Articolazione (musica)

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Esempi di articolazioni. Da sinistra a destra: staccato, staccatissimo, martellato, marcato, tenuto.
Articolazioni dal legato allo staccatissimo. Legato[?·info], Portato[?·info], Staccato[?·info], Staccatissimo[?·info]

Nella terminologia musicale e nella notazione musicale, l'articolazione è la tecnica usata per eseguire note e suoni con una particolare intenzione di transizione o di continuità con ciò che viene prima e/o dopo, nonché la sua rappresentazione grafica.

Indicazioni di articolazione[modifica | modifica wikitesto]

Accento[modifica | modifica wikitesto]

Notazione grafica dell'accento.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Accento (musica).

Legato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Legato (musica).
Il legato su una scala diatonica di do maggiore. Ascolta[?·info]

Il legato denota un'articolazione ben connessa, resa in modo da non lasciare silenzi fra le note. Il non-legato corrisponde al portato, che si colloca fra il legato e lo staccato. È indicato in due modi differenti, elencati secondo la frequenza con cui sono usati:

  • con una legatura di portamento, frase o espressione
  • con l'indicazione legato

Portato[modifica | modifica wikitesto]

Notazione grafica del portato, comune allo staccato e allo spiccato.

Il portato, non-legato, semi-staccato o mezzo-staccato denota un'articolazione lievemente o moderatamente staccata. È indicato in tre modi differenti, elencati secondo la frequenza con cui sono usati:

  • con i punti dello staccato e una legatura di portamento
  • con il trattino del tenuto sopra al punto dello staccato
  • con i trattini del tenuto e una legatura di portamento[1]

La tecnica di esecuzione si colloca fra il legato e lo staccato. Il mezzo-staccato tiene le note per più tempo che lo staccato standard, ma esse non vi è comunque contiguità fra di loro.[2] Talvolta il termine portato è usato come sinonimo del portamento[3].

Legatura di portamento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Legatura di portamento.

Marcato[modifica | modifica wikitesto]

Notazione grafica del marcato.
Il marcato su una scala diatonica di do maggiore. Ascolta[?·info]

Il marcato, abbreviato in marc., denota un'articolazione decisa e intensa, per mettere in evidenza l'importanza di un passaggio. È indicato in tre modi differenti, elencati secondo la frequenza con cui sono usati:

  • con un piccolo triangolino aperto alla base (^), simile all'accento circonflesso[4][5][6]
  • con l'indicazione marcato, marcatissimo o marc.

Il marcato è essenzialmente una versione rafforzata del regolare accento intensivo, che è invece orizzontale (>), e richiede quindi maggiore accentazione d'intensità. Come il regolare accento è comunque spesso interpretata come un colpo dinamico che poi va smorzandosi fino all'intensità originale[7], interpretazione che vale solo per gli strumenti che possono alterare il livello dinamico di un singolo suono durevole. Secondo lo scrittore James Mark Jordan, "il suono marcato è caratterizzato da una spinta ritmica seguita dall'attenuazione del suono"[8]

Nelle partiture delle big band jazz il simbolo del marcato rappresenta solitamente una nota da accorciare di 1/3 della sua durata e da accentuare moderatamente.

Martellato[modifica | modifica wikitesto]

Il martellato, in francese martelé, denota un'articolazione intensa, con poche pause fra i suoni contigui. Si tratta anche di un colpo d'arco, ovvero di una tecnica esecutiva degli strumenti ad arco, utilizzato nel violino per rendere lo staccato: si realizza tenendo l'arco ben premuto sulla corda e poi colpendola con esso. L'effetto è una nota o una sequenza forte, veloce o meno, con poche interruzioni di silenzi a causa della pressione sulla corda prima del colpo. Il martellato è anche una tecnica esecutiva delle campane per produrre suoni corti e staccati.

Spiccato[modifica | modifica wikitesto]

Notazione grafica dello spiccato.

Lo spiccato denota un'articolazione leggermente staccata. Si tratta anche di un colpo d'arco in cui l'arco rimbalza sulla corda.

"Elfentanz" (info file)
Un brano esempio ricco di spiccato, eseguito da Hans Goldstein (violoncello) e Mellicia Straaf (piano).

Tipicamente in ritmi sostenuti (di crome o semicrome, o suoni più veloci ripetuti), l'arco è tenuto in modo più rilassato in modo da poter vibrare, come risultato si ha una serie di note brevi e distinte. Questo avviene a causa dell'elasticità delle corde e la naturale elasticità dell'arco. L'abilità di creare l'effetto spiccato dipende fortemente dal tempo.

