settembre 2015.
  5. ^ a b c (ES) Margarita Piedra Cesar, 26 en la historia, su tvsantiago.co.cu, 11 dicembre 2004 (archiviato dall'url originale l'11 dicembre 2004).
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa (ES) Pablo Virgili Benitez, "26 de julio de 1953, el germen de la Revolución Cubana", su telesurtv.net, 25 luglio 2016.
  7. ^ a b c d La storia di Cuba, isola dei ribelli, su repubblica.it, 21 gennaio 1998.
  8. ^ Alessandro Zoppo, Banana Joe: 10 curiosità sul film con Bud Spencer, su play4movie.com, 14 aprile 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]