La velocità con cui lo spiccato è eseguito dipende dalla posizione dell'arco. Nel punto d'equilibrio - a circa un terzo dal tallone - lo spiccato sarà lento, mentre oltre la metà dell'rco la velocità incrementerà.

La velocità può anche essere controllata variando l'altezza dell'arco sulle corde: più alto rimbalza l'arco, più tempo ci mette per tornare sulle corde, risultando in uno spiccato più lento.

Il carattere dello spiccato può essere variato alterando l'inclinazione e la posizione dell'arco per usare più o meno fili. Quando si usa l'intero arco, l'arco rimbalza di più e ha un carattere più breve, mentre inclinando l'arco il carattere dello spiccato diventa più morbido e lungo.

Secondo David Boyden and Peter Walls in New Grove Dictionary, i termini spiccato e staccato erano considerati equivalenti prima della metà del XVIII secolo. Citano, come esempio, il Dictionnaire de musique di Sébastien de Brossard del 1703, e L'École d'Orphée di Michel Corrette del 1738. Spiccato significava, scrivono, "semplicemente scollegato o separato al contrario di legato."

Il carattere distintivo del termine spiccato per il colpo di arco è emerso nel tardo XVII secolo ed è stato sviluppato nel XIX e XX secolo.

L'abilità di eseguire lo spiccato è stato facilitato dallo sviluppo dell'arco Tourte – l'arco moderno – nel quale l'arco ha una curva concava, sviluppato da François Tourte in parziale collaborazione con Giovanni Battista Viotti.[9]

Staccato[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Staccato.
Notazione grafica dello staccato.
Lo staccato su una scala diatonica di do maggiore. Ascolta[?·info]

Nello staccato due o più note sono suonate chiaramente separate, in modo da differenziarle. Nella notazione musicale si indica con una nota puntata. Il termine si confonde talvolta con quello di spiccato, pur non essendo in realtà coincidente.

Staccatissimo[modifica | modifica wikitesto]

Lo staccatissimo denota un'articolazione molto staccata, con note estremamente separate e distinte.

Esso può essere indicato con delle piccole punte che sovrastano o sottostanno alle note, a seconda della direzione dell'asta, come nell'esempio seguente tratto dalla Sinfonia in Re Minore di Bruckner:

BruckSym0Satz3Quote1.png

In alternativa, può essere indicato scrivendo "staccatissimo" o l'abbreviazione "staccatiss." sopra il pentagramma. Alcuni compositori, fra cui Mozart, hanno accompagnato i puntini di staccato con la scritta staccatissimo quando volevano che il passaggio fosse suonato staccatissimo.[10]

Tenuto[modifica | modifica wikitesto]

Notazione grafica del tenuto.
Il tenuto su una scala diatonica di do maggiore. Ascolta[?·info]

Tenuto (participio passato di tenere) è una indicazione usata nella notazione musicale. È una delle più antiche indicazioni usate nella notazione musicale, appare in Notker of St. Gall (c.840 - 912) dove discute in una delle sue epistole l'uso della lettera t nella notazione con il significato di trahere vel tenere debere.

Il significato preciso di tenuto è contestuale: può significare sia mantenere la nota in questione per tutta la sua durata (o più a lungo, con un leggero rubato), oppure suonare la nota leggermente più forte. In altre parole, il simbolo di tenuto può alterare sia la dinamica, sia la durata di una nota. In ogni caso, la notazione indica che una nota deve ricevere enfasi.[11]

Il significato della notazione può essere differente quando appare in congiunzione con altre articolazioni. Quando appare con un punto di staccato, significa non legato[12] o scollegato. Quando appare con un simbolo di accento, dato che l'accento indica dinamica, il tenuto significa durata piena o extra.[13]

Il Tenuto può essere annotato in tre modi:

  1. La parola tenuto scritta sopra al passaggio da suonare tenuto.
  2. L'abbreviazione ten. scritta sulla nota o il passaggio da suonare tenuto.
  3. Una linea orizzontale, circa della lunghezza della testa della nota, piazzata immediatamente sopra o sotto la nota da suonare tenuto (come nell'immagine sopra).

Indicazioni composte[modifica | modifica wikitesto]

Tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Strumenti a fiato[modifica | modifica wikitesto]

Gli strumenti a fiato (legni e ottoni) generalmente producono articolazioni tramite l'uso della lingua per interrompere il flusso d'aria nello strumento stesso.

Strumenti ad arco[modifica | modifica wikitesto]

Portato è una tecnica di archeggio per strumenti a corda[14], nella quale note successive sono gentilmente ri-articolate mentre vengono unite sotto un singolo colpo di arco. Ottiene un tipo di pulsazione o ondulazione, piuttosto che separare le note. Viene annotata in diversi modi. Uno scritto del primo 19o secolo, Pierre Baillot (L'art du violon, Paris, 1834), dà due alternative: una linea ondulata, oppure punti sotto una legatura. Più avanti nel 19o secolo è diventato comune un terzo metodo: piazzare linee di "legato" (tenuto) sotto una legatura[15]. La notazione con i punti sotto la legatura è ambigua, perché è usata anche per archeggi molto differenti, come lo staccato e lo spiccato volante[15][16].

L'indicazione marcato o marcatissimo[17] (marcato estremo), tra le altre indicazioni, simboli e segni di espressione possono spingere un suonatore d'arco a usare archeggio martellato, a seconda del contesto musicale.[18]

Pizzicato alla Bartók[modifica | modifica wikitesto]

Notazione grafica del pizzicato alla Bartók

Il pizzicato alla Bartók o pizzicato Bartók, in inglese snap pizzicato (pizzicato a schiocco), è una tipologia di pizzicato che prevede che la corda sia pizzicata verticalmente, ovvero tirandola e facendola sbattere sulla tastiera. Tale tecnica produce un suono simile a uno schiocco di frusta. È indicato in tre modi differenti:

  • con un cerchietto tagliato sulla parte alta da una lineetta verticale
  • con un cerchietto tagliato sulla parte alta da una lineetta verticale e l'indicazione pizz.
  • con l'indicazione Bartók pizz, Bartók, snap

Utilizzo:

Armonici naturali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Armonici naturali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tsai 2008Articolazione.
  2. ^ Blood 2012.
  3. ^ Kennedy 1994Portato.
  4. ^ George Heussenstamm, The Norton Manual of Music Notation, W. W. Norton & Company, p. 52
  5. ^ Anthony Donato, Preparing Music Manuscript, Prentice-Hall, Inc., p. 50
  6. ^ Tom Gerou and Linda Rusk, Essential Dictionary of Musical Notation, Alfred Publishing Co., Inc., p.36
  7. ^ Walter Pison, Orchestration, W.W. Norton & Company: 1955, p. 20
  8. ^ James Mark Jordan, Evoking sound: Fundamentals of Choral Conducting and Rehearsing, GIA Publications: 1996, pp193.
  9. ^ Knut Guettler and Anders Askenfelt, On the kinematics of spiccato bowing (PDF), in TMH-QPSR, vol. 38, 2–3, Stockholm, Royal Institute of Technology, 1997, pp. 47–52 (archiviato dall'url originale il 28 febbraio 2005).
  10. ^ Philip Farkas, The Art of French Horn Playing, Evanston, Summy-Birchard Company, 1956, p. 51. ISBN 978-0-87487-021-3.
  11. ^ Tom Gerou and Linda Lusk, Essential Dictionary of Music Notation no (1996)
  12. ^ Kurt Stone, "Music Notation in the Twentieth Century" (1980)
  13. ^ Tom Gerou and Linda Lusk, Essential Dictionary of Music Notation (1996)
  14. ^ Grove 2001Portato.
  15. ^ a b Grove 2001Bow, §II, 3. Bowstrokes after c1780, (iii) Portato.
  16. ^ Grove 2001Bow, §II, 3. Bowstrokes after c1780, (vi) Staccato.
  17. ^ Walter Pison, Orchestration, published by W.W. Norton & Company, 1955, page 17
  18. ^ Kent Kennan and Donald Grantham, The Technique of Orchestration, Third Edition, Prentice-Hall, pp. 53-54

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • John Morehen, Richard Rastall, Stanley Sadie, John Tyrrell e Peter Walls, New Grove Dictionary of Music and Musicians, Londra, Macmillan Publishers, 2001 [1980].
  • Brian Blood, Music Theory Online: Lesson 21: Phrasing & Articulation, Dolmetsch Organisation, 2012. URL consultato il 31 luglio 2015.
  • Michael Kennedy, The Oxford Dictionary of Music, 2ª ed., riveduta, editore associato Joyce Bourn, Oxford e New York, Oxford University Press, 1994, ISBN 0-19-869162-9.
  • Chia-Fen Tsai, The "Thirty Caprices" of Sigfrid Karg-Elert: A Comprehensive Study, 2008, ISBN 9780549808930.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